FATTURAZIONE ELETTRONICA – Nessuna fattura per le cooperative che lavorano con la PA

 

Per i lavori prestati dai soci delle cooperative che lavorano vs la PA nessuna E_fattura – Non sono sub-appalti o sub-forniture

L’obbligo di fatturazione elettronica in capo al consorzio non si estende ai rapporti interni tra imprese consorziate  e consorzio aggiudicatario di un appalto nei confronti della PA o facente parte della filiera dei contratti di subappalto. Questo perché le prestazioni effettuate dalle imprese consorziate al rispettivo consorzio non possono essere inquadrate come un contratto di subappalto.

Ciò è quanto precisato di recente dall’Agenzia delle Entrate con la circolare 13/E del 2 luglio 2018 (cfr. Notizia 03 luglio 2018) che chiarisce l’ambito soggettivo di applicazione dell’obbligo della e-fatture per subappaltatori e subcontraenti PA, entrato in vigore lo scorso luglio 2018.

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Cna Fita Toscana sul tragico incidente di Bologna

Dopo il tragico incidente di Bologna interviene Cna Fita Toscana, associazione che in Toscana rappresenta le piccole e medie imprese dell’autotrasporto.

Il primo pensiero è certamente rivolto ai familiari della vittima e ai feriti di questo terribile incidente – commenta Giuseppe Brasini, Presidente Cna Fita Toscana – dalle immagini che abbiamo visto le conseguenze potevano essere ben peggiori”.

“Quando accadono certi eventi – osserva il Presidente Cna Fita Toscana – l’impatto mediatico ha sempre connotazioni rilevanti; il rischio è di sentire anche dichiarazioni fuori luogo esternate in modo inopportuno dall’impeto del momento”.

Il trasporto, come qualsiasi altra attività,  ha un fattore di rischio statisticamente associato ad una serie di eventi, purtroppo anche drammatici come questi; il rischio zero non esiste e peraltro la percentuale di incidenti che vedono coinvolti i mezzi pesanti sul totale è al disotto del 10%, segno che  il comparto ha degli standard sono adeguati.

Dice il Presidente Brasini: “Certo dobbiamo costantemente lavorare tutti insieme per ridurre quella percentuale e migliorare gli standard di sicurezza; nel caso specifico l’incidente di  Bologna ha coinvolto un mezzo che trasportava merce pericolosa dove il fattore di rischio inevitabilmente sale e le conseguenze possono disegnare scene apocalittiche come quelle di pochi giorni fa. Alcune dichiarazioni di questi giorni sono però inaccettabili: “mine vaganti” “tir con licenza di uccidere” ecc..; come sempre si è puntato il dito su un’intera categoria dipingendola come causa principale di un sistema, quello dei trasporti, inadeguato e insicuro. L’attenzione anche mediatica che si riserva quando è coinvolto un mezzo pesante alcuni giornalisti dovrebbero riservarla anche quando vengono coinvolte le autovetture, causa sempre più spesso di intralci alla normale circolazione dei veicoli e fonte di comportamenti inadeguati”.

Aggiunge il Presidente Cna Fita Toscana “La litania sulla modalità del trasporto in Italia dove l’80% delle merci si muove su gomma, è indubbiamente il primo argomento sul quale ci sentiamo di portare un semplice dato: ci ricordiamo ancora tutti, purtroppo, le 32 vittime dell’incidente ferroviario a Viareggio, anche in quel caso si trattava del trasporto di merci pericolose”.

È del tutto evidente che il problema non è solo se la merce viaggia su strada o su ferro, ma gli standard di sicurezza con i quali viene eseguito il trasporto, che vanno ad aggiungersi a tutta un’altra serie di aspetti, non ultimo il cosiddetto fattore umano. Sembra abbastanza chiaro dalle immagini che  il “comportamento del conducente”, malore, colpo di sonno o distrazione, sia stato la causa del tamponamento a Bologna e sul fattore umano non c’è norma che tenga.

Conclude  Brasini “La tecnologia e l’innovazione dei mezzi possono essere le soluzione in grado di ridurre il rischio, penso ad esempio alla presenza a bordo del mezzo del dispositivo  di frenata automatica a lettura radar. Non sarebbe male che il Governo incentivasse le imprese all’acquisto di questi sistemi”.

(Fonte: Ufficio Stampa CNA Toscana)

APPALTI PUBBLICI – Tagliato fuori il 95% delle imprese

A due anni dalla riforma del Codice degli appalti, la priorità è aprire il mercato alle piccole imprese, perché le gare e i lotti sono fuori dalla loro portata.

“La riforma degli appalti ha mancato il bersaglio politico e strategico di aprire la strada alle piccole e medie imprese, come ci chiedeva l’Europa” ha commentato oggi il segretario generale CNA, Sergio Silvestrini sul Corriere della Sera. “Governo e Parlamento intervengano tempestivamente per porre rapidamente rimedio a questa situazione” conclude Silvestrini.

L’aumento della taglia dei bandi e l’innalzamento dell’importo dei lotti, ampiamente documentati da uno studio della CNA, rappresentano una selezione a monte esclusivamente dimensionale. Una selezione non tollerabile, che richiede un intervento più stringente sull’obbligo, per le stazioni appaltanti, di suddividere gli appalti in lotti a dimensione della piccola impresa.

