COMUNE CHE VAI BUROCRAZIA CHE TROVI – Gli artigiani chiedono parità di condizioni

La burocrazia rappresenta un Monte Bianco da scalare per chi fa impresa. Ma se sei un artigiano la vetta da conquistare è l’Everest. Il risultato è penalizzare uno dei simboli del Made in Italy: le eccellenze artigiane del settore agroalimentare, una delle rare realtà che continua a crescere a dispetto della stagnazione dei consumi. Gli italiani spendono in un anno 85 miliardi di euro per mangiare fuori casa, circa 1.500 euro pro capite secondo l’indagine condotta da CNA Agroalimentare e CNA Turismo e commercio. Un business dai numeri impressionanti che riflettono un profondo cambiamento negli stili di vita degli italiani negli ultimi anni. Sono oltre 120mila le imprese del settore di cui il 60,5% artigiane. Quest’ultime mostrano una flessione dello 0,9% dal 2016 mentre quelle non artigiane crescono del 2,5% a conferma di norme discriminanti.

Gli artigiani hanno accettato la sfida dell’evoluzione dei consumi alimentari. E qui inizia l’autentica via crucis, provocata da una mancanza di attenzione da parte del legislatore, della macchina amministrativa centrale e periferica. Leggi, circolari, normative non hanno tenuto conto ad esempio della riduzione di tempo libero di lavoratori autonomi e dipendenti, né della necessità di contenere i costi della pausa pranzo. Il conto di questo immobilismo è altissimo per gli artigiani. Per scongiurare l’accusa di abusivismo, ad esempio, l’artigiano che sforna pizze in teglia è costretto in genere a ottenere il titolo di esercizio di vicinato, uno strumento giuridico del commercio, per il quale possono essere indispensabili fino a venti adempimenti e 140 ore di corso. Ma è solo l’inizio di un percorso impervio per l’artigiano che, molto semplicemente, vuole offrire ai propri clienti di consumare sul posto, senza servizio assistito, le bontà del suo laboratorio. C’è una giungla di divieti e prescrizioni incomprensibili: non può mettere a disposizione della clientela sedie e tavoli, ma deve ricorrere a panche, sgabelli, mensole e piani d’appoggio, così come deve fornire solo posate e bicchieri in plastica usa-e-getta. Insomma, l’artigiano è obbligato a rendere scomoda la consumazione di un pasto. Un agricoltore che vende al pubblico i propri prodotti, viceversa, può fornire ai clienti perfino posate di metallo, bicchieri di cristallo e tovaglioli di cotone. Una disparità non secondaria, sottolinea l’Osservatorio CNA sulla Burocrazia, che penalizza non solo le imprese ma anche, se non soprattutto, i loro clienti costretti ad arrampicarsi su sgabelli scomodi e pericolosi per obbligo di legge: il posto a sedere, infatti, non deve risultare di altezza compatibile con il piano di appoggio. Alle penalizzazioni della legislazione nazionale non hanno posto rimedio le regioni, competenti dopo la riforma del Titolo V della Costituzione. Mentre le burocrazie territoriali rincaravano la dose. Ad esempio solo il comune di Pescara non richiede ulteriori abilitazioni per la vendita di bevande da parte degli artigiani.

Per superare il perimetro angusto in cui è costretto, l’artigiano deve acquisire l’abilitazione di esercizio di vicinato, entrando giuridicamente nel settore artigiano. Un titolo che richiede fino a 20 adempimenti burocratici e corredato da un corso per il riconoscimento dell’idoneità che varia dalle 80 ore di Pistoia e Grosseto alle 140 ore nel comune di Roma.

In sei comuni italiani tra i quali Bologna e Genova, gli artigiani non possono utilizzare gli spazi esterni e dove è possibile si registra una diffusa eterogeneità in merito ai titoli richiesti.

E quando finalmente si riesce ad avviare l’attività di vendita per il consumo sul posto, l’artigiano è sottoposto ad accertamenti e controlli da parte di 21 soggetti, dal medico veterinario fino alle guardie ecologiche e alle Capitanerie di porto.

Lo studio realizzato dalla CNA non si limita a far conoscere una realtà fortemente penalizzante per gli artigiani, ma propone una serie di interventi per modernizzare il quadro normativo.

