WINE FASHION 2020 – Una serata all’insegna del glamour e dell’eleganza

Tre appuntamenti permetteranno di scoprire tre luoghi magici del nostro territorio.

2 OTTTOBRE
La prima serata sarà ospitata presso la Fattoria Uccelliera

16 OTTOBRE
La prima serata sarà ospitata presso Podere la Chiesa

30 OTTOBRE
La manifestazione si concluderà presso Pieve de’ Pitti

La manifestazione, promossa da CNA, in collaborazione con Stairway To Event, società di organizzazione di eventi e con il supporto di Terre di Pisa, vuole mettere in luce due importanti realtà economico – produttive del territorio pisano, il settore della moda e quello dell’artigianato artistico. Il concept della serata è stato creato con il supporto della stylist e designer Caterina Matteucci di Le Catematte.

Gli ospiti saranno accolti alle 18.30 e guidati alla scoperta della cantina e dei suoi prodotti; la visita si concluderà con una degustazione dei vini accompagnata dai prodotti del nostro territorio. La location sarà impreziosita da una piccola mostra con alcuni pezzi unici delle seguenti aziende appartenenti al settore dell’artigianato artistico, Cassigoli, Cooperativa Altieri.

Le splendide creazioni degli artigiani del settore della moda, sfileranno indossate da quattro modelle, che per l’occasione saranno truccate ed acconciate da professionisti del settore.

Per il settore della moda, Laura De Cesare e i Maestri Tuscany, sfileranno presso la Fattoria Uccelliera; Calzaturificio Ambra Cavallini, Le Catematte e Vinea Bags le troverete a Podere la Chiesa. In chiusura a Pieve de’ Pitti si potranno ammirare le creazioni di Buti Pelletterie e del Carato.

In ottemperanza alle restrizioni del Covid-19, ad ogni serata potranno partecipare un massimo di 50 persone.
La prenotazione è obbligatoria.

Info e Prenotazioni:

Ivana Cerato
338 5910998
ivana.cerato@gmail.com

Il settore orafo riparte da Vicenzaoro

Il settore orafo-gioielliero riparte da Vicenza dopo il lockdown.

Ed è così che VicenzaOro, la fiera annuale del settore, si trasforma in “Voice”, acronimo di Vicenzaoro International Community Event, che quest’anno rappresenta il primo evento mondiale che affiancherà, oltre alla presenza digital, anche quella fisica, dopo il rinvio da inizio anno di tutte le rassegne internazionali del settore.

Alla manifestazione, in programma dal 12 al 14 settembre e allestita in pochi mesi e tra molte difficoltà per garantire il massimo rispetto delle norme anti-Covid, hanno aderito oltre 370 espositori.

In apertura dei lavori un forte appello per un rilancio dell’export del settore orafo è arrivato da CNA Orafi Nazionale, assieme alle altre associazioni di categoria, che hanno consegnato al Governo, in vista del collegamento con il ministro degli Affari Esteri, Luigi Di Maio, prevista per lunedì 14 Settembre, un documento contenente 14 precise richieste in tema di internazionalizzazione.

Infatti, dopo anni di crescita consecutiva e un 2019 con un incremento del +2,3% dei beni venduti all’estero, il comparto orafo si trova a fare i conti con la pandemia e nel primo quadrimestre 2020 il settore ha visto una contrazione nelle esportazioni del 31,2%, che diventa ancora più accentuata nei Paesi extra UE (-39,9%).

“Per tale motivo, CNA spera di sensibilizzare le istituzioni verso percorsi virtuosi a vantaggio delle aziende piccole, medie e grandi, che formano il tessuto di uno dei simboli del Made in Italy nel mondo” sottolinea il portavoce nazionale CNA Orafi, Arduino Zappaterra.

Le richieste avanzate nel documento riguardano: l’internazionalizzazione, la sostenibilità e origine delle materie prime, la semplificazione fiscale e la formazione.

