#AsettembreMiFormo – Scopri i corsi di Copernico

FORMAZIONE – Scopri i corsi in programmazione a settembre 

Qui di seguito i corsi pensati per te da Copernico.
Guarda se c’è un corso che può esserti utile! 

Per info e iscrizioni: 

 

Eveli Ramacciotti

ramacciotti@cnapisa.it
050876326

NUOVA SABATINI – Rischio chiusura

Rischia di chiudere anzitempo uno dei più importanti strumenti di sostegno agli investimenti, la cosiddetta Nuova Sabatini, lo strumento “principe” per supportare le imprese nell’acquisto di nuovi beni strumentali.

Sono, infatti, ancora disponibili poco più di circa 170 mln di euro, a fronte di una esigenza, calcolata sulla base dell’assorbimento nello stesso periodo dello scorso anno, di poco meno di 300 mln. Verosimilmente, le risorse disponibili consentiranno di arrivare ad ottobre, lasciando scoperti gli ultimi due mesi dell’anno, mesi in cui dovrebbero concentrarsi ulteriori, significativi, investimenti, anche in ragione delle prossime scadenze delle misure relative al super e all’iper ammortamento.

Peraltro, alcuni istituti di credito, a fronte del prossimo esaurimento delle risorse, stanno iniziando a scoraggiare le imprese dal presentare le istanze, cosa questa che potrebbe portare l’impresa a valutare se effettuare o meno l’investimento nei tempi previsti.

Rischia così di saltare una delle basi sulle quali si è ricostruito il percorso di ripresa degli investimenti nei settori produttivi, fondamentale per il necessario recupero di competitività del nostro sistema economico.

La misura, avviata ad aprile del 2014 sulla falsariga della “vecchia Sabatini” del 1965, ad oggi ha sostenuto oltre 13 MLD di investimenti.

Partita in sordina, solo 2,5 MLD nei primi due anni di operatività, a partire dal 2016, anno in cui è stata introdotta una significativa semplificazione delle procedure ed è entrato in vigore il superammortamento, ha preso vigore: 2,5 MLD in soli 9 mesi del 2016, 5 MLD nel 2017, ed anche nel 2018 si sta viaggiando sugli stessi importi.

Ti interessa? CONTINUA A LEGGERE CLICCANDO QUI

APPALTI – La Riforma mette fuori mercato le piccole imprese

Governo e Parlamento intervengano con rapidità

“La riforma degli appalti non ha aperto il mercato pubblico alle piccole imprese, anzi lo ha ulteriormente ristretto, in contrasto con le richieste arrivate anche dall’Unione europea. E’ inutile ricorrere a giri di parole: le piccole imprese rimangono regolarmente a bocca asciutta perché i lotti messi a gara sono quasi sempre fuori dalla loro portata, di taglia troppo grossa per le loro possibilità. E se il numero di stazioni appaltanti va ridotto, questa misura dev’essere integrata con strumenti che permettano alle piccole imprese di un territorio di partecipare alle gare indette nella loro area. Chiediamo al Governo e al Parlamento, quindi, di intervenire con rapidità per porre rimedio a una situazione che sta mettendo fuori mercato le piccole imprese”. Lo si legge in un comunicato della CNA.

“Un nostro studio realizzato a due anni dalla riforma del Codice degli appalti – sottolinea la nota della Confederazione – rileva un aumento significativo del mercato degli appalti, cresciuto del 36,2 per cento tra il 2016 e il 2017. Ma, nel contempo, anche un sensibile incremento dell’importo del lotto medio, salito abbondantemente sopra il milione. Anche se il nuovo Codice incoraggia le stazioni appaltanti a suddividere in lotti i grandi appalti, in modo che l’entità dei singoli contratti corrisponda meglio alle capacità dell’impresa tipo italiana. Tra i requisiti per la partecipazione a un appalto, infatti, rientra anche il fatturato. Di solito viene richiesto il doppio del valore dell’appalto. Vale a dire, in media, due milioni e più. Un requisito – conclude il comunicato della CNA – che oltre il 95 per cento delle nostre imprese non possiede”.

