SiteGround Web Solutions & Business Opportunities

Evento di presentazione organizzato da Unione Nazionale Comunicazione Terziario Avanzato e CNA ICT Pisa

In collaborazione con il Polo Tecnologico di Navacchio

Giovedì 20 settembre (dalle 9,30 alle 16.30) presso il Polo Tecnologico di Navacchio (PI) si terrà l’evento dal titolo:

SiteGround – Web Solutions & Business Opportunities

La giornata è dedicata a tutte le Aziende interessate allo sviluppo del proprio sito web e di altre attività in Rete, utilizzando soluzioni di CMS, SEO, Cyber Security e Hosting/Cloud.

Grazie alla collaborazione con SiteGround, le Aziende acquisiranno informazioni per le prospettive d’impiego diretto ma anche per lo sviluppo del business attraverso il Network SiteGround.

Alla conclusione della giornata, i Partecipanti riceveranno un Set di Servizi gratuiti da SiteGround e una versione base del proprio Sito Aziendale, già online e ottimizzato.

La partecipazione è gratuita ma con un numero massimo di partecipanti. 

È RICHIESTA LA REGISTRAZIONE.
SCOPRI IL PROGRAMMA E REGISTRATI ORA CLICCANDO QUI

NUOVO BANDO CCIAA – Fino al 70% a fondo perduto

Le principali informazioni per poter accedere al bando I.4.0 della CCIAA di Pisa

Contributi a fondo perduto del 70% per spese di servizi di formazione e consulenza finalizzati all’introduzione delle seguenti tecnologie:

soluzioni per la manifattura avanzata

manifattura additiva

soluzioni tecnologiche per la navigazione immersiva, interattiva e partecipativa del e nell’ambiente reale (realtà aumentata, realtà virtuale e ricostruzioni 3D)

simulazione

integrazione verticale e orizzontale

industrial Internet e IoT

cloud

cybersicurezza e business continuity

big data e analytics

soluzioni tecnologiche digitali di filiera finalizzate all’ottimizzazione della gestione della supply chain e della gestione delle relazioni con i diversi attori (es. sistemi che abilitano soluzioni di Drop Shipping, di “azzeramento di magazzino” e di “just in time”)

software, piattaforme e applicazioni digitali per la gestione e il coordinamento della logistica con elevate caratteristiche di integrazione delle attività di servizio (comunicazione intra-impresa, impresa-campo con integrazione telematica dei dispositivi on-field e dei dispositivi mobili, rilevazione telematica di prestazioni e guasti dei dispositivi on-field; incluse attività connesse a sistemi informativi e gestionali – ad es. ERP, MES, PLM, SCM, CRM, etc.- e progettazione ed utilizzo di tecnologie di tracciamento, ad es. RFID, barcode, etc)

I fornitori devono essere esclusivamente compresi tra questi:

1. centri di ricerca e trasferimento tecnologico, Competence center di cui al Piano Industria 4.0, parchi scientifici e tecnologici, centri per l’innovazione, Tecnopoli, cluster tecnologici ed altre strutture per il trasferimento tecnologico, accreditati o riconosciuti da normative o atti amministrativi regionali o nazionali;

2. incubatori certificati di cui all’art. 25 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179 convertito, con modificazioni, dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221 e s.m.i. e incubatori regionali accreditati;

3. FABLAB, definiti come centri attrezzati per la fabbricazione digitale che rispettino i requisiti internazionali definiti nella FabLab Charter (http://fab.cba.mit.edu/about/charter/);

4. centri di trasferimento tecnologico su tematiche Industria 4.0 come definiti dal D.M. 22 maggio 2017 (MiSE);

5. start-up innovative di cui all’art. 25 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179 convertito, con modificazioni, dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221 e s.m.i. e PMI innovative di cui all’art. 4 del D.L. 24 gennaio 2015 n. 3, convertito, con modificazioni, dalla L. 24 marzo 2015, n. 33;

6. ulteriori fornitori, attivi da almeno un anno, che abbiano svolto attività di consulenza e formazione nelle tematiche di Impresa 4.0 . Il fornitore è tenuto, al riguardo, a produrre una autocertificazione attestante la propria esperienza mediante la compilazione del modulo “autodichiarazione ulteriori fornitori” che sarà allegato all’istanza;

7. relativamente ai soli servizi di formazione, agenzie formative accreditate dalle Regioni, Università e Scuole di Alta formazione riconosciute dal MIUR, Istituti Tecnici Superiori.

SI RICORDA CHE CNA HA UNA PROPRIA AGENZIA FORMATIVA ACCREDITATA A REGIONE TOSCANA, COPERNICO SCARL,  E DISPONIBILE AD EROGARE CORSI E/O INCARICARE DOCENTI INDIVIDUATI DALLE AZIENDE INTERESSATE

Spese già sostenute dal 01/01/2018 o da sostenere entro 6 mesi dalla data di concessione del contributo.

Contributo del 70% con un massimo di investimento di €10.000: Presentazione a sportello

Per maggiori informazioni: 

Marlene Sotomayor - CNA Pisa

Marlene Sotomayor 
Area Sviluppo Economico CNA di Pisa 

sotomayor@cnapisa.it
Telefono 050 876594
cell. 342 8089205

SICUREZZA – Quanto costa rendere sicura una casa?

Siamo il Paese delle porte blindate. Ne sono installate quasi 20 milioni. Ma l’estate, quando si parte per le ferie, arriva la paura dei furti in casa.

Quanto costa rendere sicura una abitazione?
Da 4mila a 16mila euro. Nel 2017 i furti in casa sono calati del 10% rispetto al 2016. Significa comunque 528 furti al giorno, 22 l’ora, uno ogni 3 minuti circa. Dopo la denuncia solo in 3 casi su cento vengono scoperti i ladri. In Germania in 55 casi su cento.

Estate. Ferie. Abitazioni che rimangono incustodite. Ritorna la paura dei furti. Anche se, come certifica il Viminale, nel 2017 i furti nelle abitazioni denunciati in Italia sono diminuiti, passando dai 214.053 del 2016 a 192.681, quasi il 10% in meno.

