CREDITOe NUOVE REGOLE DAFAULT: Qualche segnale positivo

Già qualche mese fa avevamo segnalato la necessità di una maggiore flessibilità nell’applicazione di regole comunitarie volte a salvaguardare i patrimoni delle banche, ma che hanno un impatto pesante sull’accesso al credito di artigiani e piccole imprese, oltre che delle famiglie.

Tra queste regole spicca l’avvio, dal 1° gennaio, dei nuovi parametri che portano banche e intermediari finanziari a classificare come default i debiti scaduti, considerando come tale un arretrato di pagamento di oltre 90 giorni anche di soli 100 euro per una piccola impresa.

Insieme alla Associazione Bancaria Italiana e alle altre Associazioni di categoria abbiamo scritto alle autorità europee, ribadendo la necessità di rivedere tempi e modalità di attuazione di regole pensate qualche anno fa, in contesti ben diversi, e che ora rischierebbero di dare il colpo di grazia ad un’economia già fortemente colpita dalla pandemia.

A fronte di queste richieste, in queste settimane sono arrivati alcuni chiarimenti che riteniamo estremamente importanti:

  • Non è previsto alcun automatismo tra la classificazione a default di un debitore e la segnalazione a sofferenza dello stesso in Centrale dei Rischi, Banca d’Italia ha infatti precisato che il provvedimento riguarda esclusivamente il modo con cui banche e intermediari finanziari devono classificare i clienti a fini prudenziali, ossia ai fini del calcolo dei requisiti patrimoniali minimi obbligatori
  • Le nuove regole non consentono più di ricorrere a compensazioni con altre linee di credito non utilizzate, ma sempre Banca d’Italia afferma che le banche, nel rispetto delle proprie policy, possono consentire utilizzi del conto che comportino un ‘rosso’ oltre la disponibilità presente sul conto ovvero, in caso di affidamento, oltre il limite del fido
  • La classificazione di default, anche in relazione ad un solo finanziamento, comporta, secondo la regola generale, il passaggio in default di tutte le esposizioni in essere nei confronti della stessa banca. Occorre precisare, però, che la banca nei confronti di una piccola impresa può decidere di applicare la definizione di default a livello di singola linea di credito, a meno che non si tratti di importi rilevanti, senza estenderla automaticamente a tutte le altre esposizioni.

Come si può notare, sono arrivati, quindi, alcuni primi chiarimenti che portano ad inquadrare il tema in modo un poco meno preoccupantePermangono, però, a nostro avviso, eccessivi spazi di discrezionalità in capo a banche e intermediari: sono loro infatti a consentire la permanenza di sconfinamenti e a decidere se considerare in default la singola linea di credito o l’intera posizione.

Per questi motivi non possiamo che apprezzare la presentazione di una mozione alla Commissione Bilancio del Senato da parte del Movimento 5 Stelle, volta a chiedere una sospensione e una modifica delle nuove regole comunitarie.

Auspichiamo che questa ulteriore iniziativa possa consentire di mantenere alta l’attenzione su un tema così delicato, ancor più in questo particolare momento storico, in cui rischia di aggravarsi la condizione di artigiani e imprese più piccole, già duramente messi in ginocchio dalla pandemia.

VACCARINO (CNA) – Il Governo incontri le forze sociali

“La precarietà politica preoccupa artigiani e piccole imprese. Le associazioni che li rappresentano e tutte le forze sociali vanno immediatamente convocate dall’esecutivo”

La precarietà politica preoccupa gli artigiani e le piccole imprese, già colpiti dalla drammatica contrazione delle attività dopo anni di bassissima crescita”. Ad affermarlo è il presidente della CNA, Daniele Vaccarino, al termine della presidenza della Confederazione dedicata, tra l’altro, alla gravità della situazione politica italiana.

CNA chiede al Governo di incontrare immediatamente le forze sociali

“Il Piano nazionale di ripresa e resilienza – sottolinea Vaccarino – deve realizzare grandi progetti di modernizzazione del Paese con un occhio particolarmente attento alle esigenze dell’artigianato e delle piccole imprese, ossatura del sistema socio-economico nazionale. Vanno affrontati i nodi strutturali che hanno imbrigliato il Paese per passare dal tempo dell’emergenza al tempo della crescita e dello sviluppo. CNA chiede, pertanto, al governo di incontrare immediatamente le forze sociali. In questa fase è ancor più necessario valorizzare l’intermediazione sociale, autentico punto di forza del sistema Italia. Mentre si va alla ricerca di costruttori politici, non possono essere dimenticati i veri costruttori dell’economia. La politica e l’intera classe dirigente – conclude il presidente della CNA – devono essere all’altezza della sfida titanica che l’Italia ha di fronte”.

