Occupazione: tiene, ma si prevedono mesi duri in arrivo

Occupazione stabile a settembre per le imprese artigiane, micro e piccole rispetto a un anno fa anche per effetto del blocco dei licenziamenti. In termini congiunturali invece il numero di occupati registra una contrazione dello 0,7% nei confronti di agosto, una dinamica legata alla chiusura della stagione estiva. E’ quanto emerge dall’Osservatorio lavoro CNA, curato dal Centro Studi della Confederazione che analizza mensilmente le tendenze dell’occupazione dal dicembre 2014. Con la ripresa dei contagi e le conseguenti misure di contenimento, tuttavia, cresce l’incertezza sulle prospettive dell’ultimo trimestre dell’anno.

Anche a settembre si conferma il trend dello stesso mese del 2019, le assunzioni e le cessazioni sono diminuite su base tendenziale e l’occupazione si è ridotta a causa della domanda di lavoro da parte delle imprese, in flessione rispetto a un anno fa.

Le assunzioni mostrano un calo del 15,8% rispetto al settembre 2019 mentre le cessazioni sono diminuite del 3,8% in termini tendenziali. Questa variazione, in linea con quelle osservate nel mese di settembre degli ultimi anni, interrompe una serie di cinque diminuzioni molto ampie determinate con ogni probabilità dagli ammortizzatori sociali.

In maniera simile a quanto osservato negli altri mesi della stagione estiva, l’esigenza delle micro e piccole imprese a gestire la manodopera in maniera flessibile si riflette in un aumento dell’occupazione inquadrata con tipologie contrattuali non permanenti. Rispetto a un anno fa, infatti, è aumentata l’occupazione a tempo di determinato e di apprendistato (rispettivamente +8,8% e +8,0%) nonché di lavoro intermittente (+2,9%).

In diminuzione invece le posizioni a tempo indeterminato (-5,5%) il cui calo nel mese di settembre è ormai una costante degli ultimi sei anni. Questa diminuzione si è riflessa, come in passato, in una erosione della quota di lavoratori a tempo indeterminato che in sei anni sono passati dall’85,4% al 55,6% del totale.

CNA Federmoda chiede al Governo attenzione per il mondo dell’Artigianato e delle Piccole Imprese della moda italiana

A livello nazionale gli acquisti si sono ridotti del 50% e la seconda ondata pandemica segnerà di fatto la quarta stagione consecutiva in uno stato di recessione, il che significa per le imprese ben due anni di investimenti senza ritorno, con un calo di fatturato generalizzato che si stima dal 35% al 60% nel 2020

Impietosi gli ultimi dati rilevati da Infocamere a livello regionale
Nel settore Tessile Abbigliamento Cuoio ovvero il comparto moda toscano nel corso del 2020 sono cessate 839 imprese a fronte di sole 643 nuove.
Iscrizioni che portano ad un saldo negativo del settore di quasi 200 imprese in meno.

Al terzo trimestre 2020, dati Infocamere, si registrano infatti per il comparto TAC (tessile, abbigliamento, calzature) -196 imprese. A conferma delle difficoltà di tutto il comparto manifatturiero che segna un meno 367 imprese durante l’anno risultato provocato da 5424 cessazioni e con 5057 nuove attività. Il comparto manifatturiero toscano conta pur sempre oltre 100mila imprese ( 102377, per la precisione), ma se si va indietro nel tempo si nota che agli inizi del millennio nel 2000 erano ben 8150 in più con una perdita del 7,37% dove il prezzo più alto è stato pagato proprio da settore TAC artigiano calato di quasi il 30% ridotto a 10678 imprese mentre erano 15061 venti anni fa…

Attraverso una lettera a firma del Presidente Nazionale CNA Federmoda, Marco Landi e del Responsabile Nazionale, Antonio Franceschini inviata, nel pomeriggio di ieri 29 ottobre 2020, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell’Economia e Finanze, al Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, al Ministro dello Sviluppo Economico e al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, l’Unione delle imprese della filiera moda di CNA illustra la situazione del settore e propone una serie di misure chiedendo inoltre un momento di confronto dedicato al settore.

