LA MOTORIZZAZIONE DI PISA NON DEVE CHIUDERE

È nato oggi il Comitato contro la chiusura dell’Ufficio della Motorizzazione di Pisa

CNA Associazione Provinciale di Pisa, Confarca, Unasca, Adiconsum, Federconsumatori e motorizzazione-29-12-6Amici di Pisa hanno promosso il Comitato per il mantenimento della sede e di tutti i servizi del locale Ufficio di Motorizzazione Civile sede di Pisa, di cui è stata preannunciata la imminente chiusura con il contestuale trasferimento dei servizi al pubblico verso le vicine Unità di Motorizzazione delle sedi di Lucca e Livorno.

Il Comitato è promosso dalle realtà associative che maggiormente hanno relazioni con gli uffici della locale Motorizzazione e si propone di affiancare e sostenere le meritorie attività che già le istituzioni locali, a partire dal sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, e dal Sindaco di S. Giuliano Terme, Sergio Di Maio, hanno avviato con il competente Ministero dei Trasporti.

A presentare l’iniziativa (da sinistra verso destra nelle foto) il Presidente CNA, Matteo Giusti, Paolo Perelli per Adiconsum e Stefano Ghilardi per gli Amici di Pisa, i rappresentanti Confarca, Marco Abbondandolo, e Unasca, Michele Bulleri, mentre ha inviato una lettera il presidente Federconsumatori Toscana, Fulvio Farnesi.

COSA FARÀ IL COMITATO? 

Il Comitato avrà lo scopo di supportare le azioni promosse dalle Istituzioni e farsi anche carico di avanzare proposte e soluzioni oltre che contribuire a tenere vivo l’interesse a mantenere un servizio e un presidio sul territorio pisano, che altrimenti rischia di finire stritolato in un meccanismo burocratico che non tiene conto delle reali esigenze dei cittadini e delle imprese.

motorizzazione-29-12-4Matteo Giusti (nella foto il primo da sinistra) ha sottolineato come “siano sacrosanti gli accorpamenti dei servizi e la razionalizzazione dei costi, ma ci vuole un disegno organico e una visione complessiva che mancano del tutto in questo e in molti altri casi, dove si parte dai tagli dei costi senza pensare alle ricadute in termini di servizio e di funzionalità e magari tenendo conto di un riequilibrio complessivo che certo non può vedere Pisa ed il suo territorio penalizzata a vantaggio di altri luoghi”.

L’ufficio di Pisa rappresenta una sede della Motorizzazione Civile di assoluta rilevanza e seconda solo alla sede di Firenze. Tra le attività principali: esami per le patenti, pratiche di immatricolazione auto e mezzi pesanti. Attività per altro ottenute con un organico – 16 persone – che è sottodimensionato e che comporta già ritardi nella erogazione dei servizi.

Ad esempio i dati per lo svolgimento degli esami teorici delle patenti nel 2015 che è il servizio per cui le UMC sono maggiormente impegnate, parlano chiaro: Pisa 7739 esami; Livorno 5956; Lucca 6748 . Peraltro già oggi i tempi di attesa per l’effettuazione di esami per le patenti superano le 10 settimane a Livorno e 5/6 settimane a Lucca, mentre a Pisa si riescono a svolgere dopo circa solo un paio di settimane perché l’ufficio di Pisa ha due aule e possono tenere un ritmo più sostenuto al di là della carenza di personale. È ovvio che gli eventuali trasferimenti di servizi, anche se avvenissero unitamente al trasferimento di personale, dovrebbero scontare i limiti logistici che già oggi ne penalizzano l’attività.

Altro argomento che testimonia della vivacità del territorio di Pisa sono le attività di autoscuola del territorio provinciale: 44 a Pisa, a Livorno 26 e a Lucca 39. Anche le statistiche del Ministero dei Trasporti circa i livelli di attività per lo svolgimento ed il rilascio di patenti, a livello nazionale, testimoniano che Pisa è stabilmente sempre il secondo ufficio per volume di esami svolti a livello regionale secondo solo a Firenze.

Oltre alla perdita del fattore di vicinanza territoriale, i servizi  per gli utenti della Provincia di Pisa sono indispensabili e devono essere mantenuti con un accettabile livello di omogeneità che peraltro verrebbe persa irrimediabilmente in caso di smembramento della attuale sede e del personale verso le sedi vicine. Si perderebbe così, non solo un servizio diretto ai cittadini, ma si creerebbe un danno alle imprese che devono fruire dei servizi e di quelle che li erogano, che inevitabilmente avrebbero un aggravio di costi oltre che di tempi di attesa che sono poi i veri fattori da evitare in un sistema economico che funziona in modo sempre più rapido e in cui i tempi di risposta alle imprese non possono sopportare ritardi e ulteriori appesantimenti.