(Fonte: Ufficio Stampa CNA)

FORMAZIONE – Corsi professionalizzanti per ragazze e ragazzi con meno di 18 anni

Tre opportunità GRATUITE per ragazze e ragazzi che hanno abbandonato la scuola e che vogliono entrare a pieno titolo nel mondo del lavoro

3 CORSI professionalizzanti con tanta pratica e un lungo stage in azienda! Affrettati, scadenza iscrizioni a settembre!

I corsi sono finanziati dalla Regione Toscana tramite le risorse del POR FSE 2014/2020, nell’ambito di Giovanisì (www.giovanisi.it), il progetto della Regione Toscana per l’autonomia dei giovani.

3 corsi GRATUITI – PROFESSIONALIZZANTI – CON STAGE IN AZIENDA – SOLO 15 POSTI!CNA Pisa - Corsi professionalizzanti per ragazzi under 18

SCEGLI IL CORSO
FLORA: per diventare operatore agricolo (scadenza iscrizioni 30 settembre)
MUSA: per diventare acconciatore  (scadenza iscrizioni 30 settembre)
TECNA: per diventare addetto meccanico (in realtà “addetto meccatronico delle autoriparazioni”). ATTENZIONE! Scadenza iscrizioni 15 settembre

Per ogni corso 15 posti disponibili. Le iscrizioni sono aperte!
AFFRETTATI, ancora pochi posti!
Per info e iscrizioni: Francesca Laura Suraci – suraci@cnapisa.it – 050 876367

Copernico - Corsi professionalizzanti - Flora - Musa - Tecna

DURATA CORSI
Tutti i corsi si tengono per un biennio, con inizio il prossimo ottobre e termine ad aprile 2020: la scadenza delle iscrizioni è fissata tra il 15 settembre 2018 (TECNA) e il 30 settembre 2018 (FLORA e MUSA)

SVOLGIMENTO CORSI
I ragazzi saranno seguiti per un totale di 2100 ore tra lezione e formazione pratica, di cui 800 di alternanza scuola lavoro in aziende della Valdera o zone limitrofe.

DOVE SI TERRANNO?
La sede del corso è ospitata nei locali delle sedi CNA di Pisa (via Carducci, 39 – Loc. La Fontina – San Giuliano Terme) e Pontedera (via Brigate Partigiane, 2), a seconda dei corsi. Per quanto riguarda il corso per acconciatore ‘Musa’, lezioni pratiche si terranno anche nei locali di Hastag Formazione (copartner del progetto – sempre a Pontedera in via Milano 4).

Per ogni corso 15 posti disponibili. Le iscrizioni sono aperte!
AFFRETTATI, ancora pochi posti!
Per info e iscrizioni: Francesca Laura Suraci – suraci@cnapisa.it – 050 876367

COSA RILASCIANO I CORSI?
Al termine del biennio i ragazzi sosterranno un esame per ottenere una qualifica spendibile nel mercato del lavoro. I progetti coinvolgono anche alcuni istituti superiori di Pisa e provincia: il tecnico per geometri ‘Niccolini’ di Volterra (per ‘Flora’), l’istituto professionale ‘Pacinotti’ di Pontedera (per ‘Musa’), ITIS Leonardo Da Vinci (per ‘Tecna’).

Le lezioni frontali saranno ospitate da COPERNICO SCARL, Via Carducci 39, Zona La Fontina – San Giuliano Terme (PI), e  ITIS Leonardo Da Vinci, Via Contessa Matilde74 – Pisa.

3 corsi GRATUITI – PROFESSIONALIZZANTI – CON STAGE IN AZIENDA – SOLO 15 POSTI!

Qui tutte le informazioni tecniche sui corsi: 
CLICCA QUI: FLORA – locandina
CLICCA QUI: MUSA – locandina
CLICCA QUI: TECNA – locandina

Per ulteriori informazioni e iscrizioni: 

Francesca Laura Suraci 

suraci@cnapisa.it
050 876367

È l’anguria la regina di Ferragosto e dell’estate

A incoronarla un sondaggio CNA-SWG. Il melone non entra nemmeno in partita

Quasi tre italiani su quattro considerano l’anguria l’alimento più adatto a combattere la calura estiva. Lo diceva anche Alberto Sordi: a Ferragosto faceva servire ai suoi amici un menù tipicamente romano (e pesantissimo) ma, in conclusione, “per rinfrescarsi si mangia il cocomero” tenuto a lungo nell’acqua con il ghiaccio. Cocomero si chiama a Roma, melone d’acqua (come in inglese, water melon) o melone di fuoco in Campania, anguria nel resto d’Italia. E l’anguria per gli italiani è sinonimo soprattutto di estate e di freschezza, sottolinea il sondaggio CNA-SWG.

