CONVEGNO – Uno sguardo al futuro. Pisa, le sue eccellenze e la Toscana costiera

Venerdì 29 Marzo 2019 – Ore 9,30 -13

Presso La Camera di Commercio di Pisa (Piazza Vittorio Emanuele II, 5 – Pisa)

TAVOLA ROTONDA

Introduce Matteo Giusti – Presidente CNA Pisa

Michele Conti – Sindaco di Pisa
Paolo Mancarella – Rettore Università di Pisa
Valter Tamburini – Presidente Camera di Comercio di Pisa

Modera Luigi Vicinanza – Direttore de Il Tirreno

Al termine seguirà aperitivo e pranzo a buffet

Uno sguardo al futuro, ovvero come mettere davvero a frutto le eccellenze di Pisa punto di riferimento naturale per la Toscana Costiera. La CNA di Pisa, in collaborazione con la Camera di Commercio di Pisa, ha organizzato per il prossimo venerdì 29 marzo dalle ore 9.30 alle 13, un Convegno incentrato sullo sviluppo e la crescita dell’area Pisana dal titolo “Uno sguardo al futuro: Pisa, le sue eccellenze e la Toscana Costiera”.

Per ragionare del tema il Presidente della CNA Matteo Giusti ha messo intorno al tavolo alcuni protagonisti indiscussi del territorio: il Sindaco di Pisa Michele Conti, il Presidente della Camera di Commercio, Valter Tamburini, il Rettore dell’Università di Pisa, Paolo Mancarella.

A condurre il dibattito sarà il Direttore del quotidiano Il Tirreno, Luigi Vicinanza.

matteo-giusti-presidente-cna-pisa“A noi interessa far emergere idee e visioni di medio e lungo periodo” così il Presidente CNA Matteo Giusti introduce il tema dell’appuntamento “vogliamo mettere a fuoco dei temi che saranno i fili conduttori dello sviluppo del territorio pisano ed in generale della Toscana Costiera per cui Pisa è un punto di riferimento naturale su molti aspetti: geografico, culturale, snodo infrastrutturale, polmone ambientale ed altro ancora. Il nostro è un territorio che deve avere al centro della sua visione la conoscenza prodotta dall’Università e dai centri di ricerca. E che da questa conoscenza deve essere più capace di trarne benefici diretti e indiretti e di saper creare economia. E così la vision in parte da costruire, ma in parte già sedimentata, non può prescindere dalla verifica e dal complemento delle dotazioni infrastrutturali: quelle tradizionali (autostrade, strade, ponti, ferrovie, interporto, aeroporto), e quelle innovative (reti, fibra, mobilità green). E dobbiamo insieme (istituzioni e parti sociali) anche individuare verso quali direttrici concentrare gli sforzi. Le idee di sviluppo devono essere delineate per tempo e per farlo ogni attore del territorio deve poter dire la sua e fare la sua parte. Dal turismo alle nuove tecnologie, all’innovazione sempre più spinta ed efficace per le manifatture come meccanica, moda, pelle, legno, così come per il settore ICT, sono molte le aree di miglioramento che i prossimi anni sono destinati a realizzare. Noi ci metteremo le nostre con la forza e la credibilità di una grande associazione di imprese che ha sempre fatto della propria capacità di proposta, il principale strumento di rappresentanza e l’incontro di venerdì segna una tappa importante”.

(Fonte: Ufficio Stampa CNA Pisa)

Rete Imprese Italia: “Fisco troppo burocratico”

Rete Imprese Italia: “Fisco troppo burocratico: 238 ore l’anno per pagare le imposte. Via complessità e oneri”

“Oggi l’Italia, oltre ad essere in testa nell’Ue per la pressione fiscale, mantiene il record negativo anche per la burocrazia fiscale: per pagare le tasse servono 238 ore l’anno, 79 ore in più rispetto alla media dei Paesi Ocse. Ridurre le complessità e il peso degli oneri fiscali è condizione fondamentale per accompagnare lo sviluppo delle imprese. Il sistema fiscale italiano è farraginoso e barocco, una vera e propria giungla: va ripensato anche in funzione del tessuto economico del Paese composto per il 98 per cento da micro e piccole imprese”.

