NUOVA SABATINI – Rischio chiusura

Rischia di chiudere anzitempo uno dei più importanti strumenti di sostegno agli investimenti, la cosiddetta Nuova Sabatini, lo strumento “principe” per supportare le imprese nell’acquisto di nuovi beni strumentali.

Sono, infatti, ancora disponibili poco più di circa 170 mln di euro, a fronte di una esigenza, calcolata sulla base dell’assorbimento nello stesso periodo dello scorso anno, di poco meno di 300 mln. Verosimilmente, le risorse disponibili consentiranno di arrivare ad ottobre, lasciando scoperti gli ultimi due mesi dell’anno, mesi in cui dovrebbero concentrarsi ulteriori, significativi, investimenti, anche in ragione delle prossime scadenze delle misure relative al super e all’iper ammortamento.

Peraltro, alcuni istituti di credito, a fronte del prossimo esaurimento delle risorse, stanno iniziando a scoraggiare le imprese dal presentare le istanze, cosa questa che potrebbe portare l’impresa a valutare se effettuare o meno l’investimento nei tempi previsti.

Rischia così di saltare una delle basi sulle quali si è ricostruito il percorso di ripresa degli investimenti nei settori produttivi, fondamentale per il necessario recupero di competitività del nostro sistema economico.

La misura, avviata ad aprile del 2014 sulla falsariga della “vecchia Sabatini” del 1965, ad oggi ha sostenuto oltre 13 MLD di investimenti.

Partita in sordina, solo 2,5 MLD nei primi due anni di operatività, a partire dal 2016, anno in cui è stata introdotta una significativa semplificazione delle procedure ed è entrato in vigore il superammortamento, ha preso vigore: 2,5 MLD in soli 9 mesi del 2016, 5 MLD nel 2017, ed anche nel 2018 si sta viaggiando sugli stessi importi.

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APPALTI – La Riforma mette fuori mercato le piccole imprese

Governo e Parlamento intervengano con rapidità

“La riforma degli appalti non ha aperto il mercato pubblico alle piccole imprese, anzi lo ha ulteriormente ristretto, in contrasto con le richieste arrivate anche dall’Unione europea. E’ inutile ricorrere a giri di parole: le piccole imprese rimangono regolarmente a bocca asciutta perché i lotti messi a gara sono quasi sempre fuori dalla loro portata, di taglia troppo grossa per le loro possibilità. E se il numero di stazioni appaltanti va ridotto, questa misura dev’essere integrata con strumenti che permettano alle piccole imprese di un territorio di partecipare alle gare indette nella loro area. Chiediamo al Governo e al Parlamento, quindi, di intervenire con rapidità per porre rimedio a una situazione che sta mettendo fuori mercato le piccole imprese”. Lo si legge in un comunicato della CNA.

“Un nostro studio realizzato a due anni dalla riforma del Codice degli appalti – sottolinea la nota della Confederazione – rileva un aumento significativo del mercato degli appalti, cresciuto del 36,2 per cento tra il 2016 e il 2017. Ma, nel contempo, anche un sensibile incremento dell’importo del lotto medio, salito abbondantemente sopra il milione. Anche se il nuovo Codice incoraggia le stazioni appaltanti a suddividere in lotti i grandi appalti, in modo che l’entità dei singoli contratti corrisponda meglio alle capacità dell’impresa tipo italiana. Tra i requisiti per la partecipazione a un appalto, infatti, rientra anche il fatturato. Di solito viene richiesto il doppio del valore dell’appalto. Vale a dire, in media, due milioni e più. Un requisito – conclude il comunicato della CNA – che oltre il 95 per cento delle nostre imprese non possiede”.

(Fonte: Ufficio Stampa CNA)

INTERVISTA – Le sfide dell’economia pisana

Intervista a Matteo Giusti, presidente CNA

Nata nel 1949 in una città che a fatica usciva dalle macerie della guerra, all’inizio era formata soprattutto da barbieri. Oggi con migliaia di piccole e medie imprese che, ogni giorno, creano lavoro e ricchezza, la CNA di Pisa è una delle spine dorsali dell’economia all’ombra della Torre. In questa chiacchierata con L’Arno.it il presidente Matteo Giusti ci parla delle numerose attività svolte dalla sua associazione, dalla consulenza ai corsi, dal credito all’export, fino ad iniziative come il “Giardino dei Sapori”, che ha posto in primo piano l’agroalimentare di qualità. Senza dimenticare le storiche battaglie contro la burocrazia e i problemi legati al fisco.

