IMPRESA 4.0 – Partecipa al questionario

Diciamo la nostra in vista della prossima Legge di Bilancio

IMPRESA 4.0
Che impatto ha avuto sulle piccole e medie imprese?
Quanto è stato efficace e che cosa non ha funzionato?

Abbiamo elaborato un breve questionario perché molte delle azioni del Piano stanno per scadere e i dati raccolti saranno preziosi per formulare proposte e iniziative in vista della prossima Legge di Bilancio.

NOTA: Il questionario è stato predisposto con la Fondazione COTEC (Fondazione per l’Innovazione Tecnologica). CNA assicura che i dati raccolti saranno trattati in forma aggregata e anonima

RISPONDI SUBITO AL QUESTIONARIO (2 MINUTI) CLICCANDO QUI

CODICE ETICO CNA – Riconosciuto per ottenere aumento rating legalità

L’adesione al codice etico della CNA è riconosciuto ora come requisito per ottenere un aumento del rating di legalità: a comunicarlo è stata l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che ha confermato l’idoneità del codice e la sua coerenza con le disposizioni del Regolamento attuativo in materia di rating di legalità, al pari delle alte associazioni (Confindustria, Confcommercio, Confcooperative e ANCE).  Nelle scorse settimane CNA aveva avviato un’interlocuzione con l’Autorità  per verificare l’idoneità del codice etico adottato dalla direzione nazionale e, peraltro, recentemente implementato.

Il riconoscimento è dunque il frutto di una richiesta di CNA che da tempo sollecitava una risposta in tal senso: è ormai prassi frequente delle pubbliche amministrazioni, che promuovono misure di sostegno al tessuto imprenditoriale, prevedere premialità e riserve di quote specifiche alle imprese che intendono usufruire di incentivi e di accedere a bandi, se queste aderiscono ad associazioni che adottano codici etici riconosciuti dall’Autorità.

Questo importante riconoscimento, consentirà alle imprese associate a CNA di beneficiare di una valutazione incrementale del proprio rating e di poter così godere di alcuni vantaggi in sede di partecipazione e di assegnazione di bandi pubblici.

Documenti allegati:
Rating di Legalità – NOTA e SCHEDA tecnica

LOTTA ONU A GRASSI E SALI – È una guerra al Made in Italy

CNA Agroalimentare “Parmigiano, Grana e olio EVO sono grandissimi elisir di lunga vita. È una guerra non convenzionale a tre pilastri del Made in Italy e della Dieta mediterranea”

“Va bene. Ci arrendiamo subito ai caschi blu dell’ONU e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano, il prosciutto di Parma e l’olio extravergine di oliva sono pericolosi. La prova? Mangiate per un anno intero, ogni giorno, un chilo di parmigiano, un chilo di prosciutto e  bevete due litri di olio EVO: alla fine tanto bene in salute non starete di certo.

Cominciamo, per ora, a girarla in farsa questa brutta, e serissima, storia della lista di proscrizione alla quale stano lavorando al Palazzo di Vetro di New York.

Per ora. Perché, per quanto ci riguarda, siamo di fronte ad un atto di guerra non convenzionale a tre pilastri del Made in Italy e della dieta mediterranea.

Si sta tentando di ripetere l’operazione delle etichette per alimenti “a semaforo”. Forse è iniziata l’offensiva generale per cercare di mettere all’angolo i prodotti alimentari realizzati esclusivamente con ingredienti naturali, conosciuti e apprezzati da milioni di persone, per sostituirli con quelli artificiali, fabbricati da multinazionali e certificati da grandi laboratori pagati dalle multinazionali.

Terremo gli occhi aperti, e siamo sicuri che il Ministro Centinaio farà altrettanto.

E reagiremo ad alta voce in tutte le sedi. I grandi formaggi stagionati italiani, il prosciutto di Parma e l’olio extravergine di oliva non portano nessun danno alla salute. Consumati con intelligenza e moderazione rappresentano invece tre grandissimi elisir di lunga vita. Esattamente come tutti gli altri prodotti agroalimentari firmati Made in Italy”.

Lo ha dichiarato Mirco Della Vecchia, Presidente di CNA Agroalimentare.