Lo ha sottolineato Rete Imprese Italia nel corso dell’Audizione conoscitiva sul processo di semplificazione del sistema tributario presso la Commissione Finanze e Tesoro del Senato.

Secondo i rappresentanti di Rete Imprese Italia la semplificazione del sistema tributario non può limitarsi ad interventi spot ma deve basarsi su alcuni capisaldi: il riordino in testi unici di tutte le disposizioni fiscali per tipologia di soggetto, la stabilità delle disposizioni che impongono adempimenti fiscali, la non retroattività delle disposizioni tributarie e la “costituzionalizzazione” dello Statuto del contribuente, l’accorpamento dei tributi che fanno riferimento alla medesima base imponibile, come  IMU e TASI e IRAP.

Inoltre, a giudizio di Rete Imprese Italia, dopo che con il passaggio dalla fatturazione cartacea a quella elettronica le imprese hanno dimostrato capacità di adattamento alle innovazioni tecnologiche che permettono un controllo puntuale delle singole posizioni dei contribuenti, tocca al ora Fisco mostrare analogo impegno abrogando o rimodulando una serie di norme che, nel corso degli ultimi anni, hanno creato danni finanziari alle imprese. Il riferimento è al regime IVA dello split payment e del reverse charge e alla ritenuta applicata sui bonifici che danno diritto a detrazioni d’imposta.

Ddl Sviluppo – “Occorrono misure per la crescita e per ridare fiducia alle piccole imprese”

Lo dichiara il presidente nazionale della CNA, Daniele Vaccarino, a margine dell’incontro tenuto oggi al ministero dello Sviluppo economico  tra le associazioni d’impresa e il vicepremier e ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio.

“CNA ha sollecitato il governo a definire i contenuti dell’annunciato disegno di legge rivolto alle piccole imprese per facilitare la crescita, tutelare il Made in Italy, favorire l’internazionalizzazione e i nuovi strumenti di finanza. Va rapidamente contrastata la tendenza negativa dell’economia e recuperata la fiducia delle imprese. CNA ha sollecitato, inoltre, l’attenzione alla manifattura e al rilancio degli investimenti pubblici”.

Rete Imprese Italia – “No al salario minimo orario”

Rete Imprese Italia è contraria alle proposte di legge finalizzate a introdurre un salario minimo per legge perché colpirebbe la contrattazione collettiva provocando un’alterazione degli equilibri economici e negoziali faticosamente raggiunti e finirebbe per penalizzare proprio i lavoratori. Ciò senza peraltro riuscire a combattere il fenomeno del lavoro nero né a risolvere la questione dei working poor. Il giudizio è stato espresso il 12 marzo durante l’audizione sulle proposte di legge in tema di salario minimo orario presso la Commissione lavoro del Senato.

Per Rete Imprese Italia la contrattazione collettiva, che copre praticamente la quasi totalità dei lavoratori, è in grado di garantire trattamenti economici in linea con le situazioni economiche di mercato dei singoli settori e coerenti con le qualifiche dei lavoratori e l’andamento della produttività dei diversi comparti. L’introduzione di un salario minimo legale è improponibile poiché, nel caso in cui fosse inferiore a quello stabilito dai contratti collettivi ne favorirebbe la disapplicazione e, nel caso in cui fosse più alto, si creerebbe uno squilibrio nella negoziazione degli aumenti salariali. In entrambi i casi il risultato sarebbe un peggioramento delle condizioni dei lavoratori.

Inoltre, rileva Rete Imprese Italia, il salario minimo per legge vanificherebbe gli sforzi della contrattazione collettiva per individuare soluzioni alle mutevoli esigenze organizzative e di flessibilità delle imprese e rischierebbe di colpire tutele collettive e sistemi di welfare integrativi in favore dei dipendenti, come quelli applicati nei settori dell’artigianato, Pmi e del terziario. E’ il caso dei contratti collettivi sulle prestazioni bilaterali che determinano vantaggi economici per i dipendenti ben superiori alla sola quota di contribuzione.