Per questi motivi i promotori del Comitato si dichiarano “contrari alle ipotesi di chiusura del servizio territoriale di Pisa e si impegnano altresì a individuare, proporre e perseguire soluzioni alternative alla chiusura e a sostenerle presso tutte le sedi istituzionali e politiche locali e nazionali e con tutti i mezzi disponibili”. Il comitato si riunirà periodicamente e si impegna a individuare dei portavoce unitari per la promozione delle azioni che lo stesso Comitato deciderà di perseguire. Inoltre il Comitato resta aperto alla sottoscrizione da parte di altri soggetti singoli e associativi purché ne condividano gli obiettivi e i metodi”.

PER INFORMAZIONI E ADERIRE ALL’INIZIATIVA:

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MAURIZIO BANDECCHI
bandecchi@cnapisa.it


CNA ALIMENTARE – Attenzione ai bollettini postali intestati a REGISTRO ITALIANO OPERATORI HCCP

Stanno arrivando in questi giorni presso le aziende alimentari bollettini di c.c.p. intestati a Registro Italiano Operatori HACCP. Tale registro non è tenuto da nessuna Pubblica Amministrazione, quindi non sussiste NESSUN OBBLIGO DI LEGGE. in conseguenza di ciò le aziende non sono tenute al pagamento, e laddove intendessero farlo è una loro autonoma e libera decisione.

Come si può leggere dal sito del Registro, all’art.1,  è una proposta e non un obbligo. 

http://www.registroitalianooperatorihaccp.org/contratto.php

” CONDIZIONI GENERALI DI CONTRATTO

Art. 1
Il Registro Italiano Operatori HACCP, di proprietà della società RIP SRLS con sede in Via Divisione Acqui 21, Sirmione (BS) 25019 P.I. 03830720987 , non è e non appartiene alla Pubblica Amministrazione. Con il presente contratto propone l’inserimento del contraente nel Registro Italiano Operatori HACCP e nella relativa pagina Web www.registroitalianooperatorihaccp.org riportando e pubblicizzando l’insegna dell’attività con la relativa ragione sociale.”

Come CNA Alimentare segnaleremo alle Autorità di Controllo e al Garante del Mercato e Concorrenza questa situazione per un intervento eventualmente anche sanzionatorio, in quanto la richiesta di pagamento non corrisponde a nessun obbligo di legge.

Per ulteriori informazioni:

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BARBARA CARLI
carli@cnapisa.it


FITA News – Nuove indicazioni pagamento quote albo

Sono state attivate n. 5 postazioni di assistenza telefonica che, a partire da oggi, potranno essere indifferentemente contattate, con orario 08.00-17.00, per ricevere assistenza sulla procedura di registrazione al Portale dell’Albo e sul pagamento delle quote.

I numeri di telefono sono i seguenti:

06 41584534

06 41584532

06 41584510

06 41584513

06 41584506

Inoltre, rimane attiva la casella mail assistenza.albo@mit.gov.it alla quale possono essere rivolte le segnalazioni premurandosi di indicare il problema riscontrato e lasciare i recapiti telefonici per essere richiamati.

E’ stato, inoltre, pubblicato sul sito un documento di supporto, che vi alleghiamo, ove troverete consigli utili per utilizzare la procedura ed i principali inconvenienti riscontrati.

Nel rimanere a disposizione per ogni chiarimento, si porgono distinti saluti.

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MAURIZIO BANDECCHI 

bandecchi@cnapisa.it

 

 

 


 

DEMANIO IDRICO: gli oneri sulle concessioni e i canoni mettono in forte difficoltà le imprese

DEMANIO IDRICO
Gli oneri sulle concessioni e i canoni del demanio idrico deliberati dalla Regione Toscana mettono in forte  difficoltà le imprese, soprattutto le piccole, che rischiano in taluni casi la chiusura delle attività

FIRENZE – Gli oneri sulle concessioni e i canoni del demanio idrico deliberati dalla Regione Toscana mettono in forte  difficoltà le imprese, soprattutto le piccole, che rischiano in taluni casi la chiusura delle attività.

I canoni infatti per molte attività sono aumentati in maniera considerevole anche raddoppiati e quadruplicati , passando per qualche piccola attività come ad esempio una tintolavanderia da poco meno di mille euro a oltre tremila euro !  Lo stesso capita , a titolo di esempio, per le imprese del distretto del cuoio che si sono viste quadruplicare i canoni per gli emungimenti di acqua sotterranea. Ancora peggiore l’impatto per i rimessaggi sull’Arno  e a Castigliondelle Pescaia per i quali fra imposta regionale sulle concessioni e canoni più alti i conteggi portano a moltiplicare per 3 e anche oltre i vecchi canoni dovuti alle Province. Con la Regione resta una porta aperta attarverso il tavolto di confronto a livello regionale e con l’impegno a riprenderelo ad anno nuovo dopo un sopralluogo sul posto,  per verificare la impossibilità di sostenere oneri così elevati.

Ma considerato che i pagamenti debbono essere effettuati entro il 31.12.2016  l’impatto sulle imprese è devastante.