Per quanto riguarda l’internazionalizzazione, nel settore orafo, i dazi e le barriere non tariffarie (NTB) impediscono la commercializzazione diretta dei manufatti italiani verso aree che rappresentano oltre il 60% del consumo mondiale. Fermo restando quindi la necessità di rilanciare con forza le iniziative a livello UE per politiche commerciali volte alla liberalizzazione regolamentata del commercio mondiale attraverso gli accordi di libero scambio (FTA), il settore ritiene importante che, nell’ambito del “Patto per l’Export”, vengano evidenziate alcune specificità, ovvero:

  • La ratifica dell’adesione dell’Italia alla c.d. Convenzione di Vienna sui metalli preziosi per facilitare il commercio internazionale degli oggetti in metalli preziosi garantendo, nel contempo, un’adeguata tutela del consumatore. Il ritardo nell’iter parlamentare di approvazione non consente alle nostre aziende di utilizzare le agevolazioni previste all’interno di paesi che rappresentano il 30% del nostro export.
  • Il potenziamento delle capacità di intervento preventivo ed ex-post da parte degli help desk anticontraffazione su alcuni mercati strategici (USA, Turchia, Cina, EAU, Russia…) e l’attivazione di help desk per un primo affiancamento delle imprese nei contenziosi con gli operatori esteri.
  • Il potenziamento degli accordi con la GDO (in USA e Giappone, ma non solo) che hanno rappresentato, nella fase “pre-Covid” un fattore di successo nelle politiche di “incremental business” settoriali.
  • L’attivazione attraverso accordi con i singoli Paesi, di “fast-line” o “fast-track” per permettere, nel rispetto di determinati protocolli sanitari bilaterali, la riduzione delle restrizioni previste per l’ingresso in determinati paesi. Questo per promuovere l’arrivo di operatori stranieri in Italia e agevolare, anche attraverso le nostre sedi diplomatiche, la presenza di operatori italiani nei paesi strategici per il nostro export
  • Potenziamento delle azioni a supporto delle manifestazioni fieristiche di settore nonché, sempre nell’ambito B2B, l’agevolazione all’accesso delle piccole e medie imprese al programma MAECI/ICE “Fiera Smart 365” così come la promozione e il supporto per le aziende meno “smart” nella fruizione degli accordi avviati con le principali piattaforme di e-commerce internazionali.
  • la necessità di accompagnare la comunicazione trasversale del “brand Italia” in fase di impostazione da parte del MAECI, con una campagna a livello settoriale per incidere in modo più chirurgico sul trade internazionale.

Un ulteriore aspetto sottolineato nel documento riguarda la sostenibilità e origine delle materie prime. Il settore dei preziosi è tra i settori più all’avanguardia in materia di economia circolare e nel recupero e nel riutilizzo degli oggetti e dei metalli/materiali usati.

Non solo, da oltre 20 anni nel settore vengono adottate politiche per la tracciabilità dell’origine “no-conflict” dei diamanti con la certificazione dell’origine dei diamanti (c.d. Kimberley Process) e con l’adozione di disciplinari internazionali anche per l’origine dei metalli preziosi.

Dal gennaio 2021 inoltre entrerà in vigore il Regolamento europeo per la “due diligence” per garantire l’origine “conflict free” dell’oro. Il settore ritiene importante che:

  • l’Italia si adoperi per estendere misure di tracciabilità anche nelle altre aree mondiali concorrenziali (es. Cina e India) e armonizzare a livello europeo le parti disciplinate dai singoli Stati membri (es. sanzioni, soglie, controlli…).
  • Si sostenga con forza la candidatura dell’Italia come Paese di riferimento a livello UE per l’emissione delle certificazioni “Kimberley Process” per proporre una regolamentazione europea sulla corretta distinzione tra diamanti naturali e artificiali.
  • Eliminare i blocchi doganali in ingresso in Cina dei prodotti in Corallo Rosso del Mediterraneo (Corallium Rubrum), vero Made in Italy, e che non sono assoggettati a vincoli CITES.

Per quanto concerne la semplificazione fiscale, si tratta di snellire alcune norme che appesantiscono e ostacolano la produzione e la diffusione dei beni delle aziende italiane a discapito della competizione con i mercati esteri, essendo il mondo orafo-gioielliero italiano oggetto di particolari e doverose attenzioni in termini di controlli e procedure fiscali create a tutela di operatori e consumatori. Le aziende orafe ritengono importante una semplificazione che miri a:

  • Estendere il regime di Reverse Charge alla filiera di produzione e commercializzazione del gioiello.
  • Introdurre un nuovo testo di legge di cui all’art.17 co.5 DPR 633/72 al fine di introdurre il regime di inversione contabile a tutti i passaggi commerciali all’interno della filiera industriale, risolvendo così molti problemi interpretativi e ponendo ostacoli alle frodi fiscali.
  • Emendare le modalità di applicazione dell’art. 128, U.C. DEL T.U.L.P.S.

