IL NUOVO CODICE APPALTI – Un convegno organizzato da CNA e ANCI a Firenze con Riccardo Nencini

Lunedì 13 novembre – ore 15 – Grand Hotel Baglioni (piazza dell’Unità, 6)

Quale è l’impatto concreto delle norme contenute nel nuovo codice degli appalti sulle piccole e medie imprese?

Per rispondere a questa domanda CNA Costruzioni Toscana e ANCI regionale mettono a confronto pubblica amministrazione e imprese nel convegno “Il nuovo codice degli appalti: applicazione ed effetti sul mercato dei lavori pubblici. Il punto di vista della P. A. e delle imprese”.

Il convegno si svolgerà lunedì 13 novembre, con inizio alle ore 15 a Firenze, nel Grand Hotel Baglioni (piazza dell’Unità 6).

Interverranno: il Vice Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Sen. Riccardo Nencini; il Presidente CNA Toscana Andrea Di Benedetto; il Direttore ANCI Toscana Simone Gheri; l’avvocato Gaetano Viciconte; la dirigente del settore contratti della Regione Toscana, Ivana Malvaso; il Presidente CNA Costruzioni Toscana Andrea Nepi e il coordinatore Antonio Chiappini.

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BONUS EDILIZIO – “Un’opportunità da cinque miliardi”

“I benefici e le agevolazioni oggi previsti per  la ristrutturazione delle abitazioni o per la riqualificazione energetica degli edifici devono essere confermati nella misura attuale. Inoltre, le detrazioni fiscali per tutti i lavori edili, e per tutti i soggetti, vanno trasformate in credito d’imposta cedibile dalle famiglie e dalle imprese alle banche.

È questa la strada maestra per consentire alle famiglie e alle imprese di ottenere liquidità per poter realizzare l’investimento sulla propria abitazione o sull’immobile dell’impresa per il quale si ha diritto all’agevolazione fiscale.

Questa opportunità – che la Legge di Bilancio 2017 riserva solamente agli “incapienti” , cioè a coloro che dichiarano redditi entro le soglie della “no tax area”,  e solo per i lavori  di efficientamento energetico nell’ambito dei condomini – è sicuramente positiva. Restringe eccessivamente, tuttavia, il perimetro degli utilizzatori depotenziando la possibilità di generare una spinta sufficiente ad aumentare la liquidità delle famiglie e di conseguenza la domanda interna.

Dalle nostre analisi risulta evidente che, se consideriamo al 3,6% il tasso praticato dalle banche per i mutui destinati alla ristrutturazione delle abitazioni, trasformare le detrazioni in credito d’imposta cedibile avrebbe come risultato  la copertura del 42,52% dell’investimento che si intende realizzare per la ristrutturazione (invece della detrazione del 50% diluita in 10 anni), copertura   che toccherebbe  il 55,28% degli investimenti nel caso di una riqualificazione energetica (al posto della detrazione del 65% diluita in dieci anni).

Le famiglie avrebbero denaro spendibile subito, generando in questo modo in soli due anni, secondo  le stime del Centro Studi Cna, una domanda di lavori nel settore delle costruzioni pari a circa 5 miliardi di euro che migliorerebbe sensibilmente il tono economico dell’intero comparto”. Lo si legge in un comunicato della CNA.

(Fonte: Ufficio Stampa CNA)

ATTENZIONE – Sanzione per marcatura CE sui prodotti da Costruzione

Con la pubblicazione nella G.U. del 10/7/2017 (allegata alla presente) è entrato in vigore il D.Lgs 106/2017 che adegua la norma 305/2011 Regolamento Prodotti da Costruzione (CPR).

In particolare l’adeguamento introduce un regime sanzionatorio per le violazioni sulla marcatura CE, fermo restando le attuali conseguenze civili e penali.

Consigliamo a tutti di leggere l’allegato (Gazzetta Ufficiale del 10 luglio 2017) in particolare gli articoli dal 19 al 23 e prendere visione delle sanzioni introdotte.

Non possiamo che essere soddisfatti di questo provvedimento del Governo, che va a colmare una lacuna legislativa che per troppo tempo non ha salvaguardato tutte le aziende che da subito si sono adeguate.