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Meno tasse per i piccoli e no accanimenti sull’evasione

Queste le richieste espresse da Sergio Silvestrini, Direttore Generale CNA, nel corso di un incontro con il Gruppo PD al Senato.

Riduzione delle tasse sul sistema produttivo e in particolare su artigiani e piccole imprese, rilancio degli investimenti con priorità alle infrastrutture e all’innovazione. È quanto ha sottolineato Sergio Silvestrini, segretario generale della CNA, nel corso dell’incontro tra i rappresentanti di Rete Imprese Italia e il Gruppo del Partito Democratico al Senato sulla Legge di Bilancio che ha appena iniziato l’iter parlamentare.

I vertici di Rete Imprese Italia hanno rilevato la natura poco espansiva della manovra e manifestato preoccupazione su alcune misure come la Plastic Tax e il taglio dei sussidi ambientalmente dannosi tra i quali le accise sul gasolio che rischiano di provocare pesanti effetti negativi sul tessuto economico senza generare ricadute positive in termini di sviluppo sostenibile.

È stata ribadita l’esigenza che l’azione di contrasto all’evasione fiscale non deve accanirsi in modo strumentale sui piccoli. Altro tema fondamentale per artigiani e piccole imprese è il credito. Al riguardo i vertici di Rete Imprese Italia hanno chiesto di migliorare l’efficacia di strumenti già operativi, come le Sezioni speciali del Fondo di garanzia per le Pmi, ripristinare la lettera R della legge Bassanini e allargare il perimetro di attività dei Confidi per favorire l’accesso al credito. Inoltre è stata rinnovata la richiesta di abrogazione dell’art. 10 del Decreto Crescita che penalizza le piccole imprese e sta bloccando il mercato della riqualificazione edilizia e dell’efficientamento energetico.

Tra le priorità indicate anche il potenziamento degli investimenti nell’istruzione e nella formazione professionale e un maggiore collegamento tra i percorsi formativi e le esigenze professionali delle micro e piccole imprese, valorizzando il ruolo delle imprese come centro formativo.

(Fonte: Ufficio Stampa CNA)

Assemblea CNA, orgoglio artigiano per rilanciare l’Italia

Non è più tempo per “soluzioni parziali” e “rimedi tampone”. Le sfide che deve affrontare l’Italia richiedono scelte “coraggiose e lungimiranti, di grande respiro”. Dal palco dell’assemblea annuale ad Ancona, davanti a una platea di oltre 5mila persone, il presidente nazionale della CNA, Daniele Vaccarino, lancia un appello al Paese a mobilitarsi per uscire da una stagnazione ormai cronica e ridare fiducia. “Nessuno può stare alla finestra – ha detto Vaccarino – non è concesso in primo luogo alla politica” che non può permettersi il lusso di essere “fragile e incerta, tanto meno litigiosa” ma ha il “dovere inderogabile di esprimere una visione generale che emozioni e mobiliti l’azione”.

Gli artigiani e le piccole imprese faranno la loro parte. Il presidente Vaccarino ha sollecitato l’avvio di un confronto costante e strutturato tra il Governo e le parti sociali “per costruire un progetto di grande qualificazione e crescita dell’Italia. CNA è pronta a dare il suo contributo con tutta l’intelligenza e la passione di cui siamo capaci”.  Serve una visione lungimirante e condivisa sul futuro. Uno dei principali snodi è il tema del fisco che “scoraggia il desiderio di intrapresa, imponendole un prelievo prossimo al 60%, che ci obbliga ad anticipare le imposte” che ritarda i rimborsi e limita le compensazioni”.

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ASSEMBLEA NAZIONALE CNA 2019 – Ad Ancona sabato 26 ottobre

La nostra sfida per l’Italia” è il titolo dell’Assemblea Nazionale della CNA in programma sabato 26 ottobre ad Ancona, dove saranno presenti il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli. Il più importante appuntamento annuale della Confederazione vedrà la partecipazione di cinquemila artigiani, piccoli e medi imprenditori e si focalizzerà sui grandi temi dell’economia e sulle strategie per il rilancio del Paese.