Inoltre, il “fermo amministrativo o cautelare” nelle operazioni tra operatori del settore rappresenta un ostacolo alla circolazione dei beni senza che ciò apporti benefici in termini di tracciabilità.

Nello scambio BtoB, l’operatore eredita una operazione di per sé già pienamente tracciata che gode di una ampia documentazione contabile fiscale (documento di trasporto/fattura) in taluni casi, le operazioni di cessione e relativa compravendita tra operatori potrebbero essere oggetto di altre transazioni commerciali tra altri soggetti facenti parte della filiera orafa, sommando, di fatto più volte, il fermo amministrativo o cautelare.

La formazione per il settore orafo è un altro aspetto cruciale per poter garantire la sopravvivenza del settore e la competitività delle aziende italiane nei mercati esteri. Nei prossimi anni si assisterà all’uscita dal mondo del lavoro di alcune migliaia di professionisti tecnici per raggiunti limiti di età, ma ad oggi il ricambio generazionale di queste competenze non è garantito con il rischio di depauperare un patrimonio di conoscenze unico.

Occorre, quindi, rilanciare i percorsi formativi professionalizzanti attraverso opportune campagne di informazione e sensibilizzazione (studenti, genitori, docenti), rafforzare e finanziare la presenza di progetti di istruzione superiore con particolare riguardo alle produzioni di qualità nei licei artistici, negli istituti tecnici e professionali (ITS), incentivare in modo opportuno la c.d. “staffetta generazionale” per la migliore gestione del trasferimento delle conoscenze in azienda.

S.I.A.E. – Nuove scadenze per pubblica esecuzione

Rappresentazione, musica d’ambiente ed emittenza locale 

In considerazione del contesto determinato dell’emergenza sanitaria COVID-19 e dei recenti provvedimenti adottati dal Governo in tema di ripresa delle attività produttive, con avviso S.I.A.E. del 25 maggio 2020 sono stati differiti quasi tutti i termini di scadenza per il settore delle utilizzazioni di pubblica esecuzione – rappresentazione e di musica d’ambiente.

Solo il termine di pagamento degli abbonamenti annuali per musica d’ambiente per le attività di rivendita di generi alimentari (negozi e G.D.O), anche se commercializzati insieme ad altre tipologie merceologiche (empori, supermercati, ipermercati ecc.), rimane fissato al 31 maggio 2020 come comunicato con precedente circolare.

Per gli abbonamenti stagionali di musica d’ambiente, invece, il termine di scadenza del pagamento è fissato al 31 luglio 2020 per tutte le tipologie di attività.

Per il settore reprografia, i termini di pagamento sono stati prorogati al 30 giugno 2020.

Fino al 30 giugno 2020 è, altresì, sospesa l’applicazione delle penali per ritardato pagamento per l’emittenza locale radio-tv.

Fino al 30 giugno 2020 è sospeso l’invio di avvisi o solleciti per il pagamento degli importi per eventi o periodi di attività pregressi, ivi compreso l’invio delle diffide. Fino alla stessa data è, altresì, prorogata la sospensione delle richieste di pagamento delle rate dei piani di rientro scadute riferite ai mesi di febbraio, marzo, aprile, maggio e giugno 2020, con conseguente slittamento del piano di rientro per un periodo corrispondente al numero di rate mensili non pagate.

Vi aggiorneremo su eventuali ulteriori provvedimenti che saranno assunti anche in merito alle richieste avanzate da CNA inerenti al riavvio delle attività produttive stabilite dalle recenti disposizioni governative in conseguenza delle forzate chiusure disposte nel periodo di lockdown.