La speranza è che segua anche la messa in pratica di quanto scritto, con un controllo reale, attento e puntuale sui prodotti da costruzione immessi sul mercato, in particolare quelli che usufruiscono delle detrazioni fiscali per il risparmio energetico (dove la norma richiama espressamente che siano marcati CE), oltre che quelli importati dall’estero con particolare attenzione sui Paesi dell’ Est Europa.

Per ulteriori informazioni: 

Graziano Turini 

turini@cnapisa.it

COSTRUZIONI Formazione online per la gestione di cantieri 4.0

Una piattaforma free per migliorare gli skill di chi opera in edilizia direttamente sul campo

L’edilizia ha un nuovo strumento a disposizione per migliorare le competenze di chi lavora in cantiere in materia di sostenibilità ed efficienza energetica. Alla base c’è la progettazione, certo. Ma anche chi opera in cantiere oggi deve essere preparato a comprendere ed applicare norme e processi legati al costruire sostenibile.

Il Formedil, insieme ad altri partner tra cui CNA COSTRUZIONI e CNA/ECIPA , con il supporto di due prestigiose Università Politecnico di Torino e Federico II di Napoli, ha sviluppato una piattaforma FAD (formazione a distanza) legata al progetto europeo I-TOWN – Italian Training qualificatiOn Workforce in buildiNg – promosso nell’ambito del programma comunitario BUILD UP SKILLS Pillar II, con l’obiettivo di sviluppare programmi di formazione per la qualificazione di operatori edili, impiantisti termoidraulici, impiantisti elettrici e elettronici, carpentieri nei settori dell’efficienza energetica e della sostenibilità in edilizia. Si tratta di un programma che prevede la creazione di materiali didattici specifici utilizzabili dai formatori e dagli operatori del settore e messi a disposizione all’interno di una piattaforma e-learning attraverso un catalogo modulare articolato in tre distinte aree.

 

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CORRETTIVO APPALTI – Le novità più rilevanti per le imprese

Massimo ribasso fino a due milioni

Più spazio alle gare solo sul prezzo, come chiesto dalle imprese. Con il correttivo sale da uno a due milioni la soglia di utilizzo del criterio del massimo ribasso con esclusione delle offerte anomale per assegnare le opere. Per arrivare fino alla soglia massima, però, andranno rispettate precise condizioni: appalto assegnato con gara (non con procedura negoziata) e sulla base di un progetto esecutivo, dunque senza possibilità di intervento sul progetto da parte dei costruttori, che dovranno limitarsi a eseguire i lavori. Le PA potranno poi decidere anche di mettere in campo l’esclusione automatica delle offerte anomale. In questo caso dovranno avvalersi del «metodo anti turbativa», sorteggiando solo in corso di gara il criterio matematico per individuare le proposte da eliminare. Con questo accorgimento si dovrebbe evitare il rischio di formazione di cartelli, accelerando al contempo le procedure di assegnazione degli appalti.

Subappalto: non decide più la PA

In materia di subappalto la novità più rilevante riguarda i poteri delle stazioni appaltanti. Se nella precedente versione dell’articolo 105, infatti, era previsto che la possibilità per gli affidatari di subappaltare fosse subordinata a una esplicita previsione nel bando di gara, adesso questo passaggio viene cancellato. Le regole saranno fisse per tutte le gare, consentendo alle imprese una migliore programmazione. Per il resto, non ci sono stravolgimenti. Stando alla versione finale del correttivo, allora, chi vincerà l’appalto non potrà subappaltare ad altre imprese più del 30% del valore complessivo del contratto. Per i lavori sopra la soglia comunitaria di 5,2 milioni di euro e per quelli a rischio infiltrazione, qualunque sia l’importo, interviene l’obbligo di indicare con l’offerta una rosa di tre subappaltatori disponibili e qualificati a eseguire le opere.