Per chi ama le statistiche – si legge in una indagine curata dal Centro studi CNA in collaborazione con CNA Installazione e Impianti – rimangono 528 al giorno, 22 l’ora, uno ogni tre minuti circa. Senza tener conto di quanti sfuggono alle indagini perché le vittime sono scoraggiate e nemmeno si recano alla più vicina caserma o al più vicino commissariato.

Che cosa succede dopo la denuncia?
Solo di tre furti in abitazione su cento sono scoperti gli autori. In Germania sono 55 su cento, sottolinea l’ultimo Rapporto di Transcrime, il Centro di ricerca di criminologia dell’Università Cattolica di Milano. Completa il quadro una indagine Eurostat-Unodc aggiornata al 2015 che colloca il nostro Paese per tasso di furti nelle abitazioni al quinto posto in Europa. Peggio di tutti i “pari taglia”: Francia, Germania, Regno Unito, Spagna.

Nel suo ultimo Rapporto, il Censis rileva che oltre 19 milioni di italiani (vale a dire più di tre famiglie su dieci) percepiscono il rischio della criminalità nel territorio in cui vivono. E che la criminalità è ritenuta il quarto più grave problema nazionale, dopo la mancanza di lavoro, l’evasione fiscale e l’eccessivo prelievo fiscale. Forse è per questo che le famiglie maggiormente avvedute, disponibilità economica permettendo, stanno decidendo in misura crescente di correre ai ripari. Installando porte blindate con serrature sempre più sofisticate, sistemi d’allarme, inferriate a porte e/o finestre, vetri e infissi anti-intrusione, telecamere.

Il merito del calo dei furti nelle abitazioni, probabilmente, è legato anche alla massiccia prevenzione messa in campo nelle case italiane. Dal Censis si apprende che il 66,3% delle famiglie ha installato la porta blindata, il 42% un sistema d’allarme, il 33,5% inferriate a porte e/o finestre, il 31% infissi e vetri anti-intrusione, il 30,7% telecamere. Con numerosi nuclei, ovviamente, che hanno installato più dispositivi.

Il Paese delle porte blindate

Su quasi 30 milioni di immobili dotati di utenze domestiche (acqua, elettricità, gas) sono installate quasi 19 milioni e 900mila porte blindate. I sistemi d’allarme ammontano a 12,6 milioni. Oltre 10 milioni di abitazioni dispongono di inferriate a porte e/o finestre. Infissi e vetri anti-intrusione sono montati in 9,3 milioni di abitazioni. E in oltre 9,2 milioni di case ci sono telecamere per scoprire che cosa succede nei dintorni e/o all’interno dell’immobile.

Tante abitazioni ancora indifese

Eppure ci sono ancora tantissime abitazioni indifese e ancora troppe persone che sembrano attendere il primo furto – o, se va bene, il primo tentativo di furto – per correre ai ripari.

Un comportamento molto rischioso, soprattutto all’approssimarsi del grande esodo estivo e dello svuotamento dei centri abitati a favore delle località di vacanza. Una transumanza che tradizionalmente favorisce i “topi d’appartamento”.

Quanto costa rendere sicura un’abitazione

Mettere in sicurezza un’abitazione non è una passeggiata. Ma richiede meno di quanto si possa credere. E c’è una soluzione per tutte (o quasi) le tasche. Complessivamente può richiedere da 4mila a 16mila euro. A seconda delle dimensioni e delle apparecchiature scelte. In dettaglio. Per una porta blindata si spende da 1500 a 5mila euro. I sistemi di allarme vanno da 150/300 euro (modelli economici)  passando per 300/500 euro (tipologia media) a 500/mille euro per i prodotti semi-professionali. Per le telecamere interne bastano cento euro, per le esterne tra i 120 e i 150 euro. Diverse le tipologie di inferriate alle finestre. I costi minimi sono  di 120 euro al metro quadrato (mq) per l’inferriata estensibile in alluminio, di 200 euro al mq per l’inferriata fissa in ferro, di  400 euro al mq per l’inferriata a battente, di 600 euro al mq per l’inferriata a scomparsa. Le finestre anti-sfondamento hanno un prezzo di 200/250 euro al metro quadro. 

I suggerimenti di CNA Installazione e Impianti

Ma come fare per evitare brutte sorprese al ritorno delle vacanze e in genere al rientro a casa? Prima di tutto rifuggendo dal raccontare attraverso i social media i propri spostamenti, magari accompagnati anche da foto di Paesi lontani. Molti, infatti, non resistono alla tentazione di far sapere ad amici, parenti e colleghi (ma spesso anche a sconosciuti, o quasi) di essere lontani da casa e di non tornarci in tempi brevi.

E’ necessario, poi, installare impianti anti-furto i più sofisticati possibile, tenendo conto che i delinquenti sono molto aggiornati sulle innovazioni tecnologiche. E rivolgersi esclusivamente a installatori abilitati, dei quali potersi fidare tanto per professionalità quanto per onestà. Le nuove disposizioni in materia di privacy, adottate di recente sulla scorta del Regolamento europeo, hanno inoltre un notevole impatto sulla videosorveglianza in quanto, per poter garantire l’utilizzo corretto delle telecamere, sono richieste rigorose e certificate competenze.

(FONTE: Ufficio Stampa CNA)

Per informazioni e consulenze:

Marcello Bertini - CNA Pisa

Marcello Bertini
Coordinatore Unione CNA PISA Installazioni e impianti 

bertini@cnapisa.it
Tel. 050876111

AUTOTRASPORTO – Rinvio del fermo dei servizi a settembre

Il 26 Luglio 2018 UNATRAS ha incontrato il Ministro Toninelli ed ha differito il fermo all’ultima settimana di Settembre 2018

Ecco, di seguito  il resoconto del responsabile nazionale FITA CNA Mauro Concezzi circa l’esito della trattativa con il governo che ha determinato il rinvio del fermo dei servizi annunciato per il 6-9 agosto e per adesso rinviato all’ultima settimana di settembre.