Il 73% degli interpellati nel sondaggio punta sull’anguria, con una leggera prevalenza dei maschi (74%) sulle donne (72%). I fan del melone si fermano al 27% con preferenze per genere invertite. Quanto alle fasce d’età, l’anguria trionfa tra i 45-54enni, con il 77% delle preferenze, mentre il melone subisce la sconfitta più onorevole tra i 55-64enni, con una propensione del 32%. I tifosi dell’anguria, infine, crescono via via che ci si allontana dalle Alpi. Nelle Isole toccano l’83%, nel Sud l’80%, mentre nel Nord-Ovest si arrestano (si fa per dire) al 61%.

L’anguria

L’anguria si mangia a fette per il 74% dei suoi fan (in prevalenza maschi, che raggiungono il 78%) e a cubetti per il rimanente 26%. E soprattutto (per il 72% degli interpellati) l’anguria si gusta da sola. Da sola basta e avanza. Per mangiare, bere e lavarsi la faccia, come recitava un adagio salernitano. Se proprio si vuole miscelarla, si può pensare alla macedonia (10%) o allo spiedino di frutta (8%).

Il melone

Viceversa il melone: il 42% degli aficionado lo preferisce in compagnia del prosciutto contro il 38% di “puristi” e il 10% di amanti della macedonia. Mentre anche i “melonofili” lo mangiano di preferenza a fette (81%) più che a cubetti (19%).

Anguria: da strapaesana a trendy

Nella pianura pontina si fanno ancora le gare per l’anguria più grande. E il frutto presentato dall’agricoltore vincitore oscilla di solito intorno al quintale.

Mentre fino a qualche anno fa accorrevano da tutta la regione a Novellara, in provincia di Reggio Emilia, per gareggiare a chi sputava il seme di cocomero più lontano.

Il successo dell’anguria, però, rimane solo in parte nazional-popolare. Da strapaesana sta sempre più diventando di tendenza. Sdoganata perfino da chef “trendy” che la presentano anche in versione salata da un capo all’altro dell’Italia: dall’ostrica virtuale al succo d’anguria su tartare di pesce a Ragusa.

L’anguria è entrata addirittura nel mondo dell’abbigliamento. A Londra da qualche anno spopolano i gemelli a forma di anguria venduti al mercatino di Covent Garden o nei negozi alle spalle di Jermin Street. E a forma di vivacissima anguria sono i secchielli in paglia che da borsa da mare sono stati trasformati in “must” anche nelle città assolate. Ma non mancano i calzini da uomo con sopra ricamate coloratissime fette di anguria.

Addio “king size”, “less is more”

L’anguria “king size” va sempre meno. “Less is more” è la nuova parola d’ordine. “Meno è più” ovvero “meno è meglio”. Nella società dominata dalle famiglie mononucleari, dove i gusti dei singoli la fanno da padrone e dove le case sono sempre meno spaziose, l’anguria da decine di chilogrammi diventa un controsenso. Negli ultimi anni, pertanto, la ricerca si è concentrata con successo sulla segmentazione e sulle esigenze del marketing. Oggi si cercano (e si trovano) angurie da pochi chili (da due a otto, di solito), anche a pasta gialla e senza semi, “seedless”. Il “seedless” è un’altra esigenza dei consumatori e per un Paese come il nostro, con spiccata vocazione all’export, non si può non tenerne conto.

Le preziose angurie giapponesi

Il prezzo delle angurie italiane è niente al confronto con le rarissime angurie giapponesi, da quelle nere di Densuke (provenienti dall’isola di Hokkaido, possono costare fino all’equivalente di 5500 euro l’una per un peso che non supera i venti chilogrammi) all’Yubari King, coltivate nella cittadina di Yubaru appunto, che possono costare fino a 20mila euro a esemplare. Le piante di Yubaru sono innestate in modo da sfruttare le radici già sviluppate, i fiori vengono impollinati da api allevate ad hoc, i frutti tenuti sollevati da terra e sottoposti a frequenti docce. Un trattamento da cui scaturisce l’anguria più costosa del mondo, venduta all’asta e di solito offerta come regalo a persone importanti.