 “Un grazie al Prefetto da parte del settore Restauro CNA”

Le attività di restauro sono inserite ufficialmente fra le attività consentite. Riconosciute le buone ragioni di CNA Pisa, raccolte dalla Prefettura

Ora è ufficiale: le attività di restauro possono operare regolarmente.

Il problema è stato risolto grazie anche ad una richiesta partita dalla CNA di Pisa e indirizzata alla Prefettura di Pisa che a sua volta l’ha inoltrata al Governo.

Francesco Oppedisano

“È stata la bontà delle argomentazioni e anche la correttezza delle procedure ed il rispetto dei ruoli di tutti gli attori, che ha permesso l’ottenimento di questo risultato – ha commentato il presidente CNA Pisa Francesco Oppedisano – per questo un nostro ringraziamento particolare lo rivolgiamo al Dottor Giuseppe Castaldo, il Prefetto e a tutto il personale della Prefettura, per come è stata gestita tutta la situazione e per il contributo che hanno saputo dare”.

Elena Dal Canto

Stante infatti la bontà delle argomentazioni proposte è stato prima inserito nelle FAQ del sito Governo.it la possibilità di ripartire il 4 maggio anche per i Restauratori di beni culturali. Mancava però l’ufficialità, che è arrivata con l’emissione di un Decreto Ministeriale del dicastero dello Sviluppo Economico, correttivo degli elenchi dei codici Ateco inserendo il codice 90.03.02, “e di questo risultato va ringraziato il nostro nazionale CNA – fa notare Elena Dal Canto responsabile Restauro CNA Pisa – che ha sempre lavorato in stretta sintonia con il nostro territorio che ha segnalato per primo il problema, portando a termine una procedura non semplice: nostra segnalazione, con il parere concorde della Camera di Commercio di Pisa, alla Prefettura di Pisa che gira subito il quesito al Governo; nel frattempo il ns nazionale CNA segnala al MISE il problema; la risposta del Governo attraverso le FAQ arriva domenica 3 maggio seguita da una successiva comunicazione di reintegro alle Prefetture e Ministeri di riferimento (Mibact in questo caso); ed infine il Decreto MISE che aggiunge le attività non previste al momento della pubblicazione in Gazzetta del DPCM, rappresenta un lieto fine non scontato”.

Barbara Pisani

“Ha prevalso la logica, -ha notato con soddisfazione Barbara Pisani, restauratrice aderente a CNA e Presidente del Consorzio Pisarum – si tratta per la massima parte di attività che si svolgono in cantiere o in laboratorio senza alcun contatto con il pubblico, generalmente con un numero ridotto di addetti per ciascuna unità produttiva e con amplissime possibilità di distanziamento sociale. Sono dunque attività con ridotto rischio di trasmissione del virus Covid-19, analogo se non inferiore a quello dei cantieri edili. La nostra è una realtà lavorativa fatta da ditte individuali per la maggior parte, che hanno necessità di recarsi nei loro laboratori o sui cantieri, per portare avanti una attività che non è certo al pubblico cui erano state assimilate inizialmente. Ora la questione è risolta e ringraziamo la Prefettura di Pisa e la CNA per l’ottimo risultato” .

(Fonte: Ufficio Stampa CNA Pisa)

È consentita la prosecuzione delle attività di conservazione e restauro di opere d’arte

Si legge sul sito del Governo Italiano nella parte delle FAQ, dove è stata pubblicata questa risposta che senza ombra alcuna consente la ripresa dal 4 maggio.

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È consentita la prosecuzione delle attività di conservazione e restauro di opere d’arte?

Sì, sono consentite le attività di restauro, finalizzate alla conservazione di opere d’arte quali quadri, affreschi, sculture, mosaici, arazzi, beni archeologici.
Tali attività non sono infatti sostanzialmente riducibili a profili ricreativi o artistici di cui al codice Ateco 90.0, essendo invece riconducibili alle attività assentite nell’allegato 3 del d.P.C.M. 26 aprile 2020 del restauro di edifici storici e monumentali (41.20), dell’industria del legno (16), di architettura, ingegneria, collaudo e analisi tecniche (71) e alle altre attività professionali, scientifiche e tecniche (74) nonché alle riparazioni di beni mobili (95).

http://www.governo.it/it/faq-fasedue

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Come CNA Nazionale ringraziamo dell’azione congiunta e coordinata tutte le CNA Territoriali e Regionali e i tanti restauratori che si sono mossi a sostegno della riapertura.