Inoltre, specie per alcune tipologie di appalto, la centralizzazione degli acquisti rischia di penalizzare le economie locali, specie in ambiti in cui è evidente la necessità di una prossimità territoriale e di conseguenza un maggiore coinvolgimento delle piccole imprese locali.

Leggi subito il documento predisposto da CNA: cnaosservazioniappaltiluglio2018lasuddivisioneinlotti

Emergenza vuotatura fosse biologiche – Occorrono centri di stoccaggio

Occorrono immediatamente centri di stoccaggio temporaneo o definitivo. È questa l’unica soluzione per questa gravissima emergenza rifiuti

È necessario che la Regione Toscana con il coinvolgimento dei Prefetti individui immediatamente siti dove effettuare lo  stoccaggio temporaneo o definitivo dei  cosiddetti ‘fanghi da depurazione’. Lo afferma CNA Toscana che ieri pomeriggio ha tenuto una riunione con le imprese di autospurgo, alla quale hanno partecipato numerose imprese del settore nonostante sia stata convocata con solo un giorno di preavviso (in allegato una foto).

“CNA Toscana incontrerà l’assessore regionale all’ambiente, Federica Fratoni, e invierà in giornata una lettera ai Prefetti per sottolineare la gravità del problema e l’urgenza di affrontarlo” dichiara Giuseppe Brasini, presidente CNA FITA Toscana.

Anche le imprese di autospurgo non possono effettuare il proprio lavoro di vuotatura fosse biologiche e pulitura pozzi neri: la recente sentenza del TAR della Lombardia ha bloccato di fatto tale attività in questa regione dove veniva inviata la maggiore quantità dei  cosidetti ‘fanghi da depurazione’ prodotti in Toscana (tali fanghi devono essere per legge smaltiti in centri specializzati o bruciati negli inceneritori).

Dal momento che le imprese che effettuano questo lavoro sono obbligate a smaltire entro 48 ore altrimenti incorrono nel penale e gli impianti privati esistenti in Toscana stanno chiudendo tutti per ferie e/o manutenzione, gli autospurghi non sono in grado di effettuare il servizio.

Dal 6 agosto infatti centri privati non accetteranno più conferimenti e di conseguenza da lunedì l’attività delle imprese di autospurgo sarà bloccata con gravi conseguenze economiche per tali imprese, oltre ai disagi per la cittadinanza (privati cittadini, ospedali, musei, alberghi, ecc. ecc.).

Il problema riguarda anche società pubbliche: Publiacqua ha comunicato alle imprese di autospurgo la chiusura immediata dei propri impianti, in conseguenza sempre della sentenza del TAR della Lombardia, poiché ha difficoltà nello smaltire i fanghi disidratati prodotti dall’impianto stesso.

Aggiunge Michele Santoni, portavoce settore trasporto merci CNA Toscana: “Sulle soluzioni di medio/lungo periodo è auspicabile che il governo proceda alla revisione del decreto legislativo 99/92 relativo allo spandimento dei fanghi in agricoltura; nell’immediato occorrono soluzioni tampone con l’individuazione di centri di stoccaggio temporaneo. E’ necessario però che la Regione garantisca alle imprese la certezza della destinazione dove conferire e anche dove effettuare il trattamento: occorre un piano preciso per non ritrovarsi nuovamente all’emergenza, magari per un’altra tipologia di rifiuto. E’ impensabile infatti che, come sta già accadendo, siano contattati paesi come Bulgaria e Polonia per lo smaltimento di tali fanghi, con conseguenze economiche pesanti per cittadini e imprese”.

CNA Toscana invita le imprese di autospurgo a contattare gli uffici dell’Associazione per la necessaria assistenza.

LAVORO – A giugno l’occupazione cresce del 3% su giugno 2017

CNA: “A giugno l’occupazione tra artigiani, micro e piccole imprese
cresce del 3% su giugno 2017. Da dicembre 2014 l’aumento tocca il 13,5%.
Ora la grande incognita del Decreto Dignità”

Le assunzioni tornano a crescere a doppia cifra rispetto all’anno scorso e a giugno determinano una importante crescita degli occupati nelle piccole imprese.

Lo rileva l’Osservatorio lavoro della CNA che monitora mensilmente l’andamento dell’occupazione (in un campione di circa 20mila imprese associate alla Confederazione con quasi 136mila dipendenti) da dicembre 2014. Alla vigilia cioè dell’entrata in vigore del pacchetto di riforme che hanno profondamente modificato la disciplina del lavoro in Italia e che ora il governo vuole rivedere.

In un anno occupati +3%
L’incremento dei posti di lavoro tra artigiani, micro e piccole imprese a giugno segna un +3% sullo stesso mese del 2017 e un +0,9% su maggio 2018. Entrambi gli indicatori sono migliorati rispetto a maggio, quando la crescita congiunturale aveva segnato +0,6% e la crescita tendenziale +2,8%.

A favorire il buon andamento del mercato occupazionale è la crescita delle assunzioni (+11,7% su maggio), nettamente superiore all’incremento delle cessazioni (+8,9%). Il combinato disposto registra un significativo +13,5% degli occupati rispetto a dicembre 2014, il nuovo punto massimo da quando esiste l’Osservatorio lavoro della CNA. A maggio, viceversa, il dato a piccola taglia delle assunzioni (+5,4%) si era confrontato con l’andamento galoppante delle cessazioni: +17,8%, oltre il triplo dei nuovi contratti.