Deroga di 12 mesi per mettere in gara i vecchi progetti definitivi

Sull’affidamento congiunto di progettazione ed esecuzione si introduce qualche eccezione al divieto assoluto del Codice di utilizzare l’appalto integrato: si potrà mandare in gara il progetto definitivo negli appalti ad alto contenuto tecnologico, per i beni culturali, per le manutenzioni. Resta, poi, la norma che ammorbidisce la fase transitoria molto brusca disegnata dalla prima versione del codice. Tutti i progetti definitivi approvati entro il 19 aprile scorso vengono salvati, ed il periodo nel quale si potrà fare la gara è di dodici mesi (tale finestra si chiuderà il 19 aprile del 2018 ).

Attestato SOA più facile per i costruttori. Sanatoria per i Direttori tecnici

Il pacchetto dedicato alla qualificazione delle imprese interviene a sanare alcune storture che rischiavano di spaccare il mercato. Per evitare l’espulsione di una parte di operatori, limitati dai nuovi requisiti per il conseguimento dell’attestazione SOA, il correttivo torna al passato e prevede che le imprese potranno scegliere i cinque migliori anni di attività tra gli ultimi dieci esercizi. Intento simile per la norma sui direttori tecnici delle imprese. Il correttivo lancia una sanatoria consentendo ai direttori privi di un titolo di studio di continuare ad esercitare la loro professione. Dovranno, però, avere maturato sul campo l’esperienza necessaria a svolgere la loro funzione all’interno dell’impresa.

Albo nazionale dei Commissari di gara. Nelle gare sopra il milione il Presidente della Commissione è sempre esterno alla PA (tranne per servizi e le forniture ad alto contenuto tecnologico).

Salta la norma che prevedeva di articolare su base regionale l’albo ANAC dei commissari di gara. Secondo Cantone, questa ridefinizione dell’elenco avrebbe portato a rischi di pilotaggio delle nomine, riducendo di molto l’indipendenza potenziale delle commissioni di gara. Tenendo l’articolazione nazionale, invece, sarà possibile garantire la massima distanza tra i commissari e le offerte da giudicare. E, quindi, la massima indipendenza delle commissioni. Sempre per garantire la massima terzietà, sopra il milione di euro il presidente della commissione giudicatrice dovrà essere sempre esterno alla stazione appaltante. Mentre per i servizi e le forniture ad elevato contenuto tecnologico, l’ANAC potrà selezionare gli esperti anche all’interno della stazione appaltante stessa.

L’ANAC non ha più il potere di raccomandazione e non ha l’autonomia organizzativa interna

Niente poteri in più per l’ANAC sulla definizione del proprio assetto interno. È salata la norma (non presente nel codice, ma inserita nel testo della prima bozza del correttivo) che il presidente dell’Autorità aveva chiesto espressamente durante l’audizione in Parlamento e che le Camere avevano inserito tra le condizioni del proprio parere. Via dal codice invece il potere di raccomandazione vincolante: cancellato il comma 2 dell’articolo 211 del Dlgs 50/2016 sul precontenzioso. Era questa la misura che autorizzava l’ANAC a intervenire in tempo reale sulla gestione delle gare da parte delle stazioni appaltanti, intimando ai funzionari di correggere in corsa gli atti o le procedure giudicate illegittime, pena la minaccia di sanzioni fino a 25mila euro.

Rating di impresa volontario e premiante

Svolta sul rating di impresa, uno dei passaggi più travagliati di questo primo anno di vita della riforma. Bisogna ricordare, infatti, che una prima bozza di linee guida, varata dall’Autorità la scorsa estate, è stata messa in consultazione e poi ritirata. Un secondo passaggio con gli operatori, effettuato a fine settembre, non è bastato a superare i rilievi legati ai rischi di limitazione della concorrenza e di sovrapposizione con il sistema di qualificazione già in vigore. La soluzione individuata dall’ANAC, allora, è stata recepita dal correttivo che, adesso, trasforma il rating di impresa: per renderne più semplice l’applicazione non sarà più obbligatorio, ma facoltativo e verrà premiato con punteggi aggiuntivi in sede di offerta. In questo modo sarà possibile centrare l’obiettivo per il quale lo strumento è stato immaginato all’inizio: valutare il curriculum conquistato sul campo dai costruttori.

