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Cna Fita Toscana sul tragico incidente di Bologna

Dopo il tragico incidente di Bologna interviene Cna Fita Toscana, associazione che in Toscana rappresenta le piccole e medie imprese dell’autotrasporto.

Il primo pensiero è certamente rivolto ai familiari della vittima e ai feriti di questo terribile incidente – commenta Giuseppe Brasini, Presidente Cna Fita Toscana – dalle immagini che abbiamo visto le conseguenze potevano essere ben peggiori”.

“Quando accadono certi eventi – osserva il Presidente Cna Fita Toscana – l’impatto mediatico ha sempre connotazioni rilevanti; il rischio è di sentire anche dichiarazioni fuori luogo esternate in modo inopportuno dall’impeto del momento”.

Il trasporto, come qualsiasi altra attività,  ha un fattore di rischio statisticamente associato ad una serie di eventi, purtroppo anche drammatici come questi; il rischio zero non esiste e peraltro la percentuale di incidenti che vedono coinvolti i mezzi pesanti sul totale è al disotto del 10%, segno che  il comparto ha degli standard sono adeguati.

Dice il Presidente Brasini: “Certo dobbiamo costantemente lavorare tutti insieme per ridurre quella percentuale e migliorare gli standard di sicurezza; nel caso specifico l’incidente di  Bologna ha coinvolto un mezzo che trasportava merce pericolosa dove il fattore di rischio inevitabilmente sale e le conseguenze possono disegnare scene apocalittiche come quelle di pochi giorni fa. Alcune dichiarazioni di questi giorni sono però inaccettabili: “mine vaganti” “tir con licenza di uccidere” ecc..; come sempre si è puntato il dito su un’intera categoria dipingendola come causa principale di un sistema, quello dei trasporti, inadeguato e insicuro. L’attenzione anche mediatica che si riserva quando è coinvolto un mezzo pesante alcuni giornalisti dovrebbero riservarla anche quando vengono coinvolte le autovetture, causa sempre più spesso di intralci alla normale circolazione dei veicoli e fonte di comportamenti inadeguati”.

Aggiunge il Presidente Cna Fita Toscana “La litania sulla modalità del trasporto in Italia dove l’80% delle merci si muove su gomma, è indubbiamente il primo argomento sul quale ci sentiamo di portare un semplice dato: ci ricordiamo ancora tutti, purtroppo, le 32 vittime dell’incidente ferroviario a Viareggio, anche in quel caso si trattava del trasporto di merci pericolose”.

È del tutto evidente che il problema non è solo se la merce viaggia su strada o su ferro, ma gli standard di sicurezza con i quali viene eseguito il trasporto, che vanno ad aggiungersi a tutta un’altra serie di aspetti, non ultimo il cosiddetto fattore umano. Sembra abbastanza chiaro dalle immagini che  il “comportamento del conducente”, malore, colpo di sonno o distrazione, sia stato la causa del tamponamento a Bologna e sul fattore umano non c’è norma che tenga.

Conclude  Brasini “La tecnologia e l’innovazione dei mezzi possono essere le soluzione in grado di ridurre il rischio, penso ad esempio alla presenza a bordo del mezzo del dispositivo  di frenata automatica a lettura radar. Non sarebbe male che il Governo incentivasse le imprese all’acquisto di questi sistemi”.

(Fonte: Ufficio Stampa CNA Toscana)

LAVORO – A giugno l’occupazione cresce del 3% su giugno 2017

CNA: “A giugno l’occupazione tra artigiani, micro e piccole imprese
cresce del 3% su giugno 2017. Da dicembre 2014 l’aumento tocca il 13,5%.
Ora la grande incognita del Decreto Dignità”

Le assunzioni tornano a crescere a doppia cifra rispetto all’anno scorso e a giugno determinano una importante crescita degli occupati nelle piccole imprese.

Lo rileva l’Osservatorio lavoro della CNA che monitora mensilmente l’andamento dell’occupazione (in un campione di circa 20mila imprese associate alla Confederazione con quasi 136mila dipendenti) da dicembre 2014. Alla vigilia cioè dell’entrata in vigore del pacchetto di riforme che hanno profondamente modificato la disciplina del lavoro in Italia e che ora il governo vuole rivedere.

