Patto per lo sviluppo: una grande opportunità per la Toscana e per il suo sistema di piccole e medie imprese

Al centro del convegno (che si è tenuto  a Firenze lo scorso 17 luglio 2019) “Il Patto per lo sviluppo della Toscana e il sistema delle Piccole e Medie Imprese” tutti i temi centrali per l’economia della regione: sviluppo, competenze, investimenti, infrastrutture, credito, ma anche il salario minimo legale,  il ricorso contro l’articolo 10 del decreto Crescita sull’Ecobonus e contro l’abolizione della lettera R, prevista sempre dal decreto Crescita.

Il Patto per lo sviluppo della Toscana e il sistema delle Piccole e Medie Imprese sono stati al centro del convegno che CNA Toscana ha organizzato mercoledì 17 luglio a Firenze, nell’Auditorium Sant’Apollonia gremito per l’occasione da una folla di imprenditori. Il Patto per lo sviluppo della Toscana, siglato venerdì 12 giugno dalla Regione con le associazioni di categoria e i sindacati, a cui CNA Toscana ha collaborato attivamente, presenta infatti aspetti di grande interesse per l’artigianato e le PMI toscane.

Il convegno, introdotto dal direttore generale della CNA Toscana Nicola Tosi, è stato aperto dal  presidente della CNA Toscana Andrea Di Benedetto che ha parlato del “ Patto per lo sviluppo: la visione di CNA Toscana e le strategie per la crescita delle PMI del territorio”; è seguito l’intervento del  vice presidente nazionale CNA con delega al credito Fabio Petri “Patto per lo sviluppo: gli interventi per favorire l’accesso al credito per le PMI”, mentre il direttore IRPET Stefano Casini Benvenuti ha illustrato “L’andamento dell’economia toscana e i trend di sviluppo delle imprese”.

È quindi iniziato un confronto fra Andrea Di Benedetto Presidente CNA Toscana, Enrico Rossi Presidente Regione Toscana, Sergio Silvestrini Segretario Generale CNA Nazionale, moderato da Romano Benini, giornalista RAI-TV e docente di Politiche del Lavoro.

andrea di benedetto presidente cna toscana“Abbiamo firmato con convinzione il Patto per lo sviluppo proposto dal Presidente della Regione Enrico Rossi – ha esordito Andrea Di Benedetto – sia per il metodo, per il forte coinvolgimento che ha consentito di elaborare collettivamente questo patto, sia per il merito: sviluppo, competenze, investimenti, infrastrutture, credito. Per quanto riguarda le infrastrutture, occorre dare una forte accelerazione per sbloccare i cantieri delle grandi opere toscane, finanziate ma non ancora cantierate, ma soprattutto lavorare a un piano di manutenzione e riqualificazione dell’esistente. E’ importante all’interno del patto l’impegno per favorire l’accesso al credito per le piccole imprese che in base ai parametri europei rischiano di avere sempre meno liquidità”.

“Per quanto concerne le risorse a favore delle imprese – ha aggiunto il presidente della CNA Toscana – pensiamo ad interventi mirati a far crescere la dotazione tecnologica, cognitiva e dimensionale delle piccole imprese: se riuscissimo a soddisfare questi bisogni, sapremmo sicuramente colmare  la forbice che ci separa in maniera considerevole rispetto alle regioni più sviluppate del Paese e d’Europa. Non ultimo l’impegno importante sulle competenze sia per migliorare le capacità imprenditoriali che per affrontare la carenza di alcune professionalità in tanti settori in crescita. In particolare sulla penetrazione del digitale nei settori tradizionali, la Toscana sta scontando un ritardo che va colmato con urgenza per recuperare competitività sui mercati”.

fabio petri vicepresidente nazionale cna con delega al creditoFabio Petri ha detto che “La forte riduzione di credito alle imprese, in particolare alle piccole, sta mettendo in seria difficoltà tutto il sistema economico nazionale e toscano.  Manca per molte piccole imprese la liquidità necessaria per poter far fronte anche agli impegni primari. Si calcola che dal 2011 ad oggi il volume di credito al sistema produttivo si sia ridotto di quasi un quarto e il 95% è fatto di microimprese”.  “In questo contesto di vera emergenza – ha continuato Petri – CNA chiede alla Regione Toscana di rafforzare il sistema di garanzia toscano che si è dimostrato di fatto l’unico vero strumento in grado di tenere dentro il sistema credito tante piccole e medie imprese che diversamente sarebbero già fuori. Non è un caso infatti che la diminuzione di credito alle imprese in Toscana sia inferiore alla media nazionale di oltre 4 punti percentuali. Lo si faccia anche con strumenti che diminuiscano per le imprese il costo di accesso alla garanzia dei Confidi. In questo quadro chiediamo inoltre alla Regione che si rivedano i criteri di accesso ai bandi agevolativi nella direzione di allargare i paletti sia esistenti che futuri, ma soprattutto che siano accessibili anche alle piccole e piccolissime imprese”.