Il programma prevede la relazione introduttiva da parte del presidente nazionale Daniele Vaccarino, che sarà seguita dagli interventi del premier e del ministro dello Sviluppo.

CONTRO L’ART. 10 del DL CRESCITA – Cosa ha fatto CNA

Cosa prevede l’articolo 10 del DL Crescita

Il 1 maggio è entrato in vigore il Decreto Crescita (DL n. 34/2019) al cui interno è contenuto l’articolo 10, norma che consente al contribuente di optare per uno sconto in fattura al posto della detrazione: sconto che gli sarà concesso dall’impresa che ha effettuato l’intervento di efficientamento energetico. Tale sconto verrà poi rimborsato all’impresa come credito di imposta da utilizzare come compensazione fiscale in cinque rate annuali.

Perché no?

Con questa norma si chiede all’impresa di erogare l’importo degli incentivi pubblici recuperandolo nell’arco di ben cinque anni. E’ l’impresa e non lo Stato che diventa erogatrice del bonus fiscale. L’impresa, in genere di piccole dimensioni e spesso in sofferenza dal punto di vista creditizio, è in pratica costretta a fare da banca al cliente. Il meccanismo dello “sconto” in fattura taglia fuori le piccole aziende dal mercato della riqualificazione energetica non essendo in grado economicamente di erogare direttamente l’incentivo e recuperarlo in cinque anni. Avvantaggia, dunque, solo i grandi operatori del settore, distorcendo la concorrenza. Per di più lo sconto in fattura è previsto come opzionale alla detrazione decennale: ma chi sarebbe così ingenuo da scegliere di usufruire delle detrazioni, che gli vengono rimborsate in 10 anni, se può intascare lo stesso importo tutto e subito?

Cosa è stato fatto?

Subito dopo la pubblicazione del DL Crescita insieme alle altre associazioni di categoria del settore – Anfit, Confartigianto, FederLegno, PVC e Unicmi – abbiamo stilato un documento congiunto inviato successivamente al Governo per chiedere lo stralcio della norma.

Contestualmente, insieme alla CNA Installazione e Impianti e come RETE Imprese Italia, abbiamo ribadito la nostra posizione anche in audizione alla Camera dei Deputati. Tutte le nostre proposte sono state, però, puntualmente disattese.

Abbiamo, in seguito, inviato una lettera ai parlamentari di ogni regione per sensibilizzarli sull’argomento. Nonostante, in un primo momento, siano sembrati pronti a recepire le nostre indicazioni ed intervenire subito, dopo pochi giorni hanno chiuso ogni spiraglio di modifica della norma.

A seguito di questo rifiuto è stata messa in opera una forte opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica tramite comunicati stampa, pubblicazioni nelle pagine web della CNA Produzione e di vari siti e riviste specializzate.

Il 28 giugno 2019 il Governo ha posto la fiducia sul DL Crescita, convertito in Legge 58/2019, con l’unica modifica che prevede una possibile ulteriore di cessione del credito da parte dell’impresa esecutrice del lavoro ai propri fornitori, emendamento che nessuna associazione aveva chiesto.

Come preannunciato, CNA ha raccolto l’adesione di alcuni imprenditori per ricorrere all’Antitrust ed alla Commissione Europea contro l’art. 10, forte anche del parere negativo espresso dall’AGCOM sulla norma stessa.

Oltre 60 imprese associate alla CNA hanno avviato un procedimento amministrativo davanti alla Commissione Europea e all’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato affinché venga accertata l’illegittimità dell’art. 10 della L. 58/2019 per violazione del diritto comunitario e/o nazionale della concorrenza. Il giorno 17 luglio 2019 a Bologna si è tenuto un incontro con aziende ed alcune associazioni di categoria per concertare azioni da intraprendere per contrastare l’art. 10.

Lo stesso giorno, in occasione del convegno organizzato per la presentazione del Patto per lo sviluppo della Toscana, su richiesta del presidente CNA Toscana, il Governatore della Regione Enrico Rossi ha annunciato, per la tutela e salvaguardia delle micro e piccole imprese della toscana, il ricorso alla Corte Costituzionale contro l’art. 10.

Il giorno 22 luglio insieme alle altre associazioni abbiamo elaborato e sottoscritto un volantino informativo contenente le motivazioni della non praticabilità dello sconto in fattura.