In un anno occupati +3%
L’incremento dei posti di lavoro tra artigiani, micro e piccole imprese a giugno segna un +3% sullo stesso mese del 2017 e un +0,9% su maggio 2018. Entrambi gli indicatori sono migliorati rispetto a maggio, quando la crescita congiunturale aveva segnato +0,6% e la crescita tendenziale +2,8%.

A favorire il buon andamento del mercato occupazionale è la crescita delle assunzioni (+11,7% su maggio), nettamente superiore all’incremento delle cessazioni (+8,9%). Il combinato disposto registra un significativo +13,5% degli occupati rispetto a dicembre 2014, il nuovo punto massimo da quando esiste l’Osservatorio lavoro della CNA. A maggio, viceversa, il dato a piccola taglia delle assunzioni (+5,4%) si era confrontato con l’andamento galoppante delle cessazioni: +17,8%, oltre il triplo dei nuovi contratti.

Le assunzioni battono le cessazioni
Seguendo una tendenza consolidata da più di due anni anche a giugno l’incremento complessivo delle assunzioni è stato trainato dai contratti a tempo determinato che, applicati al 62,8% dei nuovi assunti, hanno segnato un +14,2% rispetto a giugno 2017. Anche i contratti a tempo indeterminato hanno rimarcato un vistoso aumento (+26,4%) rispetto a dodici mesi prima ma sono stati applicati a una quota leggermente inferiore (12,8% del totale).
Sul fronte delle cessazioni, solo i contratti a tempo indeterminato hanno incassato una riduzione (-5,7%), in linea con l’andamento annuale: in un anno la quota di contratti a tempo indeterminato cessati si è ridotta di quasi cinque punti, scendendo dal 34,9% del 2017 al 30,2%. Segno, probabilmente, di un clima economico favorevole che ha condotto a consolidare le posizioni degli occupati in permanenza.

L’avanzata del tempo determinato
Complessivamente, l’aumento su base annua dell’occupazione nell’artigianato, le micro e le piccole imprese è stato spinto dai nuovi contratti a tempo determinato (+29%), dal lavoro intermittente (+25,2%) e dall’apprendistato (+19,8%). Al contrario, l’occupazione a tempo indeterminato è arretrata del 6,9%. Il peso dei contratti a tempo indeterminato nella platea complessiva dell’occupazione nelle piccole imprese italiane negli oltre tre anni e mezzo monitorati è calato dall’85,1 al 63,3%. Il tempo determinato è cresciuto dal 6,9 al 23,8%. L’apprendistato dal 5,4 al 9,7%. E il lavoro intermittente dal 2,5 al 3,2%.

Ora la grande incognita del Decreto Dignità
Ma ora i nuovi equilibri politici come potranno incidere sul mercato del lavoro? Con l’approvazione del cosiddetto Decreto Dignità – si legge nelle conclusioni dell’Osservatorio lavoro CNA – il legislatore ha reintrodotto l’obbligo di causale per le assunzioni con contratto a termine che superino i dodici mesi e ha ridotto il termine di durata massima da 36 a 24 mesi. In assenza di un quadro congiunturale sufficientemente consolidato, è improbabile che le attuali posizioni a termine possano essere trasformate in posti di lavoro permanenti. Appare più plausibile che le imprese continueranno a utilizzare soprattutto i contratti a tempo determinato sia per inserire nuova manodopera nei processi produttivi sia per prorogare quella in essere. Ed è anche verosimile che il ricambio dei lavoratori possa procedere con maggiore frequenza – conclude lo studio – proprio in conseguenza della riduzione della durata massima dei contratti a tempo determinato.

Scarica e leggi il documento completo CLICCANDO QUI: CNA: OsservatorioLavoroGIUGNO2018_BMG

(Fonte: Osservatorio Lavoro CNA)

EDILIZIA – Rotte le trattative del contratto dell’artigianato e delle Pmi

“Le Associazioni nazionali di categoria CNA Costruzioni, CONFARTIGIANATO Anaepa, CASARTIGIANI Fiae e CLAAI Edilizia, aprendo, ieri 26 luglio, la riunione del tavolo negoziale con UIL-Feneal, CISL-Filca e CGIL Fillea,  hanno dichiarato interrotta la trattativa per il rinnovo del CCNL per i dipendenti delle imprese Artigiane e Pmi dell’edilizia e affini”. Lo si legge in un comunicato congiunto.