“Vi informiamo dell’esito dell’incontro che si è svolto il 26 Luglio 2018, in merito all’agognato confronto con i vertici del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) per affrontare le tematiche relative alle rivendicazioni che hanno portato UNATRAS (Unione Nazionale Associazioni Trasporto Merci, organismo unitario di coordinamento fra le associazioni di categoria dell’autotrasporto di merci per conto di terzi a cui aderiscono: ASSOTIR, CNA – FITA, CONFARTIGIANATO TRASPORTI, FAI, FIAP, SNA CASARTIGIANI, UNITAI), alla proclamazione del fermo dei servizi di autotrasporto dal 6 al 9 Agosto c.a.

All’incontro ha partecipato il Ministro Toninelli, lasciando poi la prosecuzione della riunione al Sottosegretario Edoardo Rixi.

Hanno preso parte all’incontro anche il Vice Capo di Gabinetto, D.ssa Maria Teresa Di Matteo e il responsabile della Direzione generale per il trasporto stradale e per l’intermodalita, Dr. Antonio Parente.

Il Ministro ha introdotto i lavori scusandosi per l’intempestività della convocazione ma ha spiegato che ciò è dipeso dalle tantissime questioni a cui è stato chiamato in questi primi mesi di insediamento.

Tra le tematiche più urgenti da affrontare ci sono sicuramente quelle sollevate dall’autotrasporto e per questo, ha spiegato il Ministro, per questo è stato fatto il possibile per promuovere l’incontro con le associazioni datoriali di questo settore.

Toninelli ha quindi chiesto ad UNATRAS di entrare nel merito delle criticità rivendicate in occasione della proclamazione del fermo.

I rappresentanti dell’organismo unitario di coordinamento dell’autotrasporto, hanno ricordato che le aspettative più stringenti sono legate alla questione di una migliore definizione degli importi delle deduzioni forfetarie per le quali la richiesta è quella della riconferma dei 51 euro riconosciuti lo scorso anno (il comunicato del MEF del 16.7.2018 prevede 38 euro); altrettante principali ed impellenti criticità riguardano: la certezza delle risorse strutturali (48 milioni di euro in meno nel 2019 e 2020; a partire dal 1° Gennaio 2019 taglio del 15% sul fondo destinato al recupero delle accise: 254.655.000 euro in meno) – il contingentamento della circolazione dei veicoli pesanti imposto dall’Austria – il ripristino della piena funzionalità del sistema delle revisioni dei mezzi pesanti presso le Motorizzazioni – la ripubblicazione dei “costi minimi di sicurezza” ed il rispetto dei tempi di pagamento – l’estensione del rinvio della fatturazione elettronica anche agli acquisti di carburante effettuati extrarete. 2

Il Ministro Toninelli, sul tema delle deduzioni forfetarie, ha informato che sta dialogando con il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) per cercare di ottenere un incremento dei 38 euro ufficializzati dallo stesso MEF con il comunicato n°112 del 16 Luglio 2018.

Toninelli ha esplicitato di essere perfettamente consapevole che mantenere l’importo attualmente indicato dal MEF, significherebbe non solo disattendere le aspettative delle imprese ma anche e soprattutto, determinare un aumento delle tasse che lui vuole assolutamente scongiurare o comunque ridurre al minimo.

Il Ministro ha inoltre spiegato che con l’attuale stanziamento dedicato a questa voce, 67,6 milioni di euro, il proporzionale importo da riconoscere avrebbe dovuto essere inferiore a 35 euro.

Secondo il MEF infatti, da alcuni anni, a seguito dell’introduzione nel modello della dichiarazione dei redditi di alcuni righi e codici dedicati, è possibile individuare esattamente lo stanziamento complessivo necessario che, per l’anno 2017, a fronte dei 51 euro riconosciuti per i trasporti effettuati personalmente dall’imprenditore (ai sensi dell’art. 66, comma 5, primo periodo, del TUIR), è stato di 100 milioni di euro (anche se la cifra ufficialmente stanziata è stata pari a 70 milioni di euro): la riparametrazione di questa cifra ai 67,6 milioni di euro disponibili per il 2018 da un valore per impresa pari a € 34,476 / viaggio fuori comune.

L’indicazione di 38 euro, rappresenta pertanto un primo piccolo risultato dello scontro-confronto con il MEF: Toninelli si è impegnato a proseguire il confronto con il MEF per cercare di ottenere ancora di più e far emettere, in tempi utili, un nuovo comunicato che vada oltre la sopra richiamata cifra sottolineando, nello stesso tempo, che non ci sono certezze in tal senso e di non aspettarsi incrementi eccezionali.

Prime risposte concrete che, stando a quanto affermato dal Ministro, dovrebbero arrivare con il riconoscimento di maggiori deduzioni da ufficializzare con un nuovo comunicato MEF da emettere prima del 20 Agosto 2018, termine ultimo per effettuare il pagamento delle tasse con la sola maggiorazione dello 0,40%.

Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti si è quindi impegnato ad istituire ed avviare, entro Settembre, un tavolo di confronto palesando così, la volontà di affrontare quanto prima le pesanti difficoltà che affliggono le imprese di autotrasporto e lavorare per un processo di ristrutturazione del settore nel comune interesse di stabilire regole certe e garantire la competitività delle imprese italiane.

Il Ministro a fronte di questi impegni ha chiesto di concedergli il tempo minimo necessario per avere riscontri dal MEF e per avviare il tavolo permanente di confronto e pertanto, di revocare il fermo nazionale dei servizi di autotrasporto.

I membri di UNATRAS, hanno ritenuto il confronto utile per l’avvio di una interlocuzione ma senza risposte concrete per le rivendicazioni avanzate dalla categoria.

Nonostante ciò, UNATRAS ha apprezzato l’apertura e l’impegno manifestato, anche dal Sottosegretario Rixi, per questo motivo ha ritenuto, all’unanimità, di attendere l’esito di quanto dichiarato dal Ministro senza revocare il fermo programmato dal 6 al 9 agosto ma di differirlo all’ultima settimana di Settembre.