Le assunzioni battono le cessazioni
Seguendo una tendenza consolidata da più di due anni anche a giugno l’incremento complessivo delle assunzioni è stato trainato dai contratti a tempo determinato che, applicati al 62,8% dei nuovi assunti, hanno segnato un +14,2% rispetto a giugno 2017. Anche i contratti a tempo indeterminato hanno rimarcato un vistoso aumento (+26,4%) rispetto a dodici mesi prima ma sono stati applicati a una quota leggermente inferiore (12,8% del totale).
Sul fronte delle cessazioni, solo i contratti a tempo indeterminato hanno incassato una riduzione (-5,7%), in linea con l’andamento annuale: in un anno la quota di contratti a tempo indeterminato cessati si è ridotta di quasi cinque punti, scendendo dal 34,9% del 2017 al 30,2%. Segno, probabilmente, di un clima economico favorevole che ha condotto a consolidare le posizioni degli occupati in permanenza.

L’avanzata del tempo determinato
Complessivamente, l’aumento su base annua dell’occupazione nell’artigianato, le micro e le piccole imprese è stato spinto dai nuovi contratti a tempo determinato (+29%), dal lavoro intermittente (+25,2%) e dall’apprendistato (+19,8%). Al contrario, l’occupazione a tempo indeterminato è arretrata del 6,9%. Il peso dei contratti a tempo indeterminato nella platea complessiva dell’occupazione nelle piccole imprese italiane negli oltre tre anni e mezzo monitorati è calato dall’85,1 al 63,3%. Il tempo determinato è cresciuto dal 6,9 al 23,8%. L’apprendistato dal 5,4 al 9,7%. E il lavoro intermittente dal 2,5 al 3,2%.

Ora la grande incognita del Decreto Dignità
Ma ora i nuovi equilibri politici come potranno incidere sul mercato del lavoro? Con l’approvazione del cosiddetto Decreto Dignità – si legge nelle conclusioni dell’Osservatorio lavoro CNA – il legislatore ha reintrodotto l’obbligo di causale per le assunzioni con contratto a termine che superino i dodici mesi e ha ridotto il termine di durata massima da 36 a 24 mesi. In assenza di un quadro congiunturale sufficientemente consolidato, è improbabile che le attuali posizioni a termine possano essere trasformate in posti di lavoro permanenti. Appare più plausibile che le imprese continueranno a utilizzare soprattutto i contratti a tempo determinato sia per inserire nuova manodopera nei processi produttivi sia per prorogare quella in essere. Ed è anche verosimile che il ricambio dei lavoratori possa procedere con maggiore frequenza – conclude lo studio – proprio in conseguenza della riduzione della durata massima dei contratti a tempo determinato.

Scarica e leggi il documento completo CLICCANDO QUI: CNA: OsservatorioLavoroGIUGNO2018_BMG

(Fonte: Osservatorio Lavoro CNA)

AUTOTRASPORTO – Rinvio del fermo dei servizi a settembre

Il 26 Luglio 2018 UNATRAS ha incontrato il Ministro Toninelli ed ha differito il fermo all’ultima settimana di Settembre 2018

Ecco, di seguito  il resoconto del responsabile nazionale FITA CNA Mauro Concezzi circa l’esito della trattativa con il governo che ha determinato il rinvio del fermo dei servizi annunciato per il 6-9 agosto e per adesso rinviato all’ultima settimana di settembre.

“Vi informiamo dell’esito dell’incontro che si è svolto il 26 Luglio 2018, in merito all’agognato confronto con i vertici del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) per affrontare le tematiche relative alle rivendicazioni che hanno portato UNATRAS (Unione Nazionale Associazioni Trasporto Merci, organismo unitario di coordinamento fra le associazioni di categoria dell’autotrasporto di merci per conto di terzi a cui aderiscono: ASSOTIR, CNA – FITA, CONFARTIGIANATO TRASPORTI, FAI, FIAP, SNA CASARTIGIANI, UNITAI), alla proclamazione del fermo dei servizi di autotrasporto dal 6 al 9 Agosto c.a.

All’incontro ha partecipato il Ministro Toninelli, lasciando poi la prosecuzione della riunione al Sottosegretario Edoardo Rixi.

Hanno preso parte all’incontro anche il Vice Capo di Gabinetto, D.ssa Maria Teresa Di Matteo e il responsabile della Direzione generale per il trasporto stradale e per l’intermodalita, Dr. Antonio Parente.

Il Ministro ha introdotto i lavori scusandosi per l’intempestività della convocazione ma ha spiegato che ciò è dipeso dalle tantissime questioni a cui è stato chiamato in questi primi mesi di insediamento.

Tra le tematiche più urgenti da affrontare ci sono sicuramente quelle sollevate dall’autotrasporto e per questo, ha spiegato il Ministro, per questo è stato fatto il possibile per promuovere l’incontro con le associazioni datoriali di questo settore.

Toninelli ha quindi chiesto ad UNATRAS di entrare nel merito delle criticità rivendicate in occasione della proclamazione del fermo.