Allarme dei patronati: meno risorse, meno servizi ai cittadini

Il prossimo Decreto Ristori dovrà prevedere uno stanziamento a favore del sistema dei patronati per scongiurare di compromettere l’operatività di un servizio di rilevante utilità per i cittadini. È quanto sollecitano i principali patronati italiani in una lettera inviata ai ministri dell’Economia, Roberto Gualtieri, e del lavoro, Nunzia Catalfo sottolineando che l’intervento è assolutamente necessario per effetto delle minori entrate contributive che alimentano il sistema di finanziamento dei patronati.

La missiva è stata siglata dai patronati dei sindacati, dal Patronato Acli e da tutti quelli legati al mondo autonomo, artigianato, commercio e agricoltura (Patronato Epasa-Itaco CNA-Confesercenti, 50&più Enasco Confcommercio, Inac Cia, Epaca Coldiretti, Enapa Confagricoltura, Inapa Confartigianato).

La lettera indica un fabbisogno di 71 milioni per non pregiudicare gli standard di servizio garantiti negli ultimi anni.

Proprio la crisi provocata dalla pandemia ha evidenziato il ruolo fondamentale dei patronati quale strumento di coesione sociale avendo assicurato la gestione di milioni di pratiche per bonus, indennizzi, ristori, cassa integrazione. Attraverso gli uffici dei patronati passa la stragrande maggioranza delle domande di pensionamento, invalidità, ammortizzatori sociali, bonus famiglie e nuovi nati.

“Sottoponiamo alla vostra attenzione questa richiesta nella piena consapevolezza della situazione complessiva del Paese e della dimensione dell’impegno economico che riteniamo necessario” senza il quale “sarebbe fortemente compromessa l’operatività di un servizio che si è già dimostrato essere uno strumento di particolare utilità per i cittadini in un momento così delicato”.

Brexit, le novità per le imprese

Il Regno Unito ha lasciato l’Unione europea il 31 gennaio 2020 dopo averne fatto parte per 47 anni

Sulla base di quanto prevede l’accordo di recesso è ora ufficialmente un paese terzo e, pertanto, non partecipa più al processo decisionale dell’UE.

L’UE e il Regno Unito hanno, tuttavia, stabilito di comune accordo un periodo di transizione che è durato fino al 31 dicembre 2020. Fino ad allora, per cittadini, consumatori, imprese, investitori, studenti e ricercatori, sia nell’UE che nel Regno Unito, non è cambiato nulla.

Dopo quasi un anno di negoziati alla vigilia di Natale è stato finalmente siglato l’accordo sui futuri rapporti tra Regno Unito e Unione europea. Dal 1 gennaio 2021 il Regno Unito non fa più parte del mercato unico e lascia l’unione doganale dell’UE insieme a tutte le politiche dell’Unione europea e agli accordi internazionali.

Dal 1 gennaio 2021 ha fine la libera circolazione di persone, merci, servizi e capitali tra il Regno Unito e l’Unione Europea. L’Accordo sugli scambi e la cooperazione tra l’UE e il Regno Unito siglato il 24 dicembre 2020 si fonda su tre pilastri principali:

  1. Un accordo di libero scambio: un nuovo partenariato economico e sociale con il Regno Unito. L’accordo riguarda non solo gli scambi di merci e servizi ma anche un’ampia gamma di altri settori di interesse dell’Unione, quali gli investimenti, la concorrenza, gli aiuti di Stato, la trasparenza fiscale, i trasporti aerei e stradali, l’energia e la sostenibilità, la pesca, la protezione dei dati e il coordinamento in materia di sicurezza sociale. Dispone l’assenza di tariffe e contingenti su tutte le merci conformi alle opportune regole in materia di origine.
  2. Un nuovo partenariato per la sicurezza dei nostri cittadini: l‘accordo sugli scambi e la cooperazione stabilisce un nuovo quadro in materia di cooperazione delle autorità di contrasto e giudiziarie in materia penale e civile.
  3. Un accordo orizzontale in materia di governance: per offrire la massima certezza del diritto alle imprese, ai consumatori e ai cittadini, un capitolo dedicato alla governance chiarisce con quali modalità l’accordo sarà gestito e controllato. Istituisce inoltre un consiglio di partenariato misto incaricato di accertarsi che l’accordo sia applicato e interpretato correttamente, che discuterà tutte le questioni che dovessero presentarsi.