Com’è cambiata oggi la vostra realtà associativa?
La nostra è una realtà che raccoglie oltre 3000 piccole e medie imprese cui corrispondono circa 3500 soci e altrettanti pensionati. E certo è mutata anche la tipologia delle imprese rappresentate che oggi sono ben oltre l’ambito del solo artigianato come è logico che sia perché le esigenze delle imprese sono trasversali: burocraziafisco, azioni di lobby, rappresentanza nelle relazioni industriali. La nostra è una azione di rappresentanza a 360 gradi che si sviluppa con una visione moderna dei rapporti economici e sociali. Lo dico con una battuta: a noi piace molto veder risolti i problemi e meno fare polemiche o proclami. Perché quando ci si arriva, e a volte capita, significa che il problema rimane…

Quali servizi offrite alle imprese?
I servizi sono una componente essenziale dell’offerta associativa, che affiancano in modo strategico le azioni di natura sindacale e di rappresentanza. Per noi avere servizi qualificati e sempre aggiornati è un modo per avere competenze e esperienza nei vari campi di attività delle imprese. Si spazia dai servizi tradizionali di gestione del personale, alla contabilità e amministrazione, alla consulenza su aspetti delicatissimi come il rispetto della sicurezza per i lavoratori o delle normative e degli adempimenti in materia di ambiente, fino al credito ed alla consulenza per la ricerca di contributi ed agevolazioni, fino alla formazione, alle certificazioni, al supporto per la vendita di beni e servizi alla PA. Ma il valore aggiunto della consulenza che le imprese ricevono in CNA non si limita ad avere degli esperti sempre aggiornati sulle ultime novità, ma soprattutto che queste competenze si integrano fra loro e si completano reciprocamente. Da noi si trovano soluzioni e non solo informazioni.

Informazione agli imprenditori e valorizzazione delle realtà presenti sul territorio sono due aspetti fondamentali della Cna. Come portate avanti questi obiettivi?
Con l’ottica che abbiamo anticipato della integrazione fra i diversi livelli di competenze e specializzazioni. Specialisti in giro ce ne sono molti, ma un sistema integrato di consulenza, come il nostro è un unicum. I nostri iscritti attribuiscono una importanza decisiva al fatto di poter avere in anticipo informazioni su novità, scadenze, nuovi adempimenti e soprattutto che queste si possono completare fra loro e rendere organiche per attivare delle soluzioni e capire come è meglio reagire e organizzarsi. E questo è un aspetto che solo una grande associazione come CNA può garantire.

Uno dei settori dove siete attivi è l’organizzazione dei corsi. Dall’antincendio al primo soccorso, fino alla normativa Gdpr sul nuovo regolamento della privacy. Che tipo di risposta avete? 
Quella della formazione è uno dei molti ambiti che la nostra associazione presidia con professionalità e competenza. E’ chiaro che dare un supporto per la formazione obbligatoria come adempimento per le imprese ha presupposti diversi dalla formazione su novità normative che solitamente è più appannaggio della funzione sindacale di rappresentanza di categoria. Ma la base comune è il continuo aggiornamento e la qualità dei docenti che vengono individuati sia fra le figure interne che prescelti di volta in volta anche all’esterno sempre nell’ottica di massimizzare la serietà dell’offerta con la competitività dei prezzi.

Ci può dire qual è il settore più in salute nella provincia di Pisa?
Non c’è un settore in particolare che gode di maggiore salute rispetto agli altri. Farei un ragionamento diverso. Chi sta meglio oggi è chi nel tempo ha saputo organizzare la sua impresa per poter ampliare i propri mercati di sbocco. Si tratta soprattutto coloro che nel tempo hanno saputo migliorare la quota di export e si sono sganciati dalla stagnazione del mercato interno prima colpito dalla crisi ed oggi ancora non in perfetta salute pur con qualche dato in via di miglioramento. Un buon esempio in questo senso è certo il settore dell’agrolimentare di qualità e legato a valori territoriali, che noi abbiamo valorizzato molto e cercato di organizzare con eventi promozionali e con l’attività del consorzio Toscana Sapori oltre che con un supporto all’internazionalizzazione.