Questi i passaggi della lettera inviata:

Le varie misure fin qui introdotte per supportare i diversi settori produttivi in considerazione della situazione di crisi sanitaria ed economica che sta colpendo il nostro Paese e il mondo in generale non hanno a nostro avviso dedicato la dovuta attenzione a questo comparto che ha tanta rilevanza in termini di saldo positivo per la bilancia commerciale del Paese e rappresenta un biglietto da visita dell’Italia nel mondo.

La filiera moda italiana rappresenta una realtà unica nel panorama internazionale.

La forza del nostro sistema moda è data dal permanere in Italia di un tessuto imprenditoriale fortemente connesso ai territori e trae energia dalle migliaia di imprese artigiane e piccole imprese che apportano competenze e flessibilità all’intera filiera. Recenti iniziative di primari brand della nostra moda hanno ben evidenziato come parte del loro valore sia basato sul rapporto con la filiera produttiva nazionale ed in primo luogo con l’artigianato.

È necessario adottare fin da subito una strategia della resistenza per preservare il settore, garantendo una moratoria finanziaria e contributiva per 18 mesi a partire da gennaio 2021, periodo che rappresenta il ciclo finanziario standard per un’azienda di abbigliamento e l’adozione degli ammortizzatori sociali per tutto il 2021.

La vita produttiva delle aziende di moda è organizzata sulle collezioni Autunno/Inverno e Primavera/Estate, la pandemia e la conseguente progressiva chiusura del traffico di persone a livello internazionale esploso a fine febbraio in Italia ha determinato l’interruzione della campagna vendita invernale, tanto che Milano è stata colpita proprio durante la settimana della Moda Donna con fiere e sfilate in corso, di fatto la campagna vendite invernale 2020 si è conclusa a metà .

Nello stesso momento erano in corso le consegne della Primavera Estate 2020 in questo caso la merce inviata dalle aziende o non è stata ritirata oppure è stata ritirata dai negozianti che dopo pochi giorni hanno dovuto chiudere per il lockdown.

Per realizzare la produzione invernale, le aziende che hanno voluto regolarmente consegnare il venduto, hanno acquistato i materiali nonostante le chiusure per rispondere agli ordini nei tempi e modi consueti e allo stesso tempo hanno concesso dilazioni di pagamento ai clienti chiusi per lockdown per garantire la continuità dei rapporti.

La campagna vendita PE 2021 è iniziata da luglio per la cancellazione di diverse manifestazioni, gli eventi in formato virtuale e i pochi eventi all’estero non hanno dato i risultati sperati.

La situazione complessiva a livello mondiale ha ridotto mediamente gli acquisti del 50%.

La cosiddetta seconda ondata determina un ulteriore danno per la stagione invernale 2020/2021 e si ripercuoterà sulla prossima campagna vendita per l’AI 2021/2022, stiamo quindi parlando di 4 stagioni, che significano due anni di investimenti senza ritorno, con un calo di fatturato del 2020 che si stima dal 35% al 60%, un’ulteriore previsione sulla PE  2021 dal 50% al 70%.

Le aziende si trovano ad attraversare un periodo storico per cui la mancanza di lavoro prolungata non può che determinare una forte riduzione del personale e mancanza di liquidità per far fronte agli impegni con i fornitori, quindi è determinante il mantenimento per tutto il 2021 della cassa integrazione nella speranza che la scoperta del vaccino in questo lasso tempo permetta al mercato di riprendere anche gradualmente verso i livelli del passato e la rinegoziazione di tutti i finanziamenti con moratoria per ulteriori 18 mesi degli esistenti e possibilità di rinegoziazione per un periodo minimo di 10 anni e con concessione di aiuti a fondo perduto in base alle perdite subite causa Covid .

Sarebbe importante, inoltre, un’agevolazione fiscale sull’acquisto di prodotti Made in Italy nel nostro Paese, sarebbe un naturale volano di una campagna di sensibilizzazione all’acquisto dei nostri prodotti moda, che più degli altri sono il frutto di una sostenibilità sociale economica e ambientale, tematica al centro delle politiche di sviluppo globali.

