OCCHIO A LA FONTINA – Progetto di videosorveglianza per l’area produttiva

In collaborazione con forze dell’ordine e Comune di San Giuliano Terme

Subito un sistema di videosorveglianza a La Fontina per contribuire a migliorare la sicurezza della zona dove sono insediate circa 300 imprese. È attorno a questa idea, apparentemente scontata, che CNA di Pisa, Comune di San Giuliano Terme e Polizia Municipale intendono lavorare insieme per contrastare il fenomeno dei furti che colpiscono l’area produttiva tra San Giuliano e Pisa.

cna-pisa-occhioa-la-fontinaLa CNA si è fatta promotrice insieme a molte imprese della zona in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di San Giuliano Terme di una iniziativa che parte dalla disponibilità dal basso delle imprese presenti in zona e che può essere anche un modello da seguire in altre zone produttive. Alla presentazione del progetto, cui hanno aderito gli istituti di credito presenti in zona, hanno partecipato i titolari delle rispettive filiali il dottor Simone Russo della Bcc Pisa e Fornacette e il dottor Massimiliano Antonelli della Bcc Pescia e Cascina ed anche Chianti Banca ha promesso la sua adesione. Presenti anche diverse imprese ma soprattutto vasti consensi sono già stati manifestati verso il progetto.

PARTECIPA E VERSA IL TUO CONTRIBUTO PER LA REALIZZAZIONE DI UN IMPIANTO DI VIDEOSORVEGLIANZA (vedi in fondo alla pagina le indicazioni)

Il presidente Area Pisana CNA Francesco Oppedisano ha introdotto la presentazione specificando che “abbiamo chiamato ‘Occhio a La Fontina’ il progetto per dotare nel minor tempo possibile, la zona di un sistema organico a capillare di videosorveglianza pubblica da realizzarsi a spese delle imprese presenti e di coloro che volontariamente vorranno aderire. Le Forze dell’Ordine non possono fare tutto da sole e con la operatività garantita da una sistema di videosorveglianza che copre tutta l’area produttiva si può significativamente elevare il livello di sicurezza e di potenziamento delle reali possibilità di intervenire con tempestività ed efficacia mettendo a sistema i singoli impianti”.

“Anche l’Area Produttiva de La Fontina così come altre aree che ospitano attività e imprese, sono spesso vittime di furti e danneggiamenti da parte di malintenzionati e delinquenti che provocano danni sia materiali che economici, di tempo e psicologici – ha osservato il sindaco Sergio di Maio -Per arginare il fenomeno dei furti – su tutti – ma anche di altre azioni criminose, può risultare una risposta efficace installare un adeguato impianto pubblico di videosorveglianza che possa monitorare tutti gli ingressi all’area produttiva che si aggiunga agli impianti privati. Vogliamo fortemente che possa contribuire in modo incisivo a mettere in sicurezza l’intera area, sia per la parte destinata alle attività produttive che residenziale. Per i tempi e le risorse che abbiamo non potremmo garantire un intervento con la rapidità necessaria. Ben venga, pertanto, questo progetto, che salutiamo con favore e che sosteniamo e sosterremo convintamente”. “Per realizzare questa idea – ha spiegato ancora il presidente CNA Matteo Giusti – crediamo che occorra anche in questa circostanza ritrovare il senso più profondo della nostra comunità cercando di fornire ognuno un contributo libero e volontario per poter realizzare in tempi rapidi un impianto comune di video sorveglianza gestito dall’Amministrazione Comunale e dalle Forze dell’Ordine”.

“L’impianto è stato pensato – ha spiegato l’autore del progetto l’Ing. Michele Profeti della Promi Sicurezza – per tenere costantemente (h 24 per 365gg/anno) sotto controllo tutte le vie di ingresso e uscita da La Fontina –  e si compone di almeno 9 telecamere di vario genere alcune delle quali di ultima generazione e con un sistema evoluto di ricerca immagini e risponde in pieno a tutte le norme vigenti in materia di privacy e per la fornitura di prove documentali ufficiali a supporto di azioni investigative ed eventuali indagini. L’impianto coprirà anche buona parte della zona residenziale e se le adesioni dovessero risultare sufficienti è possibile realizzare ulteriori potenziamenti e posizionare ulteriori telecamere che specie con al disponibilità dei titolari degli immobili se posizionati in modo da essere alimentati con energia elettrica ci permette di risparmiare sulla dotazione di batterie e pannelli fotovoltaici, che sono invece necessari se posizionati dove non è disponibile l’energia elettrica”.

PARTECIPA E VERSA IL TUO CONTRIBUTO PER LA REALIZZAZIONE DI UN IMPIANTO DI VIDEOSORVEGLIANZA

Per raggiungere la cifra necessaria è necessario che ogni ditta presente possa versare una offerta commisurata alla propria capacità contributiva.

I versamenti possono essere fatti sul conto corrente con Bonifico bancario intestato a CNA, sulla Banca Monte Dei Paschi Di Siena, Ag. N. 4 di Pisa,
IBAN IT50L0103014010000000248624

Con la apposita causale che abbiamo creato per l’occasione progetto “Occhio a La Fontina” o anche in tutte le filiali bancarie presenti in zona (Bcc Pisa e Fornacette, Bcc Cascina e Pescia; Bcc Chianti) oppure tramite contributi volontari espressamente dedicati al progetto direttamente presso la sede CNA in via Carducci, 39 (a La Fontina).