“Le organizzazioni delle imprese artigiane e delle Pmi si sono dichiarate indisponibili a proseguire il negoziato per il rinnovo del contratto, scaduto il 30 giugno 2016, fino a quando non verrà eliminato l’obbligo di applicare i contenuti del contratto dell’industria a tutte le imprese iscritte alle Casse Edili indipendentemente dal CCNL applicato ai propri dipendenti”.

“Le imprese artigiane e le Pmi del settore edile, che applicano il CCNL Artigiano e Pmi – conclude la nota – non accetteranno mai di applicare coercitivamente un accordo discusso e concordato in altri contratti collettivi”.

Interruzione delle Trattative per il Rinnovo del CCNL Artigiani e PMI dell’Edilizia e affini – lo stato della trattativa

Il 27 luglio si è tenuta, come previsto, la seduta della trattativa per il rinnovo del CCNL in oggetto tra le Associazioni nazionali di categoria ANAEPA/Confartigianato, CNA/Costruzioni, FIAE/Casartigiani, CLAAI Edilizia, e FENEAL-UIL, FILCA-CISL e FILLEA –CGIL.

In apertura, però, il nostro Presidente Nazionale ha ritenuto necessario dichiarare la trattativa sospesa fino a quando non verrà superato il grave attacco all’autonomia contrattuale del CCNL per i dipendenti delle imprese Artigiane e PMI dell’edilizia e affini, ed analoghe dichiarazioni sono state fatte dai rappresentanti delle altre OO.AA presenti al tavolo.

Le Organizzazioni Artigiane hanno fatto presente che affinché si possano nuovamente sedere a quel tavolo contrattuale occorre il superamento di una serie di passaggi contenuti nel recente verbale d’accordo tra ANCE-Coop e FENEAL FILCA e FILLEA, laddove si afferma che tutte le imprese iscritte alle Casse Edili, indipendentemente dal CCNL applicato ai propri dipendenti, devono applicare alcune previsioni, su materie importanti, contenute nel verbale citato.

Le Organizzazioni Artigiane ritengono che, a fronte di una rottura del patto intercategoriale che avrebbe dovuto garantire a tutte le organizzazioni del settore una sostanziale omogeneità dei livelli retributivi, già in atto a seguito del rifiuto di posticipare la decorrenza dell’ultima tranche di aumenti prevista dal contratto precedente, ed al permanere fino alla seconda metà del 2020 di un differenziale salariare che avvantaggia il settore industriale, non sia accettabile cercare di imporre surrettiziamente alle imprese artigiane e PMI costi non previsti dal contratto sottoscritto dalle loro rappresentanze, presenti solo nel nuovo accordo per l’industria edile.

Non è possibile né compatibile con la vigente legislazione del lavoro, sostenere che ciò che si concorda in un CCNL valga obbligatoriamente anche per chi applica altri ed autonomi CCNL, sottoscritti tra organizzazioni comparativamente più rappresentative.

Le imprese artigiane e PMI del settore edile che applicano il CCNL Artigiano e PMI non accetteranno di applicare coercitivamente ciò che viene discusso a concordato in altri contratti per il solo fatto di essere iscritte nelle casse edili di promanazione del CCNL Industria, in aree in cui spesso non hanno possibilità alternative, non essendovi in molte regioni Edilcasse o Casse Edili Artigiane, per la responsabile scelta, fatta 20 anni fa, di non dar vita a nuovi enti bilaterali, nella prospettiva di una progressiva unificazione dei diversi sistemi bilaterali, di fatto rimasta quasi sempre disattesa.

Le OO.AA. hanno conseguentemente deciso di inviare alla CNCE e quindi a tutte le Casse edili, una diffida a non porre in essere comportamenti concreti lesivi dell’autonomia contrattuale del settore artigianato e PMI.