Il salario minimo legale “può mettere in difficoltà la gran parte delle imprese italiane, soprattutto quelle piccole”. E’ stato drastico il giudizio di Sergio Silvestrini sull’ipotesi di definire per legge il salario minimo. Silvestrini ha indicato la strada da seguire per tutelare lavoratori e imprese. “Si faccia, al limite, nei settori non coperti dalla contrattazione una norma per il salario minimo garantito – ha affermato – altrimenti si finirà per punire tutte le imprese che applicano i contratti”.

sergio silvestrini segretario generale cna nazionalePer il segretario generale della CNA è un errore imitare “modelli anglosassoni dove non esiste una contrattazione collettiva così diffusa e sistematica” come in Italia che offre ampie tutele ai lavoratori in riferimento a retribuzioni e sicurezza sul lavoro e con crescenti elementi di welfare. Osservando il panorama dei Paesi dell’Unione europea il salario minimo per legge non esiste in Italia, Austria, Finlandia, Danimarca, Svezia. Ma questi Stati vantano una lunga tradizione di relazioni industriali e la contrattazione collettiva copre tra l’83% e il 98% dei lavoratori. I Paesi che adottano il salario minimo legale presentano, al contrario, una bassa copertura. In Germania, ultimo partner comunitario a introdurre il salario minimo per legge, la contrattazione copre appena il 56% dei lavoratori e il salario minimo rappresenta soltanto il 48% del salario mediano. Oltre al salario minimo in discussione in Parlamento, Silvestrini è tornato a criticare l’art. 10 del Decreto crescita sull’Ecobonus. Il segretario generale della CNA apprezza l’iniziativa della Regione Toscana che ha fatto ricorso alla Corte costituzionale contro l’art. 10 che altera la concorrenza penalizzando le piccole imprese e favorendo solo i grandi gruppi.

“Molto bene, è una sfida che dobbiamo vincere – ha osservato Silvestrini – altrimenti si rischia di mettere in ginocchio decine di migliaia di piccoli imprenditori”. Il segretario generale della CNA è entrato nel merito. “Anticipare per cinque anni consecutivi denari senza avere il credito necessario per finanziare un’operazione di questo tipo è un errore madornale. Siamo assolutamente contrari – ha ribadito – e stiamo facendo tutto ciò che è necessario e possibile per cambiare questa norma. Abbiamo posto il problema anche al governo”. La CNA ha già presentato ricorsi contro l’art. 10, ha ricordato Silvestrini, all’Antitrust e alla Commissione europea per abolire una norma che avrebbe pesanti effetti su artigiani e piccole imprese.

enrico rossi presidente regione toscana sul palco insieme agli altri relatori“Sono a portare la vicinanza della Regione alle piccole e medie imprese toscane – ha affermato Enrico Rossi – Non intendiamo arrivare a fine mandato in folle, ma con i giri del motore alti, perché pensiamo che rilanciare gli investimenti sia una priorità e siamo contenti che il programma di impegni che abbiamo preso sia condiviso da tanti soggetti”.

“Il mondo delle piccole imprese artigiane è fondamentale per la Toscana –  ha aggiunto il presidente della Regione Toscana – Non è una novità, questo concetto. Il tessuto economico toscano è rappresentato in gran parte da questo mondo. E’ perciò importante che, negli ultimi tempi, la pratica concertativa sia ripresa ed anzi si sia intensificata”.

Il collegamento della Tirrenica, il porto di Livorno, quello di Piombino, lo sviluppo di Peretola, il sottoattraversamento Tav, ha detto Rossi, “sono scommesse importanti su cui la Toscana deve puntare per il suo sviluppo” fermo restando che “Livorno e Piombino, ad esempio, hanno grande potenzialità, ma occorre che esistano dei collegamenti infrastrutturali all’altezza”.