I rappresentanti dell’organismo unitario di coordinamento dell’autotrasporto, hanno ricordato che le aspettative più stringenti sono legate alla questione di una migliore definizione degli importi delle deduzioni forfetarie per le quali la richiesta è quella della riconferma dei 51 euro riconosciuti lo scorso anno (il comunicato del MEF del 16.7.2018 prevede 38 euro); altrettante principali ed impellenti criticità riguardano: la certezza delle risorse strutturali (48 milioni di euro in meno nel 2019 e 2020; a partire dal 1° Gennaio 2019 taglio del 15% sul fondo destinato al recupero delle accise: 254.655.000 euro in meno) – il contingentamento della circolazione dei veicoli pesanti imposto dall’Austria – il ripristino della piena funzionalità del sistema delle revisioni dei mezzi pesanti presso le Motorizzazioni – la ripubblicazione dei “costi minimi di sicurezza” ed il rispetto dei tempi di pagamento – l’estensione del rinvio della fatturazione elettronica anche agli acquisti di carburante effettuati extrarete. 2

Il Ministro Toninelli, sul tema delle deduzioni forfetarie, ha informato che sta dialogando con il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) per cercare di ottenere un incremento dei 38 euro ufficializzati dallo stesso MEF con il comunicato n°112 del 16 Luglio 2018.

Toninelli ha esplicitato di essere perfettamente consapevole che mantenere l’importo attualmente indicato dal MEF, significherebbe non solo disattendere le aspettative delle imprese ma anche e soprattutto, determinare un aumento delle tasse che lui vuole assolutamente scongiurare o comunque ridurre al minimo.

Il Ministro ha inoltre spiegato che con l’attuale stanziamento dedicato a questa voce, 67,6 milioni di euro, il proporzionale importo da riconoscere avrebbe dovuto essere inferiore a 35 euro.

Secondo il MEF infatti, da alcuni anni, a seguito dell’introduzione nel modello della dichiarazione dei redditi di alcuni righi e codici dedicati, è possibile individuare esattamente lo stanziamento complessivo necessario che, per l’anno 2017, a fronte dei 51 euro riconosciuti per i trasporti effettuati personalmente dall’imprenditore (ai sensi dell’art. 66, comma 5, primo periodo, del TUIR), è stato di 100 milioni di euro (anche se la cifra ufficialmente stanziata è stata pari a 70 milioni di euro): la riparametrazione di questa cifra ai 67,6 milioni di euro disponibili per il 2018 da un valore per impresa pari a € 34,476 / viaggio fuori comune.

L’indicazione di 38 euro, rappresenta pertanto un primo piccolo risultato dello scontro-confronto con il MEF: Toninelli si è impegnato a proseguire il confronto con il MEF per cercare di ottenere ancora di più e far emettere, in tempi utili, un nuovo comunicato che vada oltre la sopra richiamata cifra sottolineando, nello stesso tempo, che non ci sono certezze in tal senso e di non aspettarsi incrementi eccezionali.

Prime risposte concrete che, stando a quanto affermato dal Ministro, dovrebbero arrivare con il riconoscimento di maggiori deduzioni da ufficializzare con un nuovo comunicato MEF da emettere prima del 20 Agosto 2018, termine ultimo per effettuare il pagamento delle tasse con la sola maggiorazione dello 0,40%.

Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti si è quindi impegnato ad istituire ed avviare, entro Settembre, un tavolo di confronto palesando così, la volontà di affrontare quanto prima le pesanti difficoltà che affliggono le imprese di autotrasporto e lavorare per un processo di ristrutturazione del settore nel comune interesse di stabilire regole certe e garantire la competitività delle imprese italiane.

Il Ministro a fronte di questi impegni ha chiesto di concedergli il tempo minimo necessario per avere riscontri dal MEF e per avviare il tavolo permanente di confronto e pertanto, di revocare il fermo nazionale dei servizi di autotrasporto.

I membri di UNATRAS, hanno ritenuto il confronto utile per l’avvio di una interlocuzione ma senza risposte concrete per le rivendicazioni avanzate dalla categoria.

Nonostante ciò, UNATRAS ha apprezzato l’apertura e l’impegno manifestato, anche dal Sottosegretario Rixi, per questo motivo ha ritenuto, all’unanimità, di attendere l’esito di quanto dichiarato dal Ministro senza revocare il fermo programmato dal 6 al 9 agosto ma di differirlo all’ultima settimana di Settembre.

(FONTE:Circolare CNA Fita n. 15/2018)

EDILIZIA – Rotte le trattative del contratto dell’artigianato e delle Pmi

“Le Associazioni nazionali di categoria CNA Costruzioni, CONFARTIGIANATO Anaepa, CASARTIGIANI Fiae e CLAAI Edilizia, aprendo, ieri 26 luglio, la riunione del tavolo negoziale con UIL-Feneal, CISL-Filca e CGIL Fillea,  hanno dichiarato interrotta la trattativa per il rinnovo del CCNL per i dipendenti delle imprese Artigiane e Pmi dell’edilizia e affini”. Lo si legge in un comunicato congiunto.

“Le organizzazioni delle imprese artigiane e delle Pmi si sono dichiarate indisponibili a proseguire il negoziato per il rinnovo del contratto, scaduto il 30 giugno 2016, fino a quando non verrà eliminato l’obbligo di applicare i contenuti del contratto dell’industria a tutte le imprese iscritte alle Casse Edili indipendentemente dal CCNL applicato ai propri dipendenti”.