Le angurie quadrate

Il Giappone è anche la terra delle angurie a cubo o a parallelepipedo, le cosiddette “angurie quadrate”, invenzione che andrebbe riconosciuta all’italiano Franco Feroldi, cremonese di Casalmaggiore, la cui richiesta fu bocciata dall’Ufficio brevetti per “mancanza di attività inventiva”.

Buona, salutare, quasi…medicinale

Ecco le dieci virtù dell’anguria che non tutti conoscono:

  1. Possiede una concentrazione elevatissima di licopene, sostanza anti-ossidante che contrasta l’azione dei radicali liberi e aiuta il sistema immunitario.
  2. Il suo succo è indicato per chi svolge attività agonistica: aiuta ad alleviare la stanchezza dei muscoli e ad abbassare la frequenza cardiaca.
  3. Il suo succo sarebbe utile anche contro l’ipertensione: è fonte dell’amminoacido essenziale arginina, noto per le sue qualità anti-ipertensive.
  4. E’ composta al 93% di acqua e quindi è ottima come diuretico e per combattere la disidratazione.
  5.  Ha un bassissimo contenuto calorico: un etto apporta circa 16 calorie.
  6. E’ indicata per quanti stanno a dieta: grazie all’acqua e alle fibre di cui è ricca, offre una sensazione di sazietà.
  7. E’ considerata una sorta di viagra naturale: merito della citrullina che svolge un’azione vaso-dilatatoria. Attenzione: la citrullina è contenuta in larga parte nella fascia bianca, che si tende a scartare, benché sia perfettamente commestibile e abbia lo stesso sapore del cetriolo.
  8. Anche i suoi semi, essiccati e arrostiti, hanno un effetto vaso-dilatatorio.
  9. E’ ricca di potassio e, di conseguenza, è consigliata per quanti soffrono di ritenzione idrica, eccitabilità neuromuscolare, problemi legati al ritmo cardiaco.
  10. Può conciliare il sonno, perché stimolerebbe la produzione di serotonina, potente anti-depressivo.

I numeri dell’anguria

Il caldo di fine luglio/inizio agosto ha rilanciato i consumi di frutta. E l’anguria ne ha tratto un grande beneficio. La stagione estiva non si era aperta molto bene. Soprattutto a causa dell’arrivo di anguria dalla Grecia in enorme quantità e a prezzi stracciati.

In attesa di poter trarre conclusioni meno affrettate, è opportuno rifarsi a dati più solidi: il consuntivo 2017.

L’Italia è un buon produttore sul mercato mondiale, anche se lontanissima dai vertici. Secondo i dati della Fao, il nostro Paese è al 16esimo posto nel mondo. Sulla qualità il discorso è ben diverso: dal 2016 l’Anguria Reggiana ha ottenuto dall’Unione europea l’Indicazione geografica protetta.

L’Istat, comunque, rileva che la produzione nazionale l’anno scorso è cresciuta fino a 570.762 tonnellate segnando un incremento di circa 35mila tonnellate rispetto al 2016. Gli ettari dedicati ammontano a 12.840. Per i quattro quinti la produzione è a pieno campo e per il rimanente 20% al coperto.

Il raccolto si concentra in Lazio (139mila tonnellate), Campania (103mila tonnellate), Puglia (86mila tonnellate), Lombardia (65mila tonnellate) e Sicilia (46mila tonnellate). All’incremento della produzione l’anno scorso ha corrisposto una diminuzione delle esportazioni, ammontate comunque a una quantità ragguardevole: oltre 214mila tonnellate.  Ma in calo – del 7% – rispetto al 2016, anno record, va però sottolineato, per le vendite di angurie  fuori dai confini nazionali. Interessante è un confronto a più lungo termine: l’export di angurie italiane nel 2017 è stato (in quantità) oltre due volte e mezza quello del 2005. L’anno scorso, viceversa, sono cresciute le importazioni, salite a poco meno di 45mila tonnellate,  al di sotto però delle oltre 50mila tonnellate registrate nel 2005.