Inoltre è stata attivata dalla CNA una petizione on-line contro l’art. 10 sulla piattaforma change.org . “Bisogna contare sino a 10” è il titolo dell’appello che ripercorre la “storia” del provvedimento, evidenziando le incongruenze ed i gravi effetti che sta già avendo sull’intero settore della riqualificazione energetica. La petizione ha raccolto oltre 5 mila firme.

Anche sul fronte politico si è assistito ad un allargamento del fronte favorevole alla cancellazione dell’art. 10 del Decreto crescita sollecitata dalla CNA. In Senato sono stati presentati due distinti disegni di legge per abrogare la norma che penalizza le piccole imprese, uno a firma PD e l’altro Forza Italia. Le proposte presentate in Senato da esponenti del Pd e di FI recepiscono i rilievi della CNA sull’art. 10 che altera la concorrenza penalizzando le micro e piccole e favorendo solo i grandi gruppi. Anche le Regioni, su impulso delle CNA, hanno deciso di mobilitarsi per la causa. La Regione Umbria ha deciso di costituirsi in giudizio e di ricorrere alla Corte Costituzionale per ottenere l’abrogazione dell’art. 10. La Regione Lazio ha approvato un ordine del giorno che impegna il presidente della Regione e la giunta a “compiere tutti gli atti necessari e propedeutici ad impugnare nelle sedi istituzionali e giurisdizionali competenti l’articolo 10, di fronte alla Corte Costituzionale”.

Nel mese di settembre è stato depositato anche il ricorso al Tar contro l’Agenzia delle Entrate per ottenere l’annullamento del provvedimento sullo sconto in fattura approvato questa estate che rende operativo l’opzione per il contribuente.

La CNA si è mobilitata per ottenere, all’interno del Decreto crisi di impresa (DL 101/2019), ad oggi in discussione presso le Commissioni riunite 10^ Industria e 11^ Lavoro del Senato. ottenere l’abrogazione della norma. Se la norma non dovesse essere modificata all’interno di tale provvedimento continuerà la mobilitazione per ottenerne lo stralcio nella Legge di Bilancio. CNA esprime pieno sostegno alle affermazioni del ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, sulla necessità di rivedere il meccanismo dell’Ecobonus che ha “causato problemi alle Pmi”.

Ultimo fatto da segnalare è la presa di posizione pubblica da parte del  Ministro Patuanelli, sul tema dell’art 10. CNA “apprezza la volontà espressa dal ministro di avviare un percorso insieme alle associazioni di categoria per trovare la soluzione migliore. CNA ha indicato da subito che le norme contenute nel Decreto Crescita con l’introduzione dello sconto in fattura sono fortemente penalizzanti per gli artigiani e le piccole imprese e hanno prodotto, di fatto, il blocco di un mercato importante per l’economia del Paese.

Il ministro Patuanelli ha dichiarato che c’è l’esigenza di superare la norma. CNA è disponibile ad avviare un immediato confronto.

Con tutte le cautelare del caso , e quindi senza essere necessariamente ottimisti, c’è la possibilità di poter modificare questa norma.

Artigiani e microimprese spingono la crescita degli occupati

L’artigianato e le micro imprese trainano la crescita dell’occupazione nel secondo trimestre del 2019. Dalla Nota congiunta sull’occupazione diffusa oggi da IstatMinistero del lavoroInpsInail e Anpal emerge che il saldo tra le attivazioni e le cessazioni nel corso di un anno è positivo, pari a 271mila posizioni lavorative dipendenti. Il contributo principale arriva dalle imprese fino a 9 dipendenti con un incremento di 161mila posizioni lavorative per effetto di 2 milioni e 336mila attivazioni e 2 milioni e 175mila cessazioni.

L’andamento conferma la vitalità di artigiani e piccole imprese anche in una fase stagnante dell’economia ma è fondamentale che l’agenda economica del governo dedichi risorse e politiche a favore del mondo dell’artigianato e delle piccole imprese.