CNA Toscana unitamente alle altre organizzazioni economiche ha inviato un documento alla Regione con la quale si chiedeva una revisione complessiva del sistema tariffario, una rateizzazione e proroga dei pagamenti.

Le richieste sono state accolte in maniera parziale:

  • si è ottenuto una rateizzazione in 5 anni dei canoni 2016 e 2017 per gli ormeggiatori  restando l’obbligo del versamento delle imposte sulle concessioni al 31.12.2016.
  • per gli emungimenti di acque sotterranee da pozzi non è stata accolta la richiesta di proroga del termine del 31.12.2016, prorogato invece al 28.02.2017 (era il 31.12.2016)  il termine per la richiesta delle riduzioni previste dalla legge regionale.

La Regione si è impegnata ad incontrare nuovamente le categorie economiche nei primi mesi del 2017 al fine di valutare una revisione tariffaria anche in ragione del gettito e del recupero di evasione.

CNA TOSCANA  è impegnata fin da subito per un revisione del sistema tariffario ed impositivo sulle concessioni e canoni del demanio idrico  che riduca l’importo dei canoni, riveda la classificazione delle attività tenendo in debita considerazione le microimprese e rivedendo il sistema per il calcolo forfettario, oggi penalizzante per le imprese con consumi contenuti.

(Fonte: CNA Toscana)

Le imprese e la comunicazione radiofonica: partecipa al sondaggio di CNA

Ascolti la radio? Partecipa al sondaggio di CNA. 

CNA vuole indagare l’utilizzo da parte degli imprenditori del media “Radio” perché lo ritiene uno strumento valido quanto utile di comunicazione alle, e per le, imprese.

Il questionario è rivolto agli imprenditori che abitualmente e in maniera più o meno frequente ascoltano la radio.

CLICCA QUI PER PARTECIPARE AL SONDAGGIO


 

Sistri – CNA: “Subito la proroga del sistema di tracciabilità dei rifiuti speciali”

CNA: “E le imprese non paghino più per un servizio inesistente”

“La CNA chiede una proroga immediata dell’attuale sistema di tracciabilità dei rifiuti pericolosi, il Sistri. Dal primo gennaio, infatti, le imprese non avranno una normativa di riferimento. Il nuovo sistema, affidato tramite gara Consip ad Almaviva, Tim e Agriconsulting, è bloccato in attesa della decisione del Tar su un ricorso avverso. Ma non basta una semplice proroga. Chiediamo che questo provvedimento elimini i vecchi e reiterati balzelli imposti alle imprese per un servizio inesistente. E, soprattutto, chiediamo al Governo di aprire immediatamente un tavolo con le associazioni di imprese, che negli anni hanno prodotto proposte operative sulla funzionalità del Sistri, per evitare di ritrovarci, tra dodici mesi, nella stessa situazione di oggi”.

Vuoi sapere come si è evoluta questa vicenda? Leggi qui gli sviluppi del 30 dicembre 2016!

(Fonte: CNA nazionale)

A Pontedera il primo panificio con il Pane Toscano DOP

È la Casa del Pane di Francesco Gori, soddisfazione di Matteo Giusti CNA
Un antico proverbio recita: “Pane di buon grano tiene il medico lontano”

img_8617Si fa presto a dire pane toscano. Ogni borgo, ogni laboratorio, ogni città è convinta di avere il migliore. Ma è proprio grazie ad un lavoro durato oltre 10 anni che da marzo di quest’anno esiste un solo, autentico, certificato “PANE TOSCANO DOP”, un marchio di cui è titolare il CONSORZIO DEL PANE TOSCANO DOP che oggi a Pontedera presenta il primo panificio della provincia di Pisa a conseguire la certificazione.

Si tratta del panificio CASA DEL PANE snc di Francesco Gori&c, con i suoi tre punti vendita, per ora tutti a Pontedera e già conosciuto per avere di recente ottenuto un riconoscimento per il miglior panettone artigianale della Toscana, nell’ambito di una gara a Milano, la patria del panettone.

Il Pane Toscano è finalmente una DOP, che si aggiunge ad altre IGP e DOP della regione. E’ questo l’unico PANE di dimensioni regionali in Europa a cui è stata riconosciuta la DOP.

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Matteo Giusti, Presidente CNA Pisa, e Roberto Pardini, Consorzio Pane Toscano DOP

“Ci riempie di orgoglio questa DOP e questo primato per il panificio di Francesco Gori – ha commentato il presidente di CNA Pisa Matteo Giusti – cui ci auguriamo se ne aggiungano molti altri. La DOP si aggiunge al panorama di qualificazione, di ricerca dell’eccellenza e della tipicità nel ricco patrimonio enogastronomico della nostra regione. Per questa via si rafforzano tutte le componenti della filiera, dalla produzione agricola ai trasformatori artigianali, e nel contempo si rafforza la nostra identità di territorio, la nostra cultura, il nostro saper vivere, che è la vera carta vincente per il brand Toscana all’estero, per il turismo, ma anche per le nostre produzioni più qualificate che, per competere e farsi apprezzare nel mondo, si nutrono soprattutto di ciò che le circonda: la bellezza del paesaggio, dei paesi e delle città, la varietà e qualità delle produzioni tipiche, la cucina. Tanti viaggiatori ricercano e apprezzano sempre più questo stile che peraltro è apprezzato anche dai nostri concittadini con un vera riscoperta della filiera corta, della genuinità e della qualità che solo i piccoli produttori locali, meglio se organizzati in consorzi come quello del Pane toscano DOP, sanno garantire”.