Ci è sembrato necessario informarvene anche perché assumiate sul territorio i comportamenti conseguenti, a tutela delle imprese che rappresentiamo.

Vi informiamo infine che l’altro ieri è stato sottoscritto un nuovo accordo per la costituzione di un apposito fondo per una copertura di garanzia del Fondo APE, che alleghiamo, e che ciò ha consentito ieri l’approvazione del Bilancio CNCE al 30 settembre 2017, con l’impegno di:

– convocare entro il mese di settembre p.v. il Comitato della Bilateralità al fine di verificare le modalità realizzative e la composizione della

governance per la formale costituzione del suddetto Fondo (in una forma che abbia personalità giuridica).– Inoltre, come previsto dall’accordo sulla revisione della contribuzione al Fondo APE sottoscritto tra le parti sociali il 31 gennaio 2018, in occasione del suddetto Comitato della Bilateralità, le parti effettueranno, entro e non oltre il prossimo mese di settembre, una valutazione completa delle condizioni di equilibrio economico del Fnape, al fine di definire la contribuzione che entrerà in vigore dal mese di ottobre 2018.

(FONTE: Ufficio Stampa CNA)

 

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Maurizio Bandecchi

Vice Direttore

Coord. Sindacale

Resp. Comunicazione & Marketing, Stampa

CNA provinciale di Pisa

tel 050876557 fax 050876599 mob 348 780 7224

bandecchi@cnapisa.it

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CODICE ETICO CNA – Riconosciuto per ottenere aumento rating legalità

L’adesione al codice etico della CNA è riconosciuto ora come requisito per ottenere un aumento del rating di legalità: a comunicarlo è stata l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che ha confermato l’idoneità del codice e la sua coerenza con le disposizioni del Regolamento attuativo in materia di rating di legalità, al pari delle alte associazioni (Confindustria, Confcommercio, Confcooperative e ANCE).  Nelle scorse settimane CNA aveva avviato un’interlocuzione con l’Autorità  per verificare l’idoneità del codice etico adottato dalla direzione nazionale e, peraltro, recentemente implementato.

Il riconoscimento è dunque il frutto di una richiesta di CNA che da tempo sollecitava una risposta in tal senso: è ormai prassi frequente delle pubbliche amministrazioni, che promuovono misure di sostegno al tessuto imprenditoriale, prevedere premialità e riserve di quote specifiche alle imprese che intendono usufruire di incentivi e di accedere a bandi, se queste aderiscono ad associazioni che adottano codici etici riconosciuti dall’Autorità.

Questo importante riconoscimento, consentirà alle imprese associate a CNA di beneficiare di una valutazione incrementale del proprio rating e di poter così godere di alcuni vantaggi in sede di partecipazione e di assegnazione di bandi pubblici.

Documenti allegati:
Rating di Legalità – NOTA e SCHEDA tecnica

DECRETO DIGNITÀ – Cosa cambia per il tempo determinato

Il DECRETO LEGGE 12 luglio 2018 n° 87 denominato DISPOSIZIONI URGENTI PER LA DIGNITÀ DEI LAVORATORI E DELLE IMPRESE è stato pubblicato nella G.U. del 13/07 e dunque è in vigore dal giorno successivo

Ecco ciò che viene a modificarsi rispetto alla precedente normativa con particolare riguardo con il CONTRATTO DI LAVORO SUBORDINATO A TEMPO DETERMINATO.

Il Decreto (ritenuto atto d’urgenza) è immediatamente operativo con le sue nuove regole anche in relazione ai rinnovi e/o proroghe di contratto da realizzare a decorrere dal 14/07 senza alcun periodo transitorio su contratti a termine già avviati precedentemente; adesso inizierà il percorso parlamentare di 60 giorni per la sua conversione in Legge dello Stato il che potrebbe portare anche a dei cambiamenti ma al momento dobbiamo attenerci a quanto pubblicato in G.U.