Un ringraziamento particolare alle Associazioni ARI ed ORA, con le quali abbiamo intrapreso un’azione unitaria, per nulla scontata, a favore dei restauratori, che è il bene supremo che muove le associazioni.

Qui l’articolo uscito su La Nazione di Pisa: Restauratori al via ma la norma è rebus

(Fonte: Ufficio Stampa CNA Pisa)

I restauratori di beni culturali assimilati agli operatori dello spettacolo, ma pagano la cassa edile

A seguito della conferenza stampa del Presidente del Consiglio avvenuta nella serata di ieri ed alla pubblicazione sugli organi di stampa delle bozze dell’annunciato DPCM, apprendiamo che le imprese di restauro di beni culturali, inquadrate principalmente con il codice Ateco 90.03.02, non sono tra quelle che possono riprendere le attività il 4 maggio. 

 Ciò cozza contro ogni logica oggettiva poiché si tratta per la massima parte di attività che si svolgono in cantiere o in laboratorio senza alcun contatto con il pubblico, generalmente con un numero ridotto di addetti per ciascuna unità produttiva e con amplissime possibilità di distanziamento sociale. Sono dunque attività con ridotto rischio di trasmissione del virus Covid-19, analogo se non inferiore a quello dei cantieri edili e certamente minore di quello di molte attività industriali la cui riapertura è invece consentita dal citato DPCM.

I restauratori aderenti alla CNA manifestano la loro incredulità e tutta la loro indignazione per quella che appare una pedissequa e superficiale approssimazione nell’elaborazione delle scelte tecnico-politiche sulla cui base si sta procedendo. L’errore è stato fatto dalla Commissione Tecnico Scientifica dove nel documento pubblicato il 23 aprile, ha assegnato al codice ateco 90 un livello 4 (lavoro effettuato in stretta prossimità con altri per la maggior parte del tempo), senza verificare la specificità dell’attività di restauratore molto simile al cantiere edile e non a caso, visto che i restauratori applicano ai propri dipendenti il ccnl dell’delizia.

Non è infatti la generica appartenenza al cluster di codifica Ateco 90, all’interno del quale sono classificate moltissime attività legate alla Cultura, che identifica il tipo di attività economica e le caratteristiche dei suoi processi produttivi ai fini del rischio di contagio.

I restauratori, come del resto tutto il comparto artigiano, hanno finora con coscienza aderito allo sforzo collettivo per il bene comune, sacrificando quote significative dei propri mezzi di sussistenza, ma il permanere del fermo sanitario per le proprie attività produttive appare adesso incomprensibile e assurdamente discriminatorio. Esso andrà ulteriormente ad aggravare la già difficile situazione economica del comparto, a pesare sui conti pubblici e sul bilancio degli ammortizzatori sociali e per di più senza per questo offrire alcun beneficio alla collettività.

I restauratori della CNA chiedono per tanto con estrema forza la immediata rettifica dell’Allegato 3 al DPCM che inserisca le aziende di conservazione e restauro di beni culturali tra quelle autorizzate a riprendere le attività il 4 maggio.

“Nel nostro tessuto economico e sociale, l’artigianato artistico è fatto da laboratori artigiani che nel loro piccolo non smettono mai di rinnovarsi, di trovare soluzioni originali ora alcuni codici dal 4 maggio potranno ripartire e questo è positivo, ma è rimasto fuori un settore importante, in modo incomprensibile come quello del restauro di beni culturali – spiega Barbara Pisani restauratrice del Consorzio Pisarum –  una realtà lavorativa fatta da ditte individuali per la maggior parte, che hanno necessità di recarsi nei loro laboratori o sui cantieri, per portare avanti una attività che non è certo al pubblico. E quindi perché negare loro la possibilità di procedere con i loro lavori di restauro su beni culturali? Anche se come codice sono nel settore artistico non sono certo paragonabili ad attività teatrali o al pubblico”.  “Purtroppo sappiamo già che tutto questo non basterà, – nota Sandra Ugolini portavoce del settore CNA Artistico e Tradizionale – molti di noi avranno bisogno di sviluppare il loro mercato non solo sulla vendita fisica dei prodotti, ma dovrà essere l’occasione per lanciare l’e-commerce e trovare una loro collocazione anche nell’on-line. E puntare ancora di più sulla figura del “Maestro Artigiano”, perché il valore del prodotto cresce e diventa qualcosa di esclusivo e ricercato”.