(Fonte: CNA)

INTERVISTA – Le sfide dell’economia pisana

Intervista a Matteo Giusti, presidente CNA

Nata nel 1949 in una città che a fatica usciva dalle macerie della guerra, all’inizio era formata soprattutto da barbieri. Oggi con migliaia di piccole e medie imprese che, ogni giorno, creano lavoro e ricchezza, la CNA di Pisa è una delle spine dorsali dell’economia all’ombra della Torre. In questa chiacchierata con L’Arno.it il presidente Matteo Giusti ci parla delle numerose attività svolte dalla sua associazione, dalla consulenza ai corsi, dal credito all’export, fino ad iniziative come il “Giardino dei Sapori”, che ha posto in primo piano l’agroalimentare di qualità. Senza dimenticare le storiche battaglie contro la burocrazia e i problemi legati al fisco.

Com’è cambiata oggi la vostra realtà associativa?
La nostra è una realtà che raccoglie oltre 3000 piccole e medie imprese cui corrispondono circa 3500 soci e altrettanti pensionati. E certo è mutata anche la tipologia delle imprese rappresentate che oggi sono ben oltre l’ambito del solo artigianato come è logico che sia perché le esigenze delle imprese sono trasversali: burocraziafisco, azioni di lobby, rappresentanza nelle relazioni industriali. La nostra è una azione di rappresentanza a 360 gradi che si sviluppa con una visione moderna dei rapporti economici e sociali. Lo dico con una battuta: a noi piace molto veder risolti i problemi e meno fare polemiche o proclami. Perché quando ci si arriva, e a volte capita, significa che il problema rimane…

Quali servizi offrite alle imprese?
I servizi sono una componente essenziale dell’offerta associativa, che affiancano in modo strategico le azioni di natura sindacale e di rappresentanza. Per noi avere servizi qualificati e sempre aggiornati è un modo per avere competenze e esperienza nei vari campi di attività delle imprese. Si spazia dai servizi tradizionali di gestione del personale, alla contabilità e amministrazione, alla consulenza su aspetti delicatissimi come il rispetto della sicurezza per i lavoratori o delle normative e degli adempimenti in materia di ambiente, fino al credito ed alla consulenza per la ricerca di contributi ed agevolazioni, fino alla formazione, alle certificazioni, al supporto per la vendita di beni e servizi alla PA. Ma il valore aggiunto della consulenza che le imprese ricevono in CNA non si limita ad avere degli esperti sempre aggiornati sulle ultime novità, ma soprattutto che queste competenze si integrano fra loro e si completano reciprocamente. Da noi si trovano soluzioni e non solo informazioni.

Informazione agli imprenditori e valorizzazione delle realtà presenti sul territorio sono due aspetti fondamentali della Cna. Come portate avanti questi obiettivi?
Con l’ottica che abbiamo anticipato della integrazione fra i diversi livelli di competenze e specializzazioni. Specialisti in giro ce ne sono molti, ma un sistema integrato di consulenza, come il nostro è un unicum. I nostri iscritti attribuiscono una importanza decisiva al fatto di poter avere in anticipo informazioni su novità, scadenze, nuovi adempimenti e soprattutto che queste si possono completare fra loro e rendere organiche per attivare delle soluzioni e capire come è meglio reagire e organizzarsi. E questo è un aspetto che solo una grande associazione come CNA può garantire.

Uno dei settori dove siete attivi è l’organizzazione dei corsi. Dall’antincendio al primo soccorso, fino alla normativa Gdpr sul nuovo regolamento della privacy. Che tipo di risposta avete? 
Quella della formazione è uno dei molti ambiti che la nostra associazione presidia con professionalità e competenza. E’ chiaro che dare un supporto per la formazione obbligatoria come adempimento per le imprese ha presupposti diversi dalla formazione su novità normative che solitamente è più appannaggio della funzione sindacale di rappresentanza di categoria. Ma la base comune è il continuo aggiornamento e la qualità dei docenti che vengono individuati sia fra le figure interne che prescelti di volta in volta anche all’esterno sempre nell’ottica di massimizzare la serietà dell’offerta con la competitività dei prezzi.