Il Decreto, nelle intenzioni del Governo, mira a disincentivare i TD per favorire e accelerare la transizione ai contratti stabili ed in questo senso la loro durata massima complessiva scende da 36 a 24 mesi (sempre includendovi nel tetto le “missioni” nell’ambito di una somministrazione di lavoro a termine dopodiché l’azienda può continuare solo con la somministrazione per evitare la conversione del rapporto a tempo indeterminato) con riferimento alle medesime mansioni o comunque a mansioni di pari livello e categoria legale.
In caso di sforamento del tetto di durata il contratto si trasforma a tempo indeterminato dalla data in cui è avvenuto il superamento.

Il contratto può essere “libero” (cosiddetto acausale) solo per i primi dodici mesi a patto che si arrivi a tale limite con un unico contratto ovvero con un contratto iniziale di durata inferiore poi prorogato. Se per effetto della proroga “a cavaliere” si eccede il termine di durata dei 12 mesi allora in quella proroga è necessaria l’indicazione delle causali.

La possibilità di proroghe, peraltro, passa da cinque a quattro in tutta la “vita lavorativa” nel rapporto tra azienda e lo specifico lavoratore. In caso di sforamento 5à proroga ad esempio) il contratto si trasforma a tempo indeterminato dalla proroga illegittima stessa.

ATTENZIONE che se il primo contratto a termine acausale ha una durata inferiore ai dodici mesi e si interrompe raggiunto il suo termine sin dal suo primo eventuale rinnovo (intendendosi con questo un nuovo contratto a termine legittimamente apponibile scaduto il periodo di “fermo” di 10 o 20 gg) successivo, anche se restassimo complessivamente entro il termine dei 12 mesi, ritornano obbligatorie le “causali”.

In pratica il contratto a tempo determinato può essere rinnovato, pur nell’ambito dei nuovi termini di durata massima, solo e soltanto con specificazione della causali.

Si dovranno in pratica specificare le ragioni per le quali si intende riproporre con il lavoratore un contratto di lavoro a tempo determinato ed in questo senso ci sono due fattispecie ammesse:
esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività, ovvero esigenze sostitutive di altri lavoratori (maternità, malattia o che magari sono in ferie);
esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria;-

In passato l’esigenza di indicare una causale è stata spesso foriera di contenzioso e spese giudiziarie per l’Impresa in quanto non è sempre facile oggettivizzare una esigenza aziendale in modo assoluto ed incontrovertibile. Peraltro in ordine al contenzioso sale da 120 a 180 giorni dalla sua conclusione la finestra di tempo nella quale un lavoratore può impugnare un contratto a tempo determinato in ordine alla sua legittimità.

Alcuni commentatori vedono nel nuovo scenario la probabile maggiore “ROTAZIONE” dei contratti a TD tutti rimanendo nel limite dei primi 12 mesi “liberi” con gli annessi maggiori costi formativi per le imprese e difficoltà alla stabilizzazione.

Per le imprese resta comunque il tetto di un 20% di tempi determinati sul totale degli indeterminati (o diversa maggiore percentuale prevista dai diversi CCL pena il rischio di una sanzione amministrativa) in forza al 1° gennaio dell’anno.

A questa stretta si unisce quella contributiva: ad ogni rinnovo (per i quali peraltro non è previsto un tetto numerico ma solo il limite cumulato della durata complessiva del rapporto a termine), anche restando al di sotto dei 12 mesi è previsto che i contributi crescano dello 0,50% andando a sommarsi a quell’1,40% che già dal 2012 (Fornero) finanzia la Naspi, la nuova indennità di disoccupazione.
Quindi al primo rinnovo del contratto con quello specifico lavoratore si pagherà 1,90% di maggiorazione, al secondo il 2,40% ed al terzo il 2,90% e così via

I contratti in somministrazione (le Agenzie hanno normalmente rapporti di lavoro a termine con i lavoratori somministrati c/o le aziende) sono altresì interessati da questa riforma normativa, ad eccezione dello staff leasing (somministrazione di lavoro a tempo indeterminato).
Alle Agenzie per il lavoro in vece non si applica il tetto – che vale per gli altri – di un 20% di tempi determinati sul totale degli indeterminati.

Il Decreto non riguarda i rapporti di lavoro nella Pubblica Amministrazione

Per i lavoratori subordinati impegnati in attività stagionali resta tutto come prima: anche a questi ultimi non si applica il discorso delle causali.