(FONTE:Circolare CNA Fita n. 15/2018)

EDILIZIA – Rotte le trattative del contratto dell’artigianato e delle Pmi

“Le Associazioni nazionali di categoria CNA Costruzioni, CONFARTIGIANATO Anaepa, CASARTIGIANI Fiae e CLAAI Edilizia, aprendo, ieri 26 luglio, la riunione del tavolo negoziale con UIL-Feneal, CISL-Filca e CGIL Fillea,  hanno dichiarato interrotta la trattativa per il rinnovo del CCNL per i dipendenti delle imprese Artigiane e Pmi dell’edilizia e affini”. Lo si legge in un comunicato congiunto.

“Le organizzazioni delle imprese artigiane e delle Pmi si sono dichiarate indisponibili a proseguire il negoziato per il rinnovo del contratto, scaduto il 30 giugno 2016, fino a quando non verrà eliminato l’obbligo di applicare i contenuti del contratto dell’industria a tutte le imprese iscritte alle Casse Edili indipendentemente dal CCNL applicato ai propri dipendenti”.

“Le imprese artigiane e le Pmi del settore edile, che applicano il CCNL Artigiano e Pmi – conclude la nota – non accetteranno mai di applicare coercitivamente un accordo discusso e concordato in altri contratti collettivi”.

Interruzione delle Trattative per il Rinnovo del CCNL Artigiani e PMI dell’Edilizia e affini – lo stato della trattativa

Il 27 luglio si è tenuta, come previsto, la seduta della trattativa per il rinnovo del CCNL in oggetto tra le Associazioni nazionali di categoria ANAEPA/Confartigianato, CNA/Costruzioni, FIAE/Casartigiani, CLAAI Edilizia, e FENEAL-UIL, FILCA-CISL e FILLEA –CGIL.

In apertura, però, il nostro Presidente Nazionale ha ritenuto necessario dichiarare la trattativa sospesa fino a quando non verrà superato il grave attacco all’autonomia contrattuale del CCNL per i dipendenti delle imprese Artigiane e PMI dell’edilizia e affini, ed analoghe dichiarazioni sono state fatte dai rappresentanti delle altre OO.AA presenti al tavolo.

Le Organizzazioni Artigiane hanno fatto presente che affinché si possano nuovamente sedere a quel tavolo contrattuale occorre il superamento di una serie di passaggi contenuti nel recente verbale d’accordo tra ANCE-Coop e FENEAL FILCA e FILLEA, laddove si afferma che tutte le imprese iscritte alle Casse Edili, indipendentemente dal CCNL applicato ai propri dipendenti, devono applicare alcune previsioni, su materie importanti, contenute nel verbale citato.

Le Organizzazioni Artigiane ritengono che, a fronte di una rottura del patto intercategoriale che avrebbe dovuto garantire a tutte le organizzazioni del settore una sostanziale omogeneità dei livelli retributivi, già in atto a seguito del rifiuto di posticipare la decorrenza dell’ultima tranche di aumenti prevista dal contratto precedente, ed al permanere fino alla seconda metà del 2020 di un differenziale salariare che avvantaggia il settore industriale, non sia accettabile cercare di imporre surrettiziamente alle imprese artigiane e PMI costi non previsti dal contratto sottoscritto dalle loro rappresentanze, presenti solo nel nuovo accordo per l’industria edile.

Non è possibile né compatibile con la vigente legislazione del lavoro, sostenere che ciò che si concorda in un CCNL valga obbligatoriamente anche per chi applica altri ed autonomi CCNL, sottoscritti tra organizzazioni comparativamente più rappresentative.

Le imprese artigiane e PMI del settore edile che applicano il CCNL Artigiano e PMI non accetteranno di applicare coercitivamente ciò che viene discusso a concordato in altri contratti per il solo fatto di essere iscritte nelle casse edili di promanazione del CCNL Industria, in aree in cui spesso non hanno possibilità alternative, non essendovi in molte regioni Edilcasse o Casse Edili Artigiane, per la responsabile scelta, fatta 20 anni fa, di non dar vita a nuovi enti bilaterali, nella prospettiva di una progressiva unificazione dei diversi sistemi bilaterali, di fatto rimasta quasi sempre disattesa.

Le OO.AA. hanno conseguentemente deciso di inviare alla CNCE e quindi a tutte le Casse edili, una diffida a non porre in essere comportamenti concreti lesivi dell’autonomia contrattuale del settore artigianato e PMI.

Ci è sembrato necessario informarvene anche perché assumiate sul territorio i comportamenti conseguenti, a tutela delle imprese che rappresentiamo.

Vi informiamo infine che l’altro ieri è stato sottoscritto un nuovo accordo per la costituzione di un apposito fondo per una copertura di garanzia del Fondo APE, che alleghiamo, e che ciò ha consentito ieri l’approvazione del Bilancio CNCE al 30 settembre 2017, con l’impegno di:

– convocare entro il mese di settembre p.v. il Comitato della Bilateralità al fine di verificare le modalità realizzative e la composizione della

governance per la formale costituzione del suddetto Fondo (in una forma che abbia personalità giuridica).– Inoltre, come previsto dall’accordo sulla revisione della contribuzione al Fondo APE sottoscritto tra le parti sociali il 31 gennaio 2018, in occasione del suddetto Comitato della Bilateralità, le parti effettueranno, entro e non oltre il prossimo mese di settembre, una valutazione completa delle condizioni di equilibrio economico del Fnape, al fine di definire la contribuzione che entrerà in vigore dal mese di ottobre 2018.

(FONTE: Ufficio Stampa CNA)

 

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Maurizio Bandecchi

Vice Direttore

Coord. Sindacale

Resp. Comunicazione & Marketing, Stampa

CNA provinciale di Pisa

tel 050876557 fax 050876599 mob 348 780 7224

bandecchi@cnapisa.it

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Situazione ponti Vecchiano – Tre proposte CNA

CNA : “Accelerare il cantiere, azzeramento tariffe autostradali, nuove opere viabilità”

Francesco Oppedisano - Presidente Area Pisana CNAChiusura ponti sul Serchio fra Vecchiano e San Giuliano Terme per manutenzione, “occorre accelerare ancora di più i lavori” secondo il Presidente Area Pisana CNA Francesco Oppedisano “dando per scontato che è indispensabile aver proceduto all’effettuazione dei lavori di manutenzione straordinaria per entrambi i ponti interessati. Ma oggi abbiamo visto dopo meno di un mese di chiusura del ponte fra Vecchiano e Pontasserchio che i disagi sono davvero enormi. Ok invece a riduzioni o almeno dilazioni dei pagamenti per le tasse locali come la Tari”.