Sollecitato dalle questioni poste dai suoi interlocutori il presidente Rossi ha ricordato che la Regione ricorrerà contro l’articolo 10 del decreto Crescita e sta valutando il da farsi sull’abolizione della lettera R, prevista dal medesimo decreto Crescita.

Di fronte ai problemi del restringimento dell’accesso al credito da parte degli artigiani, il presidente ha ricordato come, dopo la firma del Patto, sia già stato aperto un tavolo specifico e tra le misure siano stati stanziati 60 milioni di fondi regionali sia per gli investimenti che per la liquidità.

“Un’immissione di liquidità importantissima”, ha precisato Rossi, “che nell’arco di un anno potrebbe attivare 250 milioni di euro”.
Per quanto riguarda il ricorso contro l’articolo 10, la Regione ritiene che questa misura discrimini le piccole e medie imprese e limiti la libertà di scelta dei consumatori. Da qui la decisione di impugnare questa parte del decreto Crescita. Per quanto riguarda il ricorso contro l’abolizione della lettera R, invece, la Regione sta valutando quali sono le possibilità di azione. La lettera R, abolita dal decreto Crescita, prevedeva la possibilità di accedere alle garanzie dei Confidi, sia mutualistici o privati, od a garanzie pubbliche previste dalle Regioni.

“Bisogna mantenere un rapporto di passaggio con i Confidi che ha garantito un accesso maggiore al fondo nazionale”, ha concluso Rossi. “Stiamo valutando per capire cosa è possibile fare, come possiamo muoverci”.

(Fonte: Ufficio Stampa CNA Toscana)

DECRETO CRESCITA – Lo sconto in fattura scatena panico

Hanno trovato immediata conferma le preoccupazioni espresse dalla CNA sulle novità per l’Ecobonus introdotte con l’articolo 10 del Decreto Crescita.

Il provvedimento infatti prevede l’opzione per i clienti di avere uno sconto in fattura da parte delle imprese che effettuano i lavori in alternativa al credito d’imposta da utilizzare in compensazione negli anni successivi.

Una misura che discrimina le piccole imprese e altera la concorrenza restringendo la libertà di scelta dei consumatori dal momento che solo pochi grandissimi operatori possono permettersi di rinunciare ad incassare integralmente le fatture, trasformandole in un credito di imposta da utilizzare in 5 anni.

L’inserimento della possibilità di cedere il credito ai fornitori di beni e servizi, che era stata adottata per superare il suddetto limite, sta invece gettando gli operatori nel panico.

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Nuovo Regolamento attività economiche settore alimentare centro storico di Pisa

CNA: “bene, avanti così”

CNA Pisa è soddisfatta del nuovo Regolamento delle attività economiche in centro storico a Pisa. In occasione dell’approvazione del nuovo Regolamento così commenta Matteo Giusti presidente di CNA Pisa: “Condivisibili non sono solo gli obiettivi di fondo, ma anche le modalità con cui si prova a raggiungere l’obiettivo di un centro storico che sia più votato alla qualità, ai valori ed ai prodotti del territorio, al decoro e alla salute pubblica. Grazie anche alle nostre osservazioni – ha aggiunto Matteo Giusti – siamo riusciti a correggere il tiro rispetto all’impostazione iniziale evitando che venissero coinvolte le attività già esistenti. Inoltre si perseguono, grazie al disciplinare di Vetrina Toscana, soprattutto gli obiettivi di una valorizzazione dei produttori locali di cibi, vini e altro, migliorando così la qualità e la rappresentazione a 360° del nostro territorio. E visto che queste nuove regole valgono per le nuove attività con i nostri uffici di consulenza siamo ovviamente disponibili a fornire indicazioni e sostegno alle start up e l’apertura di nuove attività da parte di giovani imprenditori che vogliono inserirsi nel settore somministrazione ed alimentare in centro storico. Il nostro giudizio è quindi è positivo e diamo atto all’Assessore Paolo Pesciatini di aver lavorato, in modo aperto e coinvolgente, dimostrando di saper accogliere le osservazioni avanzate: bene, avanti così”.