Ci può dire qual è il settore più in salute nella provincia di Pisa?
Non c’è un settore in particolare che gode di maggiore salute rispetto agli altri. Farei un ragionamento diverso. Chi sta meglio oggi è chi nel tempo ha saputo organizzare la sua impresa per poter ampliare i propri mercati di sbocco. Si tratta soprattutto coloro che nel tempo hanno saputo migliorare la quota di export e si sono sganciati dalla stagnazione del mercato interno prima colpito dalla crisi ed oggi ancora non in perfetta salute pur con qualche dato in via di miglioramento. Un buon esempio in questo senso è certo il settore dell’agrolimentare di qualità e legato a valori territoriali, che noi abbiamo valorizzato molto e cercato di organizzare con eventi promozionali e con l’attività del consorzio Toscana Sapori oltre che con un supporto all’internazionalizzazione.

E quello più in crisi?
Mi dispiace doverlo riconoscere ma è quello delle Costruzioni. Ci sono vari fattori che hanno aggravato una situazione che ha portato alla scomparsa di tante aziende e tanta professionalità dal 2008 ad oggi. Politiche che non esitiamo a definire scellerate nel mercato degli appalti, burocrazia opprimente e blocco del mercato interno. Hanno retto solo le imprese che si sono specializzate nelle ristrutturazioni e nel recupero, ma certo non hanno potuto fermare l’emorragia di posti di lavoro e fatturati. E ancora oggi i segnali positivi, sono inferiori a quelli negativi….

C’è un evento, fra gli ultimi realizzati, che più le ha dato soddisfazione?
Sono quelli legati al settore Alimentare: da Banchi di Gusto che ha aperto la strada al Giardino dei Sapori a Pisa, che hanno avuto un grosso riscontro di pubblico, di consensi degli operatori e non solo e last but not least, che hanno visto fatturati in crescita.

Avete qualche novità in arrivo per i prossimi mesi?
La nostra è una associazione a trazione sindacale, e daremo battaglia su tutti i fronti a partire dalla lotta ai molti, troppi abusivismi e illegalità che soffocano le imprese regolari in una morsa insopportabile, con il nostro stile sobrio ma tenace e che punta ai risultati. Cercheremo sinergie, alleanze fra i nostri comparti per trovare soluzioni nuove a problemi nuovi a partire dal presidio delle frontiere aperte dalle nuove tecnologie, o se si preferisce al cosiddetto ambito di impresa 4.0 con la creazione dei CNA HUB 4.0 ovvero la risposta di CNA alla sfida dell’innovazione per le piccole e medie imprese.

(Fonte: L’arno.it)

GENOVA – CNA, oggi è il giorno del dolore

Oggi è il giorno del dolore per le decine di persone che hanno perso la vita nel tragico crollo del viadotto Morandi e CNA esprime le più sentite condoglianze ai famigliari delle vittime.

Questo non è il giorno delle polemiche, ma del lutto.

Tuttavia occorre riflettere su quanto accaduto e attendere gli esiti dei riscontri tecnici per avere una diagnosi che possa in qualche modo dare una spiegazione di un cedimento così devastante. È apprezzabile lla gestione dell’emergenza da parte del sistema di Protezione Civile e delle Forze dell’Ordine intervenute, e la sensibilità del Governo e dei suoi rappresentanti.

Continua a leggere CLICCANDO QUI 

CNA PISA – Incontro con assessore Paolo Pesciatini

Bolelli “Estendere lotta abusivismi anche al trasporto persone, più spazi di sosta e no ai ticket per scuolabus”

Lotta agli abusivi, “occorre estendere azioni di controllo e repressione anche al trasporto persone” questo il messaggio lanciato dal Presidente Bus Ncc di Pisa nonché portavoce regionale e nazionale per i bus Riccardo Bolelli che ha incontrato l’assessore alle attività produttive ed al turismo del Comune di Pisa Paolo Pesciatini il quale si è dichiarato molto sensibile sul tema.

Le zone di maggiore densità di presenza di abusivi sono nell’area di Pisa: Aeroporto Galilei, Stazione e Duomo.