E quello più in crisi?
Mi dispiace doverlo riconoscere ma è quello delle Costruzioni. Ci sono vari fattori che hanno aggravato una situazione che ha portato alla scomparsa di tante aziende e tanta professionalità dal 2008 ad oggi. Politiche che non esitiamo a definire scellerate nel mercato degli appalti, burocrazia opprimente e blocco del mercato interno. Hanno retto solo le imprese che si sono specializzate nelle ristrutturazioni e nel recupero, ma certo non hanno potuto fermare l’emorragia di posti di lavoro e fatturati. E ancora oggi i segnali positivi, sono inferiori a quelli negativi….

C’è un evento, fra gli ultimi realizzati, che più le ha dato soddisfazione?
Sono quelli legati al settore Alimentare: da Banchi di Gusto che ha aperto la strada al Giardino dei Sapori a Pisa, che hanno avuto un grosso riscontro di pubblico, di consensi degli operatori e non solo e last but not least, che hanno visto fatturati in crescita.

Avete qualche novità in arrivo per i prossimi mesi?
La nostra è una associazione a trazione sindacale, e daremo battaglia su tutti i fronti a partire dalla lotta ai molti, troppi abusivismi e illegalità che soffocano le imprese regolari in una morsa insopportabile, con il nostro stile sobrio ma tenace e che punta ai risultati. Cercheremo sinergie, alleanze fra i nostri comparti per trovare soluzioni nuove a problemi nuovi a partire dal presidio delle frontiere aperte dalle nuove tecnologie, o se si preferisce al cosiddetto ambito di impresa 4.0 con la creazione dei CNA HUB 4.0 ovvero la risposta di CNA alla sfida dell’innovazione per le piccole e medie imprese.

(Fonte: L’arno.it)

GENOVA – CNA, oggi è il giorno del dolore

Oggi è il giorno del dolore per le decine di persone che hanno perso la vita nel tragico crollo del viadotto Morandi e CNA esprime le più sentite condoglianze ai famigliari delle vittime.

Questo non è il giorno delle polemiche, ma del lutto.

Tuttavia occorre riflettere su quanto accaduto e attendere gli esiti dei riscontri tecnici per avere una diagnosi che possa in qualche modo dare una spiegazione di un cedimento così devastante. È apprezzabile lla gestione dell’emergenza da parte del sistema di Protezione Civile e delle Forze dell’Ordine intervenute, e la sensibilità del Governo e dei suoi rappresentanti.

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FATTURAZIONE ELETTRONICA – Deleghe agli intermediari per la gestione dell’intero processo

Da fine agosto in campo procedure massive con gestione accentrata

Come è noto l’Agenzia delle Entrate con il Provvedimento n.117689 del 13 giugno 2018, ha disciplinato le modalità di conferimento delle deleghe agli intermediari per l’utilizzo dei servizi legati alla fatturazione elettronica e specificato le funzionalità e le informazioni che saranno rese disponibili ai delegati in virtù dell’utilizzo dei servizi medesimi, nel rispetto della legge sulla privacy (cfr Notizia 22 giugno 2018).

Rispetto a quanto già indicato nella predetta Notizia 22 giugno 2018 è importante sottolineare che, laddove sia già in corso una delle deleghe previste dal modello unico di delega (ad esempio quella per l’accesso al cassetto fiscale), il nuovo rilascio della delega, effettuata flaggando il campo corrispondente nell’attuale modello UNICO, rinnova il tempo di durata della delega stessa.

Attualmente, l’esercizio delle deleghe indicate nel modello unico  è conferito dal titolare di partita Iva:

  • direttamente attraverso le funzionalità rese disponibili, all’interno della propria area riservata, agli utenti Entratel/Fisconline;
  • presentando l’apposito modulo di delega/revoca presso un qualsiasi Ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate.”.