Procedure negoziate: cresce il numero degli inviti nella fascia 40.000-150.000, ma diminuisce la trasparenza per gli importi sotto i 40.000 euro

Sale a 10 il numero minimo di imprese da invitare alle procedure negoziate per i lavori di importo compreso tra 40mila e 150mila euro. E a 15 per le opere comprese tra 150mila euro e un milione. Per servizi e forniture le previsioni sono differenti: si resta a 5 imprese sotto le soglie comunitarie.

Appalti, incarichi e consulenze fino a 40mila euro perdono invece il presidio della trasparenza previsto dalle recenti linee guida approvate dall’ANAC. Per garantire un minimo di concorrenza l’Anticorruzione aveva suggerito di chiedere almeno due preventivi prima di assegnare gli incarichi, che in questa fascia di importo sono attribuibili in via fiduciaria dai dirigenti delle PA. Come richiesto da Comuni e Regioni , il correttivo archivia la proposta di ANAC e cancella anche l’obbligo di motivare la scelta dell’affidamento diretto.

Partenariati con contributo pubblico al 49%

Il correttivo, andando contro i rilievi del Consiglio di Stato, dice sì all’innalzamento dal 30% al 49% del tetto massimo per il contributo pubblico nelle opere finanziate con capitali privati. Si tratta di un emendamento che rivede in maniera radicale gli elementi che servono a pesare l’equilibrio economico finanziario della concessione. Inoltre non passa la norma che impone di perfezionare il contratto di finanziamento entro un termine massimo di dodici mesi.

Qualificazione più facile per le stazioni appaltanti

Arriva una correzione importante nella parte che riguarda i requisiti da verificare nelle stazioni appaltanti al momento della loro qualificazione. Il numero di gare svolte non dovrà più essere misurato su base triennale ma nel quinquennio. In questo modo vengono alleggeriti i requisiti di qualificazione, sul modello di quanto viene fatto per le imprese. Tra i paletti da rispettare, viene inserita anche la comunicazione dei dati sui contratti pubblici che alimentano i database dell’Autorità anticorruzione.

Cancellata la norma che allargava la possibilità di accedere all’albo delle centrali di committenza a tutte le amministrazioni con articolazioni territoriali. Tale scelta (cancellata) avrebbe ampliato eccessivamente il perimetro degli aggregatori di appalti.

Varianti senza silenzio-assenso

Arriva un aggiustamento richiesto con forza da Raffaele Cantone nel corso della sua audizione parlamentare. Il presidente ANAC aveva giudicato «assolutamente inapplicabile» la norma che imponeva all’Autorità di rispondere in trenta giorni alla richiesta di parere sulle varianti, facendo scattare, in caso contrario, una sorta di silenzio-assenso. Si trattava di un meccanismo capestro, dal momento che gli uffici di Cantone sono in grado di esaminare entro questi tempi solo una piccola parte delle varianti che gli vengono sottoposte, «perché la valutazione delle varianti prevede un esame molto complesso che presuppone peraltro una conoscenza approfondita del progetto». Per evitare una valanga di pareri positivi tramite silenzio assenso, allora, il correttivo cancella questa norma ed elimina ogni vincolo per i tempi di risposta.

Niente pagamenti senza verifiche negli appalti urgenti

La verifica dei requisiti, nel caso dei lavori effettuati in caso di estrema urgenza, è comunque essenziale per procedere al pagamento. Il correttivo interviene su questo punto andando nella direzione indicata da Raffaele Cantone. Quindi, nelle situazioni di attuale ed estrema urgenza, qualora vi sia l’esigenza impellente di assicurare la tempestiva esecuzione del contratto, gli affidatari possono autocertificare il possesso dei requisiti di partecipazione previsti dal codice. L’amministrazione aggiudicatrice dovrà dare conto, nel primo atto successivo all’effettuazione delle verifiche, della sussistenza dei requisiti. «In ogni caso – è qui la grande novità – non è possibile procedere al pagamento, anche parziale, in assenza delle relative verifiche positive». Quindi, per il saldo la verifica andrà materialmente effettuata. In caso di assenza dei requisiti, si procederà al recesso.