(Fonte: Ufficio Stampa CNA Pisa)

Salario minimo, inutilità massima

E addio a contrattazione collettiva e welfare aziendale

L’introduzione di un salario minimo legale penalizzerebbe pesantemente imprese e lavoratori. Sarebbe colpita la contrattazione collettiva, alterando equilibri economici e negoziali faticosamente raggiunti ma ormai diventati un modello di successo, invidiato quando non copiato anche all’estero. E verrebbero schiacciate sulla soglia minima le retribuzioni dei lavoratori dipendenti, oltre tutto privati del welfare contrattuale. Tutto ciò senza combattere il fenomeno del lavoro nero né a risolvere la questione dei working poor. Pertanto, Rete Imprese Italia, di cui fa parte la CNA, ha espresso la sua totale contrarietà a questa ipotesi nell’audizione tenuta di fronte ai membri della Commissione lavoro della Camera.

La contrattazione collettiva, che copre quasi il 90 per cento dei lavoratori, oggi è in grado di garantire trattamenti economici coerenti con le situazioni di mercato dei singoli settori e in linea con le qualifiche dei lavoratori e l’andamento della produttività dei diversi comparti. L’introduzione di un salario minimo legale è improponibile poiché, nel caso in cui fosse inferiore a quello stabilito dai contratti collettivi, ne provocherebbe la disapplicazione e, nel caso in cui fosse più alto, creerebbe uno squilibrio nella rinegoziazione degli aumenti salariali con incrementi del costo del lavoro non giustificati dall’andamento dell’azienda o del settore.

Il salario minimo fissato per legge vanificherebbe gli sforzi della contrattazione collettiva per individuare soluzioni alle mutevoli esigenze organizzative e di flessibilità delle imprese e rischierebbe di colpire tutele collettive e sistemi di welfare integrativi in favore dei dipendenti, come quelli applicati nei settori dell’artigianato, delle piccole e medie imprese e del terziario. E’ il caso di quanto previsto dai Contratti collettivi nazionali di lavoro sulle prestazioni bilaterali.

Prioritario, piuttosto, è vigilare sull’applicazione dei Ccnl ed evitare la proliferazione di “contratti pirata” sottoscritti da organizzazioni prive di rappresentatività, non presenti nel Cnel, che generano dumping contrattuale e determinano l’applicazione di salari non congrui rispetto a quelli dei Contratti dalle organizzazioni realmente rappresentative

(Fonte: Ufficio Stampa CNA)

ENERGIA – Per artigiani e micro imprese bolletta elettrica ancora più pesante nel 2018

CNA: “Necessaria una riforma strutturale”

La bolletta elettrica per artigiani e micro imprese è sempre più pesante e si allarga il divario con le grandi imprese. Nel 2018 il costo dell’energia elettrica per la fascia di consumi fino a 20 MWh è aumentato del 4,1% mentre le grandi imprese (consumi tra 20mila e 70mila MWh) hanno beneficiato di una sforbiciata dei prezzi del 16,9% e le aziende energivore (70mila-150mila MWh) del 9,5%. È quanto emerge dall’Osservatorio Energia 2019 realizzato dal Centro Studi CNA.

L’anno scorso è stato caratterizzato dall’entrata in vigore della Riforma degli energivori che riconosce alle grandi industrie sgravi fiscali pari a 1,7 miliardi di euro sul costo dell’energia, finanziati dalle bollette di tutte le altre categorie di utenti. Per le imprese con consumi elevati il peso del fisco è crollato dell’87,5% mentre per la fascia di consumi fino a 20 MWh la componente fiscale si è alleggerita soltanto del 2,5% allargando il divario tra grandi e piccoli. Quest’ultimi pagano l’energia elettrica tre volte di più rispetto alle imprese con consumi oltre i 70mila MWh (22,6 centesimi per KWh contro 7,6 centesimi).

“Il sistema della bolletta elettrica – rileva l’Osservatorio Energia di CNA – si conferma sempre più iniquo e sperequato, penalizzando le piccole imprese italiane in maniera non più sostenibile. È necessario intervenire con una drastica riforma della struttura di costo dell’energia, estrapolando dalla bolletta le componenti non strettamente legate al sistema elettrico, come il finanziamento delle politiche per le rinnovabili e le robuste agevolazioni fiscali agli energivori, facendole transitare sulla fiscalità generale e definendo una distribuzione delle varie componenti in bolletta più bilanciata tra le diverse categorie di utenti”.