Alla luce dell’urgenza che riveste l’accordo, la Commissione ha proposto di applicare l’accordo in via provvisoria per un periodo limitato, fino al 28 febbraio 2021. Le prossime tappe prevedono che il Consiglio, agendo all’unanimità tra tutti i 27 Stati membri, dovrà adottare una decisione che autorizzi la firma dell’accordo e la sua applicazione provvisoria dal 1º gennaio 2021.

A conclusione di tale processo potrà essere firmato formalmente l’accordo sugli scambi e la cooperazione tra l’UE e il Regno Unito. Il Parlamento europeo sarà quindi invitato a pronunciarsi sull’approvazione dell’accordo. Quale ultima fase di competenza dell’UE, il Consiglio dovrà adottare la decisione sulla conclusione dell’accordo.

Sospensione invio cartelle esattoriali al 31/1 passo importante per rimodulare la riscossione

La CNA accoglie positivamente la decisione del Governo di rinviare al 31 gennaio prossimo l’invio delle cartelle esattoriali e delle notifiche di accertamenti come sollecitato dalla Confederazione. Si tratta di un passo importante per definire rapidamente già nel prossimo Decreto Ristori una rimodulazione della riscossione adeguata alla profonda crisi che stanno vivendo milioni di attività. Coerentemente, CNA chiede che l’Agenzia delle Entrate sospenda anche l’invio degli avvisi bonari.

La Confederazione ribadisce la necessità di una sospensione dei pagamenti e successivamente la possibilità di versare le somme dovute al fisco con una congrua rateizzazione.

CNA Federmoda: “Filiera moda in ginocchio. Urgenti misure per affrontare l’emergenza e per il rilancio”

Il settore moda sta pagando pesantemente gli effetti della crisi pandemica

Le stime più recenti indicano un per il 2020 un crollo di oltre il 30% del fatturato complessivo del comparto tessile, abbigliamento, pelle, cuoio, calzature e accessori. Almeno 30 miliardi andati in fumo, con picchi aziendali che arrivano ad accusare riduzioni del giro d’affari di oltre il 50%.

Si tratta di un settore costituito in larga parte da Artigianato e PMI, con una filiera complessa e articolata su tutte le fasi produttive e distributive.

“Più che di annus horribilis, possiamo parlare di anno cancellato – dichiara il Presidente Nazionale CNA Federmoda, Marco Landi – considerando che per la stagione autunno/inverno 2020/2021 la campagna vendite sì è conclusa a fine febbraio quando solitamente va da gennaio a metà aprile. Al contempo i negozi erano chiusi con la merce della primavera/estate da vendere, condizione poi che si è riproposta con l’autunno e inverno cancellando di fatto la gran parte delle vendite al dettaglio stagionali”.

Le imprese produttrici hanno avviato poi la campagna commerciale per la P/E 2021 verso operatori della distribuzione in grande difficoltà economica a causa delle mancate vendite durante il 2020 e spesso non in condizione di pagare la merce consegnata dalla produzione, una campagna vendite conclusasi con cali che sono andati dal 30% al 50%.

L’anno nuovo inizia quindi con scarsi ordini da portare in produzione e con la campagna vendite A/I 2021/2022 posticipata di un mese e mezzo, compromettendo quindi le prossime produzioni del 2021.

Lo spostamento o cancellazione degli eventi fieristici in Italia ed all’estero e delle manifestazioni in generale dedicate alla presentazione delle collezioni fanno prevedere una forte ripercussione sulle produzioni tra giugno e ottobre 2021 con una ulteriore perdita dal 30% al 50%.