Anticipazione prezzo meno favorevole

Arrivano alcuni cambiamenti destinati a drenare un po’ di liquidità alle imprese. Con il correttivo viene confermato l’istituto dell’anticipazione del prezzo, che andrà pagata all’appaltatore entro quindici giorni dall’effettivo inizio dei lavori e sarà subordinata alla costituzione di una garanzia fideiussoria bancaria o assicurativa di importo pari all’anticipazione, maggiorato del tasso di interesse legale applicato al periodo necessario al recupero dell’anticipazione stessa secondo il cronoprogramma dei lavori. La grande novità della revisione risiede nelle modalità di calcolo del valore dell’importo da versare. Andrà parametrato al valore dell’aggiudicazione e non più al valore stimato dell’appalto, come nella versione originale dell’articolo 35 del Codice. Il suo importo, quindi, con la revisione del decreto 50 a conti fatti sarà più basso.

Certificati di pagamento entro 45 giorni dal SAL

Tempi più stretti per i pagamenti delle pubbliche amministrazioni. Anche il codice appalti, con un nuovo articolo, interviene sul tema del saldo degli arretrati della PA. Arriva così un nuovo paletto che obbliga le amministrazioni a emettere i certificati di pagamento entro il termine massimo di 45 giorni dall’approvazione dello stato di avanzamento lavori (SAL). In sostanza, le stazioni appaltanti non potranno fare melina a danno dei costruttori, tenendo fermi per troppo tempo gli stati di avanzamento e impedendo così alle imprese di emettere le loro fatture. Entro un mese e mezzo bisogna rispondere e poi procedere rapidamente al pagamento. Solo in questo modo ci potremo allineare agli standard richiesti dall’Europa: l’Italia resta, infatti, tra i paesi pagatori peggiori di tutta l’Ue, nonostante le molte sollecitazioni arrivate in questi anni da Bruxelles.

Manodopera e sicurezza più chiari i costi

Più chiarezza nella distinzione tra costi della sicurezza e costi della manodopera. Il correttivo interviene su questo passaggio e punta a distinguere in maniera chiara la definizione dei due importi. Nei contratti di lavori e servizi la stazione appaltante, nel momento in cui determina l’importo posto a base d’asta, individua nel progetto i costi della manodopera. I costi della sicurezza saranno trattati a parte e dovranno essere scorporati dal costo complessivo. La distinzione è molto rilevante perché, ovviamente, i costi della sicurezza non sono assoggettati al ribasso d’asta. Il codice, nello stesso passaggio, interviene anche sui prezzari regionali. Se le Regioni restano inerti e non aggiornano i loro elenchi, le competenti articolazioni territoriali del Ministero delle infrastrutture potranno intervenire e procedere in proprio all’aggiornamento.

Per informazioni e approfondimenti: 

 

Graziano Turini 

turini@cnapisa.it
331 1049762

 

 


 

VENDITA PRODOTTI DA COSTRUZIONE – Nuove norme

Rete Imprese Italia in audizione al Senato: Bene, ma graduare sanzioni

Rete Imprese Italia apprezza le nuove norme all’esame del Parlamento sulla vendita dei prodotti da costruzione ma sollecita gradualità nell’applicazione delle sanzioni.

Lo ha indicato oggi nel corso di un’audizione alla Commissione Territorio, ambiente, beni ambientali del Senato sullo schema di decreto legislativo, presentato dal Governo, per adeguare alle disposizioni europee le norme italiane sulla commercializzazione dei prodotti da costruzione.

A giudizio di Rete Imprese Italia, il provvedimento all’esame del Senato rappresenta una buona occasione per regolare meglio il mercato, attivare gli organismi di controllo, spingere le imprese a mettersi in regola.

Tuttavia Rete Imprese Italia si aspetta che le sanzioni dello schema di decreto siano proporzionate alla gravità delle violazioni e graduate in rapporto al livello di responsabilità di ciascun operatore della filiera.

Inoltre, Rete Imprese Italia chiede che ai prodotti unici non sia richiesto l’adeguamento alle specifiche prestazionali previste per i prodotti in serie.