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CNA Fita – Non all’abolizione dei sussidi all’autotrasporto

E vanno evitati in ogni modo aumenti delle accise

CNA Fita è del tutto contraria alla eventuale abolizione delle misure di sostegno a favore dell’autotrasporto. La bozza del decreto sul clima prevederebbe la progressiva cancellazione dei sussidi fiscali considerati dannosi per l’ambiente, tra cui quelli per l’autotrasporto merci. Un provvedimento negativo per l’intero settore.  In particolare il rimborso delle accise sul gasolio per autotrazione che consente agli autotrasportatori italiani di contenere il divario rispetto al prezzo pagato in altri Paesi. Qualunque riduzione delle agevolazioni non può avvenire se non dopo l’eliminazione di tutte le componenti accessorie che gravano sulle accise. Un lungo elenco in cui compaiono ancora il finanziamento della guerra d’Etiopia del 1935 e la crisi di Suez del 1956”.

(Fonte: Ufficio Stampa CNA)

TAX FREE DAY – A Pisa il giorno di liberazione dal fisco nel 2019 è arrivato il 5 agosto

Indagine CNA sul peso del fisco sulle imprese italiane

Ci vogliono ben 218 giorni dall’inizio dell’anno a Pisa per pagare tasse e imposte, e ne rimangono quindi 147 per il resto. Il Tax Free Day, il giorno di liberazione dalla Tasse, per i pisani nel 2019, è stato il 5 agosto. Con un lieve miglioramento rispetto allo scorso anno, visto che nel 2018 era stato necessario arrivare fino al 12 agosto. Una settimana in meno dunque grazie all’effetto deducibilità al 50% almeno dell’IMU sugli immobili strumentali, i famosi capannoni, croce e delizia per tutte le imprese. Una misura peraltro ottenuta grazia alla pervicace azione a livello nazionale da CNA che la chiedeva da anni. Deducibilità che è già stata programmata passare al 100% entro il 2023. Lo afferma l’indagine che è ormai diventata un appuntamento fisso della CNA con il Rapporto 2019 “Comune che vai fisco che trovi”, realizzato dall’Osservatorio permanente CNA sulla tassazione delle Pmi.

La città di Pisa si piazza 79° in graduatoria nazionale fra i 141 Comuni considerati (tutti i capoluoghi, più alcuni altri) e vede arretrare di una settimana il Tax Free Day, appunto dal 12 al 5 agosto, grazie ad un Total Tax Rate, ovvero il peso complessivo di tutte le forme di imposte e tasse sul reddito disponibile, che si attesta al 59,8% pari appunto a 218 giorni su 365 nei quali si lavora per il Fisco. O sei giorni su dieci, se si preferisce.

“Apprendiamo con un minimo di sollievo anche questo pur lieve miglioramento – ha commentato il Presidente CNA Matteo Giusti – Ma non ci interessa dare patenti di buoni e cattivi a seconda delle stagioni politiche o di chi governa il singolo Comune. Ciò che ci interessa mettere in luce con questa indagine a livello nazionale che parte dai dati raccolti localmente è il peso eccessivo del fisco sulle imprese italiane. Un peso che troppo spesso si aggiunge al peso della burocrazia ed è male accompagnato anche da servizi pubblici troppo spesso non soddisfacenti (sanità, istruzione, trasporti…..). Il nostro paese ha bisogno di una svolta che può essere data solo se si rimettono al centro le imprese, che sono il motore del paese.”

Chiave di lettura delle schede Comune

Le 141 schede di lettura – una per ciascun Comune analizzato nel Rapporto – riportate nelle pagine che seguono, integrano le principali informazioni emerse dalle analisi afferenti ai comuni. A parte le informazioni generali di “Total Tax Rate” e relativo “Tax Free Day” come pure il posizionamento in classifica secondo le proiezioni per l’anno 2019, sono inclusi un grafico ed una tabella (allegati) che meritano di essere commentati per meglio comprendere il loro contenuto informativo. Nella tavola sono rappresentati i valori dei singoli tributi dovuti dall’impresa nei diversi anni considerati. Con riferimento all’anno 2019 troviamo tre valori. Il primo valore (2019) è quello che fa riferimento alle proiezioni per l’anno 2019 ed include la deducibilità IMU dal reddito d’impresa al 50%. Il secondo valore (2019 IMU100%) si riferisce al “Total Tax Rate” calcolato considerando la deducibilità IMU al 100% riconosciuta dalla norma solo al 2023. Infine, il terzo