“Le imprese artigiane e le Pmi del settore edile, che applicano il CCNL Artigiano e Pmi – conclude la nota – non accetteranno mai di applicare coercitivamente un accordo discusso e concordato in altri contratti collettivi”.

Interruzione delle Trattative per il Rinnovo del CCNL Artigiani e PMI dell’Edilizia e affini – lo stato della trattativa

Il 27 luglio si è tenuta, come previsto, la seduta della trattativa per il rinnovo del CCNL in oggetto tra le Associazioni nazionali di categoria ANAEPA/Confartigianato, CNA/Costruzioni, FIAE/Casartigiani, CLAAI Edilizia, e FENEAL-UIL, FILCA-CISL e FILLEA –CGIL.

In apertura, però, il nostro Presidente Nazionale ha ritenuto necessario dichiarare la trattativa sospesa fino a quando non verrà superato il grave attacco all’autonomia contrattuale del CCNL per i dipendenti delle imprese Artigiane e PMI dell’edilizia e affini, ed analoghe dichiarazioni sono state fatte dai rappresentanti delle altre OO.AA presenti al tavolo.

Le Organizzazioni Artigiane hanno fatto presente che affinché si possano nuovamente sedere a quel tavolo contrattuale occorre il superamento di una serie di passaggi contenuti nel recente verbale d’accordo tra ANCE-Coop e FENEAL FILCA e FILLEA, laddove si afferma che tutte le imprese iscritte alle Casse Edili, indipendentemente dal CCNL applicato ai propri dipendenti, devono applicare alcune previsioni, su materie importanti, contenute nel verbale citato.

Le Organizzazioni Artigiane ritengono che, a fronte di una rottura del patto intercategoriale che avrebbe dovuto garantire a tutte le organizzazioni del settore una sostanziale omogeneità dei livelli retributivi, già in atto a seguito del rifiuto di posticipare la decorrenza dell’ultima tranche di aumenti prevista dal contratto precedente, ed al permanere fino alla seconda metà del 2020 di un differenziale salariare che avvantaggia il settore industriale, non sia accettabile cercare di imporre surrettiziamente alle imprese artigiane e PMI costi non previsti dal contratto sottoscritto dalle loro rappresentanze, presenti solo nel nuovo accordo per l’industria edile.

Non è possibile né compatibile con la vigente legislazione del lavoro, sostenere che ciò che si concorda in un CCNL valga obbligatoriamente anche per chi applica altri ed autonomi CCNL, sottoscritti tra organizzazioni comparativamente più rappresentative.

Le imprese artigiane e PMI del settore edile che applicano il CCNL Artigiano e PMI non accetteranno di applicare coercitivamente ciò che viene discusso a concordato in altri contratti per il solo fatto di essere iscritte nelle casse edili di promanazione del CCNL Industria, in aree in cui spesso non hanno possibilità alternative, non essendovi in molte regioni Edilcasse o Casse Edili Artigiane, per la responsabile scelta, fatta 20 anni fa, di non dar vita a nuovi enti bilaterali, nella prospettiva di una progressiva unificazione dei diversi sistemi bilaterali, di fatto rimasta quasi sempre disattesa.

Le OO.AA. hanno conseguentemente deciso di inviare alla CNCE e quindi a tutte le Casse edili, una diffida a non porre in essere comportamenti concreti lesivi dell’autonomia contrattuale del settore artigianato e PMI.

Ci è sembrato necessario informarvene anche perché assumiate sul territorio i comportamenti conseguenti, a tutela delle imprese che rappresentiamo.

Vi informiamo infine che l’altro ieri è stato sottoscritto un nuovo accordo per la costituzione di un apposito fondo per una copertura di garanzia del Fondo APE, che alleghiamo, e che ciò ha consentito ieri l’approvazione del Bilancio CNCE al 30 settembre 2017, con l’impegno di:

– convocare entro il mese di settembre p.v. il Comitato della Bilateralità al fine di verificare le modalità realizzative e la composizione della

governance per la formale costituzione del suddetto Fondo (in una forma che abbia personalità giuridica).– Inoltre, come previsto dall’accordo sulla revisione della contribuzione al Fondo APE sottoscritto tra le parti sociali il 31 gennaio 2018, in occasione del suddetto Comitato della Bilateralità, le parti effettueranno, entro e non oltre il prossimo mese di settembre, una valutazione completa delle condizioni di equilibrio economico del Fnape, al fine di definire la contribuzione che entrerà in vigore dal mese di ottobre 2018.

(FONTE: Ufficio Stampa CNA)

 

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Maurizio Bandecchi

Vice Direttore

Coord. Sindacale

Resp. Comunicazione & Marketing, Stampa

CNA provinciale di Pisa

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bandecchi@cnapisa.it

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Situazione ponti Vecchiano – Tre proposte CNA

CNA : “Accelerare il cantiere, azzeramento tariffe autostradali, nuove opere viabilità”

Francesco Oppedisano - Presidente Area Pisana CNAChiusura ponti sul Serchio fra Vecchiano e San Giuliano Terme per manutenzione, “occorre accelerare ancora di più i lavori” secondo il Presidente Area Pisana CNA Francesco Oppedisano “dando per scontato che è indispensabile aver proceduto all’effettuazione dei lavori di manutenzione straordinaria per entrambi i ponti interessati. Ma oggi abbiamo visto dopo meno di un mese di chiusura del ponte fra Vecchiano e Pontasserchio che i disagi sono davvero enormi. Ok invece a riduzioni o almeno dilazioni dei pagamenti per le tasse locali come la Tari”.