“E’ un progetto in cui crediamo molto – ha detto Francesco Gori il titolare – e anche in altri ambiti noi
perseguiamo la strada della qualità e delle tipicità. Una strada che ci sta premiando e che continueremo a seguire”.

img_8618“La produzione del PANE TOSCANO DOP, – spiega Roberto Pardini Direttore del Consorzio – per tutto il processo produttivo avviene nell’area regionale, utilizzando grano di specifiche qualità caratterizzanti la cerealicoltura toscana, le cui peculiarità si riscontrano nei giusti quantitativi proteici di glutine, attraverso una corretta molitura di un mix di grani di varietà a cariosside rossa e varietà a cariosside bianca. Sono oltre 50 le Aziende agricole e di stoccaggio certificate che oggi producono grano tenero secondo il disciplinare di produzione del Pane Toscano DOP. Anche la molitura viene effettuata in Toscana, per mantenere le caratteristiche organolettiche delle farine toscane, mantenendo inoltre integralmente il GERME (vitamine del gruppo B minerali e vitamina E), ormai scomparso dalle farine tradizionali dedicate alla panificazione industriale.

Sono 3 i molini certificati che producono farina per la produzione del Pane Toscano DOP. Quanto ai lieviti essi sono ricavati da antiche ricette della lievitazione naturale a pasta acida (madre), senza nessuna aggiunta di lievito di birra, o altri naturali ingredienti da difformi elementi. Il pane così ottenuto è caratterizzato da un gradevole aroma, apportato da particolari composti risultanti dalla fermentazioni secondarie tipiche ed esclusive della pasta acida.

img-20161221-wa000Questo pane che si ottiene con l’uso di impasto acido si conserva di più rispetto a quello prodotto con lieviti industriali o lievito di birra che infatti già dopo un giorno tende a diventare raffermo, mentre la maggiore acidità conferita all’impasto dalla presenza di acido lattico contribuisce a rallentare la retrogradazione dell’amido e porta ad un mantenimento prolungato del Pane Toscano DOP. Il pane così prodotto mantiene più a lungo le caratteristiche di morbidezza ed elasticità, peculiarità molto utili quando il pane veniva preparato nelle case dei contadini, una volta la settimana.

Inoltre la maggiore acidificazione induce anche una maggiore stabilità microbiologica, impedendo lo sviluppo di muffe e di batteri sporigeni. Il Pane Toscano a lievitazione naturale può vantare le seguenti caratteristiche “certificate” uniche rispetto agli altri tipi di pane in commercio:

  • elevata qualità nutrizionale
  • elevata qualità organolettica
  • più facile e prolungata conservazione
  • facile identificazione delle caratteristiche di tipicità.

IL PANE TOSCANO DOP
La Storia ed il legame con l’Ambiente

Il pane caratterizza la storia e la cultura toscana fin dalla notte dei tempi.

Documenti d’epoca romana, compresi gli scritti di storici come Tito Livio, evidenziano il contributo che la Toscana dava alla produzione di frumento e del pane. Da sempre il pane è stato l’alimento base dell’alimentazione di tutti i ceti sociali e la lavorazione è stata caratterizzata da norme ben precise che connotavano l’organizzazione sociale e la vita quotidiana della gente.

In tutte le case coloniche, anche le più povere, non potevano mancare il forno a legna per la cottura e la madia o “cassa del pane” come la chiamava Leon Battista Alberti nel suo trattato “De re Aedificatoria”. La produzione ha assunto e mantenuto nel tempo caratteri rituali e quasi mistici. La figura del mugnaio e quella del fornaio hanno sempre avuto un ruolo rilevante anche nell’organigramma sociale. La stessa profonda religiosità del contadino toscano è permeata di simboli che si rifanno al grano e al pane, fino ad attribuirgli virtù terapeutiche. Un antico proverbio dice: “pane di buon grano tiene il medico lontano”. Oggi il pane toscano mantiene le stesse forme di una volta con la crosta chiaroscura e la mollica compatta, friabile, porosa del sapore insipido, giusto per accompagnarlo con i salumi, ma anche con su spalmata la dolce cioccolata. Il pane toscano è oggi lo stesso di quello dipinto nelle miniature del ‘300 che illustrano le novelle del Decameron di Boccaccio.