LEGGI GLI ARTICOLI REALIZZATI SU LA NAZIONE E IL TIRRENO: 
LA NAZIONE – Occhio La Fontina
LA NAZIONE2 – Occhio La Fontina

(FONTE: Ufficio Stampa CNA)

VIADOTTO E45 – Affrontata l’emergenza ora decisivi i risarcimenti e l’istituzione dell’Archivio nazionale delle strade

“CNA Fita chiede al Governo che, oltre a garantire risarcimenti e aiuti a imprese e cittadini penalizzati dalla chiusura di un tratto della superstrada E45, promuova la realizzazione dell’Archivio nazionale delle strade al fine di permettere, in questo e in altri casi simili, la conoscenza  dello stato e delle caratteristiche di eventuali percorsi alternativi, garantendone nel contempo la transitabilità immeditata in caso di eventi imprevisti”. Lo dichiara il presidente di CNA Fita, Patrizio Ricci.

“Il Governo ha affrontato urgentemente il problema della E45 – sottolinea – ma si è scoperto che molti dei percorsi alternativi hanno bisogno di essere adeguati ai nuovi flussi di traffico, in particolare il vecchio tracciato della Statale Tiberina 3bis, da tempo impraticabile per uno smottamento. Prima di poterlo fare passeranno mesi, arrecando ulteriori, pesantissimi danni alle imprese, ai cittadini e all’economia, non solo locale”.

“La E45, però, rappresenta solo la punta di un iceberg. Eppure – ricorda – da oltre trent’anni il Codice della strada, all’articolo 226, prevede l’istituzione dell’Archivio nazionale delle strade, che tra l’altro stabilisce gli obblighi a carico degli enti proprietari delle singole vie. Un impegno evidentemente disatteso – conclude Ricci – al quale è arrivato il momento di adempiere con celerità”.

(Fonte: Ufficio Stampa CNA)

PROGETTO VIDEO SORVEGLIANZA – Occhio a La Fontina – sondaggio

Partecipa al sondaggio online di CNA Pisa sulla percezione della sicurezza nell’Area de La Fontina

CNA Pisa, insieme al Comune di San Giuliano Terme, sta lavorando ad un progetto di videosorveglianza dell’area, dopo i numerosi casi di furti che si sono verificati negli ultimi mesi.

Cosa ne pensi tu? 
Diccelo rispondendo alle domande del sondaggio sulla sicurezza CLICCANDO QUI (solo 3 minuti!)

Il 30 gennaio alle ore 11 verrà presentato il progetto presso la sede di CNA Pisa

Di cosa si tratta?
“Occhio a La Fontina” si chiama il progetto per dotare nel minor tempo possibile un sistema organico a capillare di videosorveglianza pubblica da realizzarsi a spese delle imprese presenti e di coloro che volontariamente vorranno
aderire. Le Forze dell’Ordine non possono fare tutto da sole e con la operatività garantita da una sistema di video sorveglianza che copre tutta l’area produttiva si può significativamente elevare il livello di sicurezza e di potenziamento delle reali possibilità di intervenire con tempestività ed efficacia.

APPALTI – Intesa Regione, ANCI, Associazioni di categoria, sindacati per valorizzare lavoro e imprese

Un protocollo sugli appalti, per un sistema che tuteli insieme qualità del lavoro e delle imprese. L’ha firmato oggi la Regione Toscana con Anci, l’associazione dei comuni della regione, le associazioni di categoria (Ance, CNA, Confcoperative, Legacoop, Agci, Confartigianato edilizia) e i sindacati (Cgil, Cisl e Uil). Per CNA Toscana ha siglato il protocollo il presidente Andrea Di Benedetto; insieme a lui il portavoce regionale del settore edilizia, Giuseppe Comanzo, e il coordinatore dell’Unione CNA Costruzioni Toscana, Antonio Chiappini.

“Con questa intesa  – ha spiegato l’assessore regionale alla presidenza Vittorio Bugli – vogliamo migliorare la qualità dei servizi pubblici erogati, garantire l’occupazione, i diritti e le tutele delle lavoratrici e dei lavoratori, favorire la trasparenza nelle procedure di gara e rafforzare il contrasto ai fenomeni di illegalità e concorrenza sleale a salvaguardia delle imprese che operano nel rispetto dei contratti nazionali e delle legge. Con questo atto si premiano sia le imprese che investono sulla qualità del lavoro, sia i lavoratori che vedono migliorare tutele e condizioni di lavoro”.

Il percorso che sfocia nella firma di questo protocollo nasce dalla constatazione, condivisa, dell’importanza del mercato degli appalti, che attiva circa il 5% del PIL regionale e della necessità di adeguarsi ai cambiamenti in corso nel settore, nonché dalla volontà comune di mettere sempre di più al centro la qualità del lavoro e dell’impresa.

“Le gare d’appalto – ha detto l’assessore Bugli – se non ben regolamentate e gestite, rischiano di trasformarsi in una corsa al ribasso sui costi della manodopera, sui costi della sicurezza e della tutela della salute sul lavoro, sulla qualità dell’opera e dei servizi messi a gara. Tutto questo, soprattutto in periodi di crisi economica, rischia di mettere ai margini le imprese più corrette e attente alla qualità del lavoro e ai diritti dei lavoratori”. “Non a caso la firma di questo protocollo – ha continuato l’assessore – arriva adesso, dopo l’approvazione a dicembre del bilancio della Regione, che prevede nel triennio 2019-2021 un miliardo di investimenti, metà dei quali concentrati sul 2019. In tal modo si cerca di rilanciare la nostra economia, che a livello nazionale è giudicata in stagnazione e per taluni addirittura in recessione. Per farlo la leva fondamentale sono gli investimenti e per la Regione essere anche soggetto aggregatore comporta avere la possibilità di procedere a effettuare, a livello toscano, una grande mole di acquisti, ora concentrata sostanzialmente su Consip”.

Il protocollo dovrà essere tradotto a breve in nuove norme e linee guida per la realizzazione delle procedure.

Le novità del protocollo

L’intesa firmata oggi introduce alcune novità. Fra queste, il Durc di congruità, ovvero l’inserimento nel documento di regolarità contributiva (Durc) che deve essere acquisito nella fase di esecuzione del contratto, di una ulteriore verifica della congruità fra numero dei lavoratori dichiarati e versamenti contributivi per contrastare il lavoro sommerso ed irregolare.

Viene poi rafforzata la clausola sociale, che introduce criteri di premialità soprattutto per gli appalti di servizi, per favorire il  riassorbimento della manodopera da un’azienda all’altra.
Per favorire la partecipazione delle piccole imprese alle gare viene poi rafforzato l’obbligo a suddividere la gara di appalto in lotti di dimensione adeguata e si introducono premialità per favorirne la presenza nei raggruppamenti di micro e piccole imprese. Nei casi in cui la stazione appaltante decidesse di restringere il numero delle imprese che partecipano alle gare attraverso un sorteggio, si propone di prevedere con una norma regionale la possibilità riservare una quota del 50 per cento ad aziende con sede legale ed operativa in Toscana.

Ma non è tutto. L’Osservatorio regionale sugli appalti si impegna, nell’ambito del rapporto annuale sull’andamento del mercato, a fornire dati relativi ad eventuali situazioni anomale.
Inoltre, si introduce nelle gare il patto di integrità,  e si vuole garantire con l’anonimato, la tutela del  dipendente pubblico che segnala l’esistenza di illeciti di cui sia venuto a conoscenza.

Qualche dato sugli appalti in Toscana

La spesa pubblica veicolata attraverso le gare per l’affidamento di lavori o per la fornitura di beni servizi rappresenta un fattore importante per la crescita della Toscana. Secondo gli ultimi dati disponibili (Irpet, 2017), il numero delle procedure di gara di importo superiore ai 40 mila euro è stato pari a 9.101, 887 in più rispetto al 2016. In particolare sono state fatte 2.590 gare di appalto per lavori, 3.606 per servizi, 1.194 per forniture sanitarie, 1.711 per forniture non sanitarie.

Gli importi messi a gara sono stati in tutto pari a 6,1 miliardi (nel 2016 erano stati 4,9). Di questi 1.578 euro sono stati affidati per lavori, 2.810 euro per servizi, 392 mila per forniture non sanitarie e 1.294 per forniture sanitarie.

(Fonte: Ufficio Stampa CNA Toscana)

MATERA – CNA apre una vetrina nel cuore della capitale europea della cultura

Una vetrina dove far conoscere e valorizzare il meglio del “saper fare” italiano

CNA raccoglie la sfida, ambiziosa e complessa, di Matera capitale europea della cultura. E apre una vetrina nel cuore della Città dei Sassi. Uno spazio non solo espositivo, ma inter-attivo, che punta a far conoscere e a valorizzare il meglio del “saper fare” italiano. Un laboratorio di prodotti, esperienze, visioni frutto della progettualità degli artigiani e delle piccole imprese, mirato a trasformare il “bello” nel lievito di un nuovo modello di sviluppo.

Il progetto – promosso da CNA Nazionale di concerto con CNA Basilicata – prevede un articolato programma di mostre e di manifestazioni. Nel corso dell’intero anno, le associazioni regionali e territoriali di CNA organizzeranno eventi utilizzando anche altri spazi a propria disposizione a poca distanza dalla centralissima piazza del Duomo: sale per convegni, giardini, terrazze. La grande cultura italiana del “saper fare” si mette in mostra e si racconta all’Europa e al mondo.

Per informazioni: 
Consuelo Arrighi 
arrighi@cnapisa.it

RESTAURATORI – Pubblicato l’elenco dei qualificati

Grande vittoria per la CNA che ha visto riconosciuta la qualifica per 5.000 restauratori.  “Ci sono voluti tanti anni, tante lotte a volte aspre, tanti ricorsi, ma alla fine ce l’abbiamo fatta – esulta il portavoce nazionale CNA dei restauratori, Giacomo Casaril-. Siamo emozionati e contenti perché con il riconoscimento dei requisiti professionali  ora si può operare senza essere considerati di “serie B”. Siamo restauratori preposti alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio artistico del nostro Paese prima di tutto, ma anche di quello presente in ogni parte del mondo. La nostra competenza e la nostra conoscenza sono al servizio dell’arte”.

Ci sono voluti ben 24 anni per arrivare a questo traguardo, ma alla fine i restauratori – cosiddetti della fase transitoria – sono stati abilitati all’esercizio della professione.

Un iter travagliato, iniziato nel 1994 quando l’allora ministro dei Beni culturali, Alberto Ronchey, avviò un primo tentativo, andato poi fallito, di costituire un albo dei restauratori.

Alla metà degli anni Novanta la normativa sugli appalti pubblici, in linea con le direttive comunitarie, ha incluso anche gli interventi di restauro e di conseguenza ha richiesto un’individuazione di quali fossero gli operatori attraverso un processo di qualificazione affidato alle SOA.

L’esigenza di garantire il corretto funzionamento delle procedure di qualificazione delle imprese di restauro che operavano nel settore degli appalti pubblici, con una verifica delle capacità sulla base di requisiti valutabili in modo oggettivo, veniva attuata dal MiBAC. Venivano così definite le categorie di “restauratore di beni culturali” e di “collaboratore restauratore di beni culturali”, con indicazione dei requisiti necessari per il conseguimento di dette qualifiche.

Ma bisogna attendere fino al luglio del 2009, quando finalmente il MiBAC attua una procedura per l’acquisizione in via transitoria della qualifica di restauratore di beni culturali.

Il riconoscimento del valore legale del titolo di studio e la definizione dell’iter formativo sanciti dai decreti emanati di concerto dai due ministeri (MiUR e MiBACT) vengono a definire un quadro organizzativo didattico inderogabile che indica i criteri e i requisiti necessari (durata, programmi, reclutamento dei docenti, selezione degli allievi, attrezzature di laboratorio e materiali didattici ecc.), affidando a una commissione emanata di concerto tra gli stessi ministeri un controllo dell‘idoneità delle strutture che si candidano all’insegnamento.

Dopo aver disciplinato la formazione dei futuri restauratori si è poi cercato di dare ordine alla situazione pregressa esistente sul mercato del lavoro che prevedeva, sulla base di nuovi requisiti, una nuova procedura di selezione pubblica.

Nel 2015 all’interno del MiBACT viene nominata la commissione per l’esame dei titoli e dei documenti, ma dopo oltre un anno nulla si muove e nel frattempo il MiBACT pubblica un elenco parziale di restauratori, senza aver portato a completamento il lavoro di esamina dei titoli.

A questo segue un ricorso al TAR del Lazio, presentatoanche della CNA,  per il ritiro dalla pubblicazione di suddetto elenco.

Bisogna attendere fino  a maggio 2018 perché una nuova commissione porti a termine l’analisi della documentazione presentata dai 5.000 restauratori che richiedevano da tempo che venisse riconosciuta la loro qualifica.

Due i tipi di abilitazione riconosciuti dalla commissione. Vediamoli.

Abilitati ex art. 182   – restauratori della fase transitoria

In riferimento al bando pubblico per l’acquisizione della qualifica di restauratore di beni culturali del 22 giugno 2015, si comunica l’esito della procedura con la pubblicazione del Decreto della Direzione Generale Educazione e Ricerca n. 183 del 21 dicembre 2018. In allegato al predetto decreto, si pubblica l’elenco dei candidati in possesso dei requisiti ex art. 182 del decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42, ai quali è attribuita la qualifica di Restauratore di beni culturali, con l’indicazione dei settori professionali di competenza. Si precisa che è stata rivalutata anche la posizione dei candidati che, pur non avendo inviato memorie a seguito di preavviso di rigetto, sono risultati in situazioni analoghe a quanti in sede di esame delle osservazioni/controdeduzioni sono stati oggetto di decisioni di maggior favore, al fine di assicurare parità di trattamento.

Decreto n. 183 del 21.12.2018

ELENCO EX ART. 182 DLGS 42/2004 

TABELLA CORRISPONDENZE SETTORI

Si ricorda che coloro i quali hanno già ottenuto la qualifica di collaboratore restauratore/tecnico del restauro partecipando al Bando pubblico per l’acquisizione della qualifica di collaboratore restauratore di beni culturali – tecnico del restauro dell’11 settembre 2014, potranno sostenere la prova di idoneità per l’acquisizione della qualifica di restauratore di beni culturali prevista dall’articolo 182 del Codice in via transitoria. Ovviamente ciò in seguito e in subordine alla sottoscrizione della intesa interministeriale MIUR-MiBAC e alla consequenziale pubblicazione del bando. Per richieste di informazioni o segnalazioni scrivere esclusivamente all’indirizzo: restauratoriottobre@beniculturali.it

(Fonte: Ufficio Stampa CNA)

CHIUSURA E45 – Forte preoccupazione per le imprese di autotrasporto

CNA Fita Toscana: è indispensabile il tempestivo ripristino della strada 3 bis Tiberina che da anni necessita di un intervento

La chiusura del viadotto sulla E45 produrrà  ingenti danni in termini di tempi e costi anche per le imprese di autotrasporto (in Toscana 7.517 imprese, con circa 19.000 addetti)

Firenze, 17/01/2019 – CNA FITA TOSCANA esprime innanzitutto il plauso nei confronti della Magistratura che nella giornata di ieri è tempestivamente intervenuta  con la chiusura del viadotto Puleto sulla E45 tra Romagna e Toscana, garantendo l’incolumità e la sicurezza di tutti coloro che utilizzano quell’arteria.

“Quanto accaduto nella giornata di ieri  – dichiara il Presidente CNA FITA TOSCANA, Giuseppe Brasini – riporta al centro della discussione il tema delle infrastrutture, quale elemento indispensabile per la crescita e lo sviluppo del territorio; purtroppo ancora una volta emerge lo stato di carenza anche nella nostra regione”.

Continua Brasini: “Ci auguriamo, nel caso non dovessero essere possibili soluzioni diverse per  un’apertura anche parziale del viadotto,  il tempestivo e imprescindibile ripristino della strada 3 bis Tiberina che da anni necessita di un intervento. L’altra possibile alternativa è infatti il passo dei Mandrioli che però in questo periodo necessita di grande attenzione per quanto riguarda lo spargimento del sale in caso di neve o ghiaccio. Ci raccomandiamo quindi che gli enti preposti intervengano in tal senso”.

“Quanto accaduto – conclude il Presidente CNA FITA TOSCANA  – produce  ingenti danni in termini di tempi e costi per le imprese di autotrasporto che si vedono costrette, allo stato attuale, a percorrere direttrici come per esempio l’A1 fino a Bologna ritornando poi verso Fano sulla A14. E stiamo parlando di un settore che nella sola Toscana conta 7.517 imprese, con circa 19.000 addetti”.

(Fonte: Ufficio Stampa CNA Toscana)

LEGGE DI BILANCIO – Riduzione accise per microbirrifici artigiani

CNA Agroalimentare è pienamente soddisfatta che sia diventata legge la proposta di riduzione delle accise a favore dei microbirrifici artigianali.

Due i risultati raggiunti: dal 2019 è previsto il taglio dell’accisa sulla birra di un centesimo al litro, ovvero da 3 euro/litro scenderà a 2,99 euro/litro. Ma soprattutto motivo di grande soddisfazione per CNA Agroalimentare è stata la proposta , accolta nello stesso emendamento, della notifica di un taglio del 40% sull’accisa per i microbirrifici che producono fino a 10.000 ettolitri di birra.

“Avevamo presentato questa proposta a settembre – ha commentato il presidente nazionale di CNA Agroalimentare, Mirco Della Vecchia – insieme a una serie di richieste di semplificazioni. Da un’indagine condotta  in alcuni birrifici associati, la riduzione delle accise corrisponde a un risparmio medio di circa mille euro al mese. Una boccata d‘ossigeno per un settore in crescita, che sta avendo numerosi riconoscimenti internazionali, a conferma di come il made in Italy non abbia confini”.

Scarica i seguenti documenti: 
Legge-di-Bilancio-2018

Proposte-di-semplificazione-di-CNA-Agroalimentare

(Fonte: Ufficio stampa CNA)

CRESPINA – 3,2 milioni di euro per la nuova scuola

I lavori saranno eseguiti da ditte locali
Nuove tecnologie, risparmio energetico, funzionalità didattica

Realizzazione nuovo edificio sede della scuola secondaria di primo grado con 8 aule, laboratori, tanto verde e giardini dedicati alle singole aule, grandi spazi comuni con mensa e biblioteca per una superficie coperta di 1300 mq su un’area di 7700 mq

Il Comune di Crespina Lorenzana realizza la nuova scuola, innovativa ed a bassissimo consumo energetico e per la costruzione è risultato vincitore un pool di ditte e progettisti locali. Un investimento complessivo di 3,2 milioni di euro è stato stanziato per il nuovo complesso scolastico, futura sede della Scuola Secondaria di primo grado.

Molto legno e materiali naturali, tanto verde, grandi spazi interni comuni e tutte le più moderne tecnologie per il risparmio energetico e la domotica e vicino a un’area protetta.

nuova-scuola crepina-lorenzana-cna-pisa“Si massimizza la ricaduta sul territorio di un investimento di grande rilievo sia per gli alunni e le loro famiglie, che per tutta la comunità. Siamo infatti molto orgogliosi del progetto altamente innovativo redatto dall’RTP con Eutecne srl capogruppo, che garantisce prestazioni eccezionali sotto il profilo del risparmio energetico e quindi anche dei costi ridotti di funzionamento annuale che per le caratteristiche dell’edificio ideato secondo le più moderne teorie didattiche e con i più elevati standard di sicurezza, compreso quella sismica, primo caso di scuola secondaria aderente al progetto Scuola senza zaino” così il Sindaco di Crespina Lorenzana Thomas D’Addona ha introdotto il progetto di realizzazione della nuova Scuola di Crespina, già entrato nella fase operativa. I lavori sono già stati iniziati, a seguito del verbale di consegna lavori redatto in data 12 novembre 2018, di cui peraltro si prevede anche il completamento in tempi ridotti, circa un anno e mezzo, con fine lavori prevista a maggio 2020, in ogni caso in tempo per l’avvio del successivo anno scolastico 2020/21. “Abbiamo compiuto scelte non scontate in ogni fase della procedura – ha aggiunto il Sindaco D’Addona – dalla ideazione del progetto a stretto contatto con le autorità scolastiche, alle caratteristiche della struttura in una zona di grande rilievo paesaggistico e naturale, che è fatta per durare nel tempo e minimizzare i costi di gestione e di climatizzazione, per le dotazioni tecnologiche che ci permettono di avere un edificio all’avanguardia sotto ogni profilo compreso quello decisivo della sicurezza attiva e passiva; per finire alla scelta della procedura di gara basata sulla tecnica dell’offerta economicamente più vantaggiosa, dove era prevalente (il 90% del punteggio complessivo) il criterio di valutazione tecnica dell’offerta che peraltro ha comportato anche un notevole impegno non scontato e di grande professionalità del nostro personale tecnico amministrativo che ringrazio pubblicamente. Anche le coperture del finanziamento per l’opera sono un risultato di cui andiamo fieri: ben 3 milioni sono stati coperti da finanziamenti pubblici esterni e con solo € 195mila di risorse interne dell’ente, pari a solo circa il 6% lasciandoci così la possibilità di impiegare altre risorse per la struttura sportiva a servizio della scuola ed altri investimenti sul territorio”.

Alla Conferenza stampa hanno partecipato anche la Dirigente Scolastica dell’Istituto Comprensivo G. Mariti Daniela Pampaloni;  Alessandro Tamberi Responsabile Unico del Procedimento e la Segretaria del Comune di Crespina Lorenzana Rosanna Mattera e per il gruppo di progettisti Federico Frappi e Riccardo Castelli.

Comprensibile orgoglio e soddisfazione, sia da parte dei progettisti, che del pool di ditte esecutrici guidato dal consorzio di riferimento della CNA di Pisa GCT Grandi Costruzioni del Tirreno in ATi con  Costantini Sistema Legno La Cost Srl (mandataria), Met srl, e BP Benassi srl che “hanno potuto aggiudicarsi l’importante appalto – ha spiegato il Presidente CNA Pisa Matteo Giusti – grazie alle caratteristiche innovative del progetto e alle loro capacità di concretizzare un capitolato tutto basato sull’alta qualità, che non ha ceduto alla tentazione dei massimi ribassi che poi sono spesso l’anticamera dei massimi ritardi e dei massimi sprechi per cui, invece di risparmi, le amministrazioni ottengono strutture ed opere di basso livello, nate male e destinate ad invecchiare presto. Tutto il contrario di questa esperienza per cui ringraziamo l’Amministrazione Comunale di Crespina che è stata coraggiosa e lungimirante, certi che le nostre imprese sapranno dimostrare di fare presto e bene e che scegliere progetti di alto livello e procedure che non penalizzano le imprese serie (e per di più in questo caso del nostro territorio) porta solo vantaggi a tutti: utenti, amministrazioni, cittadini e sistema economico locale”.

“Questo dimostra che le nostre aziende quando sono chiamate a misurarsi con gare complesse sono assolutamente in grado di formulare offerte tecnicamente valide e corrispondere adeguatamente alle aspettative della committenza – ha aggiunto il Presidente del consorzio GCT della CNA Michele Spagnoli –  e dimostra altresì la validità della scelta di formare il Consorzio Stabile insieme ad altre aziende di CNA Pisa e Massa-Carrara, capace di strutturare sinergie fra aziende altamente specializzate nel proprio ambito. Le aziende del consorzio GCT che eseguiranno parte dei lavori sono: EDIL4 Srl, MET Srl, THERMOCASA Srl, PANTANI & CONTI Srl, COBESCO Srl.

Le caratteristiche dell’opera

Si tratta di un edificio di ultima generazione progettato per garantire alte prestazioni energetiche e classificato come intervento di riqualificazione a energia quasi zero (nZEB). L’edificio è realizzato con sistemi innovativi mirati alla sostenibilità ambientale alla ecocompatibilità ed alla sicurezza, con ottimo comportamento delle strutture in caso di sollecitazioni sismiche. Il complesso, le forme architettoniche, i materiali e le scelte distributive sono concepite per garantire un’esperienza educativa coerente con i più recenti studi sulle tecniche di apprendimento e di didattica.  La scelta di una struttura in legno con tecnologia a secco, del tipo prefabbricato con setti orizzontali e solai a lastre Xlam, aspira a minimizzare i tempi di realizzazione oltre a costituire un sistema costruttivo ottimale per la tipologia distributiva e dimensionale del complesso.

Le tecnologie innovative: domotica e risparmio energetico

Il sistema di gestione climatica garantisce un alto livello di confort e permette una importante riduzione dei consumi energetici, è costituito da un impianto di trattamento ed estrazione dell’aria presente in tutte le aule con climatizzazione dei locali sia in riscaldamento che raffrescamento, oltre ad impianti specifici dedicati alla gestione dei locali con esigenze differenziate quali ad esempio il locale mensa e gli spazi distributivi. Il complesso sarà inoltre dotato di un impianto domotico a servizio della scuola per il controllo e la gestione anche da remoto degli impianti di illuminazione, con sistema di controllo tipo Dali in funzione della rilevazione delle presenze e del livello di luce, del sistema di allarme, riscaldamento e trattamento aria, sistema di illuminazione con corpi illuminanti con tecnologia led di ultima generazione.

Le specifiche architettoniche

L’accesso principale al complesso scolastico avviene, in modo ben visibile e fruibile lungo la viabilità principale.  L’apertura e l’interconnessione dell’edificio con l’ambiente si esprime attraverso l’ampio portico di ingresso da cui, grazie alla trasparenza delle vetrate che delimitano l’ingresso alla scuola, è possibile entrare in diretta relazione sia visiva che funzionale con l’interno. L’atrio per le attività collettive, l’agorà di circa 86 mq, posizionato al centro è una vera e propria piazza dei ragazzi, sorta di microcosmo dedicato alla crescita, in cui potrà esprimersi un’esperienza educativa completa.

Il blocco per la didattica, articolato a piano terra e a piano primo, ospita complessivamente 10 Aule didattiche di circa 65 mq l’una, che si affacciano sulle aree verdi perimetrali, con un laboratorio di informatica di circa 60 mq, un’aula musica di circa 41 mq., biblioteca e sala insegnanti di circa 65 mq., locali di connettività per circa 232 mq. oltre al blocco dei servizi divisi per sesso e presenti ad ogni piano. Il corpo della mensa e relativi servizi è posto sul lato nord del lotto in prossimità di un accesso carrabile idoneo per l’attività di carico/scarico e manutentive, si articola nel locale mensa di 74 mq e locali accessori (circa 30mq).

Il complesso è dotato di un’ampia area a verde progettata come un’estensione della scuola all’esterno e attrezzata con spazi didattici e ludici. Il lotto su cui sarà realizzato l’edificio ha una superficie complessiva di circa 7.700 mq mentre l’intero edificio scolastico avrà una superficie utile di circa 1265 mq .

FLAT TAX – Analisi in 10 punti del nuovo regime fiscale

Flat Tax per attività di impresa: avanti c’è posto

Ampliato il vecchio regime forfait a 65mila euro

Sintetica analisi del nuovo regime fiscale ad opera di Gianluca Bibolino e Chiara Di Sacco, responsabili tributari di Cna Livorno e Pisa.

1. La legge di bilancio per il 2019 ha introdotto la cosiddetta Flat Tax: che novità presenta?

Sostanzialmente si è intervenuti sulla disciplina del già esistente regime forfait con interventi mirati ad ampliarne la portata applicativa. In particolare, per accedere al nuovo regime forfait dal 01.01.2019, è stato elevato a 65 mila € il limite dei ricavi/compensi realizzati nell’anno precedente. Il limite è valido per tutti  i contribuenti interessati e sostituisce quelli vecchi che andavano da 25 mila a 50 mila euro e che si diversificavano a seconda del codice ATECO relativo all’attività esercitata. È stato soppresso anche il limite dei 5 mila € per le spese sostenute per lavoro dipendente e collaboratori e per il lavoro accessorio, ed infine anche il limite di 20 mila € per il costo dei beni strumentali.

2. A chi si applica la Flat Tax?

Dal 1 gennaio 2019 sono state ridotte rispetto a prima le cause di esclusione dal regime forfait non essendo più prevista quella della presenza nell’anno precedente di redditi da lavoro dipendente o assimilati del titolare per un ammontare superiore a 30 mila €. Sono però state modificate/introdotte le seguenti due cause di esclusione:

  • divieto di accesso per le persone fisiche la cui attività è esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono ancora in corso o lo sono stati, rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta, o nei confronti di altri soggetti direttamente od indirettamente riconducibili a tali datori di lavoro;
  • non può essere in regime forfait il titolare dell’impresa che partecipa in società di persone, associazioni o imprese familiari ed inoltre è ostativo il controllo diretto od indiretto di una srl o di una associazione in partecipazione; in questo ultimo caso perché vi sia completa incompatibilità, occorre anche che la S.r.l. o l’associazione in partecipazione svolgano un’attività riconducibile a quella esercitata dalla persona fisica in forfait.

Rimangono ancora esclusi inoltre:

  • i soggetti che si avvalgono di Regimi speciali Iva o di Regimi forfetari di determinazione del reddito;
  • i soggetti non residenti, a meno che non risiedano in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in uno stato che abbia speciali accordi con l’Italia e che comunque producano nel territorio italiano almeno il 75% dei redditi complessivi;
      • i soggetti che effettuano in via esclusiva:
        • Cessioni di fabbricati;
        • Cessioni di terreni edificabili;
        • Cessioni di mezzi di trasporto nuovi;

3. Come si determina il reddito nel regime forfait? Il reddito di impresa o di lavoro autonomo dei soggetti in forfait è determinato applicando ai ricavi/compensi percepiti un coefficiente di redditività (differenziato a seconda del codice ATECO che contraddistingue l’attività esercitata), senza tener conto delle spese sostenute nell’anno, per cui il reddito non è più calcolato come differenza tra componenti positivi e negativi. Dal reddito imponibile così determinato si scomputano i soli contributi previdenziali versati in base alla legge.

4. Chi ci rientra, quanto pagherà con la Flat Tax?
Sul reddito imponibile si applica un’imposta sostitutiva dell’Irpef delle addizionali regionali e comunali e dell’IRAP, in misura fissa pari al 15%. Per quanto riguarda invece l’IVA, i forfait sono esclusi dalla applicazione dell’imposta sul valore aggiunto per cui questi sono esonerati dal versamento dell’IVA ma di contro, non possono detrarre l’IVA sulle fatture di acquisto. Per i contributi anche con il nuovo regime è prevista la possibilità, a seguito di apposita richiesta da inviare all’INPS, di riduzione del 35% dell’importo da versare per i contributi previdenziali. Ovviamente il minor versamento comporta una riduzione dell’importo della pensione percepibile. E’ comunque possibile continuare con il versamento integrale del 100% dei contributi previdenziali.

5. E le nuove imprese?
Per i soggetti che iniziano ex novo e per i primi 5 anni della loro attività la percentuale dell’imposta sostitutiva si riduce dal 15 al 5%.

6. Agevolazioni e semplificazioni.
Adesso vengono estese anche alle aziende fino a 65mila € di ricavi le agevolazioni e semplificazioni già previste nel precedente regime forfait. Coloro che lo applicano non addebitano l’Iva in fattura ai propri clienti e non detraggono l’iva sugli acquisti. Non liquidano l’imposta, non la versano, non sono obbligati a presentare la dichiarazione e la comunicazione annuale Iva. Non devono comunicare all’Agenzia delle entrate le operazioni rilevanti ai fini Iva (cd. spesometro) né quelle effettuate nei confronti di operatori economici aventi sede, residenza o domicilio in Paesi cosiddetti black list. Chi applica il regime forfetario, inoltre, non ha l’obbligo di registrare i corrispettivi, le fatture emesse e ricevute. I contribuenti che applicano il regime forfetario sono esonerati dagli obblighi di registrazione e tenuta delle scritture contabili, fermo restando l’obbligo di tenere e conservare i registri previsti da disposizioni diverse da quelle tributarie. Non operano le ritenute alla fonte, pur essendo obbligati a indicare in dichiarazione il codice fiscale del soggetto a cui sono stati corrisposti emolumenti; non subiscono le ritenute, in ragione dell’esiguità della misura dell’imposta sostitutiva.

7. Il regime forfait e la fatturazione elettronica. I soggetti che adottano il regime forfait sono esonerati dall’emissione della fattura elettronica, a meno che non vogliano farlo spontaneamente consegnando al proprio fornitore il codice PEC od il codice destinatario. In questo caso, per il forfait sorgerebbe anche l’obbligo della conservazione elettronica delle fatture ricevute.

8. Cosa occorre fare per entrare dal 01.01.2019 nel regime forfait?
Occorre verificare la situazione di partenza.

  • Chi è già nel regime forfaitnon deve fare niente di particolare ed anzi potrà tener conto del nuovo limite dei 65 mila € (e dei nuovi limiti);
  • Coloro che sono già nel forfait ed hanno superato uno dei “vecchi” limiti come ad es. quello dei ricavi e compensi di € 30.000, se pur non esplicitato dalla normativa, dovrebbero poter rimanere nel regime forfait anche nel 2019;
  • Per chi inizia l’attività nel 2019 ed ha i requisiti per accedere al regime forfait, è sufficiente indicare nel modello di inizio attività all’agenzia entrate un volume di affari previsto entro i 65 mila € e fare la prima fattura senza iva, dimostrando così la scelta con il cosiddetto comportamento concludente.
  • per coloro che sono in contabilità semplificata od ordinaria ed avrebbero i requisiti di accesso al regime forfait dal 01.10.2019, rimane il dubbio se possano o meno revocare la precedente opzione esercitata per la contabilità semplificata che ha durata triennale. Si deve sottolineare che in passato in casi analoghi di modifica normativa, è stata possibile la revoca.

9. Accedere alla Flat Tax attraverso il nuovo regime forfait è sempre conveniente per le imprese ?  Ai fini dell’adozione del regime forfait dal 2019, più che nel passato è importantissimo fare tutti i calcoli per verificarne l’effettiva convenienza economica. Infatti se da una parte l’imposta sostitutiva del 15% (ed ancor di più quella del 5% per le neo imprese) è sicuramente allettante, non va dimenticato che i costi aziendali non sono deducibili integralmente, che in questo regime non spettano le detrazioni per la tipologia di reddito posseduto, che i contributi previdenziali se versati con la riduzione del 35% contribuiscono in misura minore alla formazione della pensione, che l’IVA sulle fatture di acquisto è un costo per chi aderisce al regime forfait in quanto si perde il diritto alla sua detrazione, che in fase di accesso al regime provenendo da un altro sistema contabile deve essere versata anche l’imposta IVA per effetto della rettifica della detrazione che va eseguita su tutti i beni ed i servizi non ceduti  o non ancora utilizzati, presenti alla data del 31.12.2018.

10. Gli effetti della Flat Tax.
Si segnalano i principali:

  • La non applicabilità dell’IVA da parte dei forfait può di fatto rappresentare un vantaggio competitivo soprattutto se i loro clienti sono consumatori finali ai quali di fatto possono praticare un prezzo inferiore alla concorrenza;
  • L’ampliamento del limite dei ricavi a 65 mila € del forfait può rappresentare di fatto una deterrente alla produzione dei ricavi e quindi un conseguente possibile occultamento dei ricavi sopra il limite stesso;
  • Si allarga il divario tra lavoratori autonomi e dipendenti, in quanto in alcuni casi a parità di imponibile, si potrà avere una imposizione più elevata a svantaggio dei lavoratori dipendenti.