“La situazione si è rivelata più critica di quanto sia stato previsto – ha fatto notare Roberto Badiali, vecchianese e membro di presidenza di Area Pisana CNA – i punti davvero critici secondo noi sono essenzialmente due: i tempi di esecuzione dei lavori che devono essere accelerati il più possibile e questo forse è realizzabile. Ed i pedaggi autostradali su cui Salt deve fare uno sforzo Roberto Badiali - Membro di presidenza di Area Pisana CNAaggiuntivo. È decisamente troppo poco lo sconto del 40% annunciato peraltro applicabile solo su pedaggi futuri. Occorre invece secondo noi un piano straordinario da parte della Salt di tariffazione azzerata fra Pisa Nord e Pisa Centro a cui è necessario aggiungere almeno delle agevolazioni fra Lucca e Pisa Nord, perché i flussi di traffico di una area fortemente integrata economicamente come l’Area Vasta Costiera risentono di un nodo quasi insormontabile come adesso della tratta dell’Aurelia fra Viareggio e Pisa che si intasa per molte ore al giorno in ogni direzione. Ci vuole la massima attenzione alle imprese che sono quelle che reggono le istituzioni, questo è quello che chiediamo. Non si vuol buttare la croce addosso a nessuno, ma dato per assodato che a questo punto è decisivo per minimizzare i danni che ci sono, che i tempi siano ulteriormente abbreviati, e magari grazie al fatto che la Provincia come stazione appaltante possa e debba fare di tutto per completare i lavori prima di quanto previsto (il 30 ottobre ndr) almeno un mese prima. Abbiamo trovato discutibile, proprio con il senno di poi, la scelta di una procedura di gara (che certo è condizionata dalla cifra stanziata) che ha potuto aggiudicare i lavori ad una ditta che sta impegnando sul cantiere un numero esiguo di operai e che oltretutto non è nemmeno del posto. Ci auguriamo che almeno la stessa stazione appaltante possa però fare tutto ciò che è in suo potere (utilizzo rapido delle risorse con fondi straordinari della Regione Toscana e massima assiduità per la verifica) per accelerare i lavori e potenziare in ogni modo il cantiere perché, appunto accorciare i tempi è il modo migliore per minimizzare i danni. E anche valutare attentamente alla luce della cifra straordinaria stanziata dalla Regione quale sia davvero il modo più efficace di impiegarla. Lo diciamo così: se non c’è la certezza che serva a ridurre significativamente i tempi di esecuzione allora meglio che sia stanziata direttamente a favore di tutte le attività economiche anche artigianali e società e non solo commerciali che possano documentare una riduzione dei fatturati. E già che è stata riscontrata questa emergenza dal punto di vista della pianificazione urbanistica e territoriale va previsto un nuovo ponte fra Nodica e Metato che possa offrire una alternativa. Inoltre vanno previsti opere di fluidificazione del traffico sull’Aurelia con raddoppi di corsia e rotatorie anche dove ora non ci sono ad esempio in corrispondenza di via delle Palanche ed a Migliarino”.

(FONTE: Ufficio Stampa CNA Pisa)

OSSERVATORIO CNA PROFESSIONI 2018 – “Ogni mese un nuovo mestiere”

Daniele Vaccarino, Presidente CNA: “Ogni mese un nuovo mestiere. Valvola di sfogo per occupazione”

“Le professioni sono importanti nell’economia italiana, ma hanno rappresentato per un lungo periodo il lavoro ‘degli sfortunati’, perché era il popolo delle partite Iva ed erano ‘laterali’ all’economia italiana. Oggi non è più così, i professionisti alzano la testa e dimostrano quanto siano importanti in un settore con un’enorme evoluzione”: così Daniele Vaccarino, presidente Nazionale della CNA, intervenendo alla presentazione del quarto rapporto annuale della CNA sulle professioni non ordinistiche. “Noi della CNA li stiamo organizzando – ha proseguito Vaccarino – ogni mese aumentiamo di una nuova affiliazione con un nuovo mestiere, che insieme agli altri, oggi può rappresentare una valvola di sfogo per l’occupazione in Italia”.

“Alla politica – ha aggiunto Vaccarino – chiediamo il riconoscimento del loro lavoro e delle loro problematiche a partire dalla malattia e dalle gravidanze, temi importanti sui quali c’è bisogno di una adeguata copertura finanziaria. Occorre lavorare per una eliminazione sicura dello split payment a tutti, ma specialmente ai professionisti. Infine c’è un problema che riguarda il credito e un altro legato alla formazione, visto che questo è uno dei settori in cui la formazione è continua e c’è un bisogno permanente di formarsi al più alto livello possibile”.