“La situazione si è rivelata più critica di quanto sia stato previsto – ha fatto notare Roberto Badiali, vecchianese e membro di presidenza di Area Pisana CNA – i punti davvero critici secondo noi sono essenzialmente due: i tempi di esecuzione dei lavori che devono essere accelerati il più possibile e questo forse è realizzabile. Ed i pedaggi autostradali su cui Salt deve fare uno sforzo Roberto Badiali - Membro di presidenza di Area Pisana CNAaggiuntivo. È decisamente troppo poco lo sconto del 40% annunciato peraltro applicabile solo su pedaggi futuri. Occorre invece secondo noi un piano straordinario da parte della Salt di tariffazione azzerata fra Pisa Nord e Pisa Centro a cui è necessario aggiungere almeno delle agevolazioni fra Lucca e Pisa Nord, perché i flussi di traffico di una area fortemente integrata economicamente come l’Area Vasta Costiera risentono di un nodo quasi insormontabile come adesso della tratta dell’Aurelia fra Viareggio e Pisa che si intasa per molte ore al giorno in ogni direzione. Ci vuole la massima attenzione alle imprese che sono quelle che reggono le istituzioni, questo è quello che chiediamo. Non si vuol buttare la croce addosso a nessuno, ma dato per assodato che a questo punto è decisivo per minimizzare i danni che ci sono, che i tempi siano ulteriormente abbreviati, e magari grazie al fatto che la Provincia come stazione appaltante possa e debba fare di tutto per completare i lavori prima di quanto previsto (il 30 ottobre ndr) almeno un mese prima. Abbiamo trovato discutibile, proprio con il senno di poi, la scelta di una procedura di gara (che certo è condizionata dalla cifra stanziata) che ha potuto aggiudicare i lavori ad una ditta che sta impegnando sul cantiere un numero esiguo di operai e che oltretutto non è nemmeno del posto. Ci auguriamo che almeno la stessa stazione appaltante possa però fare tutto ciò che è in suo potere (utilizzo rapido delle risorse con fondi straordinari della Regione Toscana e massima assiduità per la verifica) per accelerare i lavori e potenziare in ogni modo il cantiere perché, appunto accorciare i tempi è il modo migliore per minimizzare i danni. E anche valutare attentamente alla luce della cifra straordinaria stanziata dalla Regione quale sia davvero il modo più efficace di impiegarla. Lo diciamo così: se non c’è la certezza che serva a ridurre significativamente i tempi di esecuzione allora meglio che sia stanziata direttamente a favore di tutte le attività economiche anche artigianali e società e non solo commerciali che possano documentare una riduzione dei fatturati. E già che è stata riscontrata questa emergenza dal punto di vista della pianificazione urbanistica e territoriale va previsto un nuovo ponte fra Nodica e Metato che possa offrire una alternativa. Inoltre vanno previsti opere di fluidificazione del traffico sull’Aurelia con raddoppi di corsia e rotatorie anche dove ora non ci sono ad esempio in corrispondenza di via delle Palanche ed a Migliarino”.

(FONTE: Ufficio Stampa CNA Pisa)

TAX CREDIT PUBBLICITÀ – Pubblicate le modalità attuative

TAX CREDIT – Indicazioni operative

Approda finalmente in Gazzetta Ufficiale il Decreto del Presidente del Consiglio di Ministri attuativo del credito d’imposta per investimenti pubblicitari incrementali sui quotidiani, periodici e sulle emittenti televisive e radiofoniche locali (c.d. “tax credit pubblicità) [1], che entrerà in vigore l’8/08/2018.

Il D.P.C.M. tratta principalmente quanto di seguito commentato, distinguendo anche tra gli investimenti pubblicitari decorrenti dall’1/01/2018 (a regime) e quelli già effettuati nel periodo 24/06 – 31/12/2017. Le domande potranno essere inviate a decorrere dal 22/09/2018.

1.      SOGGETTI BENEFICIARI

Il bonus è riconosciuto a favore delle imprese e dei lavoratori autonomi, indipendentemente da:

–          natura giuridica

–          dimensioni aziendali

–          regime contabile adottato,

nonché degli enti non commerciali.

2.      BONUS SPETTANTE A REGIME DALL’ 1/01/2018

L’agevolazione consiste in un credito d’imposta relativo agli investimenti in campagne pubblicitarie effettuati a partire dal 1°/01/2018, attraverso i seguenti canali:

–          stampa quotidiana e periodica (anche on-line),

–          emittenti televisivi e radiofonici locali (analogiche o digitali)

L’investimento deve essere incrementale, ossia superiore di almeno l’1% gli analoghi investimenti effettuati sugli stessi mezzi di informazione nell’anno precedente.

3.      BONUS SPETTANTE NEL PERIODO 24 GIUGNO – 31 DICEMBRE 2017

L’agevolazione è riconosciuta, altresì, sugli investimenti pubblicitari incrementali effettuati nel lasso temporale 24/06 – 31/12/2017, esclusivamente avvalendosi della stampa quotidiana e periodica (anche on-line). Il valore degli investimenti anche in tal caso deve superare di almeno l’1% l’ammontare degli analoghi investimenti effettuati dai medesimi soggetti sugli stessi mezzi di informazione nel corrispondente periodo del 2016 [2].

4.      MISURA DEL CREDITO D’IMPOSTA

Il credito d’imposta ammonta al 75% del valore incrementale degli investimenti effettuati, tenendo conto del limite massimo complessivo delle risorse di bilancio annualmente stanziate. In caso di insufficienza delle risorse disponibili rispetto alle richieste, verranno ripartite in percentuale le risorse tra i beneficiari.