Il progetto “Pane Toscano DOP” nasce nel 2002 da parte delle organizzazioni dei panificatori a partire da CNA e a cui hanno aderito tutte le organizzazioni dell’Agricoltura, Toscanacereali e Consorzio Agrario di Siena; e operatori nell’industria Molitoria Toscana. Le ragioni della DOP sono state principalmente la tutela del prodotto Pane Toscano, la riscoperta delle caratteristiche della “ricetta originaria” attraverso uno specifico disciplinare di produzione e l’esaltazione delle specifiche qualità del grano che hanno caratterizzato la cerealicoltura toscana.

Le volontà espresse dalla Regione Toscana, attraverso le due delibere (2002 e 2007) che esprimevano parere favorevole alla registrazione del prodotto “pane toscano DOP”, hanno incoraggiato il Consorzio di Promozione e Tutela del pane toscano ad intraprendere il percorso di riconoscimento per la Denominazione d’Origine Protetta. Le impegnative ricerche scientifiche effettuate con le Università di Pisa e di Firenze hanno dato ampio riconoscimento di risultati rispetto alla bontà del progetto. Così dal primo marzo 2016 finalmente LA COMMISSIONE EUROPEA ha iscritto la denominazione IL VERO PANE TOSCANO DOP.

Se vogliamo parlare oggi del vero pane toscano, occorre anzitutto partire dal grano: oggi i processi industriali di coltivazione richiedono, oltre ad una sottintesa ricerca di alte rese per ettaro, caratteristiche fisiche del chicco che garantiscano durevolezza e trasportabilità delle farine nonché resistenza meccanica delle proteine alla lavorazione veloce ed impetuosa degli impasti. Tutto ciò può soddisfare appunto le caratteristiche tecnologiche industriali ma, a nostro parere, non quelle di un consumatore attento alla qualità.

Per la produzione di un buon pane toscano il “Consorzio di promozione e tutela del PaneToscano a lievitazione naturale”, ha scelto di tornare all’utilizzo di qualità di grano ormai quasi del tutto abbandonate e a metodologie di trasformazione artigianali, sia nel processo di molitura che in quello di panificazione, che è essenziale per far sì che la lievitazione in pasta acida ottenga i risultati di qualità gastronomica e nutritiva che la contraddistinguono.

Pertanto per la produzione del PANE TOSCANO DOP si utilizza esclusivamente grano seminato in Toscana di specifiche qualità caratterizzanti la cerealicoltura del territorio, le cui caratteristiche si riscontrano nei giusti quantitativi di glutine, varietà di grano povere di proteine tossiche e l’integrale presenza del germe di grano, (ormai scomparso nelle farine tradizionali) attraverso una corretta molitura di un mix di grani di varietà a cariosside rossa e varietà a cariosside bianca. L’aumento del glutine nelle farine è da addebitarsi principalmente nell’utilizzo di grani così detti di forza provenienti principalmente dai mercati esteri (UE – USA – RUSSIA – CANADA) per il mercato della panificazione (frutto delle esigenze industriali).

Ma cos’è il glutine? Tra le proteine del grano ve ne sono due in particolare, la glutenina e la gliadina che, una volta miscelate con acqua, formano la sostanza elastica conosciuta con il nome di glutine. Il glutine diviene elastico (grazie soprattutto alla gliadina) e si attacca intorno alle bolle di anidride carbonica che il lievito produce all’interno del pane, che pertanto si gonfia e prende consistenza (grazie alla glutenina). Il vantaggio derivante dalla presenza di glutine nella farina consiste nell’azione legante che questa sostanza esercita quando la farina viene impastata con l’acqua. Il termine ‘agglutinazione’ esprime proprio questa azione!

I grani toscani utilizzati per la produzione di farine per il pane toscano DOP, hanno la specificità di un basso W, cioè di non essere farine di forza, pertanto durante la miscelazione con l’acqua la quantità di glutine che si manifesta è minore rispetto alle altre farine. Inoltre la lievitazione a pasta acida (lievito madre) e la presenza di fermenti lattici sono in grado di “digerire”il glutine, diminuendone la tossicità. L’importanza del mantenimento del germe nelle farine per favorire la lievitazione a pasta acida. Nella fase di molitura tradizionale si verifica, ad esempio nei processi industriali, l’eliminazione delle parti oleose (germe di grano) che indurrebbero nel tempo l’irrancidimento delle farine, (con il solo scopo della maggiore durata di immagazzinamento) a scapito della qualità delle farine, poiché il germe di grano è, per esempio, particolarmente ricco di sostanze nutritive, fondamentali per favorire la germinazione e sostenere le prime fasi di crescita.

I segreti della pasta acida

Per valutarle appieno andiamo a capire quali sono i processi innescati dalla lievitazione naturale. La lievitazione in pasta acida si ottiene dalla fermentazione di farina di cereali (usualmente grano) ed acqua, spesso agevolata dall’aggiunta di frutta o crusca o altri elementi . Al di là di una giusta e piacevole salvaguardia delle tradizioni, accompagnata da profumi e sapori insostituibili, quali sono i motivi che inducono a preferire l’uso della pasta acida non solo ai lieviti chimici industriali ma anche a quello del pur naturale lievito di birra.