In seguito alle positive, recenti, esperienze già avviate di controlli e attività antiabusivi per il trasporto persone (che quindi impatta negativamente sia sulle imprese di noleggio con conducente che taxi) condotte con successo dalla Polizia Municipale del Comune di Pisa, CNA ha richiesto “un supplemento di attenzione e di azione repressiva degli abusivi sempre più presenti in questo settore”.

Specie in questo periodo estivo di dense presenze turistiche, gli operatori regolari del trasporto persone, peraltro soggetti a una serie di norme stringenti e non semplici da seguire, si trovano a dover fronteggiare una concorrenza sleale da parte di soggetti che operando in modo del tutto irregolare e fuori delle regole, sottraggono risorse ed occasioni di lavoro alle imprese regolari e alimentano un mercato nero in cui dominano evasione fiscale e contributiva, mancanza di sicurezza e di rispetto delle norme.

L’incontro ha anche toccato altri nodi come la viabilità, le zone di carico scarico e di sosta destinate agli ncc ed ai cosiddetti trenini.

“Una viabilità più scorrevole e con una piena agibilità delle corsie preferenziali per mezzi pubblici – ha osservato Bolelli – rende migliore, più rapido e più efficiente il servizio di trasporto pubblico non di linea (taxi ed ncc) e si potrebbero adottare alcuni interventi per migliorare la situazione.  Anche per la zona intorno al Duomo è necessario prevedere idonee aree di sosta per permettere l’attesa dei clienti e lo stesso per l’area aereoportuale vista l’attuale insufficienza degli stalli previsti per Ncc e quelle già presenti, peraltro, sia per Ncc che per i taxi, inoltre andrebbero monitorate in modo più continuo perché spesso utilizzate in modo improprio.

Altro tema su cui Pesciatini si è dichiarato pronto ad approfondire è quello dei ticket cui sono sottoposti anche gli scuolabus per le uscite didattiche che non possono accedere al centro città, ad esempio agli spazi museali sui Lungarni, spesso oggetto di viste da parte delle scuole. Questo nemmeno in caso di bambini delle scuole elementari e materne, nonché per portatori di handicap, per i quali gli spostamenti sono altrimenti molto difficoltosi, da qui la richiesta di una deroga. Il fronte “Ticket” è peraltro di portata più ampia della singola città perché “a Pisa come altri casi, Lucca e Firenze soprattutto, – fa notare Bolelli – sia la stazione ferroviaria che l’aeroporto non sono direttamente raggiungibili con i bus turistici e rappresenta una inaccettabile discriminazione verso tutto il settore dei bus già vessato dai ticket, a cui è impedito l’accesso alle aree urbane, vittima di divieti di accesso perfino alle più importanti infrastrutture dedicate alla mobilità e tutto questo nonostante sia incessante la spinta normativa verso macchine sempre più costose e meno inquinanti”.

(Fonte: Ufficio Stampa CNA Pisa)

FATTURAZIONE ELETTRONICA – Deleghe agli intermediari per la gestione dell’intero processo

Da fine agosto in campo procedure massive con gestione accentrata

Come è noto l’Agenzia delle Entrate con il Provvedimento n.117689 del 13 giugno 2018, ha disciplinato le modalità di conferimento delle deleghe agli intermediari per l’utilizzo dei servizi legati alla fatturazione elettronica e specificato le funzionalità e le informazioni che saranno rese disponibili ai delegati in virtù dell’utilizzo dei servizi medesimi, nel rispetto della legge sulla privacy (cfr Notizia 22 giugno 2018).

Rispetto a quanto già indicato nella predetta Notizia 22 giugno 2018 è importante sottolineare che, laddove sia già in corso una delle deleghe previste dal modello unico di delega (ad esempio quella per l’accesso al cassetto fiscale), il nuovo rilascio della delega, effettuata flaggando il campo corrispondente nell’attuale modello UNICO, rinnova il tempo di durata della delega stessa.

Attualmente, l’esercizio delle deleghe indicate nel modello unico  è conferito dal titolare di partita Iva:

  • direttamente attraverso le funzionalità rese disponibili, all’interno della propria area riservata, agli utenti Entratel/Fisconline;
  • presentando l’apposito modulo di delega/revoca presso un qualsiasi Ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate.”.