valore, (2019-MiniIRES) fa riferimento all’impresa che, per il 2019, sceglie di applicare la Mini-IRES quale metodo di tassazione dei redditi d’impresa. Nella parte bassa della tabella sono evidenziate alcune differenze tra le diverse misure per mettere in risalto diversi aspetti. Quindi, ad esempio le variazioni dei tributi dovuti e del Total tax Rate nelle ipotesi in cui l’impresa sceglie di applicare la Mini-IRES (Var. 2019 MiniIRES) ovvero la riduzione dei tributi dovuti e del “Total Tax Rate” con la deducibilità dell’IMU al 100% (Var. 2019(IMU 100%).

A parte queste informazioni si nota anche la variazione dei tributi dovuti dall’impresa durante tutto il periodo considerato nelle analisi (Var. 2019/2011), ovvero, le differenze nelle somme dovute sulla base dell’ultimo anno precedente a quello in corso (cfr. var. 2019/2018). Nel lato destro della tavola sono riportate le analoghe informazioni, questa volta in termini di incidenza sul “Total Tax Rate” dell’impresa, distinguendo le informazioni per ambito impositivo (erariale, regionale e comunale). Oltre alla tabella, nelle schede è anche incluso un grafico che evidenzia l’andamento nel periodo 2011-2019 dei diversi ambiti impositivi di cui si compone il “Total Tax Rate” complessivo del Comune, includendo anche l’andamento del reddito disponibile come contraltare. Al fine di agevolare la lettura delle informazioni, è stato data rappresentazione grafica degli effetti della deducibilità dell’IMU dal reddito d’impresa al 100%.

Fonte CNA: Centro studi – Osservatorio della tassazione sulla piccola impresa – Rapporto 2019

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Motorizzazione Pisa – Pesanti disagi per soluzione provvisoria

Il Comitato: aumentare i servizi su Pisa e lavorare da subito a soluzione permanente e stabile per nuova sede

Il Comitato per la difesa della Motorizzazione di Pisa si è riunito alla luce dell’andamento dei servizi al territorio dopo i primi giorni di apertura dello sportello, dal 9 settembre us. mantenuto a Pisa in pratica solo grazie alla disponibilità del Comune di Pisa. Il Comitato si è incontrato con la vicesindaco di Pisa Raffaella Bonsangue e con i Consiglieri Regionali Irene Galletti e Andrea Pieroni e ringrazia il Consigliere Comunale Riccardo Buscemi che è stato fra i primi a interessarsi ed ha presenziato alla conferenza stampa.

Per il Comitato hanno partecipato alla conferenza stampa Matteo Giusti, presidente CNA Pisa, Claudio Sbrana, presidente CNA Taxi Pisa, Stefano Ghilardi, Presidente Amici di Pisa, Marco Abbondandolo e Massimo Mosi di Confarca Pisa, Michele Bulleri di Unasca Agenzie e Andrea Arzilli di Unasca Autoscuole. 

“Doveroso da parte del Comitato il ringraziamento al Comune di Pisa che si è adoperato per dare una sede provvisoria agli Uffici della Motorizzazione di Pisa – recita una nota del Comitato – peraltro con una ubicazione, Ospedaletto da noi già indicata come ottimale per molti motivi e su cui se si riuscisse a individuare una sede che possa avere la possibilità di svolgere tutte le funzioni della UMC (uffici e tutti i servizi) sarebbe la soluzione ottimale e quindi il Comitato ha appreso con interesse e soddisfazione le notizie riportate in questa direzione dal Vicesindaco di Pisa Raffaella Bonsangue e appreso con favore anche l’interessamento dei Consiglieri Regionali Galletti e Pieroni.

“Ma nostro dovere è anche segnalare lo stato dei fatti. Ed i fatti non sono confortanti.