Secondo Rete Imprese Italia, la priorità consiste nell’evitare la proliferazione di ‘contratti pirata’ sottoscritti da Organizzazioni prive di rappresentatività e non presenti nel Cnel, che generano dumping contrattuale e determinano l’applicazione di salari non congrui rispetto a quelli dei contratti collettivi stipulati dalle Organizzazioni realmente rappresentative.

(Fonte: Ufficio Stampa Rete Imprese Italia)

8 MARZO – Nonostante le difficoltà, le imprese al femminile hanno una marcia in più

Le donne sono una componente sempre più dinamica della società e dell’economia italiana. E nella propensione all’imprenditorialità procedono con maggior scioltezza degli uomini, nonostante le tante difficoltà patite quotidianamente. Lo sottolinea l’indagine su “L’imprenditoria femminile in Italia”, condotta dal Centro studi CNA.

Tre milioni gli incarichi al femminile nelle imprese

Lo studio rileva che, nel nostro Paese, sfiorano ormai i tre milioni gli incarichi  di vertice affidati a donne. Per la precisione, sono 2.827.515, il 26,7% del totale nazionale. Disaggregando questo dato complessivo, emerge che i ruoli di amministratore ammontano a 1.124.799, a 840.889 quelli di titolare d’impresa, a 620.572 quelli di socie e a 241.418 le altre cariche.

Donne in crescita spinta

Tra il 2017 e il 2018 i ruoli apicali tenuti dalle donne sono cresciuti dell’1%, più di quanto hanno fatto i colleghi maschi: nel loro caso, infatti, l’incremento si è fermato allo 0,4%. Tra le diverse tipologie di ruolo è rilevante l’exploit degli amministratori donne, che hanno surclassato i colleghi: la loro crescita l’anno scorso è stata del 3,1% contro il +1,7% della componente maschile.

Sanità e assistenza sociale sempre più “rosa”

I settori nei quali l’incidenza femminile è aumentata in maniera più marcata sono le attività sanitarie e di assistenza sociale (+9,9%), l’istruzione (+6,1%), le attività legate alla fornitura di energia elettrica, gas e aria condizionata (+5,6%), le attività di trasporto e magazzinaggio (+4,5%) e quelle di noleggio, agenzie di viaggio e servizi alle imprese (+4,2%).

Le lavoratrici indipendenti

L’indagine del Centro studi CNA ha spaziato naturalmente anche tra le lavoratrici indipendenti.  In totale sono 1,4 milioni, pari al 14,6% dell’occupazione complessiva nel nostro Paese.

Un aspetto da rilevare è che per molte donne italiane, a differenza degli uomini,  operare sul mercato del lavoro come lavoratrici indipendenti risulta una opzione non semplice e, talvolta, obbligata.

Quando viene richiesto quali siano state le motivazioni che hanno portato a intraprendere la via del lavoro indipendente, il 12,5% delle donne intervistate indica l’impossibilità di trovare un lavoro dipendente e l’8,1% la volontà di disporre di orari flessibili per coniugare al meglio casa e lavoro.

Per gli uomini questi valori risultano più bassi (rispettivamente 9,5% e 7,4%). Inoltre la scelta di diventare indipendenti appare per gli uomini molto meno problematica, basti dire che il 26,1% di essi ha abbracciato il lavoro indipendente avendo l’opportunità di subentrare nell’attività imprenditoriale mentre tra le donne questa motivazione è indicata meno frequentemente (19,8%).

Atro fattore interessante è che in Italia le lavoratrici indipendenti tendono a lamentarsi meno dei loro colleghi maschi, nonostante che appena il 12,2% delle lavoratrici indipendenti dichiari di non incontrare particolari problemi nell’attività quotidiana. Una quota superiore solo a quella della Grecia.