Tra le indicazioni di Rete Imprese Italia anche la necessità di includere nelle nuove norme la corresponsabilità dei committenti, il coinvolgimento delle Associazioni d’impresa di tutta la filiera del settore delle costruzioni nel Comitato nazionale di coordinamento per i prodotti da costruzione, la creazione di un sito Internet pubblico che raccolga e aggiorni i prodotti e i materiali per i quali è obbligatoria la dichiarazione di prestazione e la marcatura Ce con l’obiettivo di garantire la trasparenza del mercato e la libera concorrenza delle imprese che operano nel rispetto della legge.

(FONTE: Ufficio Stampa CNA)

Immigrazione, impresa e lavoro autonomo come veicolo d’integrazione. La scommessa di Progetto MELT

MELT ovvero Migranti E Lavoro in Toscana

Sandra Capuzzi, Presidente Società della Salute Zona Pisana:
Il coordinamento fra politiche sociali e politiche attive del lavoro è fondamentale

Si chiama “Melt 2”, un acronimo che sta per “Migranti e lavoro in Toscana” ed è un progetto promosso da Società della Salute della Zona Pisana, Comuni di Firenze e Prato e amministrazione regionale, con la collaborazione della Cna di Pisa, e finanziato dal Ministero del Lavoro.

L’obiettivo è intuitivo già dalla denominazione: sostenere l’inclusione sociale dei migranti (dalla provincia di Massa Carrara a quella di Grosseto) attraverso l’integrazione nel mercato del lavoro. “L’esperienza della prima edizione di questo progetto, finanziato con risorse europee per l’immigrazione (fondi Fei) e coordinato dall’amministrazione regionale, ci ha insegnato che per riuscire nell’intento è fondamentale il coordinamento e l’integrazione fra politiche sociali e politiche attive del lavoro – ha spiegato la Presidente della SdS della Zona Pisana Sandra Capuzzi: da qui vogliamo ripartire, facendo conoscere e approfondendo quest’approccio in tutta la Toscana costiera, ossia in quella porzione di territorio regionale che va dalla provincia di Massa Carrara a quella di Grosseto”.

Imprese con titolare straniero della Cna di Pisa: il 37% è inserito nel settore delle costruzioni, il 14% in quello del benessere e della sanità e il 12% nei trasporti

Una sfida su cui ha scommesso anche la Cna di Pisa e confermata dai numeri della delegazione provinciale: sono 130 le imprese con titolare straniero affiliate, il 37% delle quali opera nel settore delle costruzioni, il 14% in quello del benessere e della sanità,  il 12% nei trasporti e il 9,2  nella cosiddetta “produzione” (meccanica, legno, mobili e arredamento).

In tutto in Italia sono circa 500 mila le imprese a titolarità straniera, il 9,1% del totale. Otto su dieci sono aziende individuali: la maggior parte operano nel commercio, nella manifattura e nell’edilizia. Tendenze che, come abbiamo visto, trovano conferma anche nei numeri della Cna di Pisa, fra le quali la comunità d’imprenditori immigrati più numerosa è quella albanese (26%), seguita dai rumeni (13%), dagli svizzeri e dai marocchini.

(FONTE: Ufficio Stampa – SdS Zona Pisana)

APPALTI – Preoccupazione di CNA Costruzioni per un Decreto Legge che cambierebbe le regole della responsabilità solidale

“CNA Costruzioni esprime forte preoccupazione di fronte all’ eventualità che il Governo, nella riunione del Consiglio dei ministri di domani, possa varare un decreto legge sul lavoro, per evitare il referendum del 28 maggio promosso dalla Cgil sulla responsabilità solidale negli appalti, che punterebbe a spazzare via l’obbligo, per il lavoratore al quale non sono stati corrisposti i trattamenti retribuitivi, i contribuiti previdenziali, e premi assicurativi (stipendio, contribuiti INPS e premi INAIL) di agire prima sull’impresa inadempiente e poi, se necessario, sull’impresa appaltante.

Verrebbe completamente cancellato il faticoso punto di mediazione fissato con il decreto legislativo 276 del 2003 fra i legittimi interessi dei lavoratori e gli altrettanto legittimi interessi delle imprese.