“L’ufficio di Pisa è in pratica uno sportello dove vengono svolte solo poche limitate operazioni di ricezione delle domande e fornite informazioni all’utenza. È positivo solo il fatto che gli Uffici della Motorizzazione Civile di Pisa abbiano mantenuto una autonomia almeno formale, ma di fatto è stato svuotato dei contenuti principali. Sul territorio pisano non verranno più svolti servizi essenziali come esami e revisioni patenti, revisioni veicoli leggeri e pesanti (se non presso officine private, ma non presso la sede propria dell’UMC come dovrebbe essere). Inoltre anche le numerose e diversificate pratiche automobilistiche, (immatricolazioni, revisioni, collaudi, registrazioni, pratiche Albo, patenti nautiche ed altro ancora) non sono più svolte a Pisa bensì a Lucca. Ci sono incertezze anche su quando e chi potrà svolgere i collaudi tanto per fare un esempio. Anche questo è un disagio per operatori professionali, imprese e per i cittadini.     

“Già in occasione della scorsa uscita pubblica del nostro Comitato avevano chiesto espressamente che fosse mantenuta almeno una sede amministrativa dove fosse possibile svolgere le operazioni fondamentali e il lavoro degli uffici. Infatti avevamo affermato che una sede seppure provvisoria e limitata dovesse avere almeno: aule per esami, piazzali all’aperto per prove pratiche e spazi coperti per le piattaforme tecniche adibite alle revisioni sia per mezzi pesanti camion e bus, che per vetture e simili e ai collaudi.

È rimasto solo uno sportello, senza gli uffici cioè senza gli addetti, tutti trasferiti a Lucca. I servizi sono stati dispersi nelle sedi di Massa e Livorno oltre che a Lucca: in pratica a Pisa non viene svolta alcuna attività diretta. Ne consegue per la logistica, tempi di attesa e incertezze.

Sono ancora avvolte nelle nebbie chi sono e dove sono ubicati gli addetti che seguono le diverse pratiche spesso molto complesse che necessitano di molteplici passaggi amministrativi. È chiaro che questa non è una soluzione accettabile per il territorio tanto più che anche le ipotesi su cui ora il Ministero sta lavorando (si veda la determina dirigenziale 4 -2019 Min.Tra.) non è chiaro se almeno gli uffici e gli addetti potranno essere tutti di nuovo raccolti nella nuova sede. Nuova sede che comunque di sicuro non potrà essere idonea per lo svolgimento delle funzioni tecniche relative alle prove pratiche degli esami di guida, né alle operazioni di revisione e collaudo che hanno bisogno di spazi all’aperto e di officine attrezzate.

Queste sono funzioni e servizi fondamentali che devono trovare una soluzione stabile che ad oggi non è nemmeno ipotizzata.

La soluzione

Unica soluzione è che venga trovata una sede dove ci siano spazi interni ed esterni sia per gli uffici, per gli esami e per le funzioni tecniche.  Ospedaletto in questo senso può essere una ubicazione ottimale per accessibilità e potenzialità. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti secondo noi deve subito impegnarsi formalmente per questa soluzione, incredibilmente omessa per troppi anni.

Solo in questo caso i disagi ed i disservizi già oggi pesanti, potranno essere sopportati.

Un territorio come Pisa non può essere assoggettato ad una diaspora di addetti funzioni e servizi come quella che sta subendo ora.

Ben vengano altri interessamenti e collaborazioni da altri enti ed istituzioni oltre al Comune, la Regione per tamponare i disagi, ma deve essere chiaro che la soluzione deve arrivare dal Ministero.

(Fonte: Ufficio Stampa CNA Pisa)

Nuovo Governo – “Bene l’apertura del Premier al costante confronto con le parti sociali”

Gli indirizzi programmatici illustrati in Parlamento dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, delineano l’avvio di una impegnativa e ambiziosa stagione riformatrice per favorire la crescita economica e ampliare la partecipazione dei giovani al mondo del lavoro intervenendo già con la prossima manovra per ridurre il cuneo fiscale. Attendiamo di conoscere le misure concrete che dovranno garantire l’equilibrio tra risanamento dei conti pubblici e sostegno a politiche espansive a partire dal calo della tassazione su famiglie e piccole imprese.

È indispensabile destinare risorse e definire progetti per aprire la stagione degli investimenti per colmare il drammatico divario territoriale tra Nord e Sud e assicurare una dotazione infrastrutturale adeguata a un grande Paese industriale.

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