Nel complesso le imprese italiane continuano a sopportare un costo dell’energia elettrica tra i più alti in Europa, anche se le piccole imprese sono quelle più penalizzate. Il divario tra l’Italia e la media europea nel 2018 rimane molto ampio e supera i 17 punti percentuali. Le micro e piccole imprese accusano uno spread ancora più elevato che sfiora il 25% nella classe di consumo tra 500 e 2mila MWh e tocca il 19,3% per la fascia fino a 20 MWh. Alle imprese energivore, invece, l’alleggerimento della tassazione ha prodotto un notevole beneficio. I grandi consumatori di energia elettrica in Italia pagano una bolletta inferiore del 2,8% rispetto alla media europea.

(Fonte: Ufficio Stampa CNA)

Olimpiadi 2026 all’Italia – Per la medaglia d’oro in corsa anche artigiani e Pmi

“L’assegnazione all’Italia delle Olimpiadi invernali 2026 rappresenta un motivo di legittimo orgoglio anche per tutto il mondo delle imprese e per la CNA”. Ad affermarlo il presidente nazionale della CNA, Daniele Vaccarino.

Questa vittoria dimostra che le potenzialità del nostro Paese sono elevatissime purché si faccia gioco di squadra in vista del successo comune. Un successo che può rappresentare una svolta per l’Italia. Il ricordo va a felici esperienze passate. “Spero – sottolinea Vaccarino – che le Olimpiadi 2026 in termini reali e simbolici costituiscano l’equivalente dei Giochi di Roma del ’60”. Allora significarono l’addio definitivo alle macerie della guerra e alla povertà del dopoguerra. Una svolta, insomma. “Come, più recentemente, sono state – continua – per Torino le Olimpiadi invernali del 2006, dalla quale è uscita una città rigenerata nel tessuto urbanistico, sociale, economico. E se, per fortuna, rispetto al ’60 l’Italia non ha il fardello dei disastri bellici, la realtà non è comunque entusiasmante e siamo fiaccati da una crisi che sembra interminabile”.

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HUB 4.0 COMPETENCE TOUR 2019 – Si è svolta a Pisa la prima tappa

LE IMPRESE SI CONFRONTANO CON IL MONDO DELLA RICERCA: A PISA LA PRIMA TAPPA

È partito il 19 giugno il CNA HUB 4.0 Competence Tour 2019, ciclo di visite guidate ai principali Competence center, Centri di Ricerca e Università, organizzato da CNA HUB 4.0 Toscana con CNA Industria e insieme ai Digital Innovation Hub delle CNA Territoriali della regione.

La prima tappa è stata a Pisa presso l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Sezione di Pisa.

Nel corso della mattinata una nutrita delegazione di imprese associate, accompagnate da Andrea Bargiacchi, responsabile del Digital Innovatione Hub di CNA Toscana, e da alcuni funzionari CNA provenienti dalle varie province della Toscana, hanno avuto la possibilità di visitare i laboratori dell’INFN, fra cui la Sala Calcolo e la “Camera pulita”.

“Vogliamo sfatare il mito che i piccoli non fanno innovazione – ha commentato il Presidente CNA Toscana, Andrea Di Benedetto. In realtà non solo c’è tanta capacità di esplorare nuove strade internamente alle aziende, ma c’è anche una gran voglia di sfruttare le migliori competenze del mondo della ricerca per portarle sul mercato: abbiamo un sacco di esempi virtuosi in questo senso tra i nostri associati. L’obbiettivo quindi, pienamente centrato, è quello di favorire il dialogo fra il mondo della Ricerca e il mondo delle Piccole e Medie Imprese in ottica 4.0. Le imprese hanno avuto la possibilità di conoscere e toccare con mano una realtà che è un fiore all’occhiello del nostro paese e di aprire un dialogo che potrebbe avere importanti sviluppi anche in termini di partecipazione a bandi e progetti di ricerca e sviluppo ed anche attivare forniture dirette di componentistica e prodotti”.