Un accenno ai maggiori anche i costi di licenziamento, in caso di illegittimità: salgono del 50,00%.
La forbice dell’indennizzo sale infatti dalle 4-24 mensilità previste dal Jobs Act in vigore dal marzo 2015 alle nuove 6-36 mensilità (riguarda le imprese con almeno 15 dipendenti già al 7/3/2015 per gli assunti da quella data che vengono ad essere licenziati per motivi disciplinari e/o economici) in pratica un indennizzo di tre mensilità per ogni anno di anzianità lavorativa con un minimo di sei ed un tetto di trentasei.
Per le aziende di dimensioni inferiori si parte da una base minima di indennizzo di tre mensilità sino ad un tetto di sei.

Per maggiori informazioni: 

Stefano Pistolesi 
pistolesi@cnapisa.it

DECRETO DIGNITÀ – “Contiene disposizioni che preoccupano”

Così Daniele Vaccarino, Presidente Nazionale CNA e di Rete Imprese Italia

“Il ‘Decreto dignità’, il primo atto organico del Governo Conte in tema di economia e lavoro, contiene disposizioni che preoccupano artigiani, commercianti e piccole imprese e deludono le aspettative di una reale virata delle politiche del lavoro e fiscali in grado di favorire un’accelerazione dei livelli di crescita che, principalmente a causa del deterioramento del quadro internazionale, mostrano qualche segnale di rallentamento”.
Lo ha affermato il Presidente della CNA e di Rete Imprese Italia, Daniele Vaccarino, nel corso dell’audizione tenuta ieri sera presso le Commissioni riunite Finanze e Lavoro della Camera.
Questo decreto, motivato da temi di sicuro rilievo, come la lotta alla precarizzazione del lavoro, al contrasto dei processi di delocalizzazione e a semplificare gli adempimenti fiscali a carico di professionisti e imprese, nella sua pratica articolazione – ha proseguito Vaccarino – ha prodotto l’irrigidimento nell’utilizzo dei contratti a termine, cioè proprio di quei contratti che hanno permesso negli ultimi anni di sostenere la nuova occupazione, l’introduzione dei maggiori vincoli per i beneficiari di aiuti pubblici che rischiano di penalizzare solo le piccole e medie imprese e alcuni parziali alleggerimenti degli adempimenti fiscali”. (Fonte: Ufficio Stampa CNA)

CETA – Artigiani e piccole imprese a favore della ratifica

CNA rivolge un appello al Ministro Di Maio affinché l’Italia ratifichi l’accordo CETA, accantonando ogni pregiudizio in merito alla liberalizzazione degli scambi commerciali con i nostri migliori partner.

L’economia italiana è corroborata dall’export che concorre a realizzare quasi un terzo del prodotto interno lordo. Una crescita delle esportazioni si traduce in maggiore occupazione, maggiori redditi distribuiti e maggiori entrate fiscali e contributive.

Le politiche di restrizione degli scambi commerciali con i paesi esteri impoveriscono tutti.

È un appello che parte da chi rappresenta migliaia di esportatori che contribuiscono in modo significativo a realizzare i quasi 4 miliardi di esportazioni che, negli ultimi 15 anni, sono cresciute quasi del 60%.

Nei principali settori nei quali si concentra la domanda di beni italiani in Canada, e cioè meccanica, alimentari e sistema moda, il contributo delle micro, piccole e medie imprese alle esportazioni supera abbondantemente i cinquanta punti percentuali.

Il CETA permette di sciogliere i vincoli e le barriere ancora esistenti attraverso la riduzione dei dazi e il riconoscimento di 41 indicazioni geografiche italiane (quasi la totalità dei prodotti Dop e Igp italiani esportati in Canada).

Si tratta di un risultato importante che non va disperso, ma piuttosto implementato in futuro per favorire le relazioni e gli scambi con un partner strategico nelle relazioni commerciali del nostro Paese, garantendo al contempo gli alti standard qualitativi con i quali sono tutelati i cittadini europei.”