Il settore ha necessità di interventi urgenti e di sistema al fine di tamponare una emorragia in termini occupazionali e di tenuta delle imprese. CNA Federmoda chiede misure per tutta la filiera moda (tessile, abbigliamento, pelle, cuoio, calzature e accessori). Nel dettaglio contributi a fondo perduto per compensare la forte contrazione dell’attività nel 2020 rispetto al 2019; impegno del Governo a garantire adeguate e tempestive risorse al fondo bilaterale FSBA per fronte alle necessità di sostegno al reddito per i lavoratori delle imprese, prolungamento dei contratti a termine senza causale.

In ottica poi di rilancio e sostegno delle nostre imprese sui mercati internazionali occorrono strumenti agevolativi e risorse per favorire la digitalizzazione, l’introduzione di nuove competenze professionali e gli investimenti in innovazione tecnologica.

FISCO – CNA: “Prorogare stop a invio cartelle”

Vaccarino: “È necessario sostenere le imprese”

 Il perdurare della crisi pandemica e le nuove restrizioni varate dal Consiglio dei Ministri rendono indispensabile un ulteriore intervento di tregua fiscale. CNA sollecita il Governo a prorogare la sospensione dei termini di pagamento delle cartelle esattoriali e degli avvisi bonari per scongiurare un’ulteriore tegola su milioni di attività già stremate dalla profonda crisi economica.

La Confederazione, inoltre, chiede che al finire del periodo di sospensione sia prevista la possibilità di versare le somme dovute tramite una congrua rateizzazione.

Davanti a noi ci sono ancora mesi molto difficili – afferma il presidente della CNA, Daniele Vaccarino – è necessario, tanto più alla luce della crisi di Governo, sostenere il tessuto produttivo con misure efficaci per evitare di cancellare migliaia di imprese che stanno facendo sforzi straordinari”.

Osservatorio CNA: A novembre l’occupazione nell’artigianato e nelle piccole imprese è stabile

Una calma piatta che rischia di trasformarsi nella quiete prima della tempesta

A novembre l’occupazione nelle imprese artigiane, micro e piccole ha registrato un andamento sostanzialmente piatto. All’apparenza un dato positivo, considerata la crisi socio-economica persistente, ma che è stato determinato in gran parte da fattori esterni al mercato del lavoro: dal divieto di licenziamento al massiccio ricorso alla cassa integrazione guadagni. Una situazione che fa pensare al rischio di quiete prima della tempesta.

E’ quanto emerge dall’Osservatorio lavoro della CNA, curato dal Centro studi della Confederazione, che analizza mensilmente le tendenze dell’occupazione nelle imprese artigiane, micro e piccole dal dicembre 2014, all’inizio della stagione di riforme che ha profondamente modificato il mercato del lavoro italiano.

I dati sull’occupazione in questo importantissimo segmento di imprese coprono ormai undici mesi su dodici e già permettono di registrare alcuni dati di fatto. Il più evidente è l’arresto della crescita dei posti di lavoro dopo cinque anni. A novembre l’incremento, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, è stato appena percettibile, segnando un +0,2%. Ma, va sottolineato ancora una volta, solo grazie all’azione pubblica a difesa dell’occupazione. A novembre le cessazioni, anno su anno, registrano infatti un calo del 20,4%. Dato quasi perfettamente bilanciato dalla altrettanto brusca riduzione delle assunzioni, in diminuzione tendenziale del 22,3%. In linea con gli anni precedenti, infine, la ricomposizione delle tipologie contrattuali: il tempo indeterminato, nettamente predominante fino a pochi anni fa, rappresenta solo poco più della metà totale ormai, per la precisione il 54,7% contro l’84,8% a dicembre 2014. Segno prima di tutto che il contratto a tempo indeterminato si sta dimostrando il più adatto alle esigenze di flessibilità delle piccole imprese, esigenze che ne costituiscono un punto di forza non secondario. Ma nel contempo anche del persistere, e non potrebbe essere altrimenti, di una grande incertezza sul futuro.

Per avere il quadro definitivo del mercato occupazionale nell’anno appena trascorso bisognerà attendere qualche settimana. Un risultato sicuramente molto interessante dal punto di vista statistico che però non riuscirà a far spostare l’obiettivo dal momento nel quale l’intervento pubblico cesserà e le imprese saranno chiamate a fare i conti con l’andamento e le prospettive economiche. Solo in quel momento – sottolinea l’Osservatorio lavoro della CNA – si potrà conoscere quanto effettivamente l’emergenza sanitaria avrà affetto l’occupazione in Italia e, in particolare, nelle imprese artigiane, micro e piccole.