Dobbiamo riuscire a promuovere il Made In Italy nel mondo per far questo dobbiamo impiegare tutte le risorse a disposizione per l’internazionalizzazione, portando fisicamente le nostre aziende ed i nostri prodotti Moda nel mondo, la Moda ha bisogno di essere indossata provata raccontata fisicamente, uno sforzo verso l’esterno per poi portare gli estimatori del Made in Italy qui da noi in Italia a vedere, gustare, vivere il nostro il nostro sistema di vita e la nostra cultura, che sono l’anima della nostra creatività e delle nostre creazioni.

La Moda è un settore ad alta intensità di manodopera quindi per essere competitivo ha necessità di una ulteriore riduzione del cuneo fiscale e flessibilità nell’utilizzo dei contratti a termine e taglio contributivo importante per chi stabilizza e forma il personale in azienda, leve queste che andranno a incidere positivamente sul mercato del lavoro in un momento che potrebbe essere catastrofico per licenziamenti dovuti a perdite di commesse e di lavoro.

È inoltre importante agevolare la crescita delle imprese con patti di filiera e agevolare le aggregazioni, il tutto finalizzato ad avere una filiera più solida capace di reggere il mercato e pronta a ricevere i frutti di agevolazioni su politiche di reshoring che dovrebbero essere sostenute e incoraggiate.

I punti di forza dei nostri distretti sono la prossimità territoriale, esperienza e know-how, qualità delle lavorazioni, rispetto delle regole.

Il futuro ci vuole flessibili, in grado di rigenerare nuove competenze e nuove servizi nel rispetto della trasparenza ed eco-sostenibilità ma la minaccia più grande è lo sfilacciamento della filiera e la perdita di competitività, l’indifferenza del consumatore verso la qualità e la sola attenzione al prezzo, noi invece siamo bravi a produrre Bellezza come Cultura d’impresa come Stile di Vita, questo è quanto dobbiamo promuovere e sostenere nel mondo.

La Bellezza che diventa attrattività e sostiene l’eccellenza di processo generando “qualità” e riconoscibilità verso il consumatore.

Se non verranno prese misure ad hoc il settore è destinato a collassare con una forte ripercussione negativa sul nostro Paese fin dal 2021.

CNA: “I servizi alla persona non vanno penalizzati”

“CNA è estremamente preoccupata dalle indiscrezioni filtrate attraverso i mezzi di comunicazione su alcuni provvedimenti contenuti nel Dpcm che si appresta a varare il presidente del Consiglio. In particolare, ci allarmano le voci relative a una stretta sul settore dei servizi alla persona, a cominciare dai servizi di acconciatura ed estetica. Finora, infatti, questi artigiani hanno rispettato in maniera sistematica e continua i protocolli di sicurezza fissati dalle autorità pubbliche, in molti casi rendendoli ancora più stringenti. Non è un caso che non abbiano rappresentato una fonte di contagio. Pare francamente assurdo, pertanto, che questa categoria, già penalizzata in maniera pesante dalle restrizioni sociali e dal forte calo dei consumi, possa essere punita di nuovo e senza motivazioni oggettive. CNA chiede quindi che il Governo fughi questi timori evitando atti punitivi e ingiustificati verso una incolpevole categoria di artigiani che crea occupazione e forma sul campo lavoratori senza nulla in cambio. CNA chiede, inoltre, che qualsiasi restrizione inserita nel nuovo Dpcm, territoriale od oraria, permetta il libero svolgimento delle attività lavorative”.
Lo dichiara il presidente nazionale della CNA, Daniele Vaccarino.

DL Ristori – Lettera ai Ministri Gualtieri e Patuanelli

Sugli indennizzi alla ristorazione sanare le discriminazioni

È incomprensibile e ingiustificabile l’assenza delle attività di ristorazione senza somministrazione al tavolo dagli indennizzi stanziati dal Governo con il decreto ristori. E’ quanto sottolinea la CNA in una lettera firmata dal Presidente Nazionale, Daniele Vaccarino, e da Sergio Silvestrini, Segretario Generale,  inviata ai ministri dell’Economia Gualtieri e dello Sviluppo economico Patuanelli per chiedere all’esecutivo di superare l’attuale discriminazione e riconoscere il giusto indennizzo anche alle imprese artigiane direttamente colpite dalle misure restrittive.