È stato il Direttore dell’INFN di Pisa Marco Grassi ad introdurre innanzitutto l’Istituto, composto da 25 strutture (tra cui 4 laboratori nazionali) diffuse su tutto il Paese, e la sua attività di ricerca che è pressoché totalmente internazionalizzata costituendo una forte rete di collaborazioni. Ha poi presentato le varie attività svolte a partire dalla ricerca avanzata, le cui applicazioni possono essere di grande interesse per molteplici settori fra cui Meccanica, Legno, Plastica e ICT, ma nessun settore deve sentirsi escluso a priori: elemento fondamentale è infatti una spiccata propensione all’innovazione. Le attività dell’INFN di Pisa sono state illustrate dai rispettivi responsabili d’area: Franco Spinella per il trasferimento tecnologico, Alessandra Retico per la fisica medica, Andrea Moggi per la progettazione meccanica, Fabio Morsani per la progettazione elettronica, Silvia Arezzini per il centro di calcolo, Filippo Bosi per le attività nelle camere pulite; questi ultimi due laboratori sono anche stati direttamente visitati. Tutte le attività hanno risvolti estremamente pratici e possono prevedere collaborazioni ed applicazioni concrete anche al mondo della Piccola Impresa.

CNA HUB 4.0 Competence Tour 2019 proseguirà nei prossimi mesi, tutti gli appuntamenti saranno pubblicati sul sito internet della CNA Toscana e sui siti delle CNA Territoriali.

La Sezione INFN di Pisa svolge attività, fra l’altro, nelle seguenti Aree Tecnologiche:

  • contaminazione controllata
  • diagnostica strutturale
  • micromontaggi meccanici
  • microsaldatura
  • tecnologia degli adesivi
  • metrologia
  • termografia
  • test termici ambientali

INFN dispone inoltre dei seguenti Laboratori:

  • Clean Room (istruzioni per l’accesso)
  • Diagnostica Strutturale
  • TermoFluidoDinamica (TMFD)

CNA HUB 4.0 Competence Tour continuerà nel corso di tutto il 2019. A breve verrà data notizia anche delle date future. Le imprese interessate possono contattare il Responsabile CNA HUB 4.0 della CNA del proprio territorio.

CNA: “SENZA CREDITO LE IMPRESE NON VIVONO”

 CNA: “SIAMO DEL TUTTO CONTRARI ALL’ABROGAZIONE DELL’OPPORTUNITÀ OFFERTA ALLE REGIONI DI INTEGRARE GARANZIE PUBBLICHE E PRIVATE”

“CNA è del tutto contraria all’abrogazione, contenuta nel Decreto Crescita, dell’opportunità offerta dalla Riforma Bassanini alle regioni di integrare le garanzie pubbliche e private. Proprio questa possibilità ha permesso finora alle risorse del Fondo di garanzia di operare al meglio, contenendo gli effetti del razionamento del credito. Per rendere l’idea CNA ha compiuto una comparazione. Tra il 2011 e il 2017 in Toscana, regione che ha accolto le possibilità offerte dalla Riforma Bassanini, la riduzione dello stock di credito alle imprese è stata inferiore in maniera rilevante alla media nazionale e, soprattutto, al risultato dell’Emilia Romagna che si è comportata in maniera opposta. Scendendo nei dettagli, per le imprese fino a cinque dipendenti la riduzione del credito nel periodo 2011/2017 in Toscana è stata del 12,5 per cento contro il -15,2 per cento della media nazionale e il -18,9 per cento dell’Emilia Romagna. Per le piccole imprese, quelle fino a venti dipendenti, il calo è risultato del 22,7 per cento in Toscana, del 26,7 per cento in Italia, del 32,4 per cento in Emilia Romagna. Né è cambiato l’andamento per le imprese di maggiori dimensioni: -10,2 per cento in Toscana, -17,6 per cento nella media, -18,6 per cento in Emilia Romagna. Senza credito le imprese non vivono. In dieci anni ne sono scomparse circa 200mila. Nessuno può volere che questo elenco si allunghi ancora”. Lo si legge in un comunicato della CNA.

(Fonte: Ufficio Stampa CNA)

Il decreto crescita penalizza artigiani e piccole imprese

CNA: “IL DECRETO CRESCITA PENALIZZA ARTIGIANI E PICCOLE IMPRESE CONDANNANDOLI A SOTTOSTARE AI GRANDI GRUPPI”

“CNA giudica molto negativamente la misura del Decreto Crescita che consente all’impresa esecutrice dei lavori, per la riqualificazione energetica e per la messa in sicurezza anti-sismica degli immobili, di anticipare al cliente la detrazione sotto forma di sconto in fattura, con la possibilità di recuperarlo in cinque anni. Questa ipotesi scarta a priori artigiani e piccole imprese, che non dispongono dei polmoni finanziari sufficienti a trasformarsi in bancomat, oltre tutto non il loro ruolo, e quindi sono costretti a lavorare per i grandi gruppi, sottostando alle loro condizioni e senza la possibilità di emanciparsi e di crescere.