Chiusura strada del Brennero fra Pisa e San Giuliano Terme – La potatura blocca la strada del Brennero, le proteste delle imprese

CNA Pisa, “Accelerare i lavori per limitare i disagi”

Levata di scudi delle attività che si affacciano sulla strada del Brennero fra Pisa e San Giuliano Terme che rimarrà chiusa per due settimane a causa dei lavori di potatura degli alberi lungo la carreggiata.

“Ci mancava solo questa – lamentano Nicola Micheletti Locanda Sant’Agata e Stefano Buonamici di Zenzero– i lavori sono partiti in esatta coincidenza con gli unici giorni di riapertura per il rientro, speriamo non temporaneo, in zona gialla.

Per noi è un disastro, contavamo di poter lavorare un po’ in questi giorni. Chiediamo di poter effettuare i lavori quando le attività non possono stare aperte o almeno a svolgere i lavori in orari che non interferiscono con le nostre attività.

È vero che dalle 18 la strada viene riaperta, ma tenere chiuso tutto il giorno tutto il tratto e non solo la parte interessata dal cantiere, oltre che i pranzi, ci toglie quel minimo di visibilità che è indispensabile per sopravvivere.

Dopo mesi di chiusure forzate per lock-down e zone rosse o arancioni, vedere partire i lavori di potatura degli alberi, durante una finestra gialla che ci permette di stare aperti, non so se suona più come una beffa o come una l’ennesima jattura.

Per noi anche poter tenere aperto, pur in mezzo a mille difficoltà, per una settimana di fila anche se con pochi clienti, significa poter tenere vive le aziende”.

I lavori sono appaltati da ANAS che è tornata ad essere competente per la manutenzione della Statale 12 e la richiesta che il responsabile CNA Area Pisana Maurizio Bandecchi avanza è che “se non è possibile svolgere in lavori in notturna per motivi di sicurezza è che si adottino tutte le accortezze per accelerare i lavori in modo da minimizzare i disagi e limitare la chiusura al tratto interessato dal cantiere e non a tutta la strada da Pisa a San Giuliano. E su questo punto abbiamo già sollecitato ANAS a fare il possibile e speriamo che la richiesta venga accolta”.

Restauratori fuori dal Bando – Incredibile dimenticanza dei Beni Culturali

I restauratori di Beni culturali sono inspiegabilmente dimenticati nel bando del 29 dicembre del ministero dei Beni Culturali “di selezione per il conferimento di incarichi di collaborazione”. Lo fa notare il portavoce nazionale dei Restauratori della CNAGiacomo Casaril.

Casaril esprime forte preoccupazione per l’assenza della figura del “restauratore” tra il personale da inserire nelle strutture periferiche del Mibact, a parziale copertura delle carenze di organico.

“Il ruolo del Restauratore di Beni culturali – sottolinea Giacomo Casaril – sarà strategico per il potenziamento della capacità operativa del ministero. Nei prossimi anni dovrà infatti essere attore di uno straordinario sforzo collettivo per la ripresa del Paese, colpito dalle conseguenze economiche e sociali dell’emergenza pandemica. Non comprendiamo quindi come la vistosa dimenticanza si possa conciliare con questo obiettivo e con i provvedimenti già emanati dal ministero sull’attività dei restauratori. Oltre che con le nuove e straordinarie sfide che si apriranno con il Recovery Plan”.

Le iniziative di CNA Restauratori

CNA Restauratori, in stretta collaborazione con le altre associazioni di categoria, sta predisponendo un’azione congiunta. L’obiettivo è sollecitare il ministero e gli uffici competenti che sovrintendono alla definizione dell’organico affinché sia compreso nel bando un adeguato numero di figure con qualifica di “restauratore di Beni culturali”, nel rispetto della normativa vigente.

“Chiediamo contestualmente che nei prossimi provvedimenti venga adeguatamente riconosciuto il ruolo dei restauratori di Beni culturali. Anche con strumenti finanziari mirati. Sono liberi professionisti e imprese che svolgono un ruolo chiave, quotidianamente e capillarmente su tutto il territorio nazionale. I restauratori sono protagonisti a tutela del patrimonio artistico fra i più importanti al mondo” ha concluso Casaril.