FASE 2 – Norme assurde, artigianato in rivolta

In rivolta i settori Artigianato e Horeca, Benessere e Restauro di CNA Pisa 

Il settore benessere, acconciatura e estetica, è quello che ha acceso le micce. Ma subito si sono accodati il settore ristorazione e attività ricettive, e tutto l’artigianato artistico.

“È assurdo – attaccano Carlo Musto presidente Acconciatori CNA Pisa Antonella Orsini Presidente estetica CNA Pisa – che dopo quasi due mesi di chiusura ancora non sappiamo se e quando poter riaprire, se non una data ipotetica peraltro non riportata nel DPCM, dei primi di giugno. Se stanno aperti settori ad alto rischio anche noi adottando le giuste ed opportune protezioni e cautele vogliamo e dobbiamo poter aprire, anche perché se nella fase di massima chiusura almeno il dilagante fenomeno degli abusivi aveva difficoltà di movimento (ma hanno proseguito i loro traffici) ora con un numero oggettivamente maggiore di persone in giro sarà più difficile individuarli e quindi è scontato prevedere un ulteriore aumento del fenomeno abusivismo, che sottrae risorse alla economia sana e regolare, quella cioè che sostiene lo stato sociale.”

Anche il settore Horeca con il portavoce CNA Pisa Daniele Fagiolini lamenta “incertezze inaccettabili rispetto alle misure che renderanno possibili le riaperture. Oltre a non conoscere la data della nostra ripartenza sarebbe almeno utile avere una data di riferimento e che ci siano misure omogenee su tutto il territorio nazionale, o almeno delle norme specifiche per le località turistiche che sono quelle che risentiranno di più di questa situazione. Nel nostro settore è facile prevedere che ci sarà una fortissima emorragia di posti di lavoro. Dobbiamo poter prevedere quanto più possibile proprio in questi giorni ed avere linee guida puntuali per poter ripartire e darci una idea quanto più precisa possibile delle norme in modo da poter pianificare sia le modalità di lavoro in sale con i clienti che in cucina. Chiediamo ai comuni che sblocchino anche il takeaway per le bevande, rimasto escluso in modo incomprensibile”.

“Nel nostro tessuto economico e sociale, l’artigianato artistico è fatto da laboratori artigiani che nel loro piccolo non smettono mai di rinnovarsi, di trovare soluzioni originali ora alcuni codici dal 4 maggio potranno ripartire e questo è positivo, ma è rimasto fuori un settore importante, in modo incomprensibile come quello del restauro di beni culturali – spiega Barbara Pisani restauratrice del Consorzio Pisarum –una realtà lavorativa fatta da ditte individuali per la maggior parte, che hanno necessità di recarsi nei loro laboratori o sui cantieri, per portare avanti una attività che non è certo al pubblico. E quindi perché negare loro la possibilità di procedere con i loro lavori di restauro su beni culturali? Anche se come codice sono nel settore artistico non sono certo paragonabili ad attività teatrali o al pubblico”. 

“Purtroppo sappiamo già che tutto questo non basterà, – nota Sandra Ugolini portavoce del settore CNA Artistico e Tradizionale – molti di noi avranno bisogno di sviluppare il loro mercato non solo sulla vendita fisica dei prodotti, ma dovrà essere l’occasione per lanciare l’e-commerce e trovare una loro collocazione anche nell’on-line. E puntare ancora di più sulla figura del “Maestro Artigiano”, perché il valore del prodotto cresce e diventa qualcosa di esclusivo e ricercato”.