Nelle varie fasi di lavorazione del pane a lievitazione naturale, dal primo impasto alla lievitazione finale, entrano in azione microrganismi di specie diverse, soprattutto Saccaromiceti e batteri lattici che si riproducono alimentandosi degli zuccheri contenuti nell’amido delle farine. La digestione di questi zuccheri induce il processo di fermentazione attraverso la produzione di gas (anidride carbonica) e, in parte minore, di alcol (etanolo), acido acetico, acido lattico, diacetile e acetaldeide.

L’aumento di volume dell’impasto è dovuto all’anidride carbonica, contrastata dalla struttura elastica del glutine che la racchiude negli alveoli: è attraverso questo processo che si ottiene quell’impasto poroso che durante la cottura termina la lievitazione, acquisendo quella soffice morbidezza che sarà in grado di mantenere a lungo, caratteristica questa tipica dei prodotti ottenuti con la pasta acida. La forma e il peso della “pagnotta” hanno un’importanza non secondaria: il peso medio (dopo la cottura) dovrebbe essere almeno non inferiore al chilo: in questo caso infatti, nel cuore della forma, detta anche pulcino, rimane viva una quantità di microrganismi che possono, una volta sfornato il pane, ricominciare a moltiplicarsi e a distribuirsi nuovamente, arricchendolo di vitamine e amminoacidi. Proprio per questo motivo sarebbe consigliabile consumare il pane almeno un giorno dopo la cottura, una volta ravvivato, insaporito e aromatizzato dai lieviti.

PANE TOSCANO DOP
Più nutriente e digeribile

Per ottenere un pane di qualità, non basta utilizzare un tipo di farina , è importante anche il tipo di lievito impiegato. Quando si utilizza per la lievitazione la cosiddetta “pasta acida” (lievito madre), grazie all’ambiente acido e alla gradualità del processo fermentativo, l’azione complessante dell’acido fitico viene neutralizzata da specifici enzimi (fitasi), con il risultato di ottenere un pane più nutriente e digeribile. Una ricerca dell’ELFID in collaborazione con l’università di Bari ha dimostrato che la fermentazione tradizionale con pasta acida, ovvero fermenti lattici in grado di “digerire” il glutine, diminuisce la tossicità del prodotto finito rispetto alla consueta fermentazione a base di lievito industriale.

La cottura

Una cottura effettuata al momento giusto (solo l’esperienza permette di individuarlo), prima che la lievitazione sia terminata, permette al calore di completare la destrutturazione degli amidi. Nel frattempo il volume del pane aumenta grazie alla formazione del vapore acqueo, di alcol etilico, di

anidride carbonica, che espandendosi dilatano l’impasto fino a che il calore non denatura il glutine che perde l’elasticità. Da questo momento in poi gas e vapore escono attraverso i microscopici pori, aiutati dai tagli fatti sulla forma prima di infornarla. Se la cottura avviene in forno a legna, la fragranza ed i profumi del pane sono amplificate dalle particolari caratteristiche del calore, come quelle di tutti i cibi cotti in questo modo.

Il Consorzio di Promozione e Tutela della D.O.P. protegge il prodotto Pane e lo promuove in tutto il territorio Europeo Toscano.

Il consorzio del Pane Toscano DOP è aperto ai panifici locali che sono interessati.

PER INFO E CONTATTI:  050876111

(Fonte: Ufficio Stampa CNA Pisa)


AGEVOLAZIONI per l’assunzione di personale dipendente

Egregio IMPRENDITORE, 

questa è una lunga comunicazione ma molto utile per valutare quali agevolazioni sono in scadenza al 31 dicembre 2016 e che sono interessanti nel caso tu voglia stabilizzare alcuni tuoi collaboratori. Per questo ti chiediamo di leggere con attenzione e fino in fondo questa comunicazione.

Con l’avvicinarsi del termine dell’anno ed il varo della Legge di STABILITÀ/BILANCIO per l’anno 2017 riteniamo utile sottolineare alcune delle agevolazioni all’assunzione di personale dipendente che verranno meno con il prossimo 31/12
  •  1) Agevolazioni derivanti dall’assunzione di soggetti mobilità (art. 8 c2/art 25 c9/art 8 c 4 legge 223/91) ovvero loro “trasformazione” a tempo indeterminato;

  • 2) Datore occupante fino a 9 dipendenti che assume apprendisti dal 01/01/2012 al 31/12/16 (legge 183/11-art 22) per il quale si poteva abbattere ulteriormente la contribuzione;

  • 3) super bonus GaGi (decreto direttoriale 16 / 2016) per l’assunzione di giovani ex tirocinanti extra-curriculari terminati entro il 31/01/2016;