La Confederazione mette in rilievo che decine di migliaia di pizzerie al taglio, rosticcerie, piadinerie e gastronomie sono escluse dai contributi sulla base di una inaccettabile distinzione tra pubblico esercizio e non, nonostante le attività artigiane della ristorazione siano state assoggettate ai medesimi obblighi, in termini di orari, capienza e sicurezza rispetto alle attività effettuate con somministrazione.

D’altra parte, al di là delle definizioni utilizzate dall’Istituto di Statistica che parla di “esercizi di rosticcerie, friggitorie, pizzerie a taglio eccetera che non dispongono di posti a sedere”, si tratta di attività in cui si effettua il consumo sul posto, attraverso l’impiego di tavoli, sedie e sgabelli. È bene ricordare, allora, come il consumo sul posto sia stato formalmente preclusoalmeno a partire dalle ore 18.00. Di conseguenza, il calo di fatturato è indubbio, se si consente a queste attività l’esclusivo ricorso all’asporto e alle consegne a domicilio nella fascia tardo-pomeridiana e serale.

Infine CNA invita l’Esecutivo a proseguire il confronto con le associazioni datoriali, per concertare, tramite l’istituzione di un tavolo ad hoc, un metodo chiaro e condiviso sul come affrontare l’emergenza e sostenere le imprese più colpite. È necessario, infatti, estendere gli interventi di ristoro alle attività di filiera, indirettamente danneggiate da restrizioni e circostanze di contesto. Un cospicuo raggruppamento di mestieri che non possono essere ignorati, tale da ricomprendere, ad esempio, il trasporto turistico, le tintolavanderie e i fotografi.

Leggi anche:

Decreto Ristori – Oltre 100mila imprese della ristorazione inspiegabilmente escluse

È stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il “Decreto Ristor,  recante ulteriori misure urgenti in materia di tutela della salute, sostegno ai lavoratori e alle imprese, giustizia e sicurezza, connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19”.

Leggi il testo integrale del decreto ristori: 
decreto_ristori_n._137_gu_n._269_del_28.10.2020

Il Decreto entra in vigore dal 29/10/2020, giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale.
Per i dettagli vi consigliamo di riferirvi ai coordinatori di mestiere di CNA Pisa.

CNA: “Oltre 100mila imprese della ristorazione inspiegabilmente escluse. Confidiamo che il Governo rimedi con urgenza alla grave svista”

Oltre 100mila imprese del settore della ristorazione sono inspiegabilmente escluse dagli indennizzi previsti con il Decreto ristori. È quanto denuncia CNA dopo la lettura del testo del provvedimento ricordando che nel corso dell’incontro con il presidente del Consiglio la Confederazione aveva indicato che le attività coinvolte direttamente e indirettamente dalle nuove restrizioni sono oltre un milione.

Per quanto riguarda la ristorazione invece risultano escluse tutte le imprese che svolgono l’attività senza somministrazione, in pratica tutto l’artigianato della ristorazione:
– pizzerie a taglio,
– gastronomie,
– rosticcerie,
– piadinerie,
– gelaterie.

Non sono ammesse ai contributi nonostante stiano accusando da tempo vistosi cali di fatturato.

CNA ribadisce che tali attività devono essere assolutamente comprese nel comparto della ristorazione quando si parla di indennizzi, anche perché sono sempre inserite nei provvedimenti e nelle disposizioni in materia di obblighi e norme di sicurezza.

CNA confida che l’esclusione dal Decreto sia una banale ma grave svista e che l’esecutivo porrà rimedio con tempestività. Il provvedimento consente, infatti, ai Ministri dell’Economia e dello Sviluppo Economico di estendere la platea dei beneficiari in qualsiasi momento.