(Fonte: Ufficio Stampa CNA Pisa)

CONVEGNO – Alabastro, vedere oltre

Nuove opportunità per la pietra trasparente, strategie di rilancio di una arte antica
Iniziative territoriali e riconoscimento nuova figura di “addetto alla lavorazione dell’alabastro” e Corso di Formazione professionale

QUANDO
Giovedì 14 marzo 2019 Ore 9,30

DOVE
Aula magna – Istituto di Istruzione Superiore  “G. Carducci”
Borgo S. Stefano n. 151 – 56048 Volterra

PROGRAMMA

Proiezione video ed opere degli studenti del Liceo Artistico
Alabastro fra presente e futuro 
– La prof.ssa Patrizia Chelli, collaboratrice del Dirigente Scolastico e referente del Liceo Artistico porterà il saluto iniziale e il prof. Cerri coordinerà l’intervento per il Liceo Artistico
Presentazione della figura di Addetto alla lavorazione dell’alabastro
Presentazione del nuovo corso di formazione “Addetto alla lavorazione dell’Alabastro”
Corso finanziato da Regione Toscana con fondi Por FSE
Eleonora Barbuto – 
Copernico CNA

INTRODUZIONE 

Matteo Giusti – Presidente CNA Pisa

TAVOLA ROTONDA

Valter Tamburini – Presidente Camera di Commercio di Pisa 
Marco Buselli
 – Sindaco di Volterra
Roberto Pepi – Presidente Fondazione CRV
Nadia Tani – Dirigente scolastico Ist. Comprensivo Carducci Volterra
Yuri Gabellieri – Presidente CNA Area Val di Cecina
Silvia Provvedi – Presidente Società Cooperativa Artieri Alabastro

MODERA: Maurizio Bandecchi – Coordinatore Cna Area Val di Cecina

h12,30 Conclusioni
Cristina Grieco 
– Assessore alla Formazione Regione Toscana

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RESTAURATORI – Pubblicato l’elenco dei qualificati

Grande vittoria per la CNA che ha visto riconosciuta la qualifica per 5.000 restauratori.  “Ci sono voluti tanti anni, tante lotte a volte aspre, tanti ricorsi, ma alla fine ce l’abbiamo fatta – esulta il portavoce nazionale CNA dei restauratori, Giacomo Casaril-. Siamo emozionati e contenti perché con il riconoscimento dei requisiti professionali  ora si può operare senza essere considerati di “serie B”. Siamo restauratori preposti alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio artistico del nostro Paese prima di tutto, ma anche di quello presente in ogni parte del mondo. La nostra competenza e la nostra conoscenza sono al servizio dell’arte”.

Ci sono voluti ben 24 anni per arrivare a questo traguardo, ma alla fine i restauratori – cosiddetti della fase transitoria – sono stati abilitati all’esercizio della professione.

Un iter travagliato, iniziato nel 1994 quando l’allora ministro dei Beni culturali, Alberto Ronchey, avviò un primo tentativo, andato poi fallito, di costituire un albo dei restauratori.

Alla metà degli anni Novanta la normativa sugli appalti pubblici, in linea con le direttive comunitarie, ha incluso anche gli interventi di restauro e di conseguenza ha richiesto un’individuazione di quali fossero gli operatori attraverso un processo di qualificazione affidato alle SOA.

L’esigenza di garantire il corretto funzionamento delle procedure di qualificazione delle imprese di restauro che operavano nel settore degli appalti pubblici, con una verifica delle capacità sulla base di requisiti valutabili in modo oggettivo, veniva attuata dal MiBAC. Venivano così definite le categorie di “restauratore di beni culturali” e di “collaboratore restauratore di beni culturali”, con indicazione dei requisiti necessari per il conseguimento di dette qualifiche.

Ma bisogna attendere fino al luglio del 2009, quando finalmente il MiBAC attua una procedura per l’acquisizione in via transitoria della qualifica di restauratore di beni culturali.

Il riconoscimento del valore legale del titolo di studio e la definizione dell’iter formativo sanciti dai decreti emanati di concerto dai due ministeri (MiUR e MiBACT) vengono a definire un quadro organizzativo didattico inderogabile che indica i criteri e i requisiti necessari (durata, programmi, reclutamento dei docenti, selezione degli allievi, attrezzature di laboratorio e materiali didattici ecc.), affidando a una commissione emanata di concerto tra gli stessi ministeri un controllo dell‘idoneità delle strutture che si candidano all’insegnamento.