Anche la possibilità di un’ulteriore cessione dei crediti a propri fornitori di beni e servizi non intacca la complessità delle procedure, mentre lascia inalterati i rischi per artigiani e piccole imprese di restare alla mercé dei grandi fornitori, gli unici nelle condizioni di prendere in carico queste opere per poi assegnarle in una sorta di sub-appalto. Chiediamo, invece, che si possa cedere il credito d’imposta, corrispondente alla detrazione fiscale connessa alla spesa effettuata, direttamente alle banche, proprio per evitare che artigiani e piccole imprese non possano acquisire il credito per carenza di risorse finanziarie o di capienza fiscale tale da consentire la procedura di compensazione”.

Promossa azione all’Antitrust da CNA a livello nazionale contro il decreto

Il nuovo meccanismo previsto dall’Art.10 riguarda ogni tipo di intervento che genera ecobonus e sismabonus: dalla sostituzione di singoli serramenti e di singole caldaie, agli interventi su edifici singoli, agli interventi condominiali più integrati, sia energetici, sia sismici o combinati.

CNA nazionale chiede di verificare la  disponibilità delle imprese di ogni territorio a partecipare alla segnalazione/denuncia da presentare all’Antitrust, confermando che le imprese (e non le CNA Regionali/Territoriali)  saranno i soggetti che presenteranno il ricorso.

 Le imprese aderenti non sosterranno spese di alcuna natura (di istruttoria, amministrative, legali…)

 Ai link sottostanti potete scaricare i moduli da rinviare firmati e con copia del doc di identità:

  • qui lo SCHEMA DELEGA (da firmare) per il deposito e la partecipazione da completare con nome del legale rappresentante (prima riga) e della società o ditta (seconda riga);
  • qui l’INFORMATIVA PRIVACY (da firmare) alla quale vanno allegati
  • copia fronte/retro del documento di identità del sottoscrittore
  • visura camerale dell’impresa che ricorre

NB: Una volta firmati, i documenti andranno scansionati ed di inviati per mail a produzione@cna.it ed in cc a bandecchi@cnapisa.it o bertini@cnapisa.it

La copia cartacea andrà fatta pervenire in un secondo momento.

(Fonte: Ufficio Stampa CNA)

Cna dà battaglia sul Decreto Crescita del 30 aprile

Cna nazionale da battaglia sul Decreto Crescita del 30 aprile, n.34 (modifiche alla disciplina degli incentivi per gli interventi di efficienza energetica e rischio sismico) prevede la possibilità, per il soggetto che ha diritto alle detrazioni, di poter optare, al posto del loro utilizzo diretto, per un contributo anticipato di pari importo come sconto su quanto dovuto all’impresa che effettua l’intervento di riqualificazione energetica o di adozione di misure antisismiche, che viene rimborsato a quest’ultima come credito di imposta da usare in compensazione in cinque quote annuali.

In pratica si scarica direttamente sull’impresa, quasi sempre di piccole dimensioni, che dovrebbe svolgere l’intervento gran parte dell’onere finanziario derivante dal costo dell’intervento stesso. La previsione poi che questa misura sia opzionale è decisamente opinabile in quanto è irreale prevedere che un contribuente opti per l’utilizzo delle detrazioni fiscali, il cui importo può scontare in dieci anni, potendo usufruire immediatamente della stessa somma.

Fermo restando il momento di forte difficoltà finanziaria anche in termini di liquidità delle nostre imprese, ci si chiede quante di queste possono avere la capacità economica di poter sopportare questo provvedimento.

Un provvedimento che sicuramente agevolerà la grande distribuzione e le grandi catene (che possono vantare rilevanti crediti di imposta da compensare), che già da tempo si sta affacciando nel mercato della ristrutturazione e riqualificazione energetica e che ha le capacità economiche ed organizzative per cogliere quanto nel D.L.