QUI DI SEGUITO UNA SINTESI DELL’OSSERVATORIO PROFESSIONI 2018 DI CNA 

La crescita dei professionisti non ordinistici procede senza soste. In coerenza con i colleghi ordinistici, con i dipendenti e con l’occupazione in genere. E in contrasto con l’andamento delle altre categorie di lavoro indipendente. Lo rileva la quarta edizione dell’Osservatorio nazionale professionisti 2018, curato dalla CNA per porre ancora una volta all’attenzione della politica la complessa realtà, nell’ambito dell’ampia platea del lavoro, nata con la Legge 4/2013. Una legge che ha contribuito a rendere più nitida la nebulosa di questa categoria di professionisti in precedenza trascurata, se non osteggiata, dal legislatore. Una legge che ha finalmente disciplinato la qualificazione delle competenze professionali secondo forme di regolazione volontarie definite attraverso gli standard della certificazione di qualità.

Il “chi è” del non ordinistici

Ma chi è il professionista non ordinistico? E’ un soggetto munito di partita Iva che, non disponendo di un ordine e di una cassa previdenziale, versa i contributi alla Gestione separata Inps. Questo a grandi linee. In realtà, la categoria comprende professionisti esclusivi (versano la totalità dei contributi in prima persona), professionisti concorrenti (versano la quota prevalente di contributi in prima persona) e collaboratori concorrenti (non versano la quota prevalente di contributi, a carico invece dei committenti). Tra il 2015 e il 2016 (l’anno più recente del quale sono disponibili i dati Inps), i professionisti ordinistici in senso stretto sono aumentati del 3,4% salendo a 334.019. Viceversa, è diminuito del 2,2% scendendo a 766.787 unità il numero dell’intera platea. Questo calo è dovuto, però, esclusivamente al crollo dei collaboratori concorrenti (-6,1%).

La componente maschile è maggioritaria (57% circa). Gli ultra40enni rappresentano il 57,5% della platea totale.

Dalla banca dati Inps emerge, inoltre, che nel 2016 i redditi complessivamente dichiarati sono stati pari a 5,5 miliardi mentre il reddito medio è ammontato a 16.490 euro (18.571 pro capite per la componente maschile, 13.455 per quella femminile), in calo del 2,4% rispetto al 2015.

 I risultati dell’Osservatorio

L’indagine dell’Osservatorio nazionale professionisti 2018 curato dalla CNA ha coinvolto 39 professioni diverse di tre macro-settori di servizi: per il benessere, per le persone, per le imprese.

L’età media dei partecipanti è di 47 anni, lievemente più alta della media anagrafica degli iscritti alla Gestione separata Inps.

Il 64,6% delle attività professionali condotte da quanti hanno partecipato all’indagine è stato aperto in questo millennio, con un picco dell’80,6% nei servizi per il benessere.

I professionisti non ordinistici si caratterizzano per l’alto livello d’istruzione: quasi il 63% degli intervistati possiede la laurea mentre solo il 2% si è fermato alla scuola media inferiore. Il maggior livello di laureati è nei servizi per il benessere (92%). Servizi nati più di recente che fruiscono del maggior livello di scolarità media della società italiana rispetto al passato.

Otto professionisti su dieci hanno conseguito titoli per l’esercizio della propria professione. In più del 64% dei casi si tratta di titoli non obbligatori, che dunque vanno a elevare ulteriormente le competenze di questi professionisti. Un atout che di fronte alla clientela dovrebbe fare da solo la differenza con gli abusivi.

Il 74% degli intervistati svolge la propria attività in via prevalente come libero professionista. Il 44,3% svolge anche attività lavorative diverse. Poco meno della metà (46,1%) si avvale di lavoratori dipendenti. Un dato di tutto rilievo, che testimonia la capacità dei professionisti non ordinistici di creare occupazione aggiuntiva e, quindi, la necessità che la categoria venga protetta, prima di tutto dalla concorrenza illegale degli abusivi, e non sia ostacolata dalla mala-burocrazia.

Il reddito medio ricavato dall’attività professionale non supera i 20mila euro annui per circa la metà degli interpellati. Ma va ricordato che oltre il 44% di loro lo integra con attività diverse.

Il 70% circa degli intervistati ritiene che le attività professionali siano tassate in maniera eccessiva e il 36,1% ostacolate da un eccesso di burocrazia.

La riduzione dell’aliquota contributiva (89,1%), la deducibilità delle spese di formazione (83,9%) e dicertificazione (83,8%), la riorganizzazione della Gestione separata Inps (82,5%) e la tutela della gravidanza e da malattie e infortuni (81,8%) sono gli obiettivi (da raggiungere) ritenuti più importanti dalla platea di professionisti non ordinistici. Mettere in questa “lista nera” riduzione dell’indennità contributiva e riorganizzazione della Gestione separata Inps riflette una forte insoddisfazione per l’organizzazione del sistema previdenziale non a misura dei professionisti non ordinistici. Non è casuale che il 43,7% dei coinvolti nell’indagine abbia sottoscritto un’assicurazione integrativa ai fini previdenziali e il 17,2% sia intenzionato a farlo.

Le altre questioni che suscitano lo scontento dei professionisti non ordinistici sono temi del “Jobs Act delle professioni” (vedere paragrafo seguente) che, accolta positivamente dalla CNA e dai professionisti non ordinistici, poi ha scontato difficoltà gravi nella trasformazione in provvedimenti concreti.