Per le microimprese, le piccole e medie imprese [3] tale percentuale salirà 90% in caso di perfezionamento, con esito positivo, della procedura di notifica alla Commissione europea; fino a tale momento, vale anche per tali imprese la misura del 75%.

5.      INVESTIMENTI AMMISSIBILI ED ESCLUSI

Gli investimenti incrementali ammessi al credito d’imposta a regime sono quelli riferiti all’acquisto di spazi pubblicitari e inserzioni commerciali effettuati esclusivamente su giornali quotidiani e periodici, sia in edizione cartacea che in formato digitale [4], oppure nell’ambito della programmazione di emittenti televisive e radiofoniche locali, analogiche o digitali.

Per quanto riguarda la stampa, i giornali devono essere iscritti presso il competente Tribunale oppure presso il Registro degli operatori di comunicazione [5] e dotati della figura del Direttore responsabile. Anche le emittenti radiofoniche e televisive devono essere iscritte al suddetto Registro.

Sono esclusi gli investimenti in televendite di beni e di servizi di qualunque tipo, nonché gli spot radio e televisivi di inserzioni o spazi promozionali relativi a servizi di pronostici, giochi o scommesse con vincite di denaro, di messaggeria vocale chat-line con servizi a sovraprezzo.

Ai soli fini dell’attribuzione del credito di imposta sono escluse le spese accessorie, i costi di intermediazione e di ogni altra spesa diversa dall’acquisto dello spazio pubblicitario, anche se ad esso funzionale o connessa.

6.      ASPETTI FISCALI

Le spese ammesse al bonus si considerano sostenute secondo il criterio di competenza di cui all’art. 109 del TUIR. L’effettività del sostenimento delle spese deve risultare da specifica attestazione rilasciata dai soggetti legittimati al rilascio del visto di conformità dei dati esposti nelle dichiarazioni fiscali o dai soggetti che esercitano la revisione legale dei conti.

Il bonus va indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di maturazione dello stesso, nonché nelle dichiarazioni successive fino a quella relativa al periodo in cui se ne conclude l’utilizzo. In riferimento ai soggetti “non solari”, il bonus va esposto nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo in corso al 31 Dicembre dell’anno di maturazione del credito riferito agli investimenti effettuati nell’anno solare.

L’utilizzo del credito d’imposta può avvenire esclusivamente in compensazione, mediante mod. F24 presentato in via esclusiva tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (Entratel o Fisconline), pena lo scarto dello stesso. Parimenti, lo scarto del mod. F24 avviene in caso di utilizzo in compensazione del bonus in misura eccedente l’importo spettante.

Il bonus è alternativo e non cumulabile, in riferimento alle medesime spese, con ogni altra agevolazione prevista da norme statali, regionali o europee, salvo che successive disposizioni di pari fonte normativa non prevedano espressamente il cumulo tra le diverse agevolazioni.

7.      PROCEDURA DI ACCESSO

Per accedere al credito di imposta, i soggetti interessati, nel periodo compreso dal 1° al 31 MARZO di ciascun anno devono presentare un’apposita comunicazione telematica con le modalità che verranno definite con provvedimento amministrativo del Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Per il periodo 2018, tale comunicazione telematica deve essere presentata nella finestra temporale  22 SETTEMBRE – 22 OTTOBRE 2018. Gli stessi termini temporali vanno rispettati in riferimento alla comunicazione da inviare per gli investimenti incrementali effettuati dal 24/06 al 31/12/2017, con la sola particolarità che tale comunicazione deve essere effettuata in modo separato

Per ulteriori informazioni:

 

Francesco Manis

manis@cnapisa.it

OSSERVATORIO CNA PROFESSIONI 2018 – “Ogni mese un nuovo mestiere”

Daniele Vaccarino, Presidente CNA: “Ogni mese un nuovo mestiere. Valvola di sfogo per occupazione”

“Le professioni sono importanti nell’economia italiana, ma hanno rappresentato per un lungo periodo il lavoro ‘degli sfortunati’, perché era il popolo delle partite Iva ed erano ‘laterali’ all’economia italiana. Oggi non è più così, i professionisti alzano la testa e dimostrano quanto siano importanti in un settore con un’enorme evoluzione”: così Daniele Vaccarino, presidente Nazionale della CNA, intervenendo alla presentazione del quarto rapporto annuale della CNA sulle professioni non ordinistiche. “Noi della CNA li stiamo organizzando – ha proseguito Vaccarino – ogni mese aumentiamo di una nuova affiliazione con un nuovo mestiere, che insieme agli altri, oggi può rappresentare una valvola di sfogo per l’occupazione in Italia”.

“Alla politica – ha aggiunto Vaccarino – chiediamo il riconoscimento del loro lavoro e delle loro problematiche a partire dalla malattia e dalle gravidanze, temi importanti sui quali c’è bisogno di una adeguata copertura finanziaria. Occorre lavorare per una eliminazione sicura dello split payment a tutti, ma specialmente ai professionisti. Infine c’è un problema che riguarda il credito e un altro legato alla formazione, visto che questo è uno dei settori in cui la formazione è continua e c’è un bisogno permanente di formarsi al più alto livello possibile”.

QUI DI SEGUITO UNA SINTESI DELL’OSSERVATORIO PROFESSIONI 2018 DI CNA 

La crescita dei professionisti non ordinistici procede senza soste. In coerenza con i colleghi ordinistici, con i dipendenti e con l’occupazione in genere. E in contrasto con l’andamento delle altre categorie di lavoro indipendente. Lo rileva la quarta edizione dell’Osservatorio nazionale professionisti 2018, curato dalla CNA per porre ancora una volta all’attenzione della politica la complessa realtà, nell’ambito dell’ampia platea del lavoro, nata con la Legge 4/2013. Una legge che ha contribuito a rendere più nitida la nebulosa di questa categoria di professionisti in precedenza trascurata, se non osteggiata, dal legislatore. Una legge che ha finalmente disciplinato la qualificazione delle competenze professionali secondo forme di regolazione volontarie definite attraverso gli standard della certificazione di qualità.