Si tratta, di fatto, di una concorrenza sleale nei confronti delle piccole imprese che viene accentuata da questa falsa opzione concessa al cittadino, che in realtà è un invito puro e semplice ad utilizzare, per gli interventi di riqualificazione energetica, i servizi proposti dalle grandi catene distributive e dalle multiutilities, con la conseguenza di determinare una fortissima concentrazione del mercato della riqualificazione energetica in capo a pochissimi grandi operatori.

Ma c’è un ulteriore pericolo insito nell’articolo 10 da non sottovalutare nel modo più assoluto: quello di una stallo del mercato della riqualificazione energetica, che in questi difficili anni ha – in controtendenza con la crisi economica – continuato a generare ricchezza e a creare occupazione.

La norma prevede, infatti, che l’Agenzia delle Entrate emani un provvedimento, per definire le modalità operative per accedere alla “opzione” sconto, in luogo delle detrazioni. L’Agenzia ha 30 giorni di tempo, a partire dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del Decreto crescita.

Dato che il Decreto Crescita va convertito in legge entro il 29 giugno, l’Agenzia dovrebbe (il condizionale è d’obbligo visti i precedenti) emanare il provvedimento con le disposizioni attuative entro il 29 luglio. Anche qualora i tempi dovessero essere rispettati, è facile immaginare che il cittadino che ha in programma di effettuare lavori coperti da Ecobonus o Sismabonus non li faccia partire in attesa di sapere come potrà intascare tutto e subito l’importo relativo alla detrazione.

Siamo al paradosso: un decreto volto a favorire la crescita economica del Paese rischia di bloccare per almeno 3 mesi, ma è facile immaginare tempi più lunghi, uno dei pochi mercati in crescita.

Come CNA Produzione, assieme alle altre associazioni di categoria, ci attiveremo in tutte le sedi per far abrogare una norma iniqua, sbagliata e di parte; emendamenti abrogativi dell’articolo 10 in sede di conversione in legge del Dl Crescita ed un ricorso all’Autorità Garante della Concorrenza saranno solamente i primi passi di una battaglia tesa a garantire agibilità economica e crescita, questa sì, per le piccole imprese e le aziende artigiane che operano in un mercato, quello della riqualificazione energetica, che non può essere lasciato in mano a chi sogna, in cuor suo, di tornare al monopolio.

A tale proposito, come ipotizzato nel corso della riunione di Presidenza del 4 giugno scorso a Roma, abbiamo avviato i primi contatti con l’Avv. Valerini, che ci ha già assistito nel ricorso contro Amazon, per verificare le possibilità di ricorrere contro l’art. 10 del DL Crescita attualmente in discussione alla Camera.  Nel corso dell’incontro con l’Avv. Valerini è emersa l’ipotesi di ricorrere contro l’art. 10 del DL Crescita sia nei confronti dell’Antitrust, sia tramite un ricorso al Tribunale Civile di Roma.

 Da CNA nazionale chiedono la vostra disponibilità a partecipare al ricorso da presentare all’Antitrust (per quello al Tribunale ci vuole un po’ più di tempo) mandandomi una mail in cui  manifestate questa disponibilità. Analoga cosa chiederà il collega Pesaro di CNA Installazione Impianti  ai suoi imprenditori di riferimento afferenti all’altra categoria coinvolta in questa vicenda.

Condizione essenziale per ricorrere è che le aziende interessate abbiano svolto interventi  ammessi all’agevolazione fiscale che, per vostra comodità, riassumiamo come segue:

·         riqualificazione energetica di edifici esistenti volti a conseguire un risparmio del fabbisogno di energia primaria

·         interventi sull’involucro degli edifici

·         installazione di pannelli solari

·         sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale.

·         acquisto e posa in opera delle schermature solari

·         acquisto e posa in opera di impianti di climatizzazione invernale dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili

·         acquisto, installazione e messa in opera di dispositivi multimediali per il controllo a distanza degli impianti di riscaldamento, di produzione di acqua calda, di climatizzazione delle unità abitative

·         acquisto e posa in opera di micro-cogeneratori in sostituzione di impianti esistenti

·         sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di apparecchi ibridi, costituiti da pompa di calore integrata con caldaia a condensazione

·         acquisto e posa in opera di generatori d’aria calda a condensazione.

Le aziende che sono intenzionate a manifestare interesse (senza alcun impegno e senza dover sostenere alcun costo né legale, né amministrativo) per questa azione possono semplicemente scrivere una mail a: 

Maurizio Bandecchi
bandecchi@cnapisa.it