La Confederazione infine sollecita il Governo a proseguire il confronto con le associazioni datoriali per definire metodo chiaro preciso e coerente per definire il perimetro delle misure di ristoro. È necessario infatti ampliare l’ambito di intervento alle attività delle filiere che sono le più colpite dalla pandemia e ulteriormente penalizzate dalle restrizioni per contenere il virus. Un lungo elenco, oltre 100mila attività, che comprende ad esempio bus turistici, tintolavenderie, fotografi che non possono essere ignorate.

Leggi il testo integrale del decreto ristori: 
decreto_ristori_n._137_gu_n._269_del_28.10.2020

LAVANDERIE – Senza sostegni rischiano il collasso

Un settore silenzioso, poco conosciuto e di cui non si parla mai, eppure operoso, 17.000 imprese, tra lavanderie tradizionali ed industriali, che generano un fatturato di oltre 2,5 miliardi e occupano quasi 50.000 persone.

CNA ha chiesto al Governo di tenere conto della reale ampiezza del perimetro della stretta nel definire gli indennizzi a fondo perduto. Alle 400mila imprese colpite direttamente va aggiunto un importante indotto, tra cui le lavanderie che senza un sostegno rischiano di essere spazzate via. Un settore che ha faticosamente tenuto durante la fase di lockdown, nonostante il crollo del fatturato, ora rischia di collassare. Sono imprese che oltre ad offrire un servizio al cittadino, lavorano con il mondo della ristorazione e della filiera del turismo in genere. La chiusura dei ristoranti, lo smart tworking praticato da circa il 70% degli uffici, l’interruzione di eventi e cerimonie è tutto lavoro che viene a mancare. Un’ulteriore stretta in questo momento potrebbe compromettere definitivamente il settore e portare alla chiusura di migliaia di attività. Chiediamo pertanto al Governo che le lavanderie, al pari di altri settori coinvolti direttamente o indirettamente, siano beneficiare dei contributi a fondo perduto e delle agevolazioni previste dal Decreto Ristori.

DL Ristori – “Il Governo ora mantenga gli impegni presi”

CNA nota la rapidità con la quale il Governo ha varato il Decreto Ristori. E sottolinea che le imprese costrette alle nuove restrizioni hanno sempre rigorosamente rispettato le disposizioni di sicurezza, ma sono oggetto della stretta in quanto mirata a evitare le uscite serali delle persone e il rischio di assembramenti.

Ci aspettiamo ora che il contenuto del provvedimento corrisponda a quanto in mattinata il presidente del Consiglio Conte, e i ministri Gualtieri e Patuanelli, avevano anticipato nell’incontro digitale con le categorie. Un contenuto che accoglieva le istanze presentate dalla nostra Confederazione.

La platea di destinatari

CNA ha chiesto al Governo di tenere prioritariamente conto dell’ampiezza del perimetro della stretta. Alle 400mila imprese colpite direttamente va aggiunto infatti un indotto di oltre un milione di artigiani, professionisti, partite Iva, imprese – è il caso dei forni, delle gelaterie, delle pasticcerie, delle birrerie – che senza sostegno rischia di essere spazzato via. Per quanto riguarda il trasporto persone è stata ribadita la richiesta di confermare gli indennizzi alle imprese, Ncc e taxi compresi.

Le richieste di CNA

Tra le richieste della nostra Confederazione, le più rilevanti sono: l’incremento molto cospicuo dei contributi a fondo perduto; l’istituzione di un nuovo contributo a fondo perduto per le perdite nei ricavi subite nel periodo aprile-settembre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019; la sospensione dei versamenti delle imposte e dei contributi dovuti fino al 31 dicembre prossimo; la cancellazione del saldo Imu Tasi in scadenza il prossimo 16 dicembre; l’estensione del bonus canoni di locazione fino al termine dell’anno, oltre all’irrinunciabile rifinanziamento immediato della cassa integrazione, a cominciare da quella per i lavoratori iscritti nel Fondo di solidarietà bilaterale dell’artigianato.

Ora valuteremo quanto in concreto è stato deciso.