  • 4) incentivo biennale (legge 208 / 2015) dal pagamento dei contributi INPS a carico azienda nel limite del 40,00% dei medesimi e comunque di 3.250,00 euro all’anno per lavoratori che non siano stat occupati presso la stessa (o altra) azienda nei sei mesi precedenti, come lavoratore dipendente a tempo indeterminato e che vengonoassunti a tempo indeterminato (o trasformati a tempo indeterminato) ;

  • 5) lavoratori in CIGS (DL 148 / 1993 art. 4 c.3) da almeno 3 mesi occupati in azienda beneficiarie di CIGS da almeno 6 mesi per i quali in caso di assunzione spetta un incentivo pari al 50% dell’indennità di mobilità

Quindi, specificatamente in relazione al punto 4) incentivo biennale (BIEN) che verrà meno con le assunzioni e/o trasformazioni a tempo indeterminato che saranno effettuate a decorrere dal 01/01/2017, è forse opportuno fare delle valutazioni economiche che per pochi giorni di ritardo possono portare a conseguenze economiche assai diverse.

INVESTIRE NELLA STABILIZZAZIONE DEI CONTRATTI?

Questo lo spirito della presente comunicazione ovvero un invito a valutare l’opportunità di “investire” nella stabilizzazione dei contratti che sono già presenti in azienda o che intendete avviare con specifico riferimento a situazioni quali:

  1. assunti a tempo determinato,

  2. tirocini/stage,

  3. lavoratori “somministrati” a termine da Agenzie di lavoro interinale,

  4. contratti di collaborazione a progetto, come pure le c.d. mini co.co.co., vale a dire le prestazioni occasionali di durata complessiva non superiore a 30 giorni nel corso dell’anno solare salvo che il compenso complessivamente percepito nel medesimo periodo fosse superiore a 5 mila euro; infine le collaborazioni svolte dai percettori di pensione di vecchiaia,

  5. prestazioni svolte dalle cosiddette p. IVA “mono-committenti”, soggetti alla riconduzione nell’alveo delle co.co.pro. al mancare di certe situazioni e di conseguenza al lavoro subordinato in assenza di progetto,

  6. contratti di associazione in partecipazione di lavoro (tipologia di rapporto abrogata dalla decorrenza del 01/01/2016).

Proprio queste ultime tre categorie di lavoratori meritano particolare attenzione in quanto dal punto di vista esclusivamente formale si deve ritenere che:

– l’azienda possa assumere a tempo indeterminato il soggetto precedentemente occupato nell’impresa con contratti di co.co.pro. o associato in partecipazione, beneficiando dello sgravio contributivo triennale, tenuto conto che lo stesso lavoratore non è stato occupato presso la stessa (o altra) azienda nei sei mesi precedenti, come lavoratore dipendente a tempo indeterminato avendo operato invece come lavoratore autonomo;

– tale assunzione sia ascrivibile tra quelle finalizzate alla creazione di “occupazione stabile” in considerazione del passaggio dalla co.co.pro. / associazione in partecipazione al lavoro dipendente a tempo indeterminato;

Tuttavia, parallelamente a tali considerazioni di carattere formale, è necessario effettuare ulteriori valutazioni di carattere sostanziale, al fine escludere in particolare l’esistenza di elementi che, in caso di controlli ispettivi, possono portare al disconoscimento della natura autonoma delle prestazioni rese dal lavoratore quando era co.co.pro. / associato in in partecipazione con conseguente riconduzione delle stesse nell’alveo del lavoro subordinato a tempo indeterminato ed all’eventuale successivo e relativo disconoscimento anche dell’esonero contributivo fruito dal momento in cui sono stati assunti come lavoratore dipendente a tempo indeterminato.

Ecco che con la duplice finalità di promuovere la stabilizzazione dell’occupazione mediante il ricorso a contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato e di garantire il corretto utilizzo dei contratti di lavoro autonomo, il legislatore della riforma ha introdotto una sorta di «sanatoria» delle pregresse pseudo-co.co.co. e delle prestazioni svolte dalle cosiddette partita IVA. L’art. 54 del D.Lgs. n. 81/2015 prevede, difatti, che dal 1° gennaio 2016, i datori di lavoro privati che assumono con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato soggetti già parti di contratti di co.co.co./pro. ovvero titolari di partita IVA, potranno vedersi estinguere gli illeciti amministrativi, contributivi e fiscali connessi all’erronea qualificazione del pregresso rapporto di lavoro (ovvio però che nel 2016 l’esonero dal versamento dei contributi risulterà ridotto).

Affinché vi sia l’effetto estintivo previsto dalla procedura di stabilizzazione in parola debbono, tuttavia, essere rispettate due condizioni:

a) I lavoratori devono sottoscrivere atti di conciliazione in «sede protetta» (vale a dire in una delle sedi di cui all’articolo 2113, co. 4, cod. civ., ovvero innanzi alle commissioni di certificazione di cui all’art. 76 del D.Lgs. n. 276/2003);

b) Il datore di lavoro non può licenziare il lavoratore nei 12 mesi successivi (salvo che per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo).