I fattori di ostacolo

Tanti sono i fattori di ostacolo. Tra questi vi è ovviamente la difficoltà di conciliare gli impegni famigliari con la vita professionale e il persistere di opportunità di guadagno economico non soddisfacenti se considerate sia in termini assoluti che rispetto a quelle maschili. Spesso burocrazia e difficoltà di conciliazione sono le cause di discontinuità lavorativa, che si aggiungono a problemi economici legati a pagamenti mancati o in ritardo e ad una fragilità economica diffusa.

Tuttavia, nonostante abbiano di fronte ostacoli ogni giorno, le lavoratrici indipendenti italiane esprimono un grado di attaccamento alla loro attività tra i più alti d’Europa dichiarandosi soddisfatte della propria attività per il 52% del totale, a testimonianza del desiderio naturale e profondo  di autonomia ed emancipazione ormai ingenerato dalla parità di accesso agli studi. Una percentuale seconda in Europa solo al Regno Unito, dove però il gender gap risulta essere molto più ridotto.

LEGGI LO STUDIO: STUDIO CNA sull’imprenditoria femminile

CNA – La recessione inizia a colpire artigiani e piccole imprese

La recessione in cui è incappata l’economia italiana comincia a ripercuotersi anche tra gli artigiani, le micro e le piccole imprese. Certamente sul fronte delle assunzioni: a gennaio registrano un calo del 16,8% su base annua. Una diminuzione tanto drastica quale non si vedeva dal 2016.

Lo rileva l’Osservatorio mercato del lavoro CNA, curato dal Centro studi della Confederazione, che analizza mensilmente le tendenze dell’occupazione su un campione di quasi 20mila imprese associate con circa 140mila dipendenti.

Complessivamente, a gennaio 2019 l’occupazione nel campione è cresciuta dell’1,4%, un incremento consistente ma sensibilmente inferiore al +1,9%  di gennaio 2018. Di conseguenza, anche l’aumento tendenziale (+2,8%) si è ridotto di quasi un punto nell’arco di dodici mesi (+3,7%). Un rallentamento addebitabile appunto al forte calo delle assunzioni (-16,8%). Solo il crollo delle cessazioni (-22,7%) ha compensato questa tendenza negativa delle assunzioni e permesso la crescita dell’occupazione.

La forte diminuzione delle assunzioni ha riguardato tutte le tipologie contrattuali (lavoro intermittente escluso) con il picco del -25,9% nei contratti a tempo determinato. Sulla stessa falsariga l’andamento delle cessazioni, dove il calo più rilevante si è, però, verificato nei contratti a tempo indeterminato (-30,9%).

Il combinato disposto dei dati relativi ad assunzioni e cessazioni conferma una tendenza in atto da alcuni mesi: il costante andamento negativo dei contratti a tempo indeterminato si è arrestato. La quota sul totale è risalita al 62,5%, mentre i contratti a tempo determinato sono al 24%, l’apprendistato al 10,4% e il lavoro intermittente al 3,1%.

LEGGI L’OSSERVATORIO COMPLETO: osservatorio-lavoro-gennaio-2019

(Fonte: Ufficio Stampa CNA)

Incomprensibile estendere l’obbligo del collegio sindacale nelle piccole srl

“L’estensione alle piccole società a responsabilità limitata e alle cooperative dell’obbligo di nominare il collegio sindacale è un gravissimo errore. Questo nuovo carico burocratico ed economico rappresenta l’ennesima stangata inflitta alle piccole imprese di cui non si comprende la reale utilità. Coinvolgerà 170mila imprese. E costerà 6mila euro a impresa, in media. Complessivamente oltre un miliardo”.  Lo dichiara il Presidente nazionale della CNA, Daniele Vaccarino.

Il provvedimento andrà in vigore il prossimo 16 marzo.  Riguarda le srl e le cooperative che siano rientrate anche in uno solo dei seguenti parametri per due anni consecutivi: più di nove dipendenti (fino a oggi 50), stato patrimoniale  superiore ai due milioni (finora era fissato in 4,4 milioni), ricavi da vendite e prestazioni oltre i due milioni (attualmente 8,8 milioni).