Il “chi è” del non ordinistici

Ma chi è il professionista non ordinistico? E’ un soggetto munito di partita Iva che, non disponendo di un ordine e di una cassa previdenziale, versa i contributi alla Gestione separata Inps. Questo a grandi linee. In realtà, la categoria comprende professionisti esclusivi (versano la totalità dei contributi in prima persona), professionisti concorrenti (versano la quota prevalente di contributi in prima persona) e collaboratori concorrenti (non versano la quota prevalente di contributi, a carico invece dei committenti). Tra il 2015 e il 2016 (l’anno più recente del quale sono disponibili i dati Inps), i professionisti ordinistici in senso stretto sono aumentati del 3,4% salendo a 334.019. Viceversa, è diminuito del 2,2% scendendo a 766.787 unità il numero dell’intera platea. Questo calo è dovuto, però, esclusivamente al crollo dei collaboratori concorrenti (-6,1%).

La componente maschile è maggioritaria (57% circa). Gli ultra40enni rappresentano il 57,5% della platea totale.

Dalla banca dati Inps emerge, inoltre, che nel 2016 i redditi complessivamente dichiarati sono stati pari a 5,5 miliardi mentre il reddito medio è ammontato a 16.490 euro (18.571 pro capite per la componente maschile, 13.455 per quella femminile), in calo del 2,4% rispetto al 2015.

 I risultati dell’Osservatorio

L’indagine dell’Osservatorio nazionale professionisti 2018 curato dalla CNA ha coinvolto 39 professioni diverse di tre macro-settori di servizi: per il benessere, per le persone, per le imprese.

L’età media dei partecipanti è di 47 anni, lievemente più alta della media anagrafica degli iscritti alla Gestione separata Inps.

Il 64,6% delle attività professionali condotte da quanti hanno partecipato all’indagine è stato aperto in questo millennio, con un picco dell’80,6% nei servizi per il benessere.

I professionisti non ordinistici si caratterizzano per l’alto livello d’istruzione: quasi il 63% degli intervistati possiede la laurea mentre solo il 2% si è fermato alla scuola media inferiore. Il maggior livello di laureati è nei servizi per il benessere (92%). Servizi nati più di recente che fruiscono del maggior livello di scolarità media della società italiana rispetto al passato.

Otto professionisti su dieci hanno conseguito titoli per l’esercizio della propria professione. In più del 64% dei casi si tratta di titoli non obbligatori, che dunque vanno a elevare ulteriormente le competenze di questi professionisti. Un atout che di fronte alla clientela dovrebbe fare da solo la differenza con gli abusivi.

Il 74% degli intervistati svolge la propria attività in via prevalente come libero professionista. Il 44,3% svolge anche attività lavorative diverse. Poco meno della metà (46,1%) si avvale di lavoratori dipendenti. Un dato di tutto rilievo, che testimonia la capacità dei professionisti non ordinistici di creare occupazione aggiuntiva e, quindi, la necessità che la categoria venga protetta, prima di tutto dalla concorrenza illegale degli abusivi, e non sia ostacolata dalla mala-burocrazia.

Il reddito medio ricavato dall’attività professionale non supera i 20mila euro annui per circa la metà degli interpellati. Ma va ricordato che oltre il 44% di loro lo integra con attività diverse.

Il 70% circa degli intervistati ritiene che le attività professionali siano tassate in maniera eccessiva e il 36,1% ostacolate da un eccesso di burocrazia.

La riduzione dell’aliquota contributiva (89,1%), la deducibilità delle spese di formazione (83,9%) e dicertificazione (83,8%), la riorganizzazione della Gestione separata Inps (82,5%) e la tutela della gravidanza e da malattie e infortuni (81,8%) sono gli obiettivi (da raggiungere) ritenuti più importanti dalla platea di professionisti non ordinistici. Mettere in questa “lista nera” riduzione dell’indennità contributiva e riorganizzazione della Gestione separata Inps riflette una forte insoddisfazione per l’organizzazione del sistema previdenziale non a misura dei professionisti non ordinistici. Non è casuale che il 43,7% dei coinvolti nell’indagine abbia sottoscritto un’assicurazione integrativa ai fini previdenziali e il 17,2% sia intenzionato a farlo.

Le altre questioni che suscitano lo scontento dei professionisti non ordinistici sono temi del “Jobs Act delle professioni” (vedere paragrafo seguente) che, accolta positivamente dalla CNA e dai professionisti non ordinistici, poi ha scontato difficoltà gravi nella trasformazione in provvedimenti concreti.

Passi in avanti e grandi incompiute

Il ruolo di CNA Professioni è stato molto importante anche in provvedimenti chiave per i professionisti non ordinistici. Prima di tutto per arrivare alla formulazione del testo della Legge 4/2013, che li ha tolti dalla loro condizione di “figli di un dio minore”. Quindi, nell’iter di recepimento della Direttiva Ue 2013/55: CNA Professioni ha collaborato con l’Ufficio cittadinanza europea di Palazzo Chigi nella definizione e nella schedatura delle professioni e, soprattutto, ha contribuito a inserire nel testo di riforma delle professioni  inviato a Bruxelles l’esplicito riferimento ai non ordinistici.

Alcune proposte di CNA Professioni hanno trovato ascolto nei Governi dell’epoca al momento del varo delle Leggi di Stabilità 2016 e 2017. La prima ha elevato a 30mila euro la soglia di ricavo per l’accesso al regime forfettario, ridotto al 5% l’aliquota di imposta sostituiva, permesso l’accesso ai Fondi europei, esteso il voucher per l’acquisto dei servizi di baby sitting alle lavoratrici autonome, bloccata al 27% l’aliquota contributiva.  La seconda, oltre a prevedere il calo dell’aliquota contributiva al 25%, ha cassato l’erronea assimilazione dei professionisti iscritti alla Gestione separata Inps ai lavoratori para-subordinati e il versamento degli oneri contributivi che ne derivavano.