La norma fa in ogni caso salvi eventuali illeciti accertati dagli organi di vigilanza prima dell’assunzione del lavoratore.

Peraltro dallo scorso 1° gennaio 2016, nel rispetto sostanziale e formale di specifici indici, le collaborazioni coordinate e continuative possono essere ancora legittimamente svolte senza uno specifico risultato e, volendo, senza limiti di durata ma gli si applicherà la disciplina del lavoro subordinato qualora risulteranno carenti di autonomia operativa in quanto “si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro”.

Per quanto precede, in attesa delle novità 2017 (ma che vedranno l’assenza dell’incentivo BIEN), risultano operative le seguenti agevolazioni:

1) Legge 92 / 2012 art.4 c8-11 (abbattimento contributivo del 50,00% per 18 mesi) per:
a) donne di qualsiasi età, prive di impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi e residenti in aree svantaggiate (sono state definite le areee per il periodo 30/06/2014 – 31/12/2020)
b) donne di qualsiasi età, prive di impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi con professione o di un settore economico caratterizzati da una disparità occupazionale di “genere” di almeno il 25,00% in sfavore delle donne (decreto interm. 27/10/2016 per la definizione dei settori per il 2017)
c) donne di qualsiasi età, prive di impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi
d) Over 50 (uomini / donne) disoccupati da almeno 12 mesi.

2) Giovani genitori (decreto 19/11/2010)

3) Lavoratore in NASPI (beneficio contributivo del 2o% di quanto avrebbe ancora percepito il dicossupato) art.2 c.10bis Legge 92 / 2012;

4) lavoratori assunti a tempo determinato per sostituzione di maternità in aziende sino a 20 occupati (art. 4 D.Lgs 151 / 2001);

5) incentivo assunzione lavoratori Disabili (art. 10 D.Lgs 151 / 2015)

6) lavoratori in CIGS da almeno 3 mesi occupati in azienda beneficiarie di CIGS da almeno 6 mesi per i quali in caso di assunzione a tempo pieno ed indeterminato spetta una agevolazione consistente nell’applicazione dell’aliquota contributiva propria degli apprendisti (10,00%) (art. 4 c.3 Legge 236 / 1993)

Ovviamente il vs Consulente C.N.A. alle “PAGHE” resta a disposizione per valutare e verificare insieme a voi le singole posizioni e quindi prendere le decisioni più opportune mentre per il futuro non mancheremo di tenervi aggiornati sulla materia.

PER INFORMAZIONI: 

ROBERTO PISTOLESI
pistolesi@cnapisa.it
349 2381099


RSPP: Hai fatto l’aggiornamento? NO?! Niente paura, ci siamo noi!

Ci siamo, si avvicina la scadenza dell’11 gennaio 2017!

Sai che entro questa data tutti i titolari/datori di lavoro di ditte con lavoratori (soci/dipendenti/stagisti/ecc.) hanno l’obbligo di seguire un corso di aggiornamento della qualifica di RSPP (ovvero Responsabili Servizio Prevenzione e Protezione dai Rischi)?

E come fai a sapere se ti tocca?

È semplice: se hai svolto il corso abilitante RSPP prima del 2012 allora devi seguire il corso di aggiornamento entro l’11 gennaio 2017.

Per questo, noi di Copernico (agenzia formativa di CNA Pisa) abbiamo pensato a te ? e messo in programma per il mese di Gennaio 2017 l’ultimo corso disponibile per effettuare l’aggiornamento:

–          Aggiornamento RSPP rischio basso 6 ore: 9 Gennaio 2017

–          Aggiornamento RSPP a rischio medio 10 ore: 9 – 10 Gennaio 2017

–          Aggiornamento RSPP a rischio alto 14 ore: 9 – 10 – 11 Gennaio 2017

PER INFORMAZIONI E ISCRIZIONI:

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EVELI RAMACCIOTTI

050 876326
ramacciotti@cnapisa.it
copernico@cnapisa.it

 

 


 

RIFORMA PA – Le novità che impattano sulle imprese dopo i primi decreti attuativi

Presentiamo le novità intervenute a seguito dell’adozione dei primi decreti attuativi della cosiddetta “Riforma Madia“, con un’attenzione particolare ai D. Lgs che impattano sulle imprese in termini di semplificazione.

In particolare presentiamo le novità intervenute sui seguenti temi:

  • SCIA
  • SCIA2
  • Conferenza dei Servizi
  • Codice dell’amministrazione digitale
  • Trasparenza e Foia
  • Sblocca procedimenti

A questo link il Comunicato dello scorso luglio dove la CNA esprimeva apprezzamento per le novità contenute nella riforma, nello specifico per i decreti su Conferenza di Servizi e nuova Scia.

Qui, sul sito di CNA nazionale, i link ai decreti delle singole parti trattate e il link alla Riforma della PA

(Fonte: Sito Cna)