Deve essere chiaro a tutti che la norma che oggi obbliga i lavoratori ad agire nei confronti del proprio datore di lavoro, prima di rivolgersi alle altre imprese della filiera dell’appalto, non elimina né diminuisce la portata e gli effetti della responsabilità solidale nei confronti del lavoratore. Rappresenta invece sicuramente una tutela importante per tutte quelle imprese che operano con serietà e nel pieno rispetto delle regole”.

(FONTE: CNA Costruzioni)

STOP ALLO SPLIT PAYMENT – Un salasso da 31,6 miliardi

CNA: “STOP ALLO SPLIT PAYMENT” Matteo Giusti rilancia l’appello

Salasso alle imprese: mancati in due anni fra i 300 e i 400 milioni di euro per la provincia di Pisa .

Imprese bancomat della PA, nessuna proroga per lo split payment

“Il Comparto costruzioni e tutti i settori legati agli appalti sono in forte affanno a livello nazionale ed anche a livello locale. Calano le commesse e quindi il fatturato e come aggravante si aggiunge lo split payment che soffoca le imprese”. Così attacca Matteo Giusti presidente CNA Pisa che rilancia l’appello lanciato da CNA nazionale per non prorogare il regime di split payment.

“I dati diffusi dalla CNA a livello nazionale sono impressionanti e non è difficile fare una stima approssimativa anche a livello locale. Diciotto miliardi e mezzo di Iva non riscossa. E tredici miliardi di Iva corrisposta ai propri fornitori da recuperare. Il danno finanziario sulle imprese pesa, pertanto 31,6 miliardi di euro accumulati in appena due anni, da quando è entrato in vigore lo split payment.

Per la Provincia di Pisa quindi si può tranquillamente supporre una cifra compresa fra 300 e 400 milioni di euro che mancano dalle casse delle imprese e non circolano nell’economia. Un pesantissimo salasso per le imprese fornitrici di beni e servizi alla Pubblica Amministrazione che spesso, per sopperire al mancato recupero immediato dell’Iva versata, hanno dovuto ricorrere al credito bancario, aggiungendo perlomeno altri 650 milioni di interessi. Sempre che siano riuscite a trovare una banca disposta a erogarlo”.

“Una situazione che il sistema imprenditoriale italiano, soprattutto le micro e le piccole imprese, non può più sopportare né tollerare. Molte migliaia di piccole imprese sono in ginocchio, non possono più anticipare l’Iva per il committente pubblico rimanendo in eterno una sorta di bancomat della PA. Non si pensi, quindi, a prorogare questo sistema vessatorio oltre il 31 dicembre di quest’anno o di estenderlo addirittura. L’Unione europea lo aveva autorizzato solo in via transitoria. Piuttosto si pensi a praticare altre strade per il contrasto all’evasione IVA, certo non caricando le imprese di nuovi oneri, ma esercitando un controllo serio e costante del sistema di fatturazione elettronica”.

CNA, con una nota inviata alla Commissione Europea ha chiesto a quest’ultima di non aderire alla richiesta avanzata dal Governo italiano di prorogare ulteriormente tale dispositivo.

CNA COSTRUZIONI rafforza tale richiesta con una nota dello stesso tenore e contenuto inviata al Commissario Moscovici da parte di EBC (Organizzazione Europea delle imprese di costruzione), sottolineando che la proroga dello split payment richiesta dal governo italiano metterebbe in ginocchio un settore quale quello delle costruzioni che da un decennio sta subendo la crisi più acuta degli ultimi decenni, che ha prodotto in Italia già un calo di 800.000 occupati e la chiusura di oltre 100.000 imprese.