Molte richieste di CNA Professioni sono state inserite nella Legge 81/2017, più conosciuta come “Jobs Act delle professioni”, che ha introdotto disposizioni  in materia di lavoro autonomo con l’obiettivo di costruire per questa categoria di lavoratori un sistema di diritti e di welfare moderni. In particolare, misure di tutela applicabili a tutto il lavoro autonomo su: ritardato pagamento dei compensi; clausole che realizzino uno squilibrio nei rapporti a favore del committente; proprietà intellettuale; deducibilità delle spese di formazione, anche permanente; accesso agli appalti pubblici; indennità di maternità, congedi parentali, tutela di gravidanza, malattia, infortuni; salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. Infine, per ora, significativo è la Legge 172/2017 che ha introdotto l’equo compenso per i professionisti, inclusi quelli non appartenenti a ordini professionali.

Un’agenda per la politica

Negli ultimi cinque anni sono stati approvati numerosi provvedimenti a favore dei professionisti non ordinistici. In particolare, il “Jobs Act del lavoro autonomo”. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, secondo l’antico adagio, ora un po’ in disuso ma sicuramente attinente a questa presunta “rivoluzione” diventata una “grande incompiuta”. La legge prevedeva, infatti, quattro deleghe, tutte scadute, su: protezione sociale dei professionisti, allargamento del raggio d’azione delle prestazioni di maternità, semplificazione delle norme su salute e sicurezza, trasferimento di funzioni e atti pubblici alle professioni. CNA Professioni, di conseguenza,  auspica che il Governo ripresenti un provvedimento analogo che riassegni le deleghe, eliminando quella sul trasferimento di funzioni e di atti pubblici alle professioni.  A sua volta incompiuto è il diritto all’equo compenso: per rendere effettiva la norma servono atti interpretativi e la definizione dei parametri di riferimento.

CNA Professioni, più in generale, sta sollecitando la politica e il nuovo Governo a costituire un tavolo di confronto permanente tra le istituzioni e le principali associazioni di rappresentanza dei professionisti non ordinistici. Nel frattempo, ha predisposto un pacchetto organico di proposte che investono cinque aree: fisco, aggregazione e organizzazione, welfare, regolamentazione del mercato e previdenza.

Per quanto riguarda il fisco, CNA Professioni ritiene necessario definire le caratteristiche che escludono il professionista dal pagamento dell’Irap per assenza dell’autonoma organizzazione, mentre considera  sicuramente positiva l’eliminazione dello split payment, contenuta nel Decreto Dignità. Vanno favorite forme diaggregazione e di organizzazione tra i professionisti. Un welfare a misura di professionista secondo CNA Professioni deve prevedere che sia sospeso il versamento dei contributi previdenziali, dei premi assicurativi, degli adempimenti tributari e delle imposte per l’intera durata della malattia o dell’infortunio (di gravità tale da impedire lo svolgimento dell’attività lavorativa per oltre 60 giorni). Indispensabile, secondo CNA Professioni, è anche una regolamentazione del mercato per razionalizzare  le attività riservate alle professioni ordinistiche nel rispetto dei principi comunitari di non discriminazione della libera concorrenza. Va riconosciuta la priorità nei rapporti con la Pubblica amministrazione ai professionisti in possesso di certificazione di conformità alla norma Uni relativa alla professione come requisito di qualificazione. E vanno individuati strumenti e parametri per tutelare economicamente i professionisti, garantendo un equo compenso per l’attività svolta. In materia diprevidenza, CNA Professioni chiede forme di tutela anche per quanti, versando i contributi alla gestione separata Inps, abbiano subito una significativa riduzione del reddito professionale per ragioni indipendenti dalla propria volontà o siano stati colpiti da gravi patologie mediche. E punta a eliminare, altresì, la discriminazione oggi esistente tra i pensionati dell’assicurazione generale e quelli della gestione separata Inps relativamente alla richiesta di un supplemento di pensione quando continuano a lavorare e, di conseguenza, a versare i contributi.

(FONTE: Ufficio Stampa CNA)

Documenti allegati: 

CNA – Osservatorio professioni 2018

IMPRESA 4.0 – Partecipa al questionario

Diciamo la nostra in vista della prossima Legge di Bilancio

IMPRESA 4.0
Che impatto ha avuto sulle piccole e medie imprese?
Quanto è stato efficace e che cosa non ha funzionato?

Abbiamo elaborato un breve questionario perché molte delle azioni del Piano stanno per scadere e i dati raccolti saranno preziosi per formulare proposte e iniziative in vista della prossima Legge di Bilancio.

NOTA: Il questionario è stato predisposto con la Fondazione COTEC (Fondazione per l’Innovazione Tecnologica). CNA assicura che i dati raccolti saranno trattati in forma aggregata e anonima

RISPONDI SUBITO AL QUESTIONARIO (2 MINUTI) CLICCANDO QUI

CODICE ETICO CNA – Riconosciuto per ottenere aumento rating legalità

L’adesione al codice etico della CNA è riconosciuto ora come requisito per ottenere un aumento del rating di legalità: a comunicarlo è stata l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che ha confermato l’idoneità del codice e la sua coerenza con le disposizioni del Regolamento attuativo in materia di rating di legalità, al pari delle alte associazioni (Confindustria, Confcommercio, Confcooperative e ANCE).  Nelle scorse settimane CNA aveva avviato un’interlocuzione con l’Autorità  per verificare l’idoneità del codice etico adottato dalla direzione nazionale e, peraltro, recentemente implementato.

Il riconoscimento è dunque il frutto di una richiesta di CNA che da tempo sollecitava una risposta in tal senso: è ormai prassi frequente delle pubbliche amministrazioni, che promuovono misure di sostegno al tessuto imprenditoriale, prevedere premialità e riserve di quote specifiche alle imprese che intendono usufruire di incentivi e di accedere a bandi, se queste aderiscono ad associazioni che adottano codici etici riconosciuti dall’Autorità.

Questo importante riconoscimento, consentirà alle imprese associate a CNA di beneficiare di una valutazione incrementale del proprio rating e di poter così godere di alcuni vantaggi in sede di partecipazione e di assegnazione di bandi pubblici.

Documenti allegati:
Rating di Legalità – NOTA e SCHEDA tecnica