La presentazione del modulo cartaceo da parte del contribuente presso qualsiasi sede territoriale dell’Agenzia delle Entrate può essere delegata all’intermediario. In questo caso occorre che il soggetto rilasci al proprio intermediario la procura speciale di cui all’articolo 63 del DPR 600/1973, debitamente sottoscritta dal soggetto delegante con firma autenticata.

E’  bene ricordare che, a seguito delle ultime modifiche apportate al citato articolo 63 (cfr. art. 7-quater, comma 1, D.L. 30 settembre 2005, n. 203 e art. 6-bis, comma 1, D.L. 22 ottobre 2016, n. 193 entrambi convertiti), oltre ai professionisti iscritti in albi professionali e soggetti equipollenti,  sono abilitati ad autenticare le firme contenute nelle procure anche le seguenti figure:

  1. coloro che, in possesso del titolo di studio ed in qualità di ragionieri o periti commerciali, hanno svolto per almeno dieci anni, alle dipendenze di terzi, attività nelle materie tributarie ed amministrativo-contabili;
  2. coloro che sono iscritti nel ruolo o nel registro dei revisori ufficiali dei conti o dei revisori contabili, ed hanno svolto almeno cinque anni di attività;
  3. coloro che hanno conseguito da almeno due anni il diploma di laurea in giurisprudenza o in economia e commercio;
  4. professionisti di cui alla norma UNI 11511 certificati e qualificati ai sensi della legge 14 gennaio 2013, n. 4.

Quando la procura è rilasciata ad un funzionario di un centro di assistenza fiscale o di una società di servizi di cui all’articolo 11 del decreto ministeriale 31 maggio 1999, n. 164, l’autentica della firma deve essere rilasciata dal responsabile dell’assistenza fiscale del predetto centro o dal legale rappresentante della predetta società di servizi.

E’ bene sottolineare che l’autenticazione da parte del rappresentate per l’assistenza fiscale del Caf ovvero del rappresentante legale della società di servizi è indispensabile solamente qualora il funzionario a cui è rilasciata la procura non sia compreso nei soggetti indicati dal terzo periodo del comma 2 dell’articolo 63 del DPR 600/1973, compresi, quindi, quelli indicati nei suddetti punti da 1 a 4. Qualora il funzionario sia in possesso dei menzionati requisiti potrà  autenticare la firma del soggetto che sottoscrive la procura.

Nonostante tali possibilità diverse sedi delle CNA hanno rappresentato serie difficoltà nell’adottare tali procedure, specialmente laddove si chiede il rilascio delle deleghe per moltissimi contribuenti assistiti. Difficoltà operative che, spesso, sono state riscontrate anche dalla rispettiva sede territoriale dell’Agenzia delle Entrate.

Proprio per risolvere tali problematiche, sentita a riguardo  l’Agenzia delle Entrate per le vie brevi, siamo in grado di anticipare che, già dalla fine del mese di agosto, verranno messe in campo delle procedure interamente telematiche che consentiranno agli intermediari di inviare le deleghe sottoscritte dai propri assistiti, anche in forma massiva. Deleghe che verranno gestite da un team ad hoc dell’Agenzia delle Entrate nel più breve tempo possibile e sicuramente adottando criteri uniformi per il rilascio.

FATTURAZIONE ELETTRONICA – Nessuna fattura per le cooperative che lavorano con la PA

 

Per i lavori prestati dai soci delle cooperative che lavorano vs la PA nessuna E_fattura – Non sono sub-appalti o sub-forniture

L’obbligo di fatturazione elettronica in capo al consorzio non si estende ai rapporti interni tra imprese consorziate  e consorzio aggiudicatario di un appalto nei confronti della PA o facente parte della filiera dei contratti di subappalto. Questo perché le prestazioni effettuate dalle imprese consorziate al rispettivo consorzio non possono essere inquadrate come un contratto di subappalto.

Ciò è quanto precisato di recente dall’Agenzia delle Entrate con la circolare 13/E del 2 luglio 2018 (cfr. Notizia 03 luglio 2018) che chiarisce l’ambito soggettivo di applicazione dell’obbligo della e-fatture per subappaltatori e subcontraenti PA, entrato in vigore lo scorso luglio 2018.

Ti interessa? Continua a leggere sul sito di CNA nazionale CLICCANDO QUI