“E’ dal 2017 che la CNA combatte questa vessazione, che non trova spiegazioni convincenti. Nelle piccole società, in stragrande maggioranza a carattere familiare, generalmente non esistono soci di minoranza da tutelare e i rapporti con clienti e fornitori si fondano sulla personale, e reciproca, fiducia. E’ indispensabile che il governo si confronti rapidamente con le organizzazioni delle piccole imprese per modificare tali limiti. Siamo disposti al dialogo ma nello stesso tempo decisi a contrastare questo provvedimento in ogni sede possibile”, conclude Vaccarino.

(Fonte: Ufficio Stampa CNA)

CENTRO STUDI – Il 2018 si chiude con 17.703 imprese artigiane in meno

Non si arresta il processo di selezione per l’artigianato. Il 2018 si chiude con 17.703 imprese in meno

Nel 2018 l’Italia ha continuato a crescere e oltre al PIL il segno “più” ha accompagnato la dinamica dell’occupazione e quella dell’intera base produttiva nazionale. Nonostante questi andamenti, per l’artigianato il 2018 è stato un anno (l’ennesimo) di selezione che si è chiuso con una perdita di 17.703 imprese, l’1,3% in meno rispetto al 2017. È come se, nel corso dello scorso anno, l’artigianato avesse perso circa 48 imprese al giorno.grafico-1-chiusura-imprese-artigiane

Il processo di erosione della base artigiana accusato nel 2018, preoccupante anche perché prosegue ormai da dieci anni senza soluzione di continuità, non ha colpito nello stesso modo i vari settori di attività economica. Il settore delle costruzioni, che da solo rappresenta il 37,6% della base produttiva artigiana, ha riportato la contrazione in valore assoluto più marcata (-9.081 imprese). I settori manifatturieri e del trasporto e magazzinaggio (che rappresentano rispettivamente il 22,9% e il 6,2%) hanno perso, invece, rispettivamente, 6.282 e 2.097 imprese.

Diversi sono i motivi che possono spiegare la diminuzione (o della tenuta) della base produttiva nei settori artigiani. Dalla combinazione dei tassi di cessazione (rapporto tra numero di cessazioni nel 2018 e imprese registrate nel 2017) e dei tassi di crescita (rapporto tra la differenza tra iscrizioni e  cessazioni nel 2018 e imprese registrate nel 2017) è possibile infatti definire i seguenti quattro profili settoriali.

La situazione più preoccupante è quella dei settori considerati più a rischio a causa dell’elevato numero di chiusure come le costruzioni (settore che sta sperimentando una crisi decennale) e di alcuni settori manifatturieri messi in difficoltà dalla concorrenza a basso costo dei paesi asiatici (tessile e pelletteria).

Il profilo più diffuso è però quello dei settori in lento declino nel quale  l’erosione della base produttiva è causata in primis dal basso numero di nuove iniziative imprenditoriali. Purtroppo, rientrano in questo profilo molti settori manifatturieri tipici del Made in Italy: i mobilifici, l’oreficeria, la meccanica, la produzione di ceramiche e piastrelle, ma anche il trasporto, la stampe, le produzioni di carta e il commercio.

Non mancano i settori in espansione. Alcuni di questi, vere e proprie mosche bianche dell’artigianato, sono apparentemente in buona salute poiché caratterizzati da un sostanziale equilibrio tra iscrizioni e cessazioni garantito dalla solidità delle imprese. In questo profilo rientrano settori sia manifatturieri che dei servizi nei quali operano imprese micro e che presentano una domanda rigida (bevande e i servizi per la persona).

Altri presentano in ogni caso elementi di fragilità e sono cresciuti (o hanno tenuto) solo grazie alla nascita di un gran numero di imprese poco strutturate e caratterizzate da una vita molto bassa. Si tratta dei settori che presentano un elevato turn over ( manutenzione ed installazione degli impianti, informatica, comunicazione, servizi all’impresa).

SCARICA L’INTERO DOCUMENTO CLICCANDO QUI: APPROFONDIMENTO CENTRO STUDI CNA

(Fonte: Centro Sudi CNA)

INFRASTRUTTURE E TAV – “Aprire tutti i cantieri, grandi e piccoli”

“Siamo, e restiamo, convinti che la Tav sia un’opera indispensabile allo sviluppo del nostro Paese. Insieme a tutte le altre infrastrutture che attendono di essere realizzate”.

Lo dichiara il presidente nazionale della CNA, Daniele Vaccarino.

“Un Paese grande e moderno come l’Italia – aggiunge – ha bisogno di modernizzare tutto il sistema infrastrutturale.  E’ arrivato il momento di aprire tutti i cantieri,  grandi e piccoli. Bisogna cominciare i lavori! Le risorse non mancano. Abbiamo bisogno di nuove infrastrutture ma anche di mantenere efficienti quelle esistenti, costruite da qualche decennio, che devono essere curate costantemente per garantire sicurezza ai cittadini e alle imprese. Chiediamo al governo e alle forze politiche di uscire da un dibattito condotto finora con toni da stadio, e di riflettere sulle condizioni e sulle reali esigenze del Paese per uscire – conclude Vaccarino – dall’attuale impasse e tornare, tutti assieme, a percorrere la strada della crescita”.

(Fonte: Ufficio Stampa CNA)

TECNOLOGIE IMPRESA 4.0 – Call fornitori di CNA

Catalogo unico regionale per far incontrare domanda e offerta di innovazione digitale

CNA lancia in Toscana una Call Fornitori per le tecnologie abilitanti del Piano Impresa 4.0, ovvero:

  • Advanced manufacturing solutions
  • Additive Manufacturing
  • Augmented Reality
  • Simulation
  • Horizontal and Vertical Integration
  • Industrial Internet
  • Cloud
  • Cyber-security
  • Big Data and Analytics

“Il Digital Innovation Hub di CNA Toscana, CNA Hub 4.0 – spiega il responsabile Andrea Bargiacchi – sta infatti costituendo un catalogo unico regionale di fornitori di queste specifiche tecnologie per far incontrare domanda ed offerta di innovazione digitale nel mondo della piccola e media impresa operante in regione, così da cogliere appieno le tante opportunità presenti nel Piano Impresa 4.0, sia in termini di investimenti che di agevolazioni.

In sostanza le imprese che posseggono una documentata esperienza in questi settori possono rivolgersi ai nove Hub di CNA sul territorio regionale, per fare domanda di ammissione nel catalogo, cui saranno indirizzate le aziende che fanno a loro volta domanda per consulenze, progetti e investimenti per l’innovazione digitale dei processi o dei prodotti. In questi mesi – continua Bargiacchi – i Digital Innovation Hub CNA sono impegnati nell’attività di informazione e sensibilizzazione delle aziende su ciò che il Piano Impresa 4.0 prevede e su ciò che anche la Regione Toscana ha messo a disposizione in termini di agevolazioni per l’innovazione nelle imprese ed i primi progetti si stanno già concretizzando”.

“CNA Hub 4.0 ha proprio questa funzione – aggiunge il responsabile CNA Hub 4.0 – di agevolare l’incontro di domanda ed offerta e non soltanto nel campo delle tecnologie, ma anche del sapere (essendo in contatto con i Competence Center delle Università e dei Centri di Ricerca), dei finanziamenti e dei servizi a supporto come l’internazionalizzazione. Non si tratta però solamente dell’altissima tecnologia e della robotica, ma anche di tutte quelle innovazioni che attraverso l’informatizzazione di alcuni processi e organizzazioni interne a tantissime tipologie di attività (dalla produzione al meccanico, dall’impiantista all’estetica, dal carrozziere al settore alimentare, al turismo…), possono realmente permettere un salto di qualità all’azienda”.

Le imprese ed i professionisti interessati ad entrare nel catalogo regionale dei fornitori possono quindi contattare i riferimenti dei vari Hub provinciali CLICCANDO QUI, dove puoi compilare anche il Form online, per essere ricontattato.

Per ulteriori informazioni: 

Chiara Di Sacco 

disacco@cnapisa.it