Dopo aver disciplinato la formazione dei futuri restauratori si è poi cercato di dare ordine alla situazione pregressa esistente sul mercato del lavoro che prevedeva, sulla base di nuovi requisiti, una nuova procedura di selezione pubblica.

Nel 2015 all’interno del MiBACT viene nominata la commissione per l’esame dei titoli e dei documenti, ma dopo oltre un anno nulla si muove e nel frattempo il MiBACT pubblica un elenco parziale di restauratori, senza aver portato a completamento il lavoro di esamina dei titoli.

A questo segue un ricorso al TAR del Lazio, presentatoanche della CNA,  per il ritiro dalla pubblicazione di suddetto elenco.

Bisogna attendere fino  a maggio 2018 perché una nuova commissione porti a termine l’analisi della documentazione presentata dai 5.000 restauratori che richiedevano da tempo che venisse riconosciuta la loro qualifica.

Due i tipi di abilitazione riconosciuti dalla commissione. Vediamoli.

Abilitati ex art. 182   – restauratori della fase transitoria

In riferimento al bando pubblico per l’acquisizione della qualifica di restauratore di beni culturali del 22 giugno 2015, si comunica l’esito della procedura con la pubblicazione del Decreto della Direzione Generale Educazione e Ricerca n. 183 del 21 dicembre 2018. In allegato al predetto decreto, si pubblica l’elenco dei candidati in possesso dei requisiti ex art. 182 del decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42, ai quali è attribuita la qualifica di Restauratore di beni culturali, con l’indicazione dei settori professionali di competenza. Si precisa che è stata rivalutata anche la posizione dei candidati che, pur non avendo inviato memorie a seguito di preavviso di rigetto, sono risultati in situazioni analoghe a quanti in sede di esame delle osservazioni/controdeduzioni sono stati oggetto di decisioni di maggior favore, al fine di assicurare parità di trattamento.

Decreto n. 183 del 21.12.2018

ELENCO EX ART. 182 DLGS 42/2004 

TABELLA CORRISPONDENZE SETTORI

Si ricorda che coloro i quali hanno già ottenuto la qualifica di collaboratore restauratore/tecnico del restauro partecipando al Bando pubblico per l’acquisizione della qualifica di collaboratore restauratore di beni culturali – tecnico del restauro dell’11 settembre 2014, potranno sostenere la prova di idoneità per l’acquisizione della qualifica di restauratore di beni culturali prevista dall’articolo 182 del Codice in via transitoria. Ovviamente ciò in seguito e in subordine alla sottoscrizione della intesa interministeriale MIUR-MiBAC e alla consequenziale pubblicazione del bando. Per richieste di informazioni o segnalazioni scrivere esclusivamente all’indirizzo: restauratoriottobre@beniculturali.it

(Fonte: Ufficio Stampa CNA)

NAUTICA – Workshop “Il settore della nautica e le imprese delle produzioni artistiche toscane”

L’incontro si svolgerà Lunedì 21 Gennaio 2019 alle ore 10.00 presso la sede di Artex in Via Giano della Bella 20 a Firenze

Artex, in collaborazione con Navigo – soggetto gestore del distretto della nautica – organizza un workshop diretto alle imprese dell’artigianato artistico con l’obiettivo di fornire, grazie alla presenza di esperti e operatori del settore, informazioni importanti sul settore nautico, sulle sue caratteristiche e sull’approccio di mercato che le imprese artigiane devono seguire per presentarsi su questo interessante sbocco commerciale.

Programma: 

10.00 – Saluti di Artex
10.05 – Il distretto nautico, caratteristiche, tipologie di imprese e mercato – Pietro Angelini, Direttore di Navigo, soggetto gestore Distretto della nautica
10.30 – Vita di bordo e servizi durante la vita dello yacht – Antonio Coli, comandante Megayacht.
11.00 – Innovazione e design nello yachting – Riccardo di Bene, azienda Luce5.
11.30 – Dibattito

Quando?
21 Gennaio 2019 ore 10.00

Dove? 
Artex, Via Giano della Bella 20, Firenze

Iscrizione obbligatoria tramite emailartex@artex.firenze.it
Info: Maria Elena Angeli – tel. 055 570627 – mariaelena.angeli@artex.firenze.it

www.artex.firenze.it