 

(FONTE: Ufficio Stampa CNA Pisa)

Università di Pisa e Agenzia del Demanio uniti per migliorare la qualità e il controllo della spesa nel settore dei lavori pubblici

Grazie all’impiego del Building Information Modeling, Pisa e la Toscana costituiscono un polo di rilievo nazionale per conoscenze e competenze in questo ambito

L’Università di Pisa è fra i primi atenei italiani a sottoscrivere un protocollo d’intesa con l’Agenzia del Demanio per le attività volte alla valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico grazie all’impiego del Building Information Modeling (BIM), la metodologia innovativa per la filiera delle costruzioni, divenuta da alcuni anni una priorità strategica per il nostro Paese, che consente un notevole risparmio di costi e tempi di realizzazione rispetto a qualunque altro metodo tradizionale.

La presentazione dell’accordo è avvenuta nell’ambito del convegno “Il Building Information Modeling in Italia e la cultura delle costruzioni”, che si è tenuto venerdì 24 febbraio nell’Aula Magna di Ingegneria dell’Ateneo pisano. All’incontro sono intervenuti  il rettore Paolo Mancarella, il direttore generale dell’Agenzia del Demanio, Roberto Reggi, e il direttore del dipartimento di Ingegneria dell’energia dei sistemi del territorio e delle costruzioni (DESTEC), Umberto Desideri. Erano inoltre presenti il vicepresidente nazionale della Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa (CNA), Andrea di Benedetto, il direttore di APES, Giorgio Federici, e il professor Paolo Fiamma, uno dei primi studiosi italiani del metodo del BIM e coordinatore dell’omonimo master di secondo livello dell’Università di Pisa. All’iniziativa ha preso parte anche l’onorevole Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente territorio e lavori pubblici della Camera dei Deputati, che era già intervenuto a Pisa lo scorso luglio per la presentazione della prima edizione del master già citato.

Il BIM è un metodo di modellazione delle informazioni per un manufatto basato su un modello 3D orientato a oggetti, che permette alle diverse figure impegnate nelle diverse fasi del processo-prodotto di interagire contemporaneamente, garantendo una maggiore qualità dell’intervento e ottimizzando il controllo e lo sviluppo delle risorse utilizzate. Adottato da molto tempo negli Stati Uniti e più recentemente anche in alcuni Paesi del Nord Europa, il BIM è divenuto negli ultimi due anni il catalizzatore degli interessi del mondo delle costruzioni, in seguito alla normativa emanata dal Parlamento Europeo sulla necessità della sua adozione per il settore dei lavori pubblici.

È dunque di importanza strategica per il nostro Paese la collaborazione fra le diverse amministrazioni, che a breve dovranno bandire procedure di appalto utilizzando le nuove metodiche, e tra queste e il mondo della ricerca nel settore, in grado di offrire una formazione adeguata e critica. “La ricerca scientifica non è solo una primogenitura ideativa ed attuativa del BIM, ma anche culturale ed etica – ha affermato il professor Paolo Fiamma – Per poter arrivare a un’adozione consapevole del BIM, anche in Italia, è fondamentale che più soggetti siano in grado di proporre sinergie a livello di sistema per indirizzare l’innovazione a vantaggio di tutti. Il BIM, applicato correttamente, ha già dimostrato ovunque i suoi oggettivi vantaggi anche come nuova efficace risorsa per aumentare la qualità e il controllo della spesa pubblica”.

Il protocollo di collaborazione tra l’Agenzia del Demanio e l’Università di Pisa, che segue accordi analoghi già definiti con il Politecnico di Milano, l’Università di Roma “La Sapienza” e di Napoli “Federico II”, mira alla sperimentazione del metodo e delle tecnologie per la gestione del patrimonio immobiliare pubblico, rappresentando un ambito di ricerca e di attività strategico per il rilancio complessivo del settore. A seguito di questa firma, Pisa e la Toscana – grazie anche alla sinergia tra diversi soggetti presenti del territorio – si pongono come uno dei centri di sperimentazione delle nuove tecnologie a livello nazionale, documentando l’importanza di un’innovazione per la filiera che possa essere accolta e sviluppata nel tessuto delle imprese e degli enti pubblici. Il BIM è insomma un’occasione da non perdere per ottenere maggiore razionalizzazione della spesa, trasparenza e aumento di produttività del settore delle costruzioni.

(FONTE: Ufficio Stampa Università di Pisa)

Per informazioni: 

 

MAURIZIO BANDECCHI

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348 7807224