La presentazione del modulo cartaceo da parte del contribuente presso qualsiasi sede territoriale dell’Agenzia delle Entrate può essere delegata all’intermediario. In questo caso occorre che il soggetto rilasci al proprio intermediario la procura speciale di cui all’articolo 63 del DPR 600/1973, debitamente sottoscritta dal soggetto delegante con firma autenticata.

E’  bene ricordare che, a seguito delle ultime modifiche apportate al citato articolo 63 (cfr. art. 7-quater, comma 1, D.L. 30 settembre 2005, n. 203 e art. 6-bis, comma 1, D.L. 22 ottobre 2016, n. 193 entrambi convertiti), oltre ai professionisti iscritti in albi professionali e soggetti equipollenti,  sono abilitati ad autenticare le firme contenute nelle procure anche le seguenti figure:

  1. coloro che, in possesso del titolo di studio ed in qualità di ragionieri o periti commerciali, hanno svolto per almeno dieci anni, alle dipendenze di terzi, attività nelle materie tributarie ed amministrativo-contabili;
  2. coloro che sono iscritti nel ruolo o nel registro dei revisori ufficiali dei conti o dei revisori contabili, ed hanno svolto almeno cinque anni di attività;
  3. coloro che hanno conseguito da almeno due anni il diploma di laurea in giurisprudenza o in economia e commercio;
  4. professionisti di cui alla norma UNI 11511 certificati e qualificati ai sensi della legge 14 gennaio 2013, n. 4.

Quando la procura è rilasciata ad un funzionario di un centro di assistenza fiscale o di una società di servizi di cui all’articolo 11 del decreto ministeriale 31 maggio 1999, n. 164, l’autentica della firma deve essere rilasciata dal responsabile dell’assistenza fiscale del predetto centro o dal legale rappresentante della predetta società di servizi.

E’ bene sottolineare che l’autenticazione da parte del rappresentate per l’assistenza fiscale del Caf ovvero del rappresentante legale della società di servizi è indispensabile solamente qualora il funzionario a cui è rilasciata la procura non sia compreso nei soggetti indicati dal terzo periodo del comma 2 dell’articolo 63 del DPR 600/1973, compresi, quindi, quelli indicati nei suddetti punti da 1 a 4. Qualora il funzionario sia in possesso dei menzionati requisiti potrà  autenticare la firma del soggetto che sottoscrive la procura.

Nonostante tali possibilità diverse sedi delle CNA hanno rappresentato serie difficoltà nell’adottare tali procedure, specialmente laddove si chiede il rilascio delle deleghe per moltissimi contribuenti assistiti. Difficoltà operative che, spesso, sono state riscontrate anche dalla rispettiva sede territoriale dell’Agenzia delle Entrate.

Proprio per risolvere tali problematiche, sentita a riguardo  l’Agenzia delle Entrate per le vie brevi, siamo in grado di anticipare che, già dalla fine del mese di agosto, verranno messe in campo delle procedure interamente telematiche che consentiranno agli intermediari di inviare le deleghe sottoscritte dai propri assistiti, anche in forma massiva. Deleghe che verranno gestite da un team ad hoc dell’Agenzia delle Entrate nel più breve tempo possibile e sicuramente adottando criteri uniformi per il rilascio.

FATTURAZIONE ELETTRONICA – Nessuna fattura per le cooperative che lavorano con la PA

 

Per i lavori prestati dai soci delle cooperative che lavorano vs la PA nessuna E_fattura – Non sono sub-appalti o sub-forniture

L’obbligo di fatturazione elettronica in capo al consorzio non si estende ai rapporti interni tra imprese consorziate  e consorzio aggiudicatario di un appalto nei confronti della PA o facente parte della filiera dei contratti di subappalto. Questo perché le prestazioni effettuate dalle imprese consorziate al rispettivo consorzio non possono essere inquadrate come un contratto di subappalto.

Ciò è quanto precisato di recente dall’Agenzia delle Entrate con la circolare 13/E del 2 luglio 2018 (cfr. Notizia 03 luglio 2018) che chiarisce l’ambito soggettivo di applicazione dell’obbligo della e-fatture per subappaltatori e subcontraenti PA, entrato in vigore lo scorso luglio 2018.