CNA HORECA Pisa: Salviamo il settore

CNA HORECA Pisa, (pen)ultimo S.O.S.“Horeca strategico per il Made in Italy”

Comprensibili le limitazioni, ma salviamo il settore

CNA Pisa Horeca lancia un (pen)ultimo SOS: salvare il settore Horeca significa mettere in sicurezza anche il valore per tutto il made in Italy che si porta dietro.

Il nuovo DPCM ed anche la nuova Ordinanza del Comune di Pisa, come del resto si stanno accingendo a fare gli altri Comuni, vanno nella stessa direzione: ci sono nuovi ed aggiuntivi punti fermi su riduzione di orario per la ristorazione e limitazioni nel numero dei partecipanti alle cerimonie, mettendo in ulteriore difficoltà tutto il settore della ristorazione e in special modo quello legato alle cerimonie, con il rischio che alcune imprese non riusciranno più a risollevarsi.

“La diffusione dei contagi sta rapidamente peggiorando – fa notare la coordinatrice di CNA Horeca Pisa Sabrina Perondi -. Ma noi non crediamo che il problema dell’aumento dei contagi venga dal mondo della ristorazione salvo casi di cattiva gestione. Queste restrizioni rischiano di essere l’ultimo SOS, anzi il penultimo. Senza Horeca anche il made in Italy ne subirebbe un colpo durissimo. Certo ci vuole senso di responsabilità per i rischi per la salute, e come CNA lo diciamo da sempre e sempre siamo stati impegnati al rispetto delle misure anti covid e pronti ad assumersi ulteriori responsabilità. Attenti però a non superare il punto di non ritorno! Il bonus ristorazione è buona cosa ma non sufficiente, come già avvenuto con il decreto rilancio e il decreto CURA ITALIA, i benefici sono limitati ad alcuni codici Ateco, non riguarda ad es. le pizzerie a taglio, le pasticcerie, i bar, le rosticcerie etc., mentre ogni DPCM ha sempre parlato di “ristorazione” non indicando specifici codici Ateco”.

Daniele Fagiolini, Presidente CNA Horeca Pisa, “questo rischia di essere il colpo di grazia, per questo lanciamo il nostro ultimo SOS quantomeno per la sopravvivenza dei locali serali e notturni. Le attività di ristorazione danno spazi sicuri nel rispetto delle regole. Non si capisce che chiudendo tutti i locali i ragazzi si raduneranno altrove creando assembramenti.

“Il vero problema- aggiunge Nicola Micheletti – sono i controlli, ancora troppo pochi per far rispettare le regole dappertutto. Basti pensare alle zone centrali controllate a macchia di leopardo, per non parlare delle periferie. E i controlli vanno rivolti non solo ai locali ma anche verso gli avventori, impossibili da contenere per i gestori”

Tre proposte lancia CNA Horeca Pisa per la sopravvivenza del settore, che valgono sia per i tributi nazionali che locali:

·                 modifica delle modalità di restituzione dei crediti concessi per l’emergenza spalmandoli fino a 120 mesi e anche oltre finchè non ci sarà una ripresa stabile.

·                 reintroduzione dei voucher per le prestazioni di lavoro occasionali e rientro al lavoro in presenza perché se non si riparte non si riaprirà più;

·                 consentire il pagamento delle tasse differito in più annualità.

“L’immagine che la ristorazione ha creato dell’Italia – concludono Fagiolini e Micheletti di CNA Horeca Pisa – è quella del saper fare bene e con qualità, è quella di avere i miglior cuochi al mondo, assieme a molte altre eccellenze, paesaggio, arte, città storiche. E’ un’immagine che da sola ha contribuito al benessere di questo paese trascinando la domanda del “Made in Italy” alimentare e non solo. Se il settore affonda anche la ripresa futura sarà più difficile, quindi va tutelato in tutti i modi, sempre con l’obiettivo della sicurezza dei clienti e di chi ci lavora”.

(Fonte: Ufficio Stampa Pisa)

Nuovo DPCM per contenimento Covid

Qui di seguito forniamo le prime anticipazioni relative al nuovo DPCM che è essere stato firmato fra il 12 e il 13 ottobre.