Passi in avanti e grandi incompiute

Il ruolo di CNA Professioni è stato molto importante anche in provvedimenti chiave per i professionisti non ordinistici. Prima di tutto per arrivare alla formulazione del testo della Legge 4/2013, che li ha tolti dalla loro condizione di “figli di un dio minore”. Quindi, nell’iter di recepimento della Direttiva Ue 2013/55: CNA Professioni ha collaborato con l’Ufficio cittadinanza europea di Palazzo Chigi nella definizione e nella schedatura delle professioni e, soprattutto, ha contribuito a inserire nel testo di riforma delle professioni  inviato a Bruxelles l’esplicito riferimento ai non ordinistici.

Alcune proposte di CNA Professioni hanno trovato ascolto nei Governi dell’epoca al momento del varo delle Leggi di Stabilità 2016 e 2017. La prima ha elevato a 30mila euro la soglia di ricavo per l’accesso al regime forfettario, ridotto al 5% l’aliquota di imposta sostituiva, permesso l’accesso ai Fondi europei, esteso il voucher per l’acquisto dei servizi di baby sitting alle lavoratrici autonome, bloccata al 27% l’aliquota contributiva.  La seconda, oltre a prevedere il calo dell’aliquota contributiva al 25%, ha cassato l’erronea assimilazione dei professionisti iscritti alla Gestione separata Inps ai lavoratori para-subordinati e il versamento degli oneri contributivi che ne derivavano.

Molte richieste di CNA Professioni sono state inserite nella Legge 81/2017, più conosciuta come “Jobs Act delle professioni”, che ha introdotto disposizioni  in materia di lavoro autonomo con l’obiettivo di costruire per questa categoria di lavoratori un sistema di diritti e di welfare moderni. In particolare, misure di tutela applicabili a tutto il lavoro autonomo su: ritardato pagamento dei compensi; clausole che realizzino uno squilibrio nei rapporti a favore del committente; proprietà intellettuale; deducibilità delle spese di formazione, anche permanente; accesso agli appalti pubblici; indennità di maternità, congedi parentali, tutela di gravidanza, malattia, infortuni; salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. Infine, per ora, significativo è la Legge 172/2017 che ha introdotto l’equo compenso per i professionisti, inclusi quelli non appartenenti a ordini professionali.

Un’agenda per la politica

Negli ultimi cinque anni sono stati approvati numerosi provvedimenti a favore dei professionisti non ordinistici. In particolare, il “Jobs Act del lavoro autonomo”. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, secondo l’antico adagio, ora un po’ in disuso ma sicuramente attinente a questa presunta “rivoluzione” diventata una “grande incompiuta”. La legge prevedeva, infatti, quattro deleghe, tutte scadute, su: protezione sociale dei professionisti, allargamento del raggio d’azione delle prestazioni di maternità, semplificazione delle norme su salute e sicurezza, trasferimento di funzioni e atti pubblici alle professioni. CNA Professioni, di conseguenza,  auspica che il Governo ripresenti un provvedimento analogo che riassegni le deleghe, eliminando quella sul trasferimento di funzioni e di atti pubblici alle professioni.  A sua volta incompiuto è il diritto all’equo compenso: per rendere effettiva la norma servono atti interpretativi e la definizione dei parametri di riferimento.

CNA Professioni, più in generale, sta sollecitando la politica e il nuovo Governo a costituire un tavolo di confronto permanente tra le istituzioni e le principali associazioni di rappresentanza dei professionisti non ordinistici. Nel frattempo, ha predisposto un pacchetto organico di proposte che investono cinque aree: fisco, aggregazione e organizzazione, welfare, regolamentazione del mercato e previdenza.

Per quanto riguarda il fisco, CNA Professioni ritiene necessario definire le caratteristiche che escludono il professionista dal pagamento dell’Irap per assenza dell’autonoma organizzazione, mentre considera  sicuramente positiva l’eliminazione dello split payment, contenuta nel Decreto Dignità. Vanno favorite forme diaggregazione e di organizzazione tra i professionisti. Un welfare a misura di professionista secondo CNA Professioni deve prevedere che sia sospeso il versamento dei contributi previdenziali, dei premi assicurativi, degli adempimenti tributari e delle imposte per l’intera durata della malattia o dell’infortunio (di gravità tale da impedire lo svolgimento dell’attività lavorativa per oltre 60 giorni). Indispensabile, secondo CNA Professioni, è anche una regolamentazione del mercato per razionalizzare  le attività riservate alle professioni ordinistiche nel rispetto dei principi comunitari di non discriminazione della libera concorrenza. Va riconosciuta la priorità nei rapporti con la Pubblica amministrazione ai professionisti in possesso di certificazione di conformità alla norma Uni relativa alla professione come requisito di qualificazione. E vanno individuati strumenti e parametri per tutelare economicamente i professionisti, garantendo un equo compenso per l’attività svolta. In materia diprevidenza, CNA Professioni chiede forme di tutela anche per quanti, versando i contributi alla gestione separata Inps, abbiano subito una significativa riduzione del reddito professionale per ragioni indipendenti dalla propria volontà o siano stati colpiti da gravi patologie mediche. E punta a eliminare, altresì, la discriminazione oggi esistente tra i pensionati dell’assicurazione generale e quelli della gestione separata Inps relativamente alla richiesta di un supplemento di pensione quando continuano a lavorare e, di conseguenza, a versare i contributi.

(FONTE: Ufficio Stampa CNA)

Documenti allegati: 

CNA – Osservatorio professioni 2018

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