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Cna Fita Toscana sul tragico incidente di Bologna

Dopo il tragico incidente di Bologna interviene Cna Fita Toscana, associazione che in Toscana rappresenta le piccole e medie imprese dell’autotrasporto.

Il primo pensiero è certamente rivolto ai familiari della vittima e ai feriti di questo terribile incidente – commenta Giuseppe Brasini, Presidente Cna Fita Toscana – dalle immagini che abbiamo visto le conseguenze potevano essere ben peggiori”.

“Quando accadono certi eventi – osserva il Presidente Cna Fita Toscana – l’impatto mediatico ha sempre connotazioni rilevanti; il rischio è di sentire anche dichiarazioni fuori luogo esternate in modo inopportuno dall’impeto del momento”.

Il trasporto, come qualsiasi altra attività,  ha un fattore di rischio statisticamente associato ad una serie di eventi, purtroppo anche drammatici come questi; il rischio zero non esiste e peraltro la percentuale di incidenti che vedono coinvolti i mezzi pesanti sul totale è al disotto del 10%, segno che  il comparto ha degli standard sono adeguati.

Dice il Presidente Brasini: “Certo dobbiamo costantemente lavorare tutti insieme per ridurre quella percentuale e migliorare gli standard di sicurezza; nel caso specifico l’incidente di  Bologna ha coinvolto un mezzo che trasportava merce pericolosa dove il fattore di rischio inevitabilmente sale e le conseguenze possono disegnare scene apocalittiche come quelle di pochi giorni fa. Alcune dichiarazioni di questi giorni sono però inaccettabili: “mine vaganti” “tir con licenza di uccidere” ecc..; come sempre si è puntato il dito su un’intera categoria dipingendola come causa principale di un sistema, quello dei trasporti, inadeguato e insicuro. L’attenzione anche mediatica che si riserva quando è coinvolto un mezzo pesante alcuni giornalisti dovrebbero riservarla anche quando vengono coinvolte le autovetture, causa sempre più spesso di intralci alla normale circolazione dei veicoli e fonte di comportamenti inadeguati”.

Aggiunge il Presidente Cna Fita Toscana “La litania sulla modalità del trasporto in Italia dove l’80% delle merci si muove su gomma, è indubbiamente il primo argomento sul quale ci sentiamo di portare un semplice dato: ci ricordiamo ancora tutti, purtroppo, le 32 vittime dell’incidente ferroviario a Viareggio, anche in quel caso si trattava del trasporto di merci pericolose”.

È del tutto evidente che il problema non è solo se la merce viaggia su strada o su ferro, ma gli standard di sicurezza con i quali viene eseguito il trasporto, che vanno ad aggiungersi a tutta un’altra serie di aspetti, non ultimo il cosiddetto fattore umano. Sembra abbastanza chiaro dalle immagini che  il “comportamento del conducente”, malore, colpo di sonno o distrazione, sia stato la causa del tamponamento a Bologna e sul fattore umano non c’è norma che tenga.

Conclude  Brasini “La tecnologia e l’innovazione dei mezzi possono essere le soluzione in grado di ridurre il rischio, penso ad esempio alla presenza a bordo del mezzo del dispositivo  di frenata automatica a lettura radar. Non sarebbe male che il Governo incentivasse le imprese all’acquisto di questi sistemi”.

(Fonte: Ufficio Stampa CNA Toscana)

APPALTI PUBBLICI – Tagliato fuori il 95% delle imprese

A due anni dalla riforma del Codice degli appalti, la priorità è aprire il mercato alle piccole imprese, perché le gare e i lotti sono fuori dalla loro portata.

“La riforma degli appalti ha mancato il bersaglio politico e strategico di aprire la strada alle piccole e medie imprese, come ci chiedeva l’Europa” ha commentato oggi il segretario generale CNA, Sergio Silvestrini sul Corriere della Sera. “Governo e Parlamento intervengano tempestivamente per porre rapidamente rimedio a questa situazione” conclude Silvestrini.

L’aumento della taglia dei bandi e l’innalzamento dell’importo dei lotti, ampiamente documentati da uno studio della CNA, rappresentano una selezione a monte esclusivamente dimensionale. Una selezione non tollerabile, che richiede un intervento più stringente sull’obbligo, per le stazioni appaltanti, di suddividere gli appalti in lotti a dimensione della piccola impresa.