MASCHERINE
È fatto obbligo sull’intero territorio nazionale di avere sempre con sé dispositivi di protezione delle vie respiratorie, nonché obbligo di indossarli nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e in tutti i luoghi all’aperto a eccezione dei casi in cui, per le caratteristiche dei luoghi o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi, e comunque con salvezza dei protocolli e delle linee guida anti-contagio previsti per le attività economiche, produttive, amministrative e sociali, nonché delle linee guida per il consumo di cibi e bevande.

BAR E RISTORAZIONE
Le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) sono consentite sino alle ore 24.00 con consumo al tavolo e sino alle ore 21.00 in assenza di consumo al tavolo; resta sempre consentita la ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto, nonché la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze dopo le ore 21 e fermo restando l’obbligo di rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro.

FESTE
Restano comunque sospese le attività che abbiano luogo in sale da ballo e discoteche e locali assimilati, all’aperto o al chiuso. Sono vietate le feste nei luoghi al chiuso e all’aperto. Le feste conseguenti alle cerimonie civili o religiose sono consentite con la partecipazione massima di 30 persone nel rispetto dei protocolli e delle linee guida vigenti. Con riguardo alle abitazioni private, è fortemente raccomandato di evitare feste, nonché di evitare di ricevere persone non conviventi di numero superiore a sei.

CINEMA E CONCERTI
Gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all’aperto sono svolti con posti a sedere preassegnati e distanziati e a condizione che sia comunque assicurato il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro sia per il personale, sia per gli spettatori che non siano abitualmente conviventi, con il numero massimo di 1000 spettatori per spettacoli all’aperto e di 200 spettatori per spettacoli in luoghi chiusi, per ogni singola sala.

Inoltre è stato modificato l’allegato relativo all’entrata ed uscita da vari stati sia europei che extraeuropei. Non appena sarà pubblicato in GU invieremo maggiori informazioni.

Qui di seguito i link al sito della regione Toscana con le informazioni in merito al Covid e alle misure in vigore per le singole attività economiche:

https://www.regione.toscana.it/-/misure-di-prevenzione-e-riduzione-del-rischio-di-contagio-suddivise-per-attività

https://www.regione.toscana.it/-/ordinanze-della-regione-toscana

(Fonte: Ufficio Stampa CNA Pisa)

Coronavirus – Le nuove restrizioni metteranno in ginocchio molte imprese

CNA: “Dalle imprese rigoroso rispetto di norme e protocolli”

La tutela della salute e la salvaguardia del sistema economico possono e devono procedere di pari passo. Le misure di contenimento dovrebbero ispirarsi a questo filo conduttore insieme a buon senso, equilibrio e responsabilità individuali e collettive. Sapevamo che avremmo dovuto convivere con il virus per un tempo indeterminato, in attesa del vaccino, ed attrezzarci per rafforzare la strategia di contrasto al Covid-19.

In attesa di conoscere il nuovo provvedimento del Governo, CNA intende sottolineare alcune evidenze. In particolare i luoghi di lavoro e le attività aperte al pubblico hanno dimostrato di non rappresentare focolai di diffusione del virus. Le imprese stanno rispettando in modo rigoroso le disposizioni ed i protocolli che hanno contribuito a definire.

La Confederazione condivide l’impostazione del Governo a modulare gli interventi per prevenire misure più restrittive che avrebbero un impatto devastante sulla società e sull’intero sistema economico. Tuttavia, la riduzione degli orari di alcune attività insieme ad altre restrizioni al tessuto economico producono certamente un impatto negativo su vasti settori già in grave sofferenza mentre non è certo il loro effetto di contenimento del virus considerando che quasi l’80% dei contagi avviene in ambito familiare. È fondamentale il senso di responsabilità da parte di tutti e il rispetto delle poche e semplici regole così come la capacità degli enti locali e delle forze dell’ordine di far rispettare le disposizioni contro gli assembramenti e assicurare l’osservanza delle norme. Un appello anche ai mezzi di informazione, strumento prezioso per mantenere alta l’attenzione ma evitando di alimentare un clima di paura.