(FONTE: Ufficio Stampa CNA)

DECRETO DIGNITÀ – Cosa cambia per il tempo determinato

Il DECRETO LEGGE 12 luglio 2018 n° 87 denominato DISPOSIZIONI URGENTI PER LA DIGNITÀ DEI LAVORATORI E DELLE IMPRESE è stato pubblicato nella G.U. del 13/07 e dunque è in vigore dal giorno successivo

Ecco ciò che viene a modificarsi rispetto alla precedente normativa con particolare riguardo con il CONTRATTO DI LAVORO SUBORDINATO A TEMPO DETERMINATO.

Il Decreto (ritenuto atto d’urgenza) è immediatamente operativo con le sue nuove regole anche in relazione ai rinnovi e/o proroghe di contratto da realizzare a decorrere dal 14/07 senza alcun periodo transitorio su contratti a termine già avviati precedentemente; adesso inizierà il percorso parlamentare di 60 giorni per la sua conversione in Legge dello Stato il che potrebbe portare anche a dei cambiamenti ma al momento dobbiamo attenerci a quanto pubblicato in G.U.

Il Decreto, nelle intenzioni del Governo, mira a disincentivare i TD per favorire e accelerare la transizione ai contratti stabili ed in questo senso la loro durata massima complessiva scende da 36 a 24 mesi (sempre includendovi nel tetto le “missioni” nell’ambito di una somministrazione di lavoro a termine dopodiché l’azienda può continuare solo con la somministrazione per evitare la conversione del rapporto a tempo indeterminato) con riferimento alle medesime mansioni o comunque a mansioni di pari livello e categoria legale.
In caso di sforamento del tetto di durata il contratto si trasforma a tempo indeterminato dalla data in cui è avvenuto il superamento.

Il contratto può essere “libero” (cosiddetto acausale) solo per i primi dodici mesi a patto che si arrivi a tale limite con un unico contratto ovvero con un contratto iniziale di durata inferiore poi prorogato. Se per effetto della proroga “a cavaliere” si eccede il termine di durata dei 12 mesi allora in quella proroga è necessaria l’indicazione delle causali.

La possibilità di proroghe, peraltro, passa da cinque a quattro in tutta la “vita lavorativa” nel rapporto tra azienda e lo specifico lavoratore. In caso di sforamento 5à proroga ad esempio) il contratto si trasforma a tempo indeterminato dalla proroga illegittima stessa.

ATTENZIONE che se il primo contratto a termine acausale ha una durata inferiore ai dodici mesi e si interrompe raggiunto il suo termine sin dal suo primo eventuale rinnovo (intendendosi con questo un nuovo contratto a termine legittimamente apponibile scaduto il periodo di “fermo” di 10 o 20 gg) successivo, anche se restassimo complessivamente entro il termine dei 12 mesi, ritornano obbligatorie le “causali”.

In pratica il contratto a tempo determinato può essere rinnovato, pur nell’ambito dei nuovi termini di durata massima, solo e soltanto con specificazione della causali.

Si dovranno in pratica specificare le ragioni per le quali si intende riproporre con il lavoratore un contratto di lavoro a tempo determinato ed in questo senso ci sono due fattispecie ammesse:
esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività, ovvero esigenze sostitutive di altri lavoratori (maternità, malattia o che magari sono in ferie);
esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria;-

In passato l’esigenza di indicare una causale è stata spesso foriera di contenzioso e spese giudiziarie per l’Impresa in quanto non è sempre facile oggettivizzare una esigenza aziendale in modo assoluto ed incontrovertibile. Peraltro in ordine al contenzioso sale da 120 a 180 giorni dalla sua conclusione la finestra di tempo nella quale un lavoratore può impugnare un contratto a tempo determinato in ordine alla sua legittimità.

Alcuni commentatori vedono nel nuovo scenario la probabile maggiore “ROTAZIONE” dei contratti a TD tutti rimanendo nel limite dei primi 12 mesi “liberi” con gli annessi maggiori costi formativi per le imprese e difficoltà alla stabilizzazione.

Per le imprese resta comunque il tetto di un 20% di tempi determinati sul totale degli indeterminati (o diversa maggiore percentuale prevista dai diversi CCL pena il rischio di una sanzione amministrativa) in forza al 1° gennaio dell’anno.

A questa stretta si unisce quella contributiva: ad ogni rinnovo (per i quali peraltro non è previsto un tetto numerico ma solo il limite cumulato della durata complessiva del rapporto a termine), anche restando al di sotto dei 12 mesi è previsto che i contributi crescano dello 0,50% andando a sommarsi a quell’1,40% che già dal 2012 (Fornero) finanzia la Naspi, la nuova indennità di disoccupazione.
Quindi al primo rinnovo del contratto con quello specifico lavoratore si pagherà 1,90% di maggiorazione, al secondo il 2,40% ed al terzo il 2,90% e così via

I contratti in somministrazione (le Agenzie hanno normalmente rapporti di lavoro a termine con i lavoratori somministrati c/o le aziende) sono altresì interessati da questa riforma normativa, ad eccezione dello staff leasing (somministrazione di lavoro a tempo indeterminato).
Alle Agenzie per il lavoro in vece non si applica il tetto – che vale per gli altri – di un 20% di tempi determinati sul totale degli indeterminati.

Il Decreto non riguarda i rapporti di lavoro nella Pubblica Amministrazione

Per i lavoratori subordinati impegnati in attività stagionali resta tutto come prima: anche a questi ultimi non si applica il discorso delle causali.

Un accenno ai maggiori anche i costi di licenziamento, in caso di illegittimità: salgono del 50,00%.
La forbice dell’indennizzo sale infatti dalle 4-24 mensilità previste dal Jobs Act in vigore dal marzo 2015 alle nuove 6-36 mensilità (riguarda le imprese con almeno 15 dipendenti già al 7/3/2015 per gli assunti da quella data che vengono ad essere licenziati per motivi disciplinari e/o economici) in pratica un indennizzo di tre mensilità per ogni anno di anzianità lavorativa con un minimo di sei ed un tetto di trentasei.
Per le aziende di dimensioni inferiori si parte da una base minima di indennizzo di tre mensilità sino ad un tetto di sei.

Per maggiori informazioni: 

Stefano Pistolesi 
pistolesi@cnapisa.it

DECRETO DIGNITÀ – “Contiene disposizioni che preoccupano”

Così Daniele Vaccarino, Presidente Nazionale CNA e di Rete Imprese Italia

“Il ‘Decreto dignità’, il primo atto organico del Governo Conte in tema di economia e lavoro, contiene disposizioni che preoccupano artigiani, commercianti e piccole imprese e deludono le aspettative di una reale virata delle politiche del lavoro e fiscali in grado di favorire un’accelerazione dei livelli di crescita che, principalmente a causa del deterioramento del quadro internazionale, mostrano qualche segnale di rallentamento”.
Lo ha affermato il Presidente della CNA e di Rete Imprese Italia, Daniele Vaccarino, nel corso dell’audizione tenuta ieri sera presso le Commissioni riunite Finanze e Lavoro della Camera.
Questo decreto, motivato da temi di sicuro rilievo, come la lotta alla precarizzazione del lavoro, al contrasto dei processi di delocalizzazione e a semplificare gli adempimenti fiscali a carico di professionisti e imprese, nella sua pratica articolazione – ha proseguito Vaccarino – ha prodotto l’irrigidimento nell’utilizzo dei contratti a termine, cioè proprio di quei contratti che hanno permesso negli ultimi anni di sostenere la nuova occupazione, l’introduzione dei maggiori vincoli per i beneficiari di aiuti pubblici che rischiano di penalizzare solo le piccole e medie imprese e alcuni parziali alleggerimenti degli adempimenti fiscali”. (Fonte: Ufficio Stampa CNA)

CETA – Artigiani e piccole imprese a favore della ratifica

CNA rivolge un appello al Ministro Di Maio affinché l’Italia ratifichi l’accordo CETA, accantonando ogni pregiudizio in merito alla liberalizzazione degli scambi commerciali con i nostri migliori partner.

L’economia italiana è corroborata dall’export che concorre a realizzare quasi un terzo del prodotto interno lordo. Una crescita delle esportazioni si traduce in maggiore occupazione, maggiori redditi distribuiti e maggiori entrate fiscali e contributive.

Le politiche di restrizione degli scambi commerciali con i paesi esteri impoveriscono tutti.

È un appello che parte da chi rappresenta migliaia di esportatori che contribuiscono in modo significativo a realizzare i quasi 4 miliardi di esportazioni che, negli ultimi 15 anni, sono cresciute quasi del 60%.

Nei principali settori nei quali si concentra la domanda di beni italiani in Canada, e cioè meccanica, alimentari e sistema moda, il contributo delle micro, piccole e medie imprese alle esportazioni supera abbondantemente i cinquanta punti percentuali.

Il CETA permette di sciogliere i vincoli e le barriere ancora esistenti attraverso la riduzione dei dazi e il riconoscimento di 41 indicazioni geografiche italiane (quasi la totalità dei prodotti Dop e Igp italiani esportati in Canada).

Si tratta di un risultato importante che non va disperso, ma piuttosto implementato in futuro per favorire le relazioni e gli scambi con un partner strategico nelle relazioni commerciali del nostro Paese, garantendo al contempo gli alti standard qualitativi con i quali sono tutelati i cittadini europei.”

(Fonte: Ufficio Stampa CNA)

CNA Pisa- Total Tax Rate e Tax Free Day

Pisa, fino al 12 agosto si lavora per pagare il fisco, pressione fiscale al 61,5%

Quest’anno, per i pisani, arriva il 12 agosto il Tax Free Day (Tfd). Cioè a Pisa una piccola impresa lavora fino al 12 agosto per pagare il fisco il che corrisponde ad una pressione fiscale complessiva su una piccola impresa del 61,5% che prende il nome di Totale Tax Rate (Ttr). Come a dire che in un anno servono 225 giorni per pagare imposte, tributi e tasse e ne rimangono 140 per i consumi familiari.

Lo rivela lo studio condotto da CNA dal titolo “Comune che vai fisco che trovi 2018” per tutti i capoluoghi italiani ed alcuni altri comuni di maggiori dimensioni, secondo cui Pisa si colloca all’80° posto in graduatoria su 137 comuni considerati. A differenza di altri organismi, anche di autorevoli istituzioni internazionali, l’Osservatorio CNA basa la sua analisi sull’impresa tipo italiana, con un laboratorio e un negozio, ricavi per 431mila euro, un impiegato e quattro operai di personale, 50mila euro di reddito. L’andamento del Ttr si ripercuote anche sull’arrivo del Tfd, il giorno in cui l’imprenditore si libera del peso fiscale: dal seguente può finalmente cominciare a lavorare per sé e per la sua famiglia.

 “A parte il leggero peggioramento rispetto ai dati rilevati lo scorso anno che ripete un analogo leggero aumento rispetto al 2016 (con il conseguente spostamento in avanti della data del Tax Free Day dal 10 al 12 agosto) che comunque cambia poco, risulta chiaro che l’inversione di tendenza che pareva essere stata imboccata nel 2015 non si è affatto consolidata. La pressione fiscale è costante e soprattutto troppo elevata. Ed è su questo aspetto che le imprese chiedono uno sforzo a chi esercita funzioni di governo nazionale e locale”. Così commenta Il presidente CNA Pisa Matteo Giusti i dati divulgati dal livello nazionale di CNA che riguardano anche il capoluogo pisano. “La pressione fiscale in Italia è troppo elevata, qualunque dato si prenda – ha osservato ancora Matteo Giusti – il problema vero però risiede piuttosto nella iniqua distribuzione del carico, che si distingue in modo radicale secondo la natura del reddito e svantaggia le imprese, in particolare le piccole imprese personali. Ma la tassazione dei redditi prodotti dalle persone fisiche non può essere diversa a seconda della differente modalità con cui si genera reddito”.

“Anche se ci sono dei correttivi che producono un lieve rialzo a livello di tributi comunali, – fa notare il Direttore di Cna Pisa, Rolando Pampaloni – ci sono oggettivi margini di miglioramento facilmente conseguibili. Un beneficio per le imprese si potrebbe ottenere se davvero venissero riconosciuti almeno i vantaggi che potrebbero essere ammissibili, norme alla mano.

Il primo è quello di non dover considerare come superfici che fanno da base di calcolo per l’imponibile della Tari, quelle che sono già soggette al regime di produzioni di rifiuti speciali, i quali peraltro vengono pagati a parte come costi di smaltimento. Ma spesso non c’è chiarezza su questo tema perché non sono ben specificati nei regolamenti quali siano i criteri con cui si individuano queste superfici. Il secondo è permettere almeno la piena deducibilità dell’IMU pagata dalle imprese sugli immobili strumentali.  Ecco quali potrebbero essere i concreti temi di confronto e di sicuro apprezzamento da parte delle imprese”.

Come leggere la Tabella e le grafiche ( si veda allegato)

Nella tabella sono rappresentati i valori dei singoli tributi dovuti dall’impresa nei diversi anni considerati. Con riferimento all’anno 2018 troviamo tre valori.

Il primo (2018) è quello che fa riferimento alle proiezioni per l’anno 2018, seguendo le delibere ed i regolamenti comunali di applicazione della TARI.

Il secondo valore (2018 Tari) fa riferimento all’ipotesi in cui il Comune riconosca la completa esclusione delle aree degli immobili destinate a produrre rifiuti speciali dalla TARI.

Infine, il terzo valore (2018-IRI) fa riferimento all’impresa che, per il 2018, sceglie di optare per l’IRI quale metodo di tassazione dei redditi d’impresa.

Nella parte bassa della tabella sono evidenziate alcune differenze tra diverse misure per mettere in risalto diversi aspetti. Ad esempio le variazioni dei tributi se il Comune riconosce la piena esclusione dalla Tari delle aree dove si producono rifiuti speciali (cfr. var. 2018(tari)/2018).

Si rileva anche cosa succede ai tributi dovuti, qualora l’impresa decida di optare per la tassazione IRI (cfr. var. 2018-IRI/2018).

A parte queste informazioni si nota anche la variazione dei tributi dovuti dall’impresa durante tutto il settennio considerato nelle analisi (Var. 2018/2011), ovvero le differenze nelle somme dovute sulla base degli ultimi due anni antecedenti a quello in corso (cfr. var. 2017/2016).

Nel lato destro della tavola sono riportate le analoghe informazioni, questa volta in termini di incidenza sul “Total Tax Rate” dell’impresa, distinguendo le informazioni per ambito impositivo (erariale, regionale e comunale).

Oltre alla tabella, nella schede è anche incluso un grafico che evidenzia l’andamento nel settennio dei diversi ambiti impositivi di cui si compone il “Total Tax Rate” complessivo del Comune, includendo anche l’andamento del reddito disponibile come contraltare. Al fine di non rendere difficile la lettura delle informazioni, è stato data rappresentazione grafica alla sola ipotesi in cui

il Comune riconosca la completa esclusione delle aree degli immobili destinate a produrre rifiuti speciali dalla Tari (si veda 2018 (Tari).

(Fonte: Ufficio Stampa CNA Pisa)

Suicidio di un artigiano a Montopoli – Alla famiglia il pensiero di CNA

Zona del Cuoio
Montopoli, ancora un piccolo imprenditore suicida

“Non sappiamo ancora quali siano state le motivazioni, ma dobbiamo registrare che un altro piccolo imprenditore del nostro territorio è morto suicida”, ha dichiarato, affranto, Roberto Marzini, Presidente di CNA Zona del Cuoio.

Le prime notizie di stampa riferiscono di presunte difficoltà economiche dell’imprenditore artigiano che lascia moglie e due figlie piccole.

 “Alla famiglia va il nostro primo pensiero, il nostro cordoglio e la nostra vicinanza” ha aggiunto Matteo Giusti, Presidente Provinciale CNA.

“Capiremo più avanti le ragioni profonde che hanno spinto questa persona a compiere il gesto estremo accanto al proprio furgone, probabilmente il più importante “attrezzo” per il suo lavoro – prosegue Marzini – quello che sappiamo per certo è che era un piccolo imprenditore, un artigiano, un lavoratore  che combatteva, come tutti noi, ogni giorno per la propria azienda e per tentare di garantire un futuro sereno alla propria famiglia e questo ci basta per sentirlo vicino e per capire  che in un mondo pieno di relazioni “social” e di piazze e amicizie virtuali, quest’uomo, questo piccolo imprenditore si sentiva solo e non ha retto al peso delle difficoltà e responsabilità”.

“Questi fatti sempre più frequenti – aggiunge Matteo Giusti – interrogano tutti, noi compresi. Sono troppi i casi come questo in Italia e nel nostro territorio, quasi sempre dietro a questi episodi ci sono difficoltà economiche. E molto più spesso di quanto non si creda si tratta di difficoltà che si possono superare anche con il sostegno e le consulenze che la CNA mette a disposizione delle imprese. Ci sono strumenti e opportunità da poter sfruttare e inoltre possiamo offrire solidarietà, per arginare la solitudine che spesso è la molla distruttiva per le persone che compiono questi gesti estremi. La solitudine di questo imprenditore è la solitudine di tutti noi e noi dobbiamo mettere a disposizione tutta la nostra forza, la nostra struttura sindacale e operativa per stare sempre più e meglio al fianco di ogni singola piccola impresa”.

“Questo è il momento del cordoglio – conclude Marzini – rispettiamo il dolore e lo smarrimento dei familiari e degli amici del defunto, certo che in assenza di un qualche segnale nuovo di attenzione e rispetto per il nostro mondo imprenditoriale, che tanto da al territorio, da parte di tutti gli altri attori, politica, fisco, banche, società civile, dovremo obbligatoriamente alzare la voce più di quanto abbiamo fatto sino ad ora”.

Nel 2012 la Cna ha anche lanciato provocatoriamente il progetto “SOS imprenditori” che venne sommerso da richieste di aiuto da tutta Italia e poi inglobato in altri servizi di sostegno territoriale promossi a livello istituzionale (Provincia di Pisa, Prefettura e Camera di Commercio). Il servizio ha sperimentato anche un ulteriore periodo nel 2015-2016 grazie al sostengo per un anno delle Regione Toscana, della Società della Salute Area Pisana e del Servizio Psichiatrico della allora Asl 5, che forniva, in modo riservato e individuale, un supporto anche di tipo psicologico alle persone in difficoltà che si è dimostrata un percorso percorribile per la prevenzione di gesti estremi.

(Fonte: Ufficio Stampa CNA Pisa)

VOUCHER – Soddisfazione per le aperture del ministro Di Maio

“CNA esprime soddisfazione per le aperture del ministro Luigi Di Maio sui voucher, un ottimo strumento improvvidamente cassato, che oltre al turismo e all’agricoltura è necessario che venga attivato anche negli altri settori che li avevano utilizzati con successo per gestire picchi produttivi o situazioni di mercato imprevisti. Peraltro, una indagine della CNA ne aveva messo in evidenza l’importante contributo all’occupazione nei settori dei servizi e del manifatturiero. Occupazione che, oltre ai voucher, dev’essere favorita aiutando le imprese a trasformare i contratti a termine in contratti a tempo indeterminato, non limitandone l’uso”.

(FONTE: Ufficio Stampa CNA)

FITA CNA – Proclamato il fermo del trasporto dal 6 al 9 agosto

È blocco tir: senza circolare Agenzia mancati risparmi fino a 12.700 euro

Dall’ultima protesta sono passati più di dieci anni, ma la misura è colma e i padroncini hanno deciso di replicare. Patrizio Ricci, presidente CNA Trasporti al Corriere della Sera spiega i motivi del blocco dei tir in programma per il 6,7,8 e 9 agosto: senza la circolare dell’Agenzia delle Entrate che dovrebbe rendere operative le deduzioni, fermi i 68 milioni previsti dal precedente Governo. Un risparmio mancato per ogni impresa tra i 3mila e i 12.700 euro l’anno. La beffa dei ritardi nella presentazione delle denunce dei redditi, che gli autotrasportatori non hanno potuto presentare nei termini previsti (30 giugno). “La scadenza della denuncia dei redditi non può essere rimandata” dichiara Ricci.

Per informazioni:

Maurizio Bandecchi – CNA Pisa

Maurizio Bandecchi 

bandecchi@cnapisa.it
348 7807224