(Fonte: Ufficio Stampa CNA)

VOUCHER – Soddisfazione per le aperture del ministro Di Maio

“CNA esprime soddisfazione per le aperture del ministro Luigi Di Maio sui voucher, un ottimo strumento improvvidamente cassato, che oltre al turismo e all’agricoltura è necessario che venga attivato anche negli altri settori che li avevano utilizzati con successo per gestire picchi produttivi o situazioni di mercato imprevisti. Peraltro, una indagine della CNA ne aveva messo in evidenza l’importante contributo all’occupazione nei settori dei servizi e del manifatturiero. Occupazione che, oltre ai voucher, dev’essere favorita aiutando le imprese a trasformare i contratti a termine in contratti a tempo indeterminato, non limitandone l’uso”.

(FONTE: Ufficio Stampa CNA)

Decreto Dignità – Potrebbe frenare la crescita

CNA: “Reintrodurre le causali nei contratti a tempo determinato potrebbe frenare la crescita dell’occupazione e riaccendere i contenziosi in sede giudiziaria”

CNA esprime preoccupazione per la possibile reintroduzione delle causali nei contratti a tempo determinato. Si riprodurrebbe la stessa situazione di incertezza che in passato è stata fonte di numerosi contenziosi, in contrasto con la volontà espressa dal Governo di introdurre elementi di forte semplificazione in campo economico.

L’eliminazione dell’obbligo della causale ha infatti ridotto il contenzioso in sede giudiziaria che talvolta sorgeva al termine del rapporto di lavoro.

In questo modo è venuta meno l’incertezza giuridica che si verificava in precedenza, e che aveva frenato la diffusione di questo modello contrattuale, quando era rimesso alla piena discrezionalità del giudice il compito di verificare la sussistenza delle ragioni aziendali che ne avevano giustificato l’uso.

Eliminando le causali, l’occupazione nelle micro e piccole imprese e nell’artigianato è cresciuta del 12,4%, sostenuta anche dal miglioramento del clima congiunturale ma soprattutto dalla possibilità di assumere con il contratto a tempo determinato, uno strumento che consente alle imprese di trasformare ogni aspettativa di ripresa in nuova occupazione.

Nel complesso in Italia la quota di contratti a tempo determinato è del 12,1%, in linea con la media di contratti temporanei nell’Unione europea (12,2%) e ben al di sotto del 13,7% registrato nell’Eurozona.

Va sottolineato che questa tipologia contrattuale garantisce piena tutela ai lavoratori assunti e parità di trattamento rispetto agli assunti a tempo indeterminato. Esiste il rischio concreto che eventuali modifiche affrettate abbiano le stesse conseguenze negative dell’abolizione dei Voucher, che ha prodotto una drastica riduzione delle attività per le quali venivano utilizzati”.

(FONTE: Ufficio Stampa Nazionale)

PREMIO CAMBIAMENTI 2018 – Pronti per la terza edizione del premio CNA

Mettiti alla prova con Cambiamenti 2018, il grande concorso nazionale che scopre, premia e sostiene le migliori imprese italiane nate negli ultimi tre anni (dopo il 1° gennaio 2015) che hanno saputo riscoprire le tradizioni, promuovere il proprio territorio e la comunità, innovare prodotti e processi e costruire il futuro.

Dal 1° luglio sono aperte le iscrizioni a Cambiamenti, premio al pensiero innovativo delle neo imprese italiane indetto dalla CNA, che verrà assegnato il 30 novembre a Roma.

Attività che è oramai rientrata tra gli eventi di spicco dell’universo delle startup e che ha registrato, nelle prime due edizioni, oltre 1300 imprese candidate, con più di 40 eventi territoriali di premiazione.

Tante le opportunità per le imprese che, candidandosi al Premio, entreranno a far parte di una rete che offrirà loro, anche alla chiusura del contest nazionale, possibilità di confronto e workshop di approfondimento.

Ventimila euro e un viaggio a Dublino, per incontrare i maggiori esperti di Facebook e di Google, sono i più importanti premi in palio, oltre a un insieme di servizi e opportunità di confronto con “venture capitalist” e fondi di investimento, con il consueto supporto di Artigiancassa.

Per informazioni e iscrizioni: 
http://www.premiocambiamenti.it/