Inoltre, specie per alcune tipologie di appalto, la centralizzazione degli acquisti rischia di penalizzare le economie locali, specie in ambiti in cui è evidente la necessità di una prossimità territoriale e di conseguenza un maggiore coinvolgimento delle piccole imprese locali.

Leggi subito il documento predisposto da CNA: cnaosservazioniappaltiluglio2018lasuddivisioneinlotti

Emergenza vuotatura fosse biologiche – Occorrono centri di stoccaggio

Occorrono immediatamente centri di stoccaggio temporaneo o definitivo. È questa l’unica soluzione per questa gravissima emergenza rifiuti

È necessario che la Regione Toscana con il coinvolgimento dei Prefetti individui immediatamente siti dove effettuare lo  stoccaggio temporaneo o definitivo dei  cosiddetti ‘fanghi da depurazione’. Lo afferma CNA Toscana che ieri pomeriggio ha tenuto una riunione con le imprese di autospurgo, alla quale hanno partecipato numerose imprese del settore nonostante sia stata convocata con solo un giorno di preavviso (in allegato una foto).

“CNA Toscana incontrerà l’assessore regionale all’ambiente, Federica Fratoni, e invierà in giornata una lettera ai Prefetti per sottolineare la gravità del problema e l’urgenza di affrontarlo” dichiara Giuseppe Brasini, presidente CNA FITA Toscana.

Anche le imprese di autospurgo non possono effettuare il proprio lavoro di vuotatura fosse biologiche e pulitura pozzi neri: la recente sentenza del TAR della Lombardia ha bloccato di fatto tale attività in questa regione dove veniva inviata la maggiore quantità dei  cosidetti ‘fanghi da depurazione’ prodotti in Toscana (tali fanghi devono essere per legge smaltiti in centri specializzati o bruciati negli inceneritori).

Dal momento che le imprese che effettuano questo lavoro sono obbligate a smaltire entro 48 ore altrimenti incorrono nel penale e gli impianti privati esistenti in Toscana stanno chiudendo tutti per ferie e/o manutenzione, gli autospurghi non sono in grado di effettuare il servizio.

Dal 6 agosto infatti centri privati non accetteranno più conferimenti e di conseguenza da lunedì l’attività delle imprese di autospurgo sarà bloccata con gravi conseguenze economiche per tali imprese, oltre ai disagi per la cittadinanza (privati cittadini, ospedali, musei, alberghi, ecc. ecc.).

Il problema riguarda anche società pubbliche: Publiacqua ha comunicato alle imprese di autospurgo la chiusura immediata dei propri impianti, in conseguenza sempre della sentenza del TAR della Lombardia, poiché ha difficoltà nello smaltire i fanghi disidratati prodotti dall’impianto stesso.

Aggiunge Michele Santoni, portavoce settore trasporto merci CNA Toscana: “Sulle soluzioni di medio/lungo periodo è auspicabile che il governo proceda alla revisione del decreto legislativo 99/92 relativo allo spandimento dei fanghi in agricoltura; nell’immediato occorrono soluzioni tampone con l’individuazione di centri di stoccaggio temporaneo. E’ necessario però che la Regione garantisca alle imprese la certezza della destinazione dove conferire e anche dove effettuare il trattamento: occorre un piano preciso per non ritrovarsi nuovamente all’emergenza, magari per un’altra tipologia di rifiuto. E’ impensabile infatti che, come sta già accadendo, siano contattati paesi come Bulgaria e Polonia per lo smaltimento di tali fanghi, con conseguenze economiche pesanti per cittadini e imprese”.

CNA Toscana invita le imprese di autospurgo a contattare gli uffici dell’Associazione per la necessaria assistenza.

LAVORO – A giugno l’occupazione cresce del 3% su giugno 2017

CNA: “A giugno l’occupazione tra artigiani, micro e piccole imprese
cresce del 3% su giugno 2017. Da dicembre 2014 l’aumento tocca il 13,5%.
Ora la grande incognita del Decreto Dignità”

Le assunzioni tornano a crescere a doppia cifra rispetto all’anno scorso e a giugno determinano una importante crescita degli occupati nelle piccole imprese.

