GARE DI APPALTO – Il Comune di Cascina ignora le imprese locali

Invitate imprese umbre per una gara, beffa sul tema appalti per ditte locali

Passando da Cascina si notano in questi giorni lavori stradali e di asfaltatura in corso, ad opera di una ditta non locale (fiorentina). Fin qui niente di male, spesso si assiste a interventi fatti da ditte fuori zona. Troppo spesso secondo le imprese locali, ma accade. La cosa che ha destato l’attenzione di CNA è che la procedura di affidamento di questi lavori non era stata notata da nessuno della zona. Anche questa una cosa inconsueta, vista la penuria di lavori pubblici e la carenza di lavoro nel mercato degli appalti. CNA ha voluto vederci chiaro e la questione posta è stata approfondita. Ecco i fatti.

Utilizzando le informazioni presenti sul sito del Comune, è stato verificato che con determina n. 377 del 18/04/2018 il Responsabile della macrostruttura Governo del Territorio ha approvato il progetto esecutivo per questi lavori di “ rifacimento piano bitumato di tratti di strade comunali” che consiste principalmente nel ripristino del manto stradale ammalorato mediante fresatura e realizzazione di nuova pavimentazione stradale dei seguenti tratti di strade comunali: Via S. Isidoro, Via Pascoli, Via Cava, Via Nazario Sauro loc. Via Di Corte ( Del G.C. del n°164 del 8 11 2017 che modifica il Piano Opere Triennale, Del. C.C. n°145del 27/11) e successive determine citate, per un importo complessivo di €200.000, i relativi documenti di gara e prenotato il relativo impegno di spesa. Con successiva Determina 384 del 19/04/2018 lo stesso Dirigente avviava la  realizzazione dell’opera mediante Procedura negoziata “da espletarsi tramite l’ufficio Centrale Unica di Committenza della Provincia di Pisa con consultazione di venti operatori economici, ove esistenti, selezionati dall’elenco delle imprese della Regione Umbria mediante estrazione a sorte in seduta pubblica, tra gli operatori iscritti nell’elenco citato avvalendosi di un programma realizzato nel sistema “visual basic” che utilizza la funzione random”.

Vale la pena di sottolineare che la scelta di avvalersi della scelta fra i 20 operatori economici della Regione Umbria è del Comune di Cascina e non della centrale Unica di Committenza che la esegue unicamente.  Nella stessa determina, oltre agli altri vari adempimenti burocratici previsti, veniva nominato anche il R.U.P. (Responsabile Unico del Procedimento) e, in narrativa, veniva specificato che questa singolare scelta faceva riferimento ad una Determina n. 408 del 10.05.2017 con la quale il Comune di Cascina aderiva alla convenzione con la Regione Umbria per l’accesso al loro elenco regionale delle imprese.

La suddetta Determina del 2017 non è stato possibile scaricarla da sito web del Comune. A completare l’istruttoria comunque soccorre la successiva Determina n. 672 del 18/07/2018, che da atto che la gara si è svolta nelle modalità suddette, che sono state sorteggiate ed invitate 20 aziende (fra le quali solo una di Arezzo che si occupa principalmente di impianti elettrici, tutte le altre sono Umbre, delle Marche, del Lazio, della Campania), che è pervenuta una unica offerta da parte di un ATI (Associazione Temporanea di Imprese) formata da un azienda umbra invitata a gara e dall’azienda che sta realizzando l’intervento e che l’appalto è stato a loro aggiudicato con un ribasso del 14,23%.

Inutile peraltro eccepire alcunché dal punto di vista tecnico, sicuramente gli atti saranno supportati dalla normativa vigente, ma ci interessa molto l’opinione dell’Amministrazione Comunale rispetto a questa scelta che ha un significato politico preciso.

Secondo la CNA, “per questi lavori il Comune di Cascina ha quindi stabilito che le aziende del suo territorio, non fossero meritevoli di partecipare andando a pescare aziende in un elenco tenuto da un’altra regione. Non chiediamo particolari attenzioni ai Sindaci e ai Comuni, ma pretendiamo che le nostre aziende possano partecipare alle gare indette nel loro territorio nel rispetto di tutte le norme e procedure previste dal Codice degli Appalti. Ovviamente la nostra Associazione non è stata informata, né interpellata su queste scelte. Ma attendiamo chiarimenti, e siamo disponibili a spiegare “de visu” le nostre ragioni”.

(Fonte: Ufficio Stampa CNA Pisa)

REGIONE TOSCANA – Nuova ordinanza su fanghi e conferimenti in impianti di depurazione

La regione Toscana sta per emettere una nuova ordinanza su fanghi e conferimenti agli impianti di depurazione grazie alle pressioni ed alla efficace azione sindacale portata avanti da CNA.

FIRENZE – Per sei mesi anche gli impianti di depurazione che non ricadono nell’ambito dei soggetti affidatari del Servizio Idrico Integrato (SII), come Gida, Aquapur multiservizi Spa, il Consorzio Cuoio Depur o il Consorzio Torrente Pescia, potranno trattare i reflui misti con percentuali rilevanti di reflui urbani. E verrà così data risposta alle problematiche degli autospurghisti dell’area metropolitana fiorentina.

Lo stabilisce la nuova ordinanza che sta per essere firmata dal presidente Enrico Rossi con la quale si reitera quanto stabilito ad agosto con l’ordinanza che Rossi firmò dopo il divieto di usare tali rifiuti speciali in agricoltura e la sentenza del Tar che ha impedito il loro trasporto in Lombardia, come avveniva fino a quel momento.

Il secondo aspetto rilevante della nuova ordinanza riguarda l’inserimento nell’elenco degli impianti ammessi dei soggetti extra SII: si incrementano così le quantità massime dei rifiuti destinati a smaltimento presso le discariche.

Terzo, viene fornito un vademecum, ovvero con apposito allegato vengono approvati gli indirizzi operativi per la gestione dei fanghi di depurazione, uno strumento di supporto per gli operatori del settore, siano essi produttori/detentori del rifiuto, gestori di discarica o soggetti preposti alle funzioni di controllo o di vigilanza, nonché soggetti incaricati del rilascio di autorizzazione agli impianti di rifiuti.

“La Regione Toscana – ha detto Rossi – si fa carico ancora una volta di mettere una pezza allo sconcertante vuoto normativo al quale questo Governo non sta dando risposta, nonostante da mesi sia pronto sul tavolo del ministro un decreto di riforma della normativa di settore corredato da tutti i pareri del caso”.

“Questa ordinanza – ha aggiunto l’assessore all’ambiente Federica Fratoni – nasce da un lavoro di confronto con tutti i soggetti interessati che stiamo portando avanti da settimane e che proseguirà nel prossimo futuro. In essa ci sono risposte importanti a più riperse avanzate dalle ditte di autospurghisti e la codifica degli indirizzi operativi, elaborati in collaborazione con Arpat, capaci di configurare una filiera di trattamento certa, efficace e trasparente”.

Comune che vai, burocrazia che trovi

La burocrazia rimane un elemento che frena le potenzialità di sviluppo e di crescita dell’Italia.  E presta il fianco a comportamenti opachi che non di rado alimentano la corruzione. Questo nonostante i numerosi tentativi di riforma, i proclami di ogni governo e di ogni forza politica, l’avanzare dei processi di innovazione e digitalizzazione. Quasi la burocrazia fosse un Moloch invincibile.

A pesarne l’impatto sull’avvio di attività imprenditoriali, e quindi sulla propensione all’imprenditorialità del nostro Paese, è la CNA con l’Osservatorio “Comune che vai, burocrazia che trovi”, alla prima edizione.

Una indagine condotta sul campo, in collaborazione con 52 CNA territoriali, in rappresentanza di altrettanti comuni, di cui 50 capoluoghi di provincia.

Lo studio prende a esempio cinque tipologie d’impresa: acconciatura, bar, autoriparazione, gelateria, falegnameria. Di ognuna è calcolato in dettaglio il numero di adempimenti, degli enti coinvolti e delle operazioni necessarie all’apertura, oltre al costo totale dell’autorizzazione. Lo studio analizza anche alcune aspetti dell’apertura d’impresa comuni a tutti gli aspiranti imprenditori: gli adempimenti relativi a salute e sicurezza, la pratica per esporre un’insegna, la ristrutturazione dei locali, l’assunzione di un apprendista.

Tutte le attività scontano profonde differenze tra un comune e l’altro, che incidono in termini di tempi ma anche di denaro. Il risultato di questa pressione è il numero di adempimenti chiesti dalla Pubblica amministrazione: per chi voglia aprire un’attività di autoriparazione sono 86. E’ il picco. Ma anche chi ha di fronte la strada relativamente più agevole, l’aspirante acconciatore, se ne ritrova di fronte 65. E in questo arco poco invidiabile si posizionano gli altri. Così come si può arrivare a dover spendere quasi 20mila euro solo per soddisfare la fame dell’insaziabile Moloch. Una ingente somma che, invece, potrebbe essere adoperata più proficuamente per acquistare macchinari e attrezzature necessari all’attività.

Acconciatura

Sessantacinque adempimenti. Ventisei enti coinvolti. Trentanove file (reali o virtuali) da sciropparsi. Una spesa di 17.535 euro. E tutto ciò solo per aprire un salone di acconciatura. A monte della presentazione della Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) va previsto il superamento di un esame teorico-pratico a compimento di un corso triennale e di uno stage dalla durata variabile: dalle 500 ore richieste nel Lazio alle 1.200 in Lombardia e in Sicilia. Oltre alla documentazione obbligatoria per legge, da presentare al Suap (Sportello unico attività produttive)  un terzo dei comuni pretende attestazioni facoltative. Che possono essere molto onerose. Catania e Ragusa, a esempio, chiedono il certificato di agibilità dei locali, che si ottiene in 60 giorni e costa 1.500 euro.

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Bar

Aprire un bar richiede fino a 71 adempimenti e coinvolge anche 26 enti con i quali, però, ci si può dover interfacciare fino a 41 volte perché ad alcuni enti ci si deve rivolgere varie volte. La spesa sfiora i 15mila euro (14.667 per la precisione). L’aspirante imprenditore deve aver frequentato un corso che costa in media sui 600 euro ma dura tra le cento (Emilia Romagna, Marche, Piemonte e Sicilia) e le 160 ore (Campania). Gli adempimenti obbligatori sono cinque. Un terzo dei comuni, però, ne richiede anche altri: dalla relazione sui locali e le attrezzature (140 euro) alla verifica dell’adeguatezza dei locali (300 euro), dal certificato di agibilità (mille euro) alla verifica dell’impianto elettrico. I diritti Scia spesso sono gratuiti ma in sei comuni il loro costo supera i cento euro.

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Autoriparazione

L’aspirante autoriparatore si trova di fronte una sorta di montagna: fino a 86 adempimenti complessivi da assolvere. Gli enti con i quali può avere a che fare sono 30 e 48 i contatti. Con oltre 18.550 euro di costi da affrontare. Per diventare responsabile tecnico di un’attività di autoriparatore (meccatronica, gommista, carrozzeria) occorre un corso propedeutico della durata di 500 ore che costa 2mila euro. I diritti Scia oscillano tra la gratuità e un costo superiore ai cento euro. Molte amministrazioni, inoltre, fanno ulteriori richieste rispetto a quelle previste dalla normativa unica. Particolarmente numerosi per l’aspirante autoriparatore sono gli adempimenti ambientali, dall’impatto acustico all’assimilazione acque reflue. Con l’aggravante, anche su questo fronte, dei comuni che procedono in ordine sparso. Pavia, a esempio, chiede anche planimetria dei locali, destinazione d’uso, elenco con la tipologia dei rifiuti e contratto di smaltimento rifiuti.

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Gelateria

Per trasformare il suo sogno in realtà l’aspirante gelatiere può trovarsi ad affrontare fino a 73 adempimenti, con 26 enti coinvolti e 41 contatti. E con una spesa per le pratiche burocratiche che da sola arriva a superare i 12.500 euro (12.660 per la precisione). Anche in questo caso è previsto come pre-requisito quello della frequenza di un corso di Somministrazione alimenti e bevande.  L’iter burocratico vero e proprio si apre con la presentazione della Scia, di solito accompagnata da una notifica sanitaria. Agli adempimenti standard in questa fase alcuni comuni ne aggiungono di facoltativi: dalla planimetria con relativa relazione alla verifica dell’adeguatezza locali e dell’impianto elettrico.

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Falegnameria

Per aprire una falegnameria gli adempimenti possono arrivare a 78, gli enti coinvolti a 26 e a 39 le volte in cui l’aspirante imprenditore (o chi per lui) si deve confrontare con la Pubblica amministrazione.  Il combinato disposto di questa girandola di impegni porta fino a 19.742 euro la spesa per le pratiche burocratiche.  L’adempimento in sé più oneroso è il certificato controlli antincendi rilasciato dai Vigili del fuoco: mediamente costa 1.600 euro e abbisogna di 60 giorni per il rilascio. Data la particolarità dell’attività di falegname non sempre è il Suap l’interlocutore di riferimento. Talvolta è un apposito sportello comunale al quale si può inviare tramite Pec e/o in via telematica. Rispetto ad altre attività la falegnameria presenta un numero molto elevato di obblighi ambientali.  Con costi, tempi ed enti coinvolti estremamente variabili da un comune all’altro. Rimanendo ai costi si va da 150 a 600 euro per le pratiche relative allo scarico di acque reflue, da 500 a mille euro per l’impatto acustico, da 150 a 700 euro per l’industria insalubre e da 500 a 1.100 mila euro per le emissioni in atmosfera.  

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Salute e sicurezza

La normativa italiana in materia di salute e sicurezza si caratterizza per l’eccessiva complessità e per l’assenza di modularità tra le varie imprese. Di conseguenza,  viene imposta a tutti i datori di lavoro, senza riguardo per la pericolosità dell’attività o per la dimensione dell’impresa,  l’adozione degli stessi obblighi documentali e formativi. La complessità si traduce anche in onerosità. La spesa media per gli adempimenti su salute e sicurezza sul lavoro  va da 1.854 euro per attività di gelateria e acconciature, considerate a basso rischio, a 2.119 per i bar, a 4.414 per l’autoriparazione e addirittura a 5.784 euro per la falegnameria.

Insegne di esercizio

L’autorizzazione al posizionamento di cartelle, insegne di esercizio e altri mezzi pubblicitari coinvolge fino a dodici enti. Un numero che da solo la dice lunga sulla farraginosità della burocrazia italiana e delle sue imposizioni. Per ogni genere d’insegna, se l’attività è prospicente una strada statale, anche la Provincia e l’Anas sono chiamate a dare la loro autorizzazione. In ogni caso, anche per un’insegna di piccole dimensioni posta al di sopra di un’attività in una zona semicentrale, per redigere la richiesta di autorizzazione con i relativi documenti è necessaria una consulenza tecnica. Il combinato disposto porta alcuni comuni (Catania, La Spezia, Siena, Torino) a prendersi oltre 60 giorni per rilasciare il nulla osta. Se l’insegna va collocata in un centro storico, la situazione si complica. L’autorizzazione, infatti, in questo caso abbisogna pure di un nulla osta paesaggistico e di un via libera della Polizia municipale.

Ristrutturazioni edilizie

L’avvio di un’attività presume la realizzazione di lavori edilizi per adattare i locali scelti alle esigenze dell’aspirante imprenditore. Talvolta, poi, alcuni lavori sono obbligati: è il caso degli interventi per agevolare l’accesso ai disabili.  Nel caso di semplici lavori di ristrutturazione interna è necessario presentare una Comunicazione inizio lavori asseverata (Cila). Gli adempimenti connessi alla documentazione che va allegata alla Cila sono molteplici. Va assegnato a un professionista l’incarico per redazione del progetto, presentazione della Cila, direzione dei lavoratori, comunicazione di fine lavori, aggiornamento del Catasto. Sempre un professionista deve redigere il progetto dell’impianto elettrico, se previsto. Ancora un professionista deve coordinare le attività mirate alla sicurezza. Una serie di obblighi burocratici che da soli arrivano intorno ai 5.500 euro di spesa.

Assunzione di un apprendista

La legislazione del lavoro prevede tre diverse tipologie di apprendista. L’Osservatorio ha scelto come esempio il contratto di apprendistato professionalizzante.  Per il quale  il datore di lavoro ha l’obbligo di garantire la formazione professionalizzante, la cui durata e modalità di erogazione sono stabilite dal Contratto collettivo nazionale di lavoro o da accordi interconfederali. La formazione va integrata dall’offerta formativa pubblica finalizzata all’acquisizione di competenze di base (da 40 a 120 ore). Il costo medio di questi adempimenti è di 400 euro e gli enti di riferimento talvolta sono diversi. Il datore di lavoro è costretto, pertanto, a comunicare più volte e a più enti le stesse informazioni in contrasto anche con il divieto di chiedere alle imprese documenti e informazioni già in possesso della Pubblica amministrazione.

(Fonte: Ufficio Stampa CNA)

LAVORO – Ad agosto +2,9% nelle piccole imprese

Lo rileva l’Osservatorio mercato del lavoro CNA, curato dal Centro studi della Confederazione, che analizza mensilmente l’andamento dell’occupazione su un campione di oltre 20mila imprese associate che occupano circa 140mila dipendenti.

Tra agosto 2018 e agosto 2017 l’occupazione nelle piccole imprese italiane è cresciuta del 2,9%. A un ritmo ben più sostenuto del prodotto interno lordo. Ma in misura ridotta rispetto all’anno precedente, quando la crescita era arrivata al 3,7%, e anche rispetto al periodo agosto 2015-agosto 2016, in cui si era fermata al 3,1%.

Tra gli artigiani, le micro e le piccole imprese, insomma, comincia a palesarsi l’incertezza. Anche se un altro dato potrebbe dimostrare che tra 2017 e 2018 sia cambiato poco o punto. Il periodo estivo non è tradizionalmente felice per l’occupazione, che tende a contrarsi. Eppure, tanto l’anno scorso quanto quest’anno, la base occupazionale nelle piccole imprese a fine agosto è rimasta sugli stessi livelli di maggio.

Ad agosto 2018 la crescita dell’occupazione nelle piccole imprese rispetto a dicembre 2014 è stata del 12,4% contro il 7,6% di quella nazionale complessiva. L’Osservatorio mercato del lavoro CNA assume come punto di riferimento dicembre 2014 per verificare l’impatto delle riforme della legislazione lavoristica sull’occupazione.

In dettaglio, nel trimestre giugno-agosto 2018 le assunzioni e le cessazioni di artigiani, micro e piccole imprese sono aumentate rispettivamente del 10,5% e del 9,7% rispetto allo stesso periodo del 2017 e sono risultate entrambe pari all’8,3% dell’occupazione registrata ad agosto.

In questo periodo, la crescita dell’occupazione ha riguardato tutte le tipologie contrattuali ma è stata trainata dall’aumento degli assunti a tempo indeterminato (+22%), seguito da apprendisti (+12,5%), assunti a tempo determinato (+9,5%) e con contratti di lavoro intermittenti (+0.9%).

L’incremento complessivo delle cessazioni (+9,7%) è il portato soprattutto delle cessazioni dei contratti a tempo indeterminato (+15,1%). Il segno più ha accompagnato anche lavoro intermittente e apprendistato mentre il tempo indeterminato è andato in controtendenza, registrando una diminuzione delle cessazioni pari al 2%.

“I dati mostrano l’insorgere di una tendenza al rallentamento dell’occupazione anche nelle piccole imprese e nell’artigianato, che preoccupa e che riflette un declino della fiducia degli operatori economici. Un declino che sconta da un lato un rallentamento della domanda del mercato, evidenziato dal recente dato sulla contrazione dell’indice della produzione industriale, dall’altro l’irrigidimento delle norme sul lavoro. Per questi motivi sarebbe auspicabile un recupero di flessibilità nelle norme, resa necessaria dall’andamento del mercato del lavoro. Contemporaneamente serviranno interventi per rilanciare la capacità  produttiva del Sistema Italia sia sul versante delle esportazioni che dei consumi interni. Una riduzione del peso fiscale sulle imprese e sulle famiglie, unitamente ad un rilancio degli investimenti e del commercio internazionale al riparo da irrigidimenti o, peggio, guerre doganali, costituirebbe in questo senso un  positivo segnale.” dichiara Chiara Montefrancesco, vicepresidente nazionale della Cna con delega al Centro Studi.

(Fonte: Osservatorio mercato del lavoro CNA)

CNA Pisa interviene sul disastro dei Monti Pisani

CNA “A disposizione di chi volesse fare donazioni sia in denaro che in servizi o beni materiali a favore dei soggetti colpiti”

 

“Cna esprime solidarietà a famiglie e imprese colpite, insieme alla massima disponibilità a intervenire per aiutare persone famiglie e imprese in difficoltà”. Si legge in una nota della Cna di Pisa a nome della Presidenza Provinciale. 

“Abbiamo anche ricevuto dimostrazioni di solidarietà, una solidarietà attiva da parte di nostri iscritti che vorrebbero fare qualcosa per dare una mano. Ed anche in questo caso se fosse possibile ci mettiamo a disposizione: siamo sicuri che molte imprese faranno altrettanto per rendere meno pesante le situazioni di chi ha perso tutto o anche solo di chi ha vissuto solo qualche giorno di disagio che si spera possa essere già alle spalle. Ora occorre anche pensare agli interventi per riparare i danni del fuoco, e siamo testimoni che è scattata con efficacia la catena della solidarietà diretta per passaparola e conoscenze: ma se ci sono imprese che hanno intenzione di fare donazioni sia in denaro che servizi o beni materiali siamo disponibili a raccogliere queste disponibilità e indirizzarle ai soggetti colpiti. Basta contattare la nostra sede e dichiarare la propria volontà di aiutare e in che modo.

Infine ci auguriamo che gli organi inquirenti possano perseguire le indagini con il massimo del supporto di tutta la comunità per individuare e punire i colpevoli. Questi criminali hanno inferto un colpo durissimo al nostro Monte ai nostri boschi agli uliveti. Punire i colpevoli è la migliore garanzia per evitare nuovi disastri”.

(Fonte: Ufficio stampa Cna Pisa)

F-GAS – CNA porta Amazon in tribunale

Il Tribunale di Roma ha fissato per giovedì 11 ottobre davanti alla nona sezione civile la prima udienza di un procedimento che ricorda lo scontro fra Davide e Golia. Diciotto piccole imprese aderenti alla CNA, infatti, hanno avviato un’azione legale contro Amazon, dimostrando che la piattaforma e-commerce consente e agevola la vendita illegale di F-gas, i gas fluorurati a effetto serra, utilizzati prevalentemente negli impianti di condizionamento dell’aria e nelle pompe di calore.

Tramite la piattaforma di Amazon, infatti, si vendono contenitori di F-gas senza che agli acquirenti venga chiesto il possesso della certificazione F-gas espressamente prevista dal Regolamento Ue 517/2014 F-gas, il cosiddetto “patentino del frigorista”.

Si tratta di un atto di concorrenza sleale che rischia di creare due mercati paralleli: accanto a quello, legittimo, degli operatori abilitati, un altro di soggetti senza la necessaria certificazione. Una pratica che le imprese ricorrenti e la CNA chiedono di far cessare al più presto per riportare il settore alla piena legalità”, si legge in un comunicato della Confederazione.

(Fonte: Ufficio Stampa CNA)

FINANZIAMENTI ALLE IMPRESE – 3 nuovi bandi della Regione

3 nuovi bandi della Regione Toscana per il finanziamento delle imprese

Aprono il 20 settembre i tre nuovi bandi della Regione Toscana per il finanziamento delle imprese:

  1. Il bando “Aiuti agli investimenti produttivi per progetti strategici (fondo rotativo)”
  2. Il bando per il microcredito
  3. Il bando “Aiuti alla creazione di impresa”.

I bandi sono pubblicati sul Supplemento n° 151 al B.U.R.T. (Bollettino Ufficiale della Regione Toscana) n. 36 del 5 settembre.

Le domande possono essere presentate a partire da giovedì 20 settembre

La presentazione delle domande avviene a sportello (bando sempre aperto, fino ad esaurimento risorse) e soltanto online sul sito di Toscana Muove che è il soggetto gestore dei bandi.

Gli Uffici della CNA in Toscana sono a disposizione degli interessati per ulteriori informazioni e per la presentazione delle domande: CLICCA QUI PER CONTATTARCI

1 – Prestiti a tasso zero per investimenti in nuove tecnologie

È attivo dal 20 settembre il bando 2018 per la concessione di prestiti a tasso zero per investimenti in nuove tecnologie da parte di micro e Pmi artigiane, industriali manifatturiere, nonché dei settori turismo, commercio, cultura e terziario. Il bando è a sportello, resterà cioè aperto fino ad esaurimento risorse che ammontano a circa 18 mln di euro.

Possono presentare domanda le micro, piccole e medie imprese ed i liberi professionisti che hanno sede o unità locale nel territorio regionale. Sono ammissibili le imprese e/o i liberi professionisti in forma singola o associata in ATS, ATI, reti senza personalità giuridica (Rete-Contratto), reti con personalità giuridica (Rete-Soggetto), solo se costituite da almeno 3 imprese/liberi professionisti in possesso dei parametri di pmi. Imprese e professionisti devono essere costituiti da almeno 2 anni precedenti la data di presentazione della domanda e devono esercitare un’attività economica identificata come prevalente nella sede o unità locale che realizza il programma di investimento.

Il valore totale del progetto di investimento ammesso non può essere inferiore a 40.000 euro e non superiore a 200.000 euro ed il supporto è rivolto a programmi innovativi di investimento per ampliamento di uno stabilimento esistente, diversificazione della produzione di uno stabilimento mediante prodotti nuovi aggiuntivi e trasformazione radicale del processo produttivo complessivo di uno stabilimento esistente.

L’agevolazione viene concessa nella forma del prestito a tasso zero, non supportato da garanzie personali e patrimoniali.

2 –  Microcredito a tasso zero per investimenti in nuove tecnologie

Il bando è in apertura il 20 settembre per dare sostegno sotto forma di microcredito a tasso zero per investimenti in nuove tecnologie alle micro e piccole imprese artigiane, industriali manifatturiere, turistiche, commerciali, culturali e del terziario. Anche in questo caso il bando (aperto anche ai liberi professionisti) è a sportello, ossia sempre aperto fino ad esaurimento risorse che ammontano a circa 0,7 mln di euro.

Possono presentare domanda le micro e piccole imprese, comprese le società consortili ed i liberi professionisti con sede o unità locale in Toscana. Il valore totale del progetto di investimento ammesso non può essere inferiore a 10.000 euro e superiore a 40.000 euro.

La misura punta a dare sostegno a programmi innovativi di investimento di ampliamento di uno stabilimento esistente, diversificazione della produzione di uno stabilimento mediante prodotti nuovi aggiuntivi e trasformazione radicale del processo produttivo complessivo di uno stabilimento esistente. L’agevolazione viene concessa sotto forma di microcredito a tasso zero, non supportato da garanzie personali e patrimoniali con un limite massimo del finanziamento pari a 25.000 euro.

3 – Altri 20 mln di euro per start up e nuove imprese

La Regione Toscana ha rifinanziato con 20 milioni di euro il fondo regionale per sostenere l’avvio di micro e piccole imprese giovanili, femminili e di destinatari di ammortizzatori sociali nei settori manifatturiero, commercio turismo e terziario. Al fondo possono accedere anche i liberi professionisti.

I soggetti beneficiari sono micro e piccole imprese, giovanili, femminili o di destinatari di ammortizzatori sociali, compresi i liberi professionisti, costituite nei due anni precedenti la data di presentazione della domanda e persone fisiche che costituiranno l’impresa o inizieranno la libera professione entro sei mesi dalla data di comunicazione dell’ammissione della domanda.

Il valore totale del programma di investimento ammesso non potrà essere inferiore a 8 mila e superiore a 35 mila euro. Le spese ammissibili sono quelle per beni materiali (impianti, macchinari, attrezzature e funzionali all’attività) e immateriali (diritti di brevetti, licenze, know how o altre forme di proprietà intellettuale) e quelle per capitale circolante nella misura del 30% del programma di investimento ammesso (spese di costituzione, spese generali, scorte).

Gli Uffici della CNA in Toscana sono a disposizione degli interessati per ulteriori informazioni e per la presentazione delle domande: CLICCA QUI PER CONTATTARCI

Oltre a questo scopri anche il bando incentivi per assunzioni nel territorio della Regione Toscana CLICCANDO QUI

AGROALIMENTARE – Positiva la direttiva europea

Positiva la direttiva europea in materia di pratiche sleali nei rapporti tra imprese della filiera. Basta con la legge del più forte

“Guardiamo con favore all’iniziativa promossa dal Parlamento europeo e dal Consiglio di adottare una direttiva in materia di pratiche sleali nell’ambito dei rapporti che intercorrono tra imprese della filiera alimentare”. A chiederlo CNA Agroalimentare, nel corso dell’audizione tenuta oggi di fronte ai componenti della Commissione Agricoltura della Camera.

Per CNA Agroalimentare è essenziale elaborare una disciplina comune agli Stati membri per favorire l’individuazione di una cornice normativa unica. In questo quadro lo scopo è quello di limitare la supremazia di alcuni grandi distributori che operano lungo tutta la catena di approvvigionamento alimentare, rafforzando di conseguenza la posizione negoziale dei piccoli fornitori, particolarmente vulnerabili in un mercato dominato dalla legge del più forte.

Per rafforzare ulteriormente la tutela degli artigiani e dei piccoli produttori, inoltre, CNA Agroalimentare chiede che nella definizione di impresa acquirente sia compresa anche la media impresa e non solo la grande. Occorre monitorare, inoltre, l’impiego e la diffusione del franchising in questo settore per evitare comportamenti che possano falsare il mercato.

(Fonte: CNA Agroalimentare)

Aperture domenicali? Servono interventi mirati per micro e piccole imprese!

“CNA Turismo e Commercio chiede al governo di confrontarsi al più presto con le organizzazioni del settore sulla delicata materia delle aperture domenicali. È necessario, infatti, che l’eventuale riforma tenga conto delle esigenze delle micro e piccole imprese che nel tempo si sono adeguate alla normativa e hanno investito massicciamente per offrire ai consumatori uno shopping festivo di qualità nelle località turistiche, nei borghi, nei centri urbani pedonalizzati, nei centri commerciali naturali, nelle periferie cittadine, trasformandosi in vero e proprio presidio sociale. Le piccole imprese, anche per contrastare la desertificazione commerciale dei centri cittadini a favore degli insediamenti extraurbani della grande distribuzione organizzata, hanno creato sinergie con altre attività: tipiche, ambulanti, artigianali, artistiche. Inoltre, non potendosi permettere nuove assunzioni, hanno fatto fronte alla concorrenza con un surplus di lavoro soprattutto familiare”. Lo si legge in un comunicato di CNA Turismo e Commercio.

“Alla luce di queste considerazioni – prosegue la nota – si ritiene opportuna una verifica dell’attuale disciplina e dei suoi effetti economici e sociali ma si chiede che l’eventuale riforma punti, prioritariamente, a riequilibrare il rapporto tra grande distribuzione organizzata e piccolo commercio. CNA Turismo e Commercio chiede al governo di prevedere interventi mirati a favore del piccolo commercio, ponendo nel contempo – conclude il comunicato – particolare attenzione ai temi della riqualificazione e della vivibilità urbane e dell’accessibilità agli spazi commerciali urbani”.

(Fonte: Ufficio stampa CNA)

VACCARINO – Favorire l’internazionalizzazione

“Se vogliamo accrescere l’export italiano dobbiamo favorire l’internazionalizzazione dell’artigianato e delle piccole e medie imprese, sia aiutando quelle che intendono affacciarsi per la prima volta sui mercati esteri, sia sostenendo concretamente quelle che hanno già avviato esperienze internazionali per consolidarne e rafforzarne la presenza nel mondo”.

Lo ha affermato il presidente della CNA e di Rete Imprese Italia, Daniele Vaccarino, intervenendo alla riunione tenuta oggi alla Farnesina della Cabina di regia per l’internazionalizzazione.

“Apprezziamo – ha aggiunto – la volontà del governo di garantire continuità nelle azioni a sostegno della internazionalizzazione con un focus specifico su piccole e medie imprese che necessitano di strumenti mirati di sostegno”.

“Gli accordi libero scambio – ha concluso Vaccarino – sono una grande opportunità per le imprese italiane. Auspichiamo che il lavoro della task force su costi e benefici degli accordi venga utilizzato  come mero strumento di studio”.

(Fonte: Ufficio stampa CNA)