Lo rileva l’Osservatorio lavoro della CNA che monitora mensilmente l’andamento dell’occupazione (in un campione di circa 20mila imprese associate alla Confederazione con quasi 136mila dipendenti) da dicembre 2014. Alla vigilia cioè dell’entrata in vigore del pacchetto di riforme che hanno profondamente modificato la disciplina del lavoro in Italia e che ora il governo vuole rivedere.

In un anno occupati +3%
L’incremento dei posti di lavoro tra artigiani, micro e piccole imprese a giugno segna un +3% sullo stesso mese del 2017 e un +0,9% su maggio 2018. Entrambi gli indicatori sono migliorati rispetto a maggio, quando la crescita congiunturale aveva segnato +0,6% e la crescita tendenziale +2,8%.

A favorire il buon andamento del mercato occupazionale è la crescita delle assunzioni (+11,7% su maggio), nettamente superiore all’incremento delle cessazioni (+8,9%). Il combinato disposto registra un significativo +13,5% degli occupati rispetto a dicembre 2014, il nuovo punto massimo da quando esiste l’Osservatorio lavoro della CNA. A maggio, viceversa, il dato a piccola taglia delle assunzioni (+5,4%) si era confrontato con l’andamento galoppante delle cessazioni: +17,8%, oltre il triplo dei nuovi contratti.

Le assunzioni battono le cessazioni
Seguendo una tendenza consolidata da più di due anni anche a giugno l’incremento complessivo delle assunzioni è stato trainato dai contratti a tempo determinato che, applicati al 62,8% dei nuovi assunti, hanno segnato un +14,2% rispetto a giugno 2017. Anche i contratti a tempo indeterminato hanno rimarcato un vistoso aumento (+26,4%) rispetto a dodici mesi prima ma sono stati applicati a una quota leggermente inferiore (12,8% del totale).
Sul fronte delle cessazioni, solo i contratti a tempo indeterminato hanno incassato una riduzione (-5,7%), in linea con l’andamento annuale: in un anno la quota di contratti a tempo indeterminato cessati si è ridotta di quasi cinque punti, scendendo dal 34,9% del 2017 al 30,2%. Segno, probabilmente, di un clima economico favorevole che ha condotto a consolidare le posizioni degli occupati in permanenza.

L’avanzata del tempo determinato
Complessivamente, l’aumento su base annua dell’occupazione nell’artigianato, le micro e le piccole imprese è stato spinto dai nuovi contratti a tempo determinato (+29%), dal lavoro intermittente (+25,2%) e dall’apprendistato (+19,8%). Al contrario, l’occupazione a tempo indeterminato è arretrata del 6,9%. Il peso dei contratti a tempo indeterminato nella platea complessiva dell’occupazione nelle piccole imprese italiane negli oltre tre anni e mezzo monitorati è calato dall’85,1 al 63,3%. Il tempo determinato è cresciuto dal 6,9 al 23,8%. L’apprendistato dal 5,4 al 9,7%. E il lavoro intermittente dal 2,5 al 3,2%.

Ora la grande incognita del Decreto Dignità
Ma ora i nuovi equilibri politici come potranno incidere sul mercato del lavoro? Con l’approvazione del cosiddetto Decreto Dignità – si legge nelle conclusioni dell’Osservatorio lavoro CNA – il legislatore ha reintrodotto l’obbligo di causale per le assunzioni con contratto a termine che superino i dodici mesi e ha ridotto il termine di durata massima da 36 a 24 mesi. In assenza di un quadro congiunturale sufficientemente consolidato, è improbabile che le attuali posizioni a termine possano essere trasformate in posti di lavoro permanenti. Appare più plausibile che le imprese continueranno a utilizzare soprattutto i contratti a tempo determinato sia per inserire nuova manodopera nei processi produttivi sia per prorogare quella in essere. Ed è anche verosimile che il ricambio dei lavoratori possa procedere con maggiore frequenza – conclude lo studio – proprio in conseguenza della riduzione della durata massima dei contratti a tempo determinato.

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(Fonte: